LE LACRIME AMARE DI PETRA VON KANT

Le lacrime amare di Petra von Kant
Petra von Kant (Margit Carstensen) e Karin Thimm (Hanna Schygulla)

"Ogni volta che due persone si incontrano e stabiliscono una relazione si tratta di vedere chi domina l'altro. La gente non ha imparato ad amare. Il prerequisito per potere amare senza dominare l'altro è che il tuo corpo impari, dal momento in cui abbandona il ventre della madre, che può morire. Il punto è che credo di potere esprimere meglio quello che sento quando uso un personaggio femminile come centro." (Rainer Werner Fassbinder)

"Le lacrime amare di Petra Von Kant", film del 1972 del tedesco Rainer Werner Fassbinder è una storia di donne che è soprattutto una storia di dipendenza e di potere. Ma anche di una dolorosa presa di coscienza.

Le lacrime amare di Petra Von Kant

Petra von Kant (Margit Carstensen) è una stilista di successo, separata dal marito, madre di una figlia adolescente, affascinante e intelligente ma svuotata dentro da due matrimoni andati male. Vive in un ambiente molto raffinato e personale, ma opprimente e pieno di manichini

Le lacrime amare di Petra von Kant

Accanto a lei c'è la segretaria e factotum Marlene (Irm Hermann) che — presenza silenziosa ed asservita — la ama perdutamente.

Irm Herman
Marlene (Irm Herman)

L' esistenza di Petra viene profondamente turbata dall'incontro con la giovane e bella Karin Thimm (Hanna Schygulla), presentatale dall'amica Sidonie von Grasenabb (Katrin Schaake)

Le lacrime amare di Petra Von Kant
Petra (Margit Carstensen), Karin (Hanna Schygulla) e Sidonie (Katrin Schaake)

Karin, di origini semi proletarie, separata dal marito e con una drammatica storia familiare alle spalle desidera molto inserirsi nel mondo della moda. Petra ne rimane totalmente ammaliata e le offre danaro e fortuna.

Hanna Shygulla Margit Carstersen

Di Karin, Petra invidia la giovinezza e la spregiudicatezza; nel rapporto con lei cerca un amore che rivitalizzi la sua vita. Ma il suo amore – sarà lei stessa, più tardi, a confessarlo – risponde anche ad un desiderio, dalle sfumature sadiche, di possesso.

Hanna Shygulla

Karin va a vivere con lei; ma ben presto la possessività e la gelosia di Petra finiscono per opprimerla, ed appena riceve una telefonata del marito che le chiede di raggiungerlo, non esita un attimo ad andarsene.

Le lacrime amare di Petra Von Kant

Hanna Shygulla  Margit Castersen

Petra rimane sola, assistita amorevolmente dalla fedele Marlene, il cui sforzo però non è mai apprezzato e che anzi viene spesso maltrattata. Petra va di male in peggio. Nel giorno del suo compleanno, ubriaca, aspetta una telefonata di Karin che però non arriva. La scena in cui Petra/Margit Carstensen si precipita a rispondere al telefono e, constatando che non si tratta di Karin, sbatte la cornetta ringhiando "No, questa non è casa von Kant" è memorabile.

Margit Carstersen

Completamente fuori di sè per l'abbandono di Karin ha una spaventosa crisi isterica durante la quale maltratta la madre, la figlia e l'amica Sidonie che sono venute a trovarla.

Le lacrime amare di Petra Von Kant

Le lacrime amare di Petra Von Kant

Solo in seguito, dopo un importante colloquio con la madre, riesce a calmarsi e quando Karin finalmente telefona riesce a risponderle pacatamente.

Le lacrime amare di Petra Von Kant

Petra sente adesso la voglia di cambiare, di rinascere. Si rende conto, finalmente, di quanto male abbia trattato Marlene, le chiede scusa, è pronta a ricominciare. Ma questa volta Marlene si rifiuta. Marlene, del tutto assoggettata a Petra, la vittima che accetta ogni capriccio e cattiveria, si ribella proprio quando Petra alla fine la tratta per la prima volta affettuosamente e senza il suo normale fare autoritario. Senza una parola, riempie una valigia e se ne va. Petra adesso è veramente sola.

Irm Hermann

In Le lacrime amare di Petra von Kant compaiono solo donne ed è un film dell'amore lesbico rispetto al film (quasi) tutto di uomini e di amori maschili che sarà, dieci anni dopo, Querelle.

Il film — il dodicesimo lungometraggio di Fassbinder — è una fedele trasposizione del testo teatrale scritto e messo in scena dallo stesso Fassbinder l'anno precedente. Conserva perciò molte caratteristiche squisitamente teatrali che ne fanno un vero e proprio kammerspiele: l'unità di spazio (tutto si svolge in un solo ambiente, la casa-atelier di Petra), una certa staticità della macchina da presa e soprattutto la grande importanza dei dialoghi. L'ambiente circoscritto e claustrofobico, dominato dal gran letto di ottone di Petra, dai manichini che popolano l'appartamento, l'immobilità dei personaggi e della situazione, la lentezza della storia possono anche risultare esasperanti. Ma il formidabile scandaglio psicologico delle tre protagoniste, la splendida fotografia mi hanno reso questo film uno dei miei preferiti tra quelli di Fassbinder. Uno di quei film che magari in alcuni momenti mi irritano e mi fanno sbuffare mentre li guardo, ma che poi mi rimangono a lungo nella memoria e nel cervello. Fassbinder, morto a soli 37 anni probabilmente per overdose (si parlò anche di suicidio) fu un regista vulcanico, spesso cupo e malinconico, a volte estremo e fin troppo crudo. Non mi piace sempre e non mi piace tutto, ed inoltre, il "teatro filmato" non è esattamente un'idea di cinema che mi appartiene. Ma in questo film alcuni elementi abbastanza tipici della produzione di Fassbinder (la sottolineatura del melodramma, la violenza dei colori e costumi, l'ammiccamento al kitsch) sono gestiti secondo me in maniera affascinante.

Mi piace anche che non ci sia un personaggio che prevalga sugli altri o con il quale io mi senta di identificarmi: Petra, Karin, Marlene (che è una presenza muta: in tutto il film non pronuncia una sola parola e la sua è una recitazione interamente affidata agli sguardi ed a impercettibili movimenti del volto) mi suscitano di volta in volta comprensione, astio, compassione, irritazione.

Le attrici sono tutte di una bravura eccezionale. Margit Carstensen è una Petra von Kant straordinaria, Irm Hermann regge a meraviglia un intero film senza pronunciare una sola parola e poi c'è lei, Hanna Schygulla, una delle mie attrici preferite da sempre e preferita anche da Fassbinder, con il quale ha girato ben 23 (ventitre!) film…

La dinamica delle relazioni amorose tra le tre donne di diversa estrazione sociale (piccola borghesia Marlene, più vicina al proletariato Karen, aristocratica Petra) è decisamente quella della dialettica servo/padrone. Se, nel rapporto con la segretaria-schiava Marlene, Petra costituisce il padrone, l'entrata in scena di Karin, di cui Petra si innamora, è destinata a quasi annientarla. Da un lato ella sarà abbandonata da Karin, che, se apparentemente può sembrare più spontanea e quindi più umana di Petra, si rivela alla prova dei fatti fredda e calcolatrice, e per di più totalmente dipendente dalla figura del marito, alla cui chiamata accorre, alla fine, immediatamente, lasciando cadere Petra e rivelando in extremis tutto il suo malcelato desiderio e piacere di dominio e di potere. Dall'altro, dopo che Petra è dolorosamente maturata, e, credendo di cogliere in questa maturazione un insegnamento positivo, diviene più disponibile verso la muta schiava Marlene, è proprio quest'ultima a rifiutarla: nel momento in cui Petra si spoglia del suo ruolo di padrone, nega la sua stessa ragione di esistere agli occhi di Marlene, che l'abbandona.

Non è certamente casuale che tutti gli abiti che indossano le donne siano stretti ed attillati. Più che fasciare, costringono i corpi — specie quello di Petra — in una elegante  prigione. Le collane sono  collari o grovigli di perle, i bracciali  rigidi cerchi.

Hanna SchygullaMargit  Carstensen

In questo film di un uomo che parla di donne è anche presente il tema della maternità: Petra è madre di una figlia adolescente, nata da un matrimonio dal quale si è emancipata, e a sua volta figlia di una donna con la quale ha, nel film, un incontro e un dialogo di grande importanza.

Non c'è una colonna sonora vera e propria, ma musiche che intervengono in momenti molto precisi e che servono a commentare lo stato d'animo di Petra. Da un lato c'è la grande tradizione operistica rappresentata da Verdi: nella grande scena della crisi isterica di Petra ubriaca risuona l'aria di Alfredo "Un dì felice" de La Traviata con cui Fassbinder sottolinea l'aspetto melodrammatico della sequenza. Dall'altro, ci sono i dischi preferiti di Petra "The Great Pretender" e "Smoke Gets Into Your Eyes" dei Platters.

Come interpretare il finale di questo film?

Petra, abbandonata da tutti, sprofonda in una solitudine che sembra assoluta. Questa interpretazione tragica e assolutamente pessimistica, in cui alla fine i personaggi si troverebbero nella stessa situazione dell'inizio ed in cui tutto appare determinato dai più crudi rapporti di uso e sopraffazione è quella che in genere prevale.

Eppure, forse è possibile pensare che quella di Petra non sia una disfatta totale ma una presa di coscienza, anche se dolorosissima. Rispetto a Karin, che ritorna gioiosa alla dipendenza dal marito, Petra è pur sempre una donna indipendente che ha abbandonato definitivamente un marito prepotente e rispetto a Marlene, che resta servo proprio nel momento in cui crede di rovesciare i ruoli Petra riesce, proprio perché paga un enorme prezzo, a superare la fissità del suo ruolo in quella relazione, e a conquistare umanità. La stessa frase di Petra, la quale nel colloquio con la madre dichiara di non avere realmente amato Karin, ma solo cercato di possederla, e soprattutto la sua affermazione "Si deve imparare ad amare senza esigere" potrebbero indicare che sia Petra, che si nasconde nel buio dell'ultima scena, la sola a conservare, alla fine, una nota di autentica forza.

Die bitteren Tränen der Petra von Kant, Regia: Rainer Werner Fassbinder, scritto e sceneggiato da Rainer Werner Fassbinder, tratto da un suo lavoro teatrale. Con: Margit Carstensen (Petra von Kant), Hanna Schygulla (Karin Thimm), Irm Hermann (Marlene), Katrin Schaake (Sidonie von Grasenabb), Eva Mattes (Eva von Kant), Gisela Fackeldey (Valerie von Kant)
Costumi di Maja Lemcke, Fotografia Michael Ballhaus, Produzione: Germania, Durata: 124 min., anno 1972

  • Rainer Werner Fassbinder
    Rainer Werner Fassbinder
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    Informazioni su gabrilu

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    18 risposte a LE LACRIME AMARE DI PETRA VON KANT

    1. habanera2 ha detto:

      In verità questa storia della dominanza non l’ho mai capita.
      Nel senso che reagisco malissimo se qualcuno cerca di dominarmi ma non mi piace neanche essere dall’altra parte, cioè dominare.
      Credo, semplicemente, che sia doveroso rispettare l’altro ed esigere sempre lo stesso rispetto. Anche e soprattutto in amore.
      Ma forse la faccio troppo facile, i prepotenti esistono e in qualche modo bisogna difendersi.
      Quasi dimenticavo che prima di soffermarmi su questo tuo ultimo post ero passata per dirti che sono andata a scavare moolto, moolto indietro nel tuo archivio…
      Se passi da me lo vedrai.

      Un abbraccio
      H.

    2. oyrad ha detto:

      Grazie per aver parlato di Fassbinder, un regista che mi incuriosisce molto… ma di cui non ho visto assolutamente NULLA 😦

      “Mida e Bacco”, 1629-1630, Monaco, Alte Pinakothek.

    3. oyrad ha detto:

      Ehm… ho dimenticato di scrivere che il dipinto è di Nicolas Poussin 😉

    4. gabrilu ha detto:

      habanera
      Eh, si, habanera, credo davvero che tu la faccia un po’ troppo semplice…
      E’ chiaro che non si parla di violenza o desiderio esplicito di sopraffazione.
      Si parla invece di qualcosa spesso di inconsapevole o addirittura negato. E soprattutto quando la “volontà di potenza” (che esiste sempre, anche in una relazione d’amore) viene negata o esorcizzata che è difficile da gestire. Proprio perchè viene negata. Petra si rende conto del suo desiderio di dominio nei confronti di Karin solo “dopo” che questa l’ha abbandonata.

      Ho visto che sei andata a ripescare il libro di Vila-Matas, grazie per l’ospitalità. 🙂

      Oyrad
      Ci sono film di Fassbinder di una crudezza che almeno per me risulta intollerabile. Penso ad esempio a Querelle: figurati l’accoppiata Fassbinder-Genet… . Però anche Querelle aveva una scenografia, dei colori mozzafiato. Poi il resto, certo dipende dal livello di tolleranza individuale che ciascuno di noi si trova ad avere rispetto alla rappresentazione del tema Eros e Thanathos ( centrale, in Fassbinder).
      Altri suoi film invece mi piacciono molto, tipo Il matrimonio di Maria Braun, Lola, Lili Marleen, Veronika Voss.
      In ogni caso è sicuramente un regista da conoscere. Negli anni ’70 fu davvero un’icona della contestazione e del rinnovamento. Realizzò una enorme quantità di film e di allestimenti teatrali, ed evidentemente non sempre la qualità poteva essere all’altezza della quantità.

      Grazie per le informazioni su questo dipinto che occupa un’intera parete dell’appartamento di Petra e che incombe in tutto il film.
      Provo a fantasticare sul perchè Fassbinder abbia scelto questo dipinto e non un altro: Petra beve molto, e lei e Karin hanno sempre un bicchiere in mano (Bacco).
      Petra porta successo e benessere, ma porta anche al gelo dei sentimenti (Mida?)

    5. oyrad ha detto:

      Gabrilù, mi sembra una ottima intuizione la tua proposta per spiegare l’ uso del dipinto di Poussin da parte di Fassbinder. Io punterei anche sulla figura femminile sdraiata, a sua volta derivata dal “Baccanale” di Tiziano, come immagine femminile certamente molto “diversa”, se non opposta, rispetto a quella che presentano le protagoniste del film, rigidamente fasciate dalle vesti, etc. Mi sembra significativa, a proposito, la scena di Petra che risponde al telefono, sdraiata disperatamente a terra, con alle spalle l’ immagine rilassata della figura femminile del dipinto.

      Metto qui un’ immagine dell’ opera di Tiziano.

    6. PrimoCasalini ha detto:

      Colpo basso, peggio del mio Omero! Non dico altro per il momento. Vado a singhiozzare nel ripostiglio. Vabbè. Ma tanto, prima o poi per fare il remake del post la scusa la troverò, magari inventando una vista logica sui soprammobili…

      grazie Gabrilu e saludos
      Solimano

    7. gabrilu ha detto:

      Oyrad
      …E continuando a “giocare” con le associazioni… un “gioco del rovescio”, dunque?
      Solimano
      Anch’io sto meditando qualche piccolo remake di alcuni vostri film ^__*

    8. utente anonimo ha detto:

      secondo me è uno dei fassbinder migliori- oltre che uno dei più famosi, certo. ma quel senso di attrazione/repulsione per i suoi film sarà normale?
      (hanna schygulla è un’attrice pazzesca:)

    9. amfortas ha detto:

      A me è sempre piaciuto molto, questo regista, però ti confesso che non sono mai riuscito a vedere Querelle.
      È grave?
      Ciao.

    10. gabrilu ha detto:

      Fiamma
      Anche per me è così. Hai detto bene: attrazione/repulsione.
      Amfortas
      Non so che dirti.
      Io Querelle lo vidi ai tempi, al cinema, in prima visione. Nessun di noi , pur conoscendo per sommi capi la storia, si aspettava di vedere quello che poi vedemmo. Ne rimasi schoccata. Il perchè l’ho già detto: splendida fotografia, scenari, attori bravissimi. Un film sull’omosessualità maschile, tutti uomini, unico personaggio femminile di rilievo una vecchia prostituta interpretata da una superba Jeanne Moreau ancora relativamente giovane ma truccata da vecchia per il ruolo.
      Però un film, almeno per me, di un violenza (concettuale, prima ancora che fisica) che mi è rimasta così impressa ancora dopo tanti anni che non so se avrei la forza di rivederlo.
      Ricordo in particolare una scena…
      Cmq, non ero la sola, nel cinema, a essere schoccata. Poi, ripeto… è questione di livelli individuali di tolleranza. Magari ad altri non fa tutta questa impressione.
      Il film è basato sul lavoro Querelle de Brest di Jean Genet.

    11. utente anonimo ha detto:

      un esempio perfetto di quell’attrazione/repulsione è proprio jeanne moreau vestita da sirena verde in querelle:)
      (ne vidi una versione quasi non sottotitolata- o meglio con tutti i dialoghi scabrosi non tradotti. abbastanza folle)

      fiamma

    12. utente anonimo ha detto:

      da Giuliano:
      Un tempo si diceva, sgranando il rosario: Wenders, Herzog, Fassbinder… Magari aggiungendo Schloendorff e Kluge.
      Gli ultimi due li conosco poco, di Wenders ed Herzog ho visto quasi tutto, Fassbinder l’ho mollato dopo due film.
      Ne riconosco il talento, ma lo trovo decisamente claustrofobico; invece Wenders e Herzog sono sempre in giro, in viaggio, curiosi, aperti, ogni volta con storie nuove.
      Per dirla in una formuletta da poco, Wenders e Herzog girano quasi sempre in esterni, Fassbinder quasi sempre in interni: interni chiusi, soffocanti, con aria viziata.
      Detto questo, Fassbinder è grande come gli altri due – sono io che non ho voglia di rivedere i suoi film…

    13. irazoqui ha detto:

      che tempi quelli in cui la rai faceva vedere questi film.

    14. gabrilu ha detto:

      irazoqui
      Infatti sono quasi sicura di aver visto per la prima volta questo film proprio in TV, tanti anni fa…Ai tempi in cui la RAI…
      Ciao e grazie 🙂

    15. BobSaintClair ha detto:

      Ho visto questo film 2 giorni fa, davvero un bel capolavoro! Ottimi i dialoghi, condivido la scelta di Fassbinder di stravolgere la forma di presentazione tradizionale dei film, si serve dell’ambientazione teatrale e secondo me funziona benissimo….grandissima la Carstensen! Ultima nota, hai ragione alla fine la von Kant diventa l’eroina del film attraverso tutti questi sconvolgimenti sentimentali, acquistando umanita’ e consapevolezza di cio’ che le è capitato, ha rotto pure con quella sicurezza quasi impostata della prima von Kant di inizio film…ma la cosa che contraddistingue e che mi ha subito colpito anche perche’ dura un po’ e’ la scena finale….il sorriso della Carstensen…li mi piace troppo, c’e’ questa nota di divertissement da cui viene colta nel vedere Marlene che sloggia….mitico Fassbinder e mitico quel sorriso che annulla secondo me tutte le implicazioni sentimentali e ti permette di vivere gurdando le cose con una certa levita’ di spirito che fa si di vedere anche il lato positivo delle cose..un applauso! Ciao 🙂

    16. gabrilu ha detto:

      BobSaintClair
      Sono contenta che lo abbia apprezzato anche tu, questo splendido film.
      Ed è vero: quel sorriso di Petra, alla fine….
      Ciao 🙂

    17. utente anonimo ha detto:

      Io da sempre amo Fassbinder ..figlio di quella ” Germania pallida madre ” . Ho visto tutto o quasi di lui ..parte l’ho registrato come lo sceneggiato ” Berlin Alexanderplatz ” ..tratto dal romanzo di Doblin ..Abbastanza bello quanto scritto ..e graziose le immagini ..Ma io modestamente ritengo che lui il grande F . con Le lacrime amare ..abbia scarnificato l’identità femminile ..rivoltantola ..uguagliandola a quella maschile..tutti umani sotto questo cielo ..Similmente ha fatto..in modo particolare in molti suoi romanzi Mishima ..da ” Confessioni d’una maschera ” ..a ” Sole ed acciaio ” ..Sono passato per caso ..e vedi un po ..

      Cordialmente

      Walter

    18. gabrilu ha detto:

      Walter
      Che buffo…
      Di tutti gli aggettivi che mi sentirei di utilizzare per le immagini di uno qualunque dei film di Fassbinder mai mi verrebbe in mente di adoperare “graziose” 🙂

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