LOLITA – VLADIMIR NABOKOV

Nabokov Lolita cover
Vladimir NABOKOV, Lolita, trad. Giulia Arborio Mella, p.395, Adelphi, EAN13 9788845912542

Voglio scrivere di Lolita perchè girando per la rete ed in particolare su Anobii mi è capitato di trovare, a proposito di questo celeberrimo romanzo di Nabokov, molti commenti in cui si dice che “in fondo, il libro parla della storia di un grande amore non corrisposto” e la cosa mi lascia sempre piuttosto esterrefatta.

Provo a dire qual’è invece la “mia” lettura di Lolita.

Guardiamolo un po’ più da vicino, questo “grande amore” di Humbert per Lolita e vediamo di capire se davvero Lolita sia — come da molti viene vista — quell’insopportabile puttanella che con la sua lubrica civetteria seduce e tormenta il povero Humbert.

La storia — narrata in prima persona — si svolge negli Stati Uniti e racconta di un uomo all’incirca quarantenne — l’europeo Humbert Humbert — che, per stare vicino, sedurre e possedere una ragazzina di dodici anni ne sposa la madre Charlotte causandone poi, anche se indirettamente, la morte. Dopodichè Humbert preleva Lolita dal campeggio in cui si trova, per due anni tiene di fatto prigioniera la ragazzina rimasta ormai completamente sola al mondo e ne fa la sua amante. Sono due anni di prigionia durante i quali Lolita, contro la sua volontà, passa da un motel all’altro in una corsa frenetica da un capo all’altro degli USA con il suo amante-tutore che cerca di impedirle ogni contatto non solo con qualsiasi altro uomo ma anche con i ragazzini (di entrambi i sessi) suoi coetanei e in generale qualunque relazione che risulti esterna al mondo chiuso della coppia: “Per me non aveva importanza dove avremmo abitato, pur di rinserrare la mia Lolita in un posto qualunque” (p.221).

Ma per procedere bisogna prima fare un passo indietro.

In realtà, quando Humbert incontra per la prima volta Lolita (Dolores Haze) mentre prende il sole in bikini nella famosa scena che si svolge nel giardino di casa Haze, ne viene immediatamente catturato perchè in questa “Bambina inginocchiata” vede “la piccola Herr Doktor che [lo] avrebbe guarito di tutti i [suoi] dolori.” Alla sua prima entrata in scena, Lolita dunque è già significativamente presentata “in ginocchio”.

Humbert vede cioè incarnata in questa dodicenne la sua ossessione erotica per quel genere di ragazzine impuberi che egli classifica con l’etichetta di “ninfette”. Cosa sia e rappresenti per lui una ninfetta, Humbert tiene a spiegarlo chiaramente, a noi lettori. Vale la pena di riportare integralmente il passo: “Adesso voglio esporre il seguente concetto. Accade a volte che talune fanciulle, comprese tra i confini dei nove e dei quattordici anni, rivelino a certi ammalianti viaggiatori — i quali hanno due volte, o molte volte la loro età — la propria vera natura, che non è umana, ma di ninfa (e cioè demoniaca); e intendo designare queste elette creature con il nome di ninfette” (p.26) e più avanti: “Inoltre, poichè il concetto di tempo ha in questa faccenda un ruolo così magico, il ricercatore non dovrebbe stupirsi nell’apprendere che tra la vergine e l’uomo, affinchè costui possa cader vittima della malia, dev’esserci un divario di diversi anni — mai meno di dieci, direi; generalmente trenta o quaranta, e in alcuni casi conosciuti addirittura novanta” (p.27).

Il mondo delle ninfette è, sempre secondo Humbert “strano, spaventevole e sconvolgente”, un mondo in cui “bello e bestiale si fondevano” ed il cui confine Humbert è incapace di fissare.

Ma se difficile è per il maturo seduttore (io non esiterei a chiamarlo pedofilo tout-court) individuare il confine tra bello e bestiale, idee molto chiare egli ha invece per quanto riguarda i limiti di età superati i quali una ragazzina perde ai suoi occhi qualsiasi attrattiva o addirittura — colpevole del reato di essere cresciuta — si trasforma per lui in qualcosa di repellente.

“Sapevo di essermi innamorato di Lolita per sempre; ma sapevo anche che lei non sarebbe stata per sempre Lolita. Entro un paio di anni avrebbe cessato di essere una ninfetta e si sarebbe trasformata in una ragazza e poi, orrore degli orrori, in una college-girl” (p.86). Perchè la legge di natura non avrebbe risparmiato Lolita da quella “bara di grossolana carne femminile nella quale vengono sepolte vive le mie ninfette” (p.220).

“La mia amante che invecchia”, dice Humbert di Lolita, quando questa compie tredici anni (p.238) ma più avanti arriva a fantasticare, nel suo lucido delirio: “devo infatti confessare che, secondo dello stato delle mie ghiandole e dei miei gangli, nel corso di una stessa giornata io passavo da un polo all’altro della follia — dal pensiero che verso il 1950 mi sarei dovuto liberare di un’adolescente difficile il cui magico ninfaggio era svaporato, al pensiero che, con un po’ di pazienza e di fortuna, le avrei magari fatto sfornare una ninfetta col mio sangue nelle vene squisite, una Lolita Seconda, che nel 1960, quando io fossi stato ancora dans la force de l’âge, avrebbe avuto otto o nove anni. Dirò di più: il telescopio della mia mente, o de-mente, era abbastanza potente da distinguere, nelle remote lontananze del tempo, un vieillard encore vert — verde marcio? — il balzano, tenero, bavoso Dr. Humbert, intento ad esercitare sulle supreme grazie di Lolita Terza l’arte di essere nonno” (p.219).

La storia di Humbert e Lolita, però, non è soltanto (e sarebbe già abbastanza) la storia di un pedofilo e della sua vittima, dello stupro di una ragazzina da parte di un attempato sporcaccione. La verità disperata che si cela dietro la storia di Lolita è la confisca della vita di un individuo da parte di un altro.

Approfittando della completa dipendenza oggettiva di Lolita (“Perchè, vedete, non c’era altro posto al mondo dove potesse andare” (p.180) Humbert priva Lolita della sua gioventù, di qualsiasi libertà ed autonomia. La ricopre di vestiti e regali di ogni genere, è vero, ma la sua ossessione la rinchiude in un abbraccio mortifero che rischia di spezzarne l’autostima e l’energia vitale, la costringe al silenzio sulla loro relazione prospettandole continuamente lo spettro del riformatorio: “Vediamo infine che cosa succede se tu, minorenne, accusata di avere attentato alla virtù di un adulto […] che cosa succede se vai alla polizia a lamentarti che ti ho rapita e violentata? […] D’accordo, vado in prigione. Ma cosa ne è di te, orfanella mia? […] Mentre io mi aggrapperò alle sbarre, tu, felice bambina derelitta, potrai scegliere tra […] l’istituto di correzione, il riformatorio, il carcere minorile” (p.190)

Nel suo delirio erotico-amoroso, Humbert è però di una singolare lucidità. Si accorge perfettamente che nonostante sia riuscito, con i regali e le minacce ad ottenere la perfetta collusione tra vittima e carnefice, la sua “schiava itinerante” (p.190) non è mai allegra: “Riuscii si a stabilire quel sottofondo di colpa e segretezza condivise, ma non potei far nulla per tenerla allegra”, ascolta “i suoi singhiozzi nella notte — ogni notte, ogni notte — non appena io fingevo il sonno” (p.221) e finalmente, nelle ultime pagine del suo racconto, ammette con se stesso di avere “spezzato qualcosa dentro di lei” (p.290).

Quando penso a Lolita (il cui vero nome è, guarda caso, Dolores, che in spagnolo evoca la sofferenza) due immagini mi tornano in mente con prepotenza.

La prima si trova nel romanzo.
Quando Humbert va a prendere Lolita al campeggio estivo dopo la morte della madre descrive le pareti della stanza in cui sta aspettando che la direttrice disbrighi tutte le formalità e tra le altre cose, vede “qualche sgargiante falena o farfalla, ancora viva, saldamente infilzata al muro”

Nabokov butterflies
Farfalle catturate da Nabokov. Cornwell University Museum

La seconda immagine si trova in una delle tante interviste riportare nel volume Intransigenze di cui avevo parlato >>qui.

In essa Nabokov, rispondendo alla ricorrente domanda di come sia nata in lui per la prima volta l’idea di scrivere Lolita, dice “Per quel che ricordo, l’iniziale brivido di ispirazione fu provocato in modo alquanto misterioso dalla notizia – riportata, mi sembra, da Paris Soir – che una scimmia dello Zoo di Parigi, dopo mesi di blandizie da parte degli scienziati, aveva fatto finalmente il primo disegno a carboncino dovuto a un animale, e questo schizzo, riprodotto sul giornale, rappresentava le sbarre della gabbia di quella povera creatura”:

Ritengo Lolita — voglio dirlo senza mezzi termini — uno dei capolavori assoluti della letteratura del Novecento. Un testo assolutamente perfetto in cui non si incontra mai una parola fuori posto, in cui Nabokov riesce a trattare un tema estremamente difficile come una relazione sessuale tra un uomo maturo e una ragazzina (poco più di una bambina) intrecciando ironia e pietas, leggerezza e dramma, ad evocare una torrida ma lugubre ossessione erotica senza mai usare alcun tipo di quel turpiloquio cui tante mezze calzette di autori contemporanei ricorrono pensando stupidamente che questo possa costituire una scorciatoia per l’Arte. Da questo punto di vista, siamo proprio di fronte alla Lezione di un Maestro.

Nabokov non descrive mai in modo esplicito, nemmeno una volta, una delle innumerevoli scene di sesso che si intuiscono punteggiare le quasi quattrocento pagine del libro. “Il tema del cosiddetto “sesso” non mi interessa affatto. Chiunque può immaginare quegli elementi di pura animalità.” dice il personaggio Humbert, il protagonista del romanzo. Nabokov, dal canto suo, nella sua postfazione al libro riporta un particolare che a me sembra molto gustoso quando scrive ”Certe tecniche all’inizio di Lolita (il diario di Humbert, per esempio) hanno indotto alcuni dei miei primi lettori a credere che si trattasse di un libro licenzioso. Si aspettavano il crescendo di scene erotiche; quando quelle si interruppero, loro interruppero la lettura, sentendosi annoiati e traditi.”

Lolita – Stanley Kubrick (1962)

Lolita – Adrian Lyne (1997)

  • Il libro >>

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26 risposte a LOLITA – VLADIMIR NABOKOV

  1. utente anonimo ha detto:

    da Giuliano:
    Sì, il giudizio che riporti all’inizio è molto superficiale. Non mi sento in grado di dare un giudizio su un autore così complesso, di certo Nabokov ci parla dello scorrere del Tempo, che non possiamo fermare – siamo come su un tapis roulante…
    Lolita è l’immagine della giovinezza, che non possiamo riavere. Non a caso, è da un amore tra bambini che parte la storia di Humbert: ma non possiamo tornare bambini, anche se sarebbe bello.
    Una lettura possibile è anche politica: è per questo che molti sono affascinati dai Duci, vorrebbero ancora avere il papà che guida l’auto con loro dietro a dormire e giocare… (ma qui si va fuori dal libro)

  2. khinna ha detto:

    Lolita è un capolavoro.
    Concordo con il “giudizio superficiale” di Gabrliù, che semmai è la sua lettura del libro, come dichiara, e non un giudizio. Poi si può leggere in chiave politica, temporo-spaziale; ogni lettore/lettrice come diceva Borges leggendo riscrive. Perché poi
    la complessità non può essere interrogata? e magari anche giudicata? Si può sbagliare nel giudizio, ma porsi al di sopra a me sembra una scorciatoia cui sempre più spesso chi si occupa di cultura o libri tende a infilare. Compresi quelli che si occupano di politica…, intendo gli intellettuali non i politici per carità
    khinna

  3. gabrilu ha detto:

    Giuliano
    La tua lettura “politica” di Lolita scusami Giuliano ma a me sembra un po’ una forzatura, mi sembra che tu usi il testo piuttosto come “pretesto per”.
    E poi, mi par proprio di veder Nabokov rivoltarsi nella tomba, lui che era ferocemente contrario (come la sottoscritta, del resto) ad ogni letteratura che si proponga come “militante” 😉
    khinna
    sempre un piacere vederti da queste parti. Concordo con te sull’utilità di interrogare la complessità. Il che può risultare persino divertente.
    Effettivamente, Lolita è un libro molto più complesso di quanto possa apparire ad una lettura superficiale, e per esempio bene ha fatto Giuliano a ricordarci un particolare fondamentale per la comprensione dell’ossessione di Humbert per le ninfette e cioè che la fascinazione che in lui operano le ragazzine non è che la ripetizione/fissazione patologica di un episodio da lui vissuto, appena adolescente e quando era ancora in Francia, con la sua coetanea Annabel.
    Con Lolita non ho certo finito qui. Avremo modo di approfondire meglio. Sempre che ne abbiate voglia, ovviamente ^__^

  4. utente anonimo ha detto:

    da Giuliano:
    Cara Gabriella, lo so bene che ho un po’ esagerato con la mia “lettura politica”, ma direi che ci può stare.
    E soprattutto, dopo tutte le volte che Nabokov mi ha fatto saltare sulla sedia mentre leggevo “Intemperanze”, volevo vendicarmi…
    (Conrad che non sa scrivere??? e quei giudizi su Dostoevskij???)
    Va beh, l’ho perdonato.

  5. gabrilu ha detto:

    Giuliano
    Ho notato che continui a chiamare il libro di Nabokov Intemperanze e non Intransigenze, come invece è il titolo dell’edizione Adelphi e la cosa mi diverte molto: lapsus freudiano o cosa? E’ dovuto al fatto che non riesci a digerire alcuni suoi giudizi su tanti scrittori che ami? (scherzo, eh, sia chiaro ^__^ )

    Su Dostoevski: l’ho letto quasi tutto, anche le cosiddette “opere minori” e per quanto mi riguarda, pur apprezzando molto molte sue pagine, ho da sempre nutrito forti perplessità sul complesso della sua opera, che non mi ha mai convinta del tutto. Sempre troppo sopra le righe, troppo melodrammatico, sempre tutti al limite dell’isteria i suoi personaggi… (Sul perchè di questo avrei anche una mia teoria, ma andrei troppo per le lunghe).
    Quando poi ho letto cosa scrive Nabokov di D., mi sono accorta che le sue perplessità (uso un eufemismo) erano identiche alle mie (certo lui le scrive da par suo) e non posso nascondere che la cosa mi ha fatto piacere e mi sono sentita meno sola ^__^

    Detto questo (che già basta per farmi linciare), con tanti altri suoi giudizi non concordo. Però più ci si addentra nell’opera di un autore, più si capisce anche il **perchè** di certe sue predilezioni ed idiosincrasie.

    Già oggi per esempio mi è molto più chiaro di ieri il perchè lui non potesse che amare certi autori e detestarne altri. Ma ancora mi rimane molto da leggere, di Nabokov. Ed è bello sapere che ci sono ancora tante sue pagine che devo scoprire.

  6. utente anonimo ha detto:

    da Giuliano:
    Grazie per avermi segnalato il lapsus! Vuol dire che da oggi i miei post li puoi archiviare sotto quel titolo lì, “Intransigenze”.

    Anche qui sarebbe un discorsone, però quando si pensa a Dostoevskij, e a Dickens, e a tanti altri che amiamo, bisogna sempre ricordare che venivano pagati un tanto a riga che scrivevano di fretta e furia, quasi sempre senza rileggersi e rifinire.
    Chi era quello scrittore che teneva dei pupazzetti sopra la scrivania con i nomi dei suoi personaggi, perché altrimenti nemmeno lui riusciva a ricordarsi se qualcuno era morto? (Forse Eugene Sue?)

  7. GalassiaLibri ha detto:

    Mi hai venire la voglia di rileggerlo. Sono ancora alle prime battute, eppure già felicissima di averlo ripreso.
    Ti farò sapere la sensazione a caldo.
    Intanto mi vado a leggere la’ltro post su intransigenze.

  8. GalassiaLibri ha detto:

    Altra cosa (scausa se approfitto): ho deciso di acuistare Una bellezza russa e altri racconti”.
    Ho visto il prezzo (38€), la qual cosa mi stupisce poco, perchè i libri della Adelphi ormai sono un impegno finanziario notevole. Tuttavia, mi viene da pensare che tanto, troppi non possono permettersi di spendere una tale cifra per un solo libro e non mi piace neanche l’idea dei libri d’elite.
    E poi ci si lamenta che in Italia si legge poco…

  9. gabrilu ha detto:

    Giuliano
    Capisco quello che intendi, con il discorso della “fretta”. Però credo che, nel caso di Dosto, non sia (stato) questo l’elemento determinante. Lui era proprio … come dire… “agitato” di suo ^__^
    E poi, a proposito di fretta: se c’era uno che scriveva più che di fretta, posso dire a rotta di collo, ossessionato com’era dai debitori che gli stavano perennemente alle calcagna, era Balzac. Eppure, dai suoi libri questo non trapela.
    …Ma mi rendo conto che detta così la cosa è troppo tranchant, non essendo argomentata…
    GalassiaLibri
    Mi farà veramente piacere leggere le tue impressioni su Lolita.
    So che sei una lettrice “forte” ed attentissima, perciò mi interessano anche i tuoi pareri eventualmente negativi (ma confesso che spero invece siano positivi 😉

    Ho comperato e sto leggendo avidamente la raccolta di Nabokov Una bellezza russa ed altri racconti. Sono a circa metà del libro e mi ritrovo completamente conquistata ed ammaliata. E poi, l’edizione Adelphi è curatissima, e secondo me i 38,00 Euro li vale tutti, ma proprio tutti.
    Ne scriverò più dettagliatamente sul blog quando avrò completato la lettura e quando avrò tempo di poterlo fare in maniera non frettolosa.
    Nel frattempo, mi sento di consigliartelo vivissimamente. E’ un libro splendido.
    (Se poi penso a quanta monnezza vendono a colpi di 20, 25, 30 euro… sono ben felice di aver sborsato i miei quattrini per questo libro sontuoso. Sontuoso il contenuto, sontuoso il contenitore)

  10. cordapazza ha detto:

    Vale assolutamente la spesa, concordo: e poi, noi nabokoviani lo aspettavamo da una vita, il corpus completo dei racconti (essendo stato pubblicato da Adelphi solo “La veneziana”). E poi, ci sono inediti; e poi, ci sono risonanzE biografiche berlinesi che toccano il cuore; e poi, ci sono le Vane sisters; e poi, le traduzioni di Dimitri!:-)!
    gabri, mi raccomando: leggiti anche quell’unicum che è La vera vita di Sebastian Knight!
    p.s. anche io non amo Dostoevskji, per gli stessi motivi che citi tu, ed è stato un piacere scoprire a posteriori questa simile idiosincrasia in Nabokov, unitamente al suo amore per Tolstoji. Ma non capirò mai perché il Nostro non amasse il grande Bellow, che era lì, a portata di mano. Lo ha sempre ignorato, o quasi.
    p.p.s. una lettura “politico-sociale” in senso antitotalitario di Lolita, come quella di Giuliano, è ben esemplificata in “Leggere Lolita a Teheran”, di Azar Nafisi, nel primo capitolo, ma penso per comprensibili risonanze che in quel contesto il romanzo poteva suscitare nell’autrice.
    ciao!

  11. GalassiaLibri ha detto:

    Noi non siamo depravati! Non violentiamo come fanno i bravi soldati. Siamo miti signori infelici, con occhi da cane, sufficientemente ben integrati da saper controllare i nostri impulsi in presenza degli adulti, ma pronti a dare anni e anni di vita per un’unica occasione di toccare una ninfetta. Non siamo, nel modo più categorico, degli assassini. I poeti non uccidono mai.
    Sono arrivata a questo puntostanotte.
    Trovo questo piccolo brano straordinario. C’è tutta l’ipocrisia del controllatissismo perbenismo; salvo poi scoprire che gli impulsi non sono né controllati né repressi, ma sfogati in maniera occulta e silenziosa.
    Questo modo di descrivere l’umano sentire è davvero geniale, oltre che delicato e per nulla conforme.
    Concordo con chi ti ha consigliato La vera vita di Sebastian Knight un altro gioiellino forse sottovalutato. Non lo menziona mai nessuno, ma vale davvero. Trovo che ci sia anche molto di autobiografico.
    Sto preparando un pezzo sulle tematiche nabokoviane e solo felice di cogliere nuovi spunti.
    Comunque, continuo a sostenere, sebbene spenda volentieri per i libri (uno di Anna Banti l’ho felicemente pagato 120€ e lo rifarei anche adesso) che un prezzo di copertina di 38€ penalizza libro e autore; che non è corretto nei confronti di chi non li potrebbe spendere; che poi ne valga ne sono convinta anche io.
    Tornerò presto…

  12. gabrilu ha detto:

    cordapazza
    Lo leggerò, lo leggerò sicuramente Sebastian Knight e tutti gli altri libri che ancora mi mancano. Quando un autore mi piace (e Nabokov, come forse s’è ormai capito, mi piace) divento un rullo compressore… 😉
    Intanto continuo a godermi le perle dei racconti: un vero scrigno di gioielli.
    Azar Nafisi: lei adopera a proposito di Lolita con un’espressione molto bella: dice di lei che è “Il sogno sognato da qualcun altro” (e cioè Humbert). Così come le donne iraniane sono costrette ad aderire alle imposizioni di Khomeini perchè anche loro sono costrette ad incarnare “il sogno di qualcun altro” (Khomeini, appunto).
    Scrive Nafisi:
    “Chiunque fossimo […] eravamo diventate il prodotto del sogno di qualcun altro. Un severo ayatollah, un sedicente re filosofo, si era posto alla guida del paese in nome di un passato che, sosteneva, ci era stato rubato. E ora voleva crearci tutti di nuovo, a immagine e somiglianza di quel passato illusorio” (p.45).

    Nafisi scrive però anche:

    “Ci tengo a ripetere ancora una volta che non non eravamo Lolita, l’ayatollah non era Humbert e l’Iran non era quello che Humbert chiama il suo principato sul mare. Il romanzo […] è una denuncia dell’essenza stessa di ogni totalitarismo” (p.52)

    GalassiaLibri
    Bellissima, la notizia che stai progettando un post su Nabokov! Mi ci fionderò 🙂
    Sul prezzo dei libri: siccome è una cosa che sento dire spesso (e cioè che i libri sono cari) prima o poi tenterò di scrivere un post, su questo argomento. Perchè non sono del tutto d’accordo, sul fatto che il prezzo dei libri sia determinante nel fatto che la gente legga oppure no. Ma il discorso è lungo e articolato…

  13. librista ha detto:

    Un cronista molto coscienzioso[..] Non è semplice scrivere di Lolita di Vladimir Nabokov, quindi rinvio alla ottima e intelligente recensione dal blog nonsoloproust. Mi limito ad alcune osservazioni ed inevitabili domande per potermi districare nella complessità della lett [..]

  14. gabrilu ha detto:

    librista
    Grazie per la citazione.
    Per il resto, non ho resistito alla tentazione di approfittare del tuo blog per aggiungere alcune cosette
    …Forse sono stata un po’ troppo logorroica, temo 0_o

  15. librista ha detto:

    grazie per il tuo intervento gabrilu, seguo con attenzione da molto tempo (e tutti i giorni in verità!) il tuo bellissimo blog ed aver ricevuto un tuo commento mi fa molto piacere. Credo di aver risolto il problema dei feed (prego scusare, non sono molto esperto!).
    ciao

  16. EditDomjan ha detto:

    La tua “lettura” mi convince, e soprattutto mi piace, ma non parli del ruolo di Annabel nella vita di Humbert che, secondo me, è un elemento determinante dell’attrazione che lui sente per le “ninfette”. Oppure pensi che H. sarebbe diventato pedofilo in ogni caso? Naturalmente neppure io spiego la pazzia di H. con la morte di Annabel, a cui attribuisco “solo” la sua devianza sessuale.

  17. gabrilu ha detto:

    Bel colpo, Andrea, mi hai proprio beccata!

    (Mi piacciono, i commenti che non sono commenti, ma critiche attente dei post che scrivo)

    E’ vero, non ho fatto cenno di Annabel.
    Posso provare a giustificarmi, Andrea?
    Allora. Ho sempre la (scimunita) preoccupazione, quando scrivo un post, di scrivere troppo, di sbrodolare.

    E quindi succede che scrivo, scrivo … e poi taglio, taglio… sapessi quanto taglio.

    La figura di Annabel e il ruolo che aveva avuto nella vita dell’adolescente Humbert Humbert mi pareva una cosa scontata, una cosa che, — chissà poi perchè lo davo per scontato — mi sembrava dovessero sapere tutti.
    E dunque ho tagliato.
    Ed invece hai ragione tu. Annabel è importante.

    Annabel è importante, ma attenzione.

    La riteniamo importantissima se utilizziamo i criteri della “scuola di Vienna” (e noi tutti sappiamo, nevvero, a cosa ci riferiamo, e cosa della “scuola di Vienna” pensasse il Nostro).

    Annabel diventa marginale se invece la consideriamo con i criteri di Mastro Vladimir, che la pensa diversamente.

    …Poi, per carità, ormai lo sappiamo tutti che pure il buon Vladimir ebbe una storiella adolescenziale in Costa Azzurra etc. etc. etc. (sbadiglio).

    Ma che ce ne importa di tutto questo a noi, lettori/letttrici di Lolita?

  18. utente anonimo ha detto:

    è da un paio di giorni ormai che mi sono chiuso sul tuo blog…

    devo smettere altrimenti finirò con lo spendere alcune centinaia di euro in libreria e col passare tutta l’estate chiuso a leggere

    una informazione: per caso sei riuscita a reperire l’intervista che nabokov fece a una trasmissione francese nel 1976? io l’avevo trovata per caso su youtube, divisa in 6 spezzoni da 10 minuti (non posso descrivere la gioia e il trasporto con cui ho saltato il pranzo per guardarla), ma sono andato a vedere un paio di giorni fa e l’avevano rimossa

    dannati termini e condizioni d’uso di youtube

    un’altra sensazione che voglio condividere: una settimana fa passeggiavo a san pietroburgo e mi sono ritrovato sulla destra una targa con la scritta “Nabokov” in caratteri cirillici… era casa sua!! dentro c’è una specie di museo con la sua collezione di farfalle!!

    ultima cosa: ho spaziato nel tuo blog senza trovare traccia di philip dick… forse non hai avuto ancora il tempo di scriverne (ho trovato scritto da qualche parte che leggi anche fantascienza), ma nel caso non lo conoscessi sarei lietissimo di ricambiare gli innumerevoli spunti letterari che ho preso nel tuo blog suggerendoti UBIK

    è il libro che, insieme al Dono, ha forgiato il mio gusto artistico

    ciao,

    Adriano

  19. gabrilu ha detto:

    Adriano
    Beh, grazie per l’apprezzamento 🙂
    Non mi preoccupo per le tue tasche, perchè so, come lo sai tu, che poi alla fine sono i libri che scelgono noi e non noi che scegliamo i libri.

    L’intervista a N. di cui parli: l’avevo vista su YouTube (deliziosissima) e so che esiste in DVD però a Parigi l’ho cercato in molti negozi ma è difficile da trovare, ahimè. Forse facendo una buona ricerca on line chissà, si trova.
    Se l’hanno tolta da YouTUbe la “colpa” non è di YouTube, evidentemente la rete televisiva ha protestato (proprietà, diritti etc.). Devono vendere il DVD (che però, appunto, non è facile da trovare)

    Mi hai fatto rosicchiare i gomiti dall’invidia, dicendomi che pochi giorni fa passeggiavi per San Pietroburgo! Argh!

    Io la casa di Nabokov posso vederla solo in fotografia :-/

    In quanto a Philip Dick…. ehm… temo di darti un colpo al cuore, ma trovo che Dick abbia splendide idee ma sia un mediocre scrittore. I suoi libri (quei due o tre che ho letto, tra cui “La svastica sul sole”) mi hanno annoiata profondamente e il film “Blade runner” è decisissimamente mooolto meglio del romanzo della pecora elettrica da cui è stato tratto.
    Però ripeto: le idee erano eccellenti.
    Spero che adesso non mi toglierai il saluto :-I

  20. utente anonimo ha detto:

    Da pochissimo sono approdata anch'io alla (inizialmente controversa e sofferta) lettura di "Lolita". Il mio primo impulso è stato quello di buttarlo-letteralmente- nell'immondizia, offesa, indignata, disgustata…Poi, dopo i fumi iniziali, mi sono resa conto  che se la realtà fa schifo la colpa non è degli scrittori, e anzi la satira che Nabokov fa dei suoi personaggi e di una certa società americana è davvero implacabile e forse superiore a quella degli stessi scrittori americani….e dell'atroce ironia con cui Nabokov fa spuntare "un ghigno ddostoevskijano" sul viso di Humbert, ne vogliamo parlare( visto che detesta Dostoevskij)?….Non a caso, evidentemente, Nabokov si chiama Vlad….Dragoval (anzi Drago..vlad)

  21. gabrilu ha detto:

    DragovalVolevi buttar  Lolita nell'immondizia?  Tranquilla.  Prima di te, ce l'aveva   già buttato  Nabokov    Nabokov      buttò  infatti  il manoscritto  (ancora non era stato  battuto  macchina)  di Lolita nell'immondizia  e gli dette fuoco.Non ne era soddisfatto, gli  sembrava impubblicabile,  pensava che… insomma  pensava un  sacco di cose.Fu  la moglie Véra che  si precipitò a recuperarlo, convinta che  Lolita  fosse un capolavoro.Se noi  lettori oggi possiamo godere di quella meraviglia che è Lolita lo dobbiamo a  due persone:a Vladimir Nabokov che lo scrissea Véra Slonim Nabokov che lo tirò fuori dal secchio della spazzatura e lo salvò dalle fiamme in cui il marito  lo aveva  gettato.Vedere  >> quiCiao 🙂

  22. utente anonimo ha detto:

    Meno male, va'….ora mi sento molto meno in colpa….Quando si dice la coincidenza, però… Sono davvero lusingata del fatto di aver espresso sull'opera un giudizio perfettamente coincidente con quello dell'autore….Grazie come sempre.Dragoval

  23. gabrilu ha detto:

    Dragovalehi, ehi, calma e  frena i tuoi entusiasmi!   Guarda che  Vladimir  gettò  Lolita  ***nell'** immondizia,  non ho detto che  **lo ritenesse ** immondizia Nabokov è sempre stato ben consapevole  del proprio talento di scrittore e di quanto  valesse  (anzi, a questo punto coloro cui sta antipatico  si precipiterebbero a dire: "eh, fin troppo!").Nei confronti di Lolita pensava semplicemente che avrebbe dovuto lavorarci di più, che ancora non era come lo avrebbe voluto lui. E poi pensava che nessuna casa editrice  glielo avrebbe  pubblicato, che sarebbe stato letto solo come un romanzo pornografico tout court e, se consideriamo le travagliatissime vicende della pubblicazione del  romanzo e di tutto il pandemonio che all'epoca provocò, non aveva tutti i torti.Ancora oggi, nonostante i  tempi e i costumi siano molto mutati, ci sono lettori che vedono  in Lolita solo il coté   porno-erotico…Véra fu più lungimirante (per nostra fortuna).E poi, nessuno mi può togliere dalla testa che se uno scrittore vuole  ***veramente*** distruggere una sua opera la distrugge e basta.

  24. utente anonimo ha detto:

    Ma quanto Proust c'è in Lolita?…A parte( mutatis mutandis) l'ovvia analogia con la vicenda di Marcel e Albertine (anche Lolita è ridotta, suo malgrado, alla condizione di  "prigioniera", che Humbert  vuole possedere e controllare), è soprattutto la qualità della scrittura- una scrittura, è vero, per molti aspetti "perfetta", come è stato detto, senza sbavature, sempre elegante e ricercatissima senza mai essere affettata, trascurata o indulgere alla volgarità…Di tanti libri che ho letto dopo la "Récherche", mai ne ho trovato uno che lo evocasse sia pure minimamente; e ora leggo questo, che mi riporta a Proust esattamente  con lo stesso meccanismo  della memoria involontaria….Cosa dire, meno male che ci ho ripensato e che l'ho letto.Dragovalps "Lolita", però, non è anche un memoriale dichiaratamente espiatorio di un personaggio decisamente classificabile come appartenente al "sottosuolo"??……..

  25. gabrilu ha detto:

    DragovalSulle affinità  (ma anche sulle differenze)  tra Lolita e Albertine  ci sarebbe tanto,  ma proprio tanto, da dire.Io ci ho riempito  mezzo blocco di appunti  e  ne volevo scrivere qui nel blog, poi  in uno di quei momenti in cui la pigrizia fornisce più alibi  di quanto riuscirebbe a fornirne il diavolo ho lasciato perdere  per la serie: "ma  a chi vuoi che importino,  'ste cose".Sulla scrittura… non so,  trovo che N. e P. scrivano splendidamente, ma che da questo punto di vista  non abbiano molto in comune.Ma se tu hai idee precise in proposito, ben venga.In quanto alla "memoria involontaria"… mah.La memoria involontaria ce l'abbiamo tutti, non è che sia  qualcosa di particolarmente originale, e si ritrova anche   in gran parte di grandi romanzi.L'originalità di Proust sta nel fatto che della memoria involontaria  ha fatto uno dei suoi temi principali e  ci ha scritto sopra un monumento, mentre non credo (ma naturalmente posso sbagliarmi)  che N., pur avendo usato anche  lui in Lolita (ma non solo in Lolita)  la memoria involontaria  considerasse questa  una tematica    di primario interesse, per lui….Anche se a (ri)leggere la sua autobiografia "Parla, ricordo"... eh… forse dovrei ripensarci.Mumble mumble.Ciao

  26. utente anonimo ha detto:

    In attesa di leggere un tuo – sono certa preziosissimo- contributo su analogie e differenze tra Lolita e Albertine, che spero vorrai, quando che sia, pubblicare, riparleremo dell'argomento appena avrò "artigliato" le Lezioni di letteratura e il contributo di Nabokov su Proust ( ho scoperto che posso trovarle in biblioteca, se ancora ci sono…).Riguardo alle analogie della scrittura pensavo, soprattutto, ai giudizi-meglio, ai ritratti- direi impassibilmente  impietosi che Nabokov fa dei suoi personaggi-Charlotte, Gaston-,e che mi ricordano molto la capacità di Marcel di cogliere soprattutto i vizi dei personaggi che lo circondano-anche di quelli che in fondo ammira o vuole emulare.  E inoltre,con quella sua  aristocratica, impietosa, tragica  ironia – e autoironia -,Humbert non ci ricorda il barone di Charlus?…Certo che un bel lavoro sulle concordanze tra le due opere non sarebbe male…magari qualcuno  potrebbe cogliere l'occasione al volo e farci su una bella tesi….Dragoval

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