MORALE DELL’ESSENZIALE E MORALE DELL’ARCHIVIO

Milan Kundera
Milan Kundera

“L’opera […] non è tutto ciò che un romanziere ha scritto: lettere, taccuini, diari, articoli. L’opera è l’esito di un lungo lavoro su un progetto estetico.
Mi spingerò oltre: l’opera è ciò che l’autore approverà nel momento del bilancio. La vita, infatti, è breve, la lettura lunga e la letteratura si sta suicidando con il suo insensato proliferare. Ogni romanziere, cominciando da se stesso, dovrebbe eliminare tutto ciò che è secondario, raccomandare per sé e per gli altri la morale dell’essenziale.

Ma non ci sono solo gli autori, le centinaia, migliaia di autori, ci sono anche i ricercatori che, guidati da una morale completamente opposta, accumulano tutto ciò che trovano nel tentativo di abbracciare il Tutto, loro scopo supremo. Il Tutto, cioè una montagna di scartafacci, di paragrafi cancellati, di capitoli rifiutati dall’autore ma che i ricercatori pubblicano in edizioni dette “critiche” sotto la perfida etichetta di “varianti”, il che significa, se le parole hanno ancora un significato, che tutto ciò che l’autore ha scritto si equivale, è in ugual modo autorizzato da lui.

La morale dell’essenziale ha lasciato il posto alla morale dell’archivio. (L’ideale dell’archivio: la dolce eguaglianza che regna in un’immensa fossa comune).”

(Milan Kundera, Il Sipario, p.109)

  • Di questo libro di Kundera avevo scritto >>qui
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4 risposte a MORALE DELL’ESSENZIALE E MORALE DELL’ARCHIVIO

  1. Moher66 ha detto:

    Ho avuto un approccio negativo con Kundera, cominciando da l’Ignoranza. Non mi ha conquistato, ma è certo che mi ha fatto pensare parecchio. Ogni volta che passo qui so che prima o poi leggerò altro di lui :-)))
    Ciao
    Elena

  2. alexandra3 ha detto:

    Questo pensiero di Kundera mi ha colpito. Lo condivido, credo. Ho riletto anche il post su Il Sipario. Mi piacciono gli autori che sono anche saggisti: parlano di letteratura mentre la fanno.
    Un caro saluto,

    Alessandra

  3. woodstock74 ha detto:

    Non so fino a che punto sono d’accordo con quello che dice.
    O meglio: quello che dice può essere vero solo a posteriori e dal punto di vista dell’autore stesso.
    Come se, una volta morto, dalla nuvoletta dicesse: questo questo e questo sono le opere del mio essenziale.

    Ma questo è un punto di vista impossibile: siamo persone in cammino, cresciamo, facciamo esperienze, sbagliamo e cresciamo e nel frattempo le nostre opere (che siano quadri o libri o quello che vuoi) cambiano con noi. Nel cammino come si fa a sapere cosa è essenziale?
    E riguardo alla mentalità d’archivio, che male c’è a raccogliere quante più testimonianze possibili dell’evoluzione di una persona?
    L’importante è che non si viva nel passato e si conservi la freschezza per ascoltare anche le voci nuove. O no?

  4. utente anonimo ha detto:

    certo, è dura- se l’autore è vivente. non credo sia facile capire quale sia davvero l’essenziale e quali le varianti- certo, una bella sfida!

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