LE MAÎTRE DES ÂMES – IRÈNE NÉMIROVSKY

Le Maitre des ames Némirovsky
Irène NÉMIROVSKY, Le maître des âmes, Gallimard coll. Folio, ISBN 2070342514

Nizza, 1920. Dario Asfar è un giovane medico “meteco” (e cioè mezzo greco e mezzo italiano) che si trova nella più nera miseria. La sua giovane moglie ha appena partorito e lui deve assolutamente trovare il modo di provvedere alla famiglia. Accetta così di compiere un atto che ripugna alla sua morale, ma ha bisogno di soldi e questo intervento gli consente di mangiare e di provvedere almeno momentaneamente alla giovane moglie e al neonato. Pensa si tratti di un fatto eccezionale. Lui è un medico serio, competente e onesto. Ma non andrà così. Ha solo cominciato. Ne commetterà altri, di atti illegali e contrari alla morale comune. E poi, passo dopo passo diventerà il “Signore delle anime”, amato e conteso da tutta l’alta società parigina. Un ciarlatano che, usando una psicanalisi rivisitata a suo uso e consumo, pretende di salvare le anime torturate.

Irène Némirovsky ci porta questa volta nel periodo tra le due guerre per seguire questo medico ebreo ossessionato dal danaro e il cui solo obiettivo è quello di diventare ricco, di elevarsi in ogni modo possibile in una società ipocrita e futile che lo rifiuta come medico serio e competente — quale Asfar è, in realtà — ma lo idolatra quando, spinto dalla miseria, diventa un esotico ciarlatano alla moda, del quale si dice che è capace di “curare le anime”.

Cosa chiedono al dottor Dario Asfar i suoi ricchissimi clienti? Glielo dice Wardes, il grande industriale che lo odia ma che ne è psicologicamente dipendente ai limiti del plagio: “Voi sapete bene cosa io e gli altri veniamo a cercare da voi: il segreto per continuare a vivere come ci pare, senza però soffrirne”.

“Temo la povertà sopra ogni cosa”, è l’ incessante, ossessivo pensiero di Asfar, che “quando vedeva uno sconosciuto, lo classificava subito in una di queste due categorie: i sazi e gli affamati”.

Oltre che ritrarre una società xenofoba ed una frivola borghesia, la Némirovsky rappresenta qui una società in pieno cambiamento, in cui il danaro, negli anni della grande crisi del 1929, mette ormai il mondo sottosopra. Il titolo “Le Maître des âmes” assume un doppio significato perchè si applica sia a questo psicoanalista ciarlatano che al denaro, che guida il destino dei personaggi e da cui dipende una carriera di successo.

“Ho bisogno di denaro!
“Vi ho detto di no!”

Questo è l’incipit di Le Mâitre des Âmes, (e viene subito in mente il secco “No!” di un altro incipit della Némirovsky, quello di David Golder del 1929), mentre l’ultima parola del libro è “eredità”. Denaro, sempre denaro. Il denaro tema dominante.

Con uno stile sempre ricco e quella facilità di tracciare ritratti di grande spessore che ormai i suoi lettori conoscono, la Némirovsky ci fa condividere i dubbi e le ossessioni dei suoi ambigui personaggi.

Dario Asfar è un protagonista difficile da classificare e con cui il lettore si ritrova in un continuo altalenare di identificazione ed empatia da una parte e di allontamento e presa di distanze dall’altra. Lo compiangiamo e ci fa una pena enorme quando lo vediamo letteralmente morire di fame e mendicare.

Ci ritroviamo a disprezzarlo profondamente quando, incapace di accontentarsi della sua riuscita e con il pretesto di far vivere la moglie e il figlio negli agi e senza preoccupazioni economiche per il futuro si compromette senza esitazioni nè rimorsi.

Il quadro che la Némirovsky fa della società che lo circonda è amarissimo: l’odio razziale, l’ossessione per il denaro, la sufficienza e la diffidenza con cui i francesi guardano agli immigrati anche quando, come nel caso di Asfar, vivono in Francia ormai da decenni, l’approfondimento psicologico dei personaggi — di cui vengono messe a nudo le pulsioni più profonde — contribuiscono a rendere anche questo romanzo un libro che si legge tutto d’un fiato e con grande interesse.

L’edizione francese che ho letto contiene una interessante lunga prefazione non a caso intitolata “La dannazione del dottor Faust” scritta da Olivier Philipponnat e Patrick Lienhardt, gli autori di una corposa biografia della Némirosky pubblicata di recente. Merita d’esser letta con attenzione perchè fornisce notizie che ci aiutano a comprendere meglio alcuni importanti risvolti del romanzo. Mi auguro che questa prefazione venga inserita anche nella eventuale pubblicazione italiana perchè colloca  il testo nello scenario storico e politico del tempo, con l’odio per lo straniero e un’alta società che utilizza ma disprezza i “levantini” cui Asfar appartiene ed è pronta a ricacciarli in basso alla prima occasione.

La consapevolezza degli immigrati, ebrei e/o meteci provenienti dall’Oriente circa la precarietà e l’incertezza del proprio status è uno dei leit motiv più presenti, nell’opera della Némirovsky. Tornerà ancora, molto potente, ne I Cani e i Lupi del 1940. Ne avevo già scritto >>qui.

Il romanzo della Némirovsky venne pubblicato per la prima volta a puntate sul giornale di estrema destra Gringoire dal 18 maggio 1939 con il titolo Les Échelles du Levant.
Les échelles du Levant (gli “scali del Levante”), ci spiegano i due biografi, sono quei luoghi di commercio, città e porti del Medio Oriente che da sempre collegano l’Europa e l’Asia. Tra le due guerre, questi “scali” rappresentano il simbolo di quel flusso demografico e migratorio che fa nascere una nuova tipologia di xenofobia la quale, andando oltre il vecchio antisemitismo cristiano diventa il rifiuto globale del “meteco”. Ma gli “scali del Levante” sono anche le passerelle mobili gettate verso la “nave Occidente”, rappresentano l’ascesa sociale, l’impervia scala della riuscita. Lo stesso cognome del protagonista, Asfar, è di origine punica e significa “viaggiatore”.

Interessanti informazioni ci vengono fornite circa i modelli reali cui la Némirovsky si ispirò per i due personaggi di Asfar e Wardes. Nel primo convergono parecchi modelli, il principale dei quali sarebbe stato un certo dottor Pierre Bougrat, condannato nel 1927 al termine di un processo che aveva suscitao molto scalpore. Per Wardes la Némirovsky utilizzò invece la storia di Bernard Grasset, editore della stessa Némirovsky dal 1929 al 1934 (era stato lui a scoprirla, pubblicando David Golder) le cui vicende vengono rispecchiate nel romanzo quasi passo per passo. La Némirovsky si sarebbe ispirata anche, per l’aspetto di giocatore compulsivo che è una delle caratteristiche di Wardes, ad un altro personaggio famoso del tempo, e cioè al magnate dell’automobilismo André Citroën.

Tornano infine ancora una volta, nella prefazione dei due biografi,   gli interrogativi che inevitabilmente accompagnano la lettura di tutti i romanzi di Irène Némirovsky riguardo il suo rapporto con l’ebraismo e l’antisemitismo. Philipponnat e Lienhardt la difendono appassionatamente, dedicando a questo tema quasi la metà dell’intera prefazione e concludono: “Est-ce alors déni des ses racines? Bien au contraire, le tropisme juif de ses romans montre qu’elle ne cesse de l’interroger”. Irène Némirovsky non rinnegava dunque le proprie radici, secondo i suoi biografi, ma non cessava di esplorarle.

Senza alcuna indulgenza.

  • Il libro >>
  • Aggiornamento Ottobre 2011:
    Il libro è ora disponibile anche in italiano con il titolo Il signore delle anime, edito da Adelphi >>
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6 risposte a LE MAÎTRE DES ÂMES – IRÈNE NÉMIROVSKY

  1. utente anonimo ha detto:

    ecco, mi hai proprio fatto venire voglia di leggerlo. sta sullo scaffale da troppo tempo, grazie:)
    fiamma

  2. utente anonimo ha detto:

    Ho letto questo libro da poco e concordo con ciò che scrivi. Vi ho ritrovato echi sia di David Golder che di Jezabel, letti in precedenza. Amaro e spietato, senz’altro. Vorrei a questo punto leggere la biografia della scrittrice, da poco uscita: ne sai qualcosa?
    Grazie per i tuoi post, sempre interessanti! Paola

  3. gabrilu ha detto:

    Fiamma
    benvenuta da queste parti! 🙂
    Avendo gironzolato parecchio sui tuoi scaffali di Anobii e sul tuo blog credo di aver capito qualcosa dei tuoi gusti e perciò penso di poterti assicurare che questo libro ti piacerà. Anzi, dopo che l’avrai letto sarei contenta di sapere le tue impressioni.
    Paola
    Benvenuta e grazie anche a te.
    La biografia della N. è edita da Grasset, non mi risulta che sia stata tradotta e pubblicata in Italia ma visto che non hai problemi con il francese puoi trovarla facilmente on line per esempio qui

    http://tinyurl.com/3oj7rg

    Io l’avevo vista alla Fnac a Parigi ma non l’ho comperata perchè è un tomone e mi avrebbe occupato mezza valigia :-), aspetto che la pubblichino in un formato più maneggevole.
    Da quel che ne so, è molto ricca di informazioni perchè gli autori hanno avuto pieno accesso a tutti i manoscritti e ai materiali contenuti nella famosa valigia di Irène affidata alle figlie, quella in cui era contenuto anche il manoscritto di Suite francese.
    In rete ci sono parecchie recensioni, questa per esempio è una

    http://tinyurl.com/5yh6md

  4. utente anonimo ha detto:

    Ho preso nota. Grazie! Paola

  5. PattyBruce ha detto:

    Ma certo, lo avevo letto, questo post! Solo che non mi ricordavo il titolo. Sono sicura che mi piacerà ^____^

  6. utente anonimo ha detto:

    A me è piaciuto molto, l’ho anche trovato per molti versi sorprendentemente attuale; dopo “Suite francese” è il libro della Némirovski che trovo più convincente.

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