INTRANSIGENZE – VLADIMIR NABOKOV

Vladimir Nabokov Intransigenze
Vladimir NABOKOV, Intransigenze (tit.orig. Strong Opinions), traduz. Gaspare Bona, Adelphi, p.394, EAN13 9788845911002

Troppo spesso si considera Nabokov come un auctor unius libri, il geniale artefice di un unico, isolato capolavoro che è Lolita. Libro forse più citato — ho il sospetto — che letto, e citato per giunta magari a sproposito da chi non avendo nemmeno sfogliato il libro crede di poterne parlare solo avendo visto il pur bel film di Kubrick la cui sceneggiatura scrisse lo stesso Nabokov o avendo visto — peggio mi sento — il patinato ed insulso remake della versione Lyne.

Eppure Nabokov, scrittore russo naturalizzato statunitense, è autore di tanti altri romanzi tra cui La vera vita di Sebastian Knight (1941), Pnin (1957), Ada, o l’ardore ( 1969), tutti pubblicati da Adelphi e di importanti saggi di letteratura contenuti in Lezioni di letteratura della Garzanti, che testimoniano la vis polemica e l’acribia filologica delle sue lezioni alla Cornell University.

Purtroppo il mio zoppicante inglese non mi consente di leggere i suoi libri nella lingua in cui sono stati scritti. I fortunati che sono in grado di farlo concordano nell’affermare che l’ inglese di Nabokov è levigato e raffinato, trasudante eleganza e sarcasmi, che mescola, in dosi calibratissime, leggerezza e profondità. Non faccio fatica a crederlo: mi basta prendere l’incipit di Lolita e confrontare la pur ottima traduzione italiana

“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.”

… e confrontarla con il testo originale:

“Lolita, light of my life, fire of my loins. My sin, my soul. Lo-lee-ta: the tip of the tongue taking a trip of three steps down the palate to tap, at three, on the teeth. Lo. Lee. Ta.”

La raccolta il cui titolo originale Strong opinions, traducibile letteralmente con “Opinioni forti” è del 1973 ed è stata pubblicata in italiano da Adelphi con il titolo Intransigenze.

E di “opinioni forti”, “intrasigenti”, è effettivamente pieno questo volume che, diviso in tre sezioni, raccoglie 22 Interviste rilasciate da Nabokov  nel  decennio 1962 -1972 a prestigiose testate americane, francesi e svizzere, Lettere ai Direttori quasi tutte al vetriolo scritte per correggere, precisare, puntualizzare ed infine una serie di Articoli di letteratura su vari temi. Dulcis in fundo, non mancano neppure, nella raccolta, cinque articoli scientifici scritti da Nabokov sui lepidotteri (le sue amatissime farfalle).

Vladimir Nabokov

Man mano che si procede nella lettura di questi testi si delinea una sorta di particolarissima autobiografia e — ovviamente — un autoritratto di colui che fin dall’inizio precisa: “Penso come un genio, scrivo come un autore eminente e parlo come un bambino” e dice di considerare se stesso come “uno scrittore americano cresciuto in Russia, educato in Inghilterra, imbevuto di cultura dell’Europa occidentale”. Gli altri non sanno come classificarlo: “Nessuno riesce a stabilire se sono uno scrittore americano di mezza età o un vecchio scrittore russo o un’anomalia internazionale e senza età”.

Vladimir Nabokov
Vladimir Nabokov

Nabokov detestava rilasciare interviste. “Nessuno – spiega – dovrebbe chiedermi un’intervista se per ‘intervista’ s’intende una chiacchierata fra due normali esseri umani. In altri tempi ci hanno provato almeno due volte, e una volta era presente un registratore, e quando riascoltammo il nastro e io ebbi finito di ridere, mi fu chiaro che mai più in vita mia avrei ripetuto un esercizio del genere. Oggi prendo tutte le precauzioni necessarie per costringere a una dignitosa ritirata chi dà la caccia al mandarino. Le domande devono essere inviate per iscritto, ricevono risposte scritte, e le risposte devono essere riprodotte alla lettera. Sono queste tre condizioni inderogabili”.

Ed effettivamente così si comporta, con una pignoleria che deve aver creato non pochi problemi ai suoi interlocutori.

Le domande riguardano spesso il suo rapporto con la scrittura. “Scrivere” dice Nabokov “è sempre stato per me un miscuglio di avvilimento ed esaltazione, una tortura e uno svago […] ho sognato spesso una lunga ed appassionante carriera nei panni di un oscuro conservatore di lepidotteri in un grande museo”. E per chi scrive? Per quale pubblico? “Non penso che un artista debba preoccuparsi del suo pubblico. Il suo pubblico è la persona che vede nello specchio ogni mattina mentre si fa la barba […] l’autore è il lettore ideale di se medesimo, mentre gli altri lettori sono spesso semplici fantasmi e amnesici che muovono le labbra. D’altro canto, un buon lettore è costretto a grandi fatiche quando lotta con un autore difficile, ma queste fatiche possono dargli le più grandi soddisfazioni dopo che il vivace polverone si è dissolto”. L’identità dello scrittore? non è certo determinata dalla nazionalità; è ferocemente contrario ad ogni classificazione letteraria in base a quelle che chiama le “piccionaie” dei “movimenti” o delle ideologie; il solo parametro in base al quale deve essere giudicato un artista è il suo talento (“esiste una sola scuola, quella del talento”).

Alcune domande ricorrono spesso. Quelle sul suo metodo di lavoro, per esempio: in più di una circostanza, Nabokov dice di non scrivere mai un romanzo iniziando dalla pagina di apertura per poi avanzare in progressione. Lui, al contrario, lavora su blocchi, su singole scene mai in sequenza: “Preferisco prendere un pezzetto qui e un pezzetto là, finché ho riempito tutti i vuoti” . Decisamente insolita risulta anche la routine del lavoro: “Non ho mai imparato a scrivere a macchina. – confessa – In generale inizio la giornata davanti a un bel leggio all’antica che ho nel mio studio. Più tardi, quando sento la gravità mordicchiarmi i polpacci, mi siedo su una comoda poltrona accanto a un comune scrittoio, e infine, quando la gravità comincia a risalire la colonna vertebrale, mi sdraio su un divano in un angolo. Così ogni giorno per almeno otto ore, scrivendo a matita su schede fabbricate apposta per me”.

VladimirNabokov e la moglie Vera, 1966
Nabokov gioca a scacchi con la moglie Vera. Svizzera, 1966

E com’era Nabokov come docente? Ancora oggi, le sue lezioni di letteratura alla Cornell University rimangono un ricordo indelebile per chi ha avuto l’occasione di frequentarle. Era docente sussiegoso e austero? Probabilmente no, anche se imponeva agli allievi regole precise. “Durante i miei seminari è vietato parlare, fumare, lavorare a maglia, leggere il giornale, dormire e, per l’amor di Dio, prendere appunti”, chiariva all’inizio di ogni anno e per tutto il lungo periodo – dal 1941 al 1958 – in cui si trovò a insegnare letteratura nelle università americane amava ripetere l’opinione di uno studente che, chiamato a riassumere i motivi della scelta dell’iscrizione al corso, aveva risposto: “L’ho fatto perché apprezzo le storie e chi sa raccontarle”.

E i piaceri della scrittura, Mr Nabokov?, gli chiede un intervistatore e lui risponde: “Corrispondono esattamente ai piaceri della lettura; la beatitudine, la felicità di una frase è condivisa dallo scrittore e dal lettore: dallo scrittore appagato e dal lettore riconoscente, oppure – ma è poi la stessa cosa – dall’artista riconoscente alla forza ignota che dentro di lui ha suggerito una combinazione di immagini, e dal lettore sensibile che in questa combinazione trova appagamento. A tutti i lettori è capitato nella vita di godersi qualche buon libro; e allora a che serve analizzare piaceri che entrambe le parti conoscono? Io scrivo soprattutto per gli artisti, artisti di oggi e di domani.”

Qualcosa a proposito dei suoi gusti e giudizi letterari ho accennato in un altro post. Formulati spesso con ironia e sarcasmo da artiglieria pesante, con una scrittura talmente brillante e spassosa che non può non estasiare per il “come” anche quando (e succede) che non si condivida il “cosa”. Nabokov non ricorre certo alle perifrasi, quando deve parlare di un autore o di un libro. Legioni di appassionati di Dostoevski in tutto il mondo non gli perdonano quel suo parlarne come di un “giornalista dalla lingua sciolta, teatrante da strapazzo”; sui forum di Anobii ne ho incontrati alcuni la cui furibonda indignazione si spinge al punto da invitare al boicottaggio nei confronti di tutta l’opera di Nabokov…

Lui, imperterrito, punta sempre diritto al bersaglio, demolendo con feroci battute l’opera di T.S.Eliot o di Ezra Pound (“artisti disgustosi e di secondo rango”), i romanzi di Pasternak (“scrive cose squallide, piene di cliché”), l’impegno di Sartre o di Bertrand Russell (“qualsiasi cosa dicano o facciano io dico o faccio il contrario e sono certo di non sbagliarmi”). Ma ce n’è per un sacco di altri: Balzac, D.H. Lawrence, Thomas Mann… Il più vituperato resta comunque Freud, di cui Nakobov non nasconde di pensare tutto il male possibile. “Il freudismo mi sembra uno dei raggiri più ignobili che la gente possa praticare su se stessa”.

Ma ci saranno pure autori che piacciono, a Nabokov, si chiede ad un certo punto il lettore, frastornato da tutto questo bombardamento di stroncature. Si, ci sono. Non sono molti ma ci sono: “I miei massimi capolavori della narrativa del ventesimo secolo sono, nell’ordine, Ulisse di Joyce, La metamorfosi di Kafka, Pietroburgo di Bely e la prima metà della Ricerca del tempo perduto di Proust”.

Il genio di Nabokov si è spesso nutrito di ironia e sarcasmo. Tagliente, insofferente, lo scrittore di Lolita nelle interviste spiazza sempre e comunque. Si diverte, eccome, se si diverte!

Ad un intervistatore che, parlando di cinema, gli chiede quali scene del passato sarebbe stato bello poter filmare, Nabokov risponde:

“Shakespeare nella parte dello Spettro del Re.
La decapitazione di Luigi XVI, con i tamburi che coprono i suoi discorsi dal patibolo.
Herman Melville a colazione, mentre dà una sardina al suo gatto.
Il matrimonio di Poe. I picnic di Lewis Carrol.
I Russi che se ne vanno dall’Alaska, felici dell’affare. Primo piano di una foca che applaude”.

I suoi due piaceri della vita, la scrittura e le farfalle. Non gli interessava altro. Ma la scrittura era anche un tormento; le farfalle, gioia e basta. Infatti, in che altro modo si poteva definire “il brivido che dava alla mano il contatto col bastone del retino”?

Vladimir Nabokov
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13 risposte a INTRANSIGENZE – VLADIMIR NABOKOV

  1. utente anonimo ha detto:

    ma sfatiamolo questo mito di n scrittore di un unico libro! e ada? e il dono? e la difesa di luzin? e il dono? e pnin?
    poi: l’inglese di nabokov è sì, elegantissimo e raffinato- a volte troppo e perde un po’ in spontaneità (si perdona perché non è la sua lingua madre), per quel poco che so di russo mi pare più fluido e meno *ingessato* in questa lingua. era un meraviglioso dandy:)
    (si nota che lo adoro? ancora! ancora!)
    f.

  2. gabrilu ha detto:

    Fiamma carissima, io nel mio piccolo ce la sto mettendo tutta, a sfatarlo, ‘sto mito da “scrittore di un unico libro”.
    Tornerò presto, su Nabokov, ho certi progettini, su di lui 😉
    Per la lingua non ho strumenti per pronunciarmi. Ma “a naso”, direi che quella che chiami mancanza di spontaneità potrebbe anche essere connessa alla sua estetica letteraria, che era per la costruzione, non per la spontaneità (mi sono spiegata malissimo m sono sicura che mi hai capita lo stesso)

  3. utente anonimo ha detto:

    indubbiamente, *doveva* scrivere così (e a volte i risultati sono spettacolari. uno su tutti- ada, dove basterebbe la lingua per definirlo un capolavoro. lì mischia addirittura inglese, russo e francese- la traduzione della crepax è ottima, ma l’originale è imbattibile!). è solo che a volte l’architettura del linguaggio (e oltretutto di una lingua che parlava sì benissimo ma non era la sua)sovrasta la storia e quindi ho sentito un’artificiosità, un’ingessatura che abbassano lievemente il tono generale. poi era un genio, è uno degli scrittori che amo di più- ma a volte è bello fare le pulci anche ai grandi amori, giusto?:)
    (perdona il predicone, ma quando si toccano certi argomenti sono inarrestabile!)

  4. Moher66 ha detto:

    E’ sempre una goduria quando uno scrittore se ne bugera del risentimento che le sue bordate potranno provocare, e non segue schemi o progetti, e non gli interessa parlare ma solo scrivere e raccontare e ancora scrivere. E come dice lui
    :-))
    Ciao Gabrilu
    Elena

  5. utente anonimo ha detto:

    da Giuliano:
    Dalla descrizione fatta da Kafka, l’entomologo Nabokov conclude che si tratta non di uno scarafaggio, come si dice distrattamente, ma di uno scarabeo sacro: e quindi Gregor Samsa avrebbe potuto uscire volando dalla sua stanza.
    Questa riflessione sstraordinaria l’ho letta tanti anni fa, e da allora ho deciso che dovevo assolutamente leggere Nabokov. Pian piano, lo sto facendo.
    Non posso dire che Nabokov sia il mio scrittore preferito o che mi sia simpatico, però ogni tanto bisogna proprio leggere un suo libro, così poi si capisce chi è un vero Scrittore…
    PS: lo scarafaggio è una blatta, nasce con quella forma e cresce cambiando pelle. Lo scarabeo è un coleottero, nasce larva e fa la metamorfosi…

  6. GalassiaLibri ha detto:

    Cara Gabriella,
    ogni tanto esco dal mio guscio per commentare. E quando lo faccio è proprio perchè qualcosa mi prude.
    Come dici tu, Nabokov è uno scrittore raffinatissimo, un esteta della scrittura. E la cosa mi piace molto.
    Io, da lettrice attenta e per nulla onnivora, credo che la tecnica compositiva sia alla base di ogni buon libro.
    Sì, va bene, la storia è a volte necessaria, ma non fondamentale; potrei leggere un romanzo privo di plot ma ben scritto, con uno stilema composito e preciso, ma il contrario mai.
    La scrittura di getto o d’istinto è materia per diari non per la letteratura. Sarò anacronistica, ma la vedo così.
    E N. ha raggione laddove dice ed afferma che non vale la pena riconoscersi in un lettore a cui non interessa compiere lo sforzo di leggere qualcosa che abbia corpo e anima e non solo istinto.
    Ditemi un titolone storico scritto sull’onda dell’impulsività. A mio parere, nessuno.
    C’è mai passato per la mente che Dante scrivesse di getto la sua Divna Commedia?
    Che Flaubert leggesse come un dannato migliaia di libri solo per rendere credibili poche pagine è storia. E questi a molti lettori ancora piace.
    Forse è questo che allontana la letteratura contemporanea dai lettori di classici: troppa sciatteria, troppa disattenzione, troppa pancia e poco stile!
    Che ne dici?
    Va be’, l’ho buttata lì. Molta carne al fuoco certamente, ma spero d’essermi spiegata e di non essere stata troppo polemica e/o prolissa.
    Ho letto spesso, cara G., che ti si rimprovera di leggere solo classici, e una tentata spiegazione da chi ti osserva dal di fuori, a volte, può servire.
    Un saluto,
    Francesca

  7. amfortas ha detto:

    Trovo che per capire meglio, o cercare di farlo, uno scrittore (ma anche un musicista) sia indispensabile corollario leggere qualcosa della sua vita, approfondire.
    Il non dire o le risposte grottesche e provocatorie di Nabokov sono illuminanti.
    È il tempo che manca, per questi approfondimenti, o almeno manca a me.
    Ciao gabrilu, scusa l’assenza ma sono incasinatissimo :-), appunto!

  8. gabrilu ha detto:

    Fiamma
    Sapessi quante pulci sono capace di fare io a Proust-mon-amour…. il che non mi ha mai impedito di adorarlo alla follia ^__^
    Elena
    🙂
    Giuliano
    A La metamorfosi N. ha dedicato una delle sue splendide lezioni all’università.
    Intanto, e al volo, una breve citazione da Intransigenze in cui N. parla del tipo di insetto in cui si trasforma Gregor Samsa:
    “un tondeggiante scarabeo stercorario, non il piatto scarafaggio di certi traduttori disinvolti” (pag.78) e in un altro passo, che adesso non ricordo a memoria, dice infatti che Gregor, avendo le ali, avrebbe potuto tranquillamente volar via dalle finestre aperte mentre la cameriera rifaceva la stanza, ma questo nemmeno Kafka, il suo creatore, lo sapeva e quindi la storia prende tutt’altra piega 🙂
    Galassialibri
    Che piacere leggerti, cara Francesca.
    Non mi pare affatto che tu sia stata polemica o prolissa.
    Per quanto mi riguarda, sottoscrivo in pieno tutto quello che tu e Nabokov dite sulla fatica e l’impegno necessari per scrivere e per leggere.
    Tu hai citato Dante e Flaubert, ma se ne potrebbero aggiungere tanti, tanti altri. Joyce e Proust, per esempio (ricordiamo i quintali di bozze, quaderni, correzioni, etc. etc.)
    Si, uno dei motivi per cui leggo poca letteratura contemporanea, specialmente italiana, è proprio la sciatteria, l’autoreferenzialità, la “troppa pancia e poco stile”, come hai ben sintetizzato tu.
    Gli autori importanti non sono mai semplici, e richiedono fatica. Che però viene sempre ampiamente ricompensata, e con enormi interessi. A leggerli e studiarli non si può che guadagnarci.
    Ciao, e spero che non ti rinchiuda di nuovo nel tuo guscio. Mi fa sempre gran piacere leggerti.
    Amfortas
    Allora aggiungo un particolare che, essendo tu musicofilo di provata fede, può incuriosirti e/o interessarti (sempre che tu già non ne sia a conoscenza).
    Nabokov, per sua stessa ammissione, non era portato per la musica. E il destino gli ha dato un figlio (l’unico figlio), Dmitri che invece è diventato cantante lirico (basso) il quale ha cantato in teatri anche con Pavarotti e Monserrat-Caballè (oltre che tradurre e curare la pubblicazione postuma dei racconti del padre). Ironia della sorte, vero?

    Cito testualmente Nabokov padre:

    “Non ho orecchio per la musica, un difetto di cui mi rammarico profondamente.
    Quando vado a un concerto — succede circa una volta ogni cinque anni — mi sforzo da bravo di seguire la successione e la concatenazione dei suoni, ma ce la faccio solo per qualche minuto […] La mia cultura musicale è minima; ed ho una ragione speciale per considerare molto triste e ingiusta questa mia ignoranza e incapacità: in famiglia abbiamo un cantante meraviglioso — mio figlio”
    (pag.54)

    Dmitri Nabokov ha un suo blog personale, e se cerchi con Google trovi la sua carriera etc.

  9. utente anonimo ha detto:

    ah, proust, la mia grande bestia nera. ho incominciato a leggere i tuoi post a lui dedicati (poi quando sarà il momento, ti romperò decisamente le scatole sull’argomento:)

    blog di dimitri nabokov? oh, goodness!

  10. utente anonimo ha detto:

    da Giuliano:
    infatti, non è bello da dire ma lo scarabeo stercorario è lo scarabeo sacro degli egizi. Sacro per la metamorfosi (anche le farfalle erano spesso raffigurate sulle tombe, in passato: sempre per via della crisalide che sembra morta), ma anche perché lo vedevano nascere dalla materia morta.

    Del figlio di Nabokov c’è anche il disco di quella Boheme con Pavarotti, credo nel 1961. Nabokov jr. canta “vecchia zimarra” e gli dicono “filosofo, ragioni…”

  11. cordapazza ha detto:

    Visto che sei una appassionata come me, ti indico questo sito con “Ada” in inglese, e persino annotata!
    http://www.ada.auckland.ac.nz/

    inoltre, un libro che ho appena finito, utile per entrare (o cercare di farlo, almeno) in quella cosa affascinante e misteriosa che era il matrimonio tra vladimir e véra, con tutto quello che ne consegue al livello creativo e letterario: ti stupirai nel constatare che molte delle sue antipatie lettararie, come quella per dostoevskij, o simpatie, come quella per robbe-grillet, vladimir le aveva assorbite dalla moglie, che inoltre ha tenuto molte delle lezioni a Cornell in sostituzione del marito.
    http://www.internetbookshop.it/code/9788887517170/schiff-stacy/vera-mrs-vladimir.html
    CIAO!

  12. gabrilu ha detto:

    Fiamma
    Che tu legga i miei post su Proust ovviamente mi lusinga molto (smile) ma leggere direttamente Proust ti assicuro che è meglio (strasmile)
    Giuliano
    Più mi addentro nel mondo narrativo di Nabokov più mi rendo conto di quanto i lepidotteri siano stati importanti, per lui.
    cordapazza
    Conoscevo Nabokov molto superficialmente, solo ora ho cominciato ad approfondire, e più mi addentro più mi piace.
    Ti ringrazio moltissimo per le tue indicazioni, davvero preziose.
    Il link di ADAonline l’ho anche segnalato subito nelle Note a Margine del mio Tumblr (vedi nella colonna qui a fianco, in alto). Purtroppo io non potrò usufruire di tutto quel bendiddio, perchè come ho già detto il mio modestissimo inglese non me lo consente 😦
    Sto provvedendo invece ad ordinare il volume della biografia di Vera. Sconoscevo questo testo e già pregusto la lettura.
    Bello, quando i blog servono ad un effettivo scambio di informazioni e conoscenze. Grazie di nuovo 🙂
    P.S. Che nick pirandelliano, che hai 😉

  13. utente anonimo ha detto:

    e anche sciasciano, si vede? 🙂
    grazie a te!
    cordapazza

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