LOLITA – STANLEY KUBRICK (1962)

Lolita Stanley Kubrick

Sono sempre restia a paragonare un film con il libro dal quale quel film è stato tratto. Si tratta di due modalità espressive che utilizzano codici completamente diversi. Tranne casi macroscopici — che esistono, purtroppo — di plateale violenza del testo originario, può accadere che un film che contenga aggiunte o tagli rispetto al testo e che dunque apparentemente lo tradisca, giunga in realtà a coglierne lo spirito meglio di un film pedissequamente fedele che segua gli eventi pagina per pagina.

Il caso della Lolita di Kubrick è particolare perchè bisogna tener conto, nel giudicarlo, di alcune cose importanti.

Il film venne realizzato nei primi anni Sessanta, quando i vincoli della censura erano strettissimi e un tema come quello affrontato dal romanzo di Nabokov era considerato quasi un tabu. Si pensi solo al fatto che Laurence Olivier, che aveva accettato subito e con entusiasmo il ruolo di Humbert propostogli da Kubrick era stato costretto a rifiutare dai suoi agenti, che ritenevano la tematica troppo scottante e che temevano che interpretare questo ruolo avrebbe pesato negativamente sull’ immagine e sulla carriera del grande attore.

Già il fatto stesso di essere riuscito a realizzare il film rappresentò per Kubrick un successo, anche se per farlo fu costretto ad andare a girarlo in Gran Bretagna. D’altra parte, lo stesso Nabokov aveva collezionato a Parigi parecchi rifiuti, prima di riuscire a trovare un editore disposto a pubblicargli il libro.

Chi conosce bene il romanzo di Nabokov si accorge che il film, anche se molto buono, è comunque molto più soft del libro, e non poteva che essere così.

Gli attori principali sono tutti eccellenti nell’interpretare parti che sono davvero ingrate (non esiste un personaggio decisamente positivo o anche solo semplicemente simpatico): da James Mason a Shelley Winters a Peter Sellers non saprei davvero fare una graduatoria di bravura.

James Mason Shelley Winter
Peter Sellers

Un discorso a parte, ed importante, sento però di farlo per Sue Lyon (Lolita).

Era difficilissimo trovare un’interprete che dimostrasse dodici anni all’inizio della storia e diciassette alla fine del film. A quell’età, due o tre anni incidono molto, nella crescita di una bambina. Cambia il fisico, cambia il modo di muoversi, cambia il comportamento, cambia il modo di guardare.

Lolita Stanley Kubrick

Venne scelta Sue Lyon, che incarna molto bene il personaggio di Lolita ed è bravissima nella recitazione però… non c’è dubbio che (non certo per colpa sua) non trasmette l’impressione di essere una bambina dodicenne ma di essere già sin dall’inizio un’adolescente. Questo è un punto di fondamentale importanza, perchè noi lettori sappiamo che se Lolita appare un’adolescente e non una bambina vuol dire che ha già varcato quella soglia oltre la quale Humbert non trova più interessanti e attraenti le cosiddette “ninfette”. Ricordate quando, nel romanzo, Humbert dice di Lolita, quando questa compie tredici annni “la mia amante che invecchia”?

Sempre a proposito di Sue Lyon, una curiosità: nonostante fosse la co-protagonista del film, quando questo venne proiettato al Festival di Venezia non le fu consentito di assistervi; Sue aveva sedici anni ed ai minorenni era vietato l’ingresso in sala.

La sceneggiatura del film è firmata da Nabokov, che vi lavorò per più di sei mesi. Non tutto ciò che scrisse venne utilizzato da Kubrick, e dopo alcuni anni Nabokov pubblicò il testo integrale della sceneggiatura (tradotta e pubblicata anche in italiano da Bompiani).

Ma a questo punto propongo di leggere due stralci tratti da interviste in cui Nabokov e Kubrick dicono le loro impressioni.

Vladimir NABOKOV

La prima ebbe luogo il 13 giugno (Loew’s State, Broadway e Quarantacinquesima, E 2 + 4 platea, “posti orribili” dice senza peli sulla lingua la mia agenda). La folla dava la posta alle limousine che approdavano una a una, e dentro una di quelle c’ero anch’io, entusiasta e innocente come i fans che ne sbirciavano l’interno sperando di intravedere James Mason ma trovandoci solo il placido profilo di una controfigura di Hitchcock. Qualche giorno prima, a una proiezione privata, avevo scoperto che Kubrick era un grande regista, che Lolita era un film di prima qualità con attori magnifici, e che della mia sceneggiatura erano stati usati solo brandelli sparsi. Le modifiche, il travisamento delle mie trovate migliori, l’omissione di intere scene, l’aggiunta di altre, e ogni genere di cambiamenti ulteriori, non erano forse sufficienti a far cancellare il mio nome dai titoli di testa ma di certo rendevano il film tanto infedele alla sceneggiatura originale quanto lo sono certe traduzioni di Rimbaud e Pasternak fatte da un poeta americano.

Mi affretto ad aggiungere che queste ultime osservazioni non vanno assolutamente interpretate quale riflesso di un tardivo rancore, di uno stridulo biasimo nei confronti dell’approccio creativo di Kubrick. Nel travasare Lolita su schermo sonoro, lui vedeva il mio romanzo in un modo, io in un altro: tutto qui, né si può negare che un’assoluta fedeltà può anche essere l’ideale per un autore, ma per il produttore può risultare rovinosa.

La mia prima reazione al film fu un misto di irritazione, rammarico, e restio godimento. Più d’un’intrusione (quale la macabra sequenza del ping-pong o l’estatica sorsata di scotch nella vasca da bagno) mi parve azzeccata e spiritosa.

Lolita Stanley Kubrick
Lolita Stanley Kubrick

Penose, però, altre (quali il crollo della brandina pieghevole o i fronzoli dell’arzigogolata camicia da notte della signorina Lyon).

Lolita Stanley Kubrick
Lolita Stanley Kubrick

Le sequenze, per lo più, non erano certo migliori di quelle da me pensate con tanta cura per Kubrick, e mi pentii amaramente del tempo perso, pur ammirando la saldezza di Kubrick, nel sopportare per sei mesi l’evoluzione e la somministrazione di un prodotto inutile.

Ma mi sbagliavo. Rammarico e irritazione si placarono presto al ricordo dell’ispirazione tra le colline, la sedia a sdraio sotto la jacaranda, la spinta interiore, la luce, senza le quali non avrei portato a termine il compito. Mi dissi che dopotutto nulla era andato perso, che la mia sceneggiatura restava intatta nella sua custodia e che un giorno l’avrei potuta pubblicare: non come meschina confutazione di un film dovizioso ma semplicemente come vivace variante di un vecchio romanzo.

Montreux, Dicembre 1973
(Dalla Prefazione di Vladimir Nabokov a Lolita: Una Sceneggiatura, Bompiani, 1997)

Stanley KUBRICK

Nel libro si poteva pensare che lui la volesse soltanto… che non pensava ad altro. Ma siccome tutte queste cose non potevano passare nel film, l’interesse che lo spingeva verso Lolita veniva immediatamente percepito come una certa forma di amore e non solo di desiderio carnale. In questo senso, credo, il film ne ha perso il valore: a causa dell’impossibilità di mostrare la parte erotica. E’ la sola parte che mi abbia deluso. La pellicola sarebbe stata migliore, se fosse stato costantemente presente un potente elemento erotico. […] La pellicola rispettava fedelmente i personaggi, la loro psicologia del romanzo, ma non aveva affatto tutto il violento aspetto sessuale che avrebbe dovuto possedere. […] Se Lolita è un fallimento, è imputabile solo alla mancanza di erotismo.

(Da un’intervista di Renaud Walter a Stanley Kubrick)

Lolita di Stanley Kubrick (1962) Romanzo di Vladimir Nabokov, Sceneggiatura di Vladimir Nabokov, Stanley Kubrick
Con James Mason, Shelley Winters, Sue Lyon, Peter Sellers, Gary Cockrell, Jerry Stovin, Diana Decker, Lois Maxwell, Shirley Douglas Musica: Nelson Riddle Fotografia: Oswald Morris (152 minuti)

 

 

Informazioni su gabrilu

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9 risposte a LOLITA – STANLEY KUBRICK (1962)

  1. amfortas ha detto:

    Volevo permettermi una piccola chiosa di carattere antropologico.
    Forse Sue era eccessiva come dodicenne all’epoca in cui è uscito il film, ma oggi non lo è più sicuramente, o almeno la mia esperienza mi suggerisce questa considerazione.
    A Trieste, e non solo, circolano ragazzine che, purtroppo per loro, ne mostrano 19, di anni.
    Quota parte di questo cambiamento è sicuramente dovuta all’alimentazione, allo sport (quando io frequentavo il liceo, una ragazza sportiva era una rarità); poi c’è il resto, e cioè l’atteggiamento idiota dei genitori, totalmente assenti, e i tristissimi effetti della manipolazione del gusto, della globalizzazione della volgarità dovuta alla televisione.
    Ciao.

  2. gabrilu ha detto:

    Amfortas
    Hai ragionissima. Ho notato anch’io il fenomeno di cui parli.
    E forse anche per questo, credo anche non sia casuale che mentre oggi una dodicenne può anche apparire una diciottenne, parallelamente i pedofili (o i “maturi seduttori”, se il termine “pedofilo” appare troppo hard), da parte loro, hanno abbassato la soglia dell’età delle ninfette cui dare la caccia…
    Discorso triste e troppo impegnativo per la “sezione commenti” di un blog, questo…Mi rendo conto. Si rischia di dire solo banalità. Ma credo che la lettura di Lolita sia utile anche perchè induce a riflettere su queste cose.

  3. utente anonimo ha detto:

    da Giuliano:
    Il “mio” Kubrick è quello di Barry Lyndon. Con Lolita ho sempre avuto parecchie difficoltà: per il soggetto e anche perché non credo che Kubrick abbia fatto veramente quello che avrebbe voluto fare. Per esempio, il personaggio di Peter Sellers era il vero protagonista ma compare poco: quando compare, si prende tutta la scena.
    E, con tutto il rispetto per james Mason, quando si pensa che il ruolo era destinato a Laurence Olivier… Basti pensarlo in Spartacus: Mason è e rimane un brav’uomo, Olivier è qualcosa di più (e di peggio).

  4. gabrilu ha detto:

    Giuliano
    Sono d’accordo che Kubrick non abbia potuto fare quello che effettivamente avrebbe voluto fare. Non del tutto, almeno. D’altra parte, lo dice lui stesso.

    Su un eventuale Humbert Humbert di Laurence Olivier invece… beh, ti dirò. Mason è secondo me perfetto come H.: nella sua interpretazione c’è la lubricità, la sofferenza amorosa, ma anche l’ironia (e l’autoironia). Nelle sequenze del primo incontro con Charlotte e soprattutto nella famosa sequenza (citata peraltro anche da Nabokov) nella vasca da bagno subito dopo la morte di Charlotte, Mason è eccezionale. La sua mimica facciale esprime esattamente il contrario di quello che dicono le sue parole, è divertentissimo.

    Laurence Olivier non sono sicura che avrebbe reso altrettanto bene il cotè ironico del personaggio. Io mi immagino che avrebbe puntato più tutto sul tragico.
    Non è affatto scontato che un grande attore drammatico sia buono sempre e comunque e per tutte le parti, anche per un ruolo in cui, come quello di Humbert, l’ironia è così importante…Può anche accadere che un grandissimo attore shakesperiano in certi ruoli possa dare meno di un bravo attore di cinema. Questo senza nulla togliere alla grandezza di Olivier, beninteso.
    E comunque, le nostre sono solo fantasticherie, perchè in realtà abbiamo potuto vedere all’opera Mason, ma non Olivier…

  5. PrimoCasalini ha detto:

    Chissà perché quando entra in gioco la “sfera del sesso” c’è sempre un imbarazzo non del tutto giustificato. Ho una opinione, che deriva da una visita approfondita al Musée de l’homme di Parigi in cui viene fatto un discorso antropologico convincente, con numeri e dati di ogni tipo: che per millenni l’incesto è stata la regola, non l’eccezione, e questo in tempi storici, in certi paesi europei anche nell’Ottocento. E quindi il tabù nasce non nella psicologia, ma nell’antropologia. Sulla pedofilia, è facile dire cose tutte giuste, io ne dico una che mi continua a far prudere le mani dalla rabbia: che fino a pochi anni fa, se trovavano un prete pedofilo, facevano una cosa molto semplice e silenziosa, lo spostavano di parrocchia. Così diventava una epidemia. Gli americani, per loro fortuna, non sono perdonisti, e quindi le sovvenzioni finanziarie alla Chiesa Cattolica sono precipitate. Ma io posso anche avere pietà di quel poveraccio di prete frustrato e pedofilo, ma del Vescovo che gli espone altri bambini no, mille volte no! E poi, dai pulpiti, ci dicono il da farsi riguardo la “sfera del sesso”.
    Ma in Italia, su queste cose, si gira la faccia dall’altra parte. “Superstiziosi e superficiali” diceva il Gaddus.

    grazie Gabrilu e saludos
    Solimano

  6. utente anonimo ha detto:

    da Giuliano:
    Mamma mia che discorso che hai aperto, Solimano!
    Sono discorsi pericolosi, se li fai ti guardano male. La gente non li vuole sentire, e se trovi chi li vuole sentire è per i motivi sbagliati…
    Io non ho mai avuto problemi di questo tipo, ma ho sempre trovato qualcuno che mi diceva cose del genere “io non vado più in chiesa perché sono stato in collegio dai preti”, il che come cristiano mi faceva molto male, ma erano testimonianze spontanee, non richieste, degli sfoghi.
    Il fatto che “spostassero” i preti pedofili è spaventoso.
    Io, da appassionato di musica, penso anche allo scandalo dei bambini castrati perché “non era bello che le donne cantassero a teatro”: in teatro la moda dei castrati durò meno di un secolo (il 700), ma in chiesa l’ultimo dei castrati ha fatto in tempo a incidere dischi: cantava nella Cappella Sistina, e siamo già all’unità d’Italia.

  7. utente anonimo ha detto:

    Totalmente in disaccordo con la falsa , inopportuna e pericolosa prima argomentazione di Solimano.
    Puntualizziamo prima di tutto che in “Lolita” non si parla di incesto ma di “pedofilia” o meglio di allusione esplicita alla “pedofilia” nel senso tecnico del termine. Ma cosa fondamentale da sottolineare è che la pedofilia ( e a maggior ragione l’incesto) SONO ABERRAZIONI MENTALI. Che sfociano in comportamenti contro natura che danno luogo a violenze e lacerazioni inimmaginabili in esseri inermi come i bambini. Poco importa se (come sostiene Solimano) nel medioevo veniva praticato l’incesto. Probabilmente nella preistoria i padri divoravano i propri figli; come in natura , ad esempio,alcune specie di pesci divorano gli avanotti. Ma il primato nell’uomo risiede proprio nella sua natura psicologica di raziocinante complessità: quella che in qualsiasi civiltà prende la forma morale e che governa tutte le azioni umane. Ecco che quindi qualsiasi atteggiamento pedofilo si pone come aberrazione da abbattere alla radice. In conclusione : la pedofilia è una malattia tutta psicologica che sfocia in una violenza inammissibile da parte della civiltà umana. Il pedofilo quindi va soppresso e abbattuto come si dovrebbe fare con un’animale infettato e portatore di un morbo a larga diffusione.
    Altri discorsi sono un subdolo e maldestro tentativo per giustificare ciò che “orripila” l’umano buon senso.

  8. gabrilu ha detto:

    anonimo #7
    Forse avresti fatto meglio a leggere con più attenzione quello che ha scritto Solimano. Il quale Solimano, detto per inciso, i suoi commenti li firma tutti. Cosa che apprezzo molto.
    Personalmente, sento di dirti che mi suona molto sinistra la tua frase “Il pedofilo quindi va soppresso e abbattuto come si dovrebbe fare con un’animale infettato”

  9. utente anonimo ha detto:

    SENZA VOLERE FARE UN TORTO A NABOKOV,O ALL'ATTEMPATO TYCON E PREMINENTE PERSONALITA' POLITICA NOSTRANA, QUESTO LIMITE E' STATO PORTATO DAI DODICI A I DICIASSETTE ANNI.E' LI ,PER IL DE CUIUS, IL BRIVIDO : NEL BORDER LINE! MA TROPPO LABILE E BREVE .QUASI L'ESPACE D'UNE NUIT!
    DE GUSTIBUS!

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