CECHOV E MANDEL’STAM

Tre sorelle

Ne le Tre sorelle (1901) di Cechov, Mosca diventa il simbolo di quella felicità tanto assente dalla vita delle protagoniste. Esse desiderano ardentemente andare a Mosca, dove abitavano da bambine e dove erano state felici quando il padre viveva ancora. Ma, nel trapasso dalle speranze giovanili all’amara disillusione della mezza età, si trovano ingabbiate in una città di provincia. Incapaci di fuggire. Non c’è una chiara spiegazione per la loro inerzia, cosa che fece perdere la pazienza a certi critici.

“Date alle sorelle un biglietto ferroviario per Mosca ed alla fine del primo atto la commedia sarà finita”, scrisse una volta Mandel’stam.

Ma ciò significa non coglierne l’essenza. Le tre sorelle soffrono di un malessere spirituale, non di un dislocamento geografico. Oppresse dalla meschina routine della vita di tutti i giorni, aspirano ad una più elevata forma di esistenza, che immaginano a Mosca, ma che nel loro cuore sanno che non esiste. La “Mosca” delle sorelle, dunque, non è tanto un luogo quanto un reame leggendario: una città di sogno che offre speranza e un senso illusorio alla loro vita. La vera tragedia delle tre sorelle è espressa da Irina quando finalmente capisce che questo paradiso non è che una fantasia:

“Io mi illudevo: andremo a Mosca, e lì lo incontrerò: lo sognavo, gli volevo bene. E invece, macchè, macchè…”

(da Orlando Figes, La danza di Natasha)

Cechov Tre sorelle

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