LE NEVI BLU – PIOTR BEDNARSKI

Piotr Berdnarski Le nevi blu
Piotr BEDNARSKI, Le nevi blu, (tit. orig. Biekitne Sniegi), traduz. dal polacco di Raffaella Belletti, E/O, p.145, Collana Dal Mondo, EAN13 9788876416590

La mole di documentazione sulla terrificante esperienza delle deportazioni nei lager staliniani è ormai imponente: memoriali, diari, epistolari, opere di narrativa vengono pubblicati e raggiungono finalmente il grande pubblico.

Questo Le nevi blu, pubblicato nel 1996, è il romanzo autobiografico dello scrittore Piotr Bednarski il quale — nato nel 1938 a Oryszkowce, una piccola cittadina della Polonia orientale occupata dai russi — nel settembre del 1939, durante la guerra, venne esiliato con la famiglia in Siberia, da dove tornò da solo alla fine del conflitto.

L’esperienza della deportazione viene raccontata attraverso i suoi occhi di bambino. Petia, figlio di ebrei polacchi, è stato esiliato assieme alla madre Bella in un villaggio siberiano di cui non viene mai fatto il nome mentre il padre è stato deportato in uno di quei lager dai quali difficilmente si esce vivi.  Il villaggio in cui si trovano Pietia e Bella viene descritto come un mondo chiuso e il racconto si svolge attraverso due livelli ben distinti: quello reale e storicamente definito, ed un altro che si presenta come un insieme di racconti, fra l’incubo e la favola.

“Tutto sommato non ci rendevamo conto della nostra miseria e neppure della morte onnipresente. Quello era il nostro mondo, la nostra realtà, la nostra vita di tutti i giorni. Non conoscevamo nè ricordavamo altro. La questione fondamentale era placare la fame e scacciare il freddo — queste due facce del destino che ci incalzavano senza requie. Non vedevamo l’ora di diventare maggiorenni. Di morire per una pallottola, non di fame o di freddo — era questo più di ogni altra cosa a tenerci in vita, obbligandoci a sforzi sovrumani”. Così Pietia parla di se stesso e degli altri bambini del villaggio.

Di giorno, la realtà è filtrata dalla vicinanza di Bella, che, con naturale semplicità, sprona suo figlio a cogliere il velo sottile della poesia e della bellezza che avvolge la vita, ad intravedere l’unicità quasi sacra che si nasconde dietro l’esistenza, mentre nel buio della notte il terrore di Pietia per le tenebre e per l’oscurità evocano tutto il male della situazione inumana ed aberrante in cui lui, sua madre e gli altri deportati si trovano.

“L’incubo della mia infanzia erano le tenebre. Le tenebre e Stalin. Le tenebre le sopportavo meglio, perché cominciavano al crepuscolo e finivano all’alba.[…] Invece Stalin, questa geniale spia, era dappertutto. In ogni angolo, su ogni manifesto, perfino nei sogni. Guida, timoniere, padre. Alla luce del giorno lo osservavo spesso per vincere la mia fobia, ma invano. Il terrore non lasciava la mia anima. Non era bello, non aveva calore né negli occhi né nei tratti, ma neppure quella ripugnanza che mi disgustava nel viso di Hitler. Tuttavia avevo l’impressione che diffondesse la lebbra. Così mi diceva il mio istinto. Ed era sicuramente quella la ragione del mio terrore. Stalin seminava morte, contagiava con la morte. Distruggeva la vita, e io volevo tanto vivere”

Ma Petia fa di tutto per reagire e rielaborare gli incubi e le sue armi sono la bellezza della poesia e della letteratura (il ragazzino passa ore a leggere Lermontov, Puskin, Dostoevski, i cui libri stranamente sono reperibili nel campo) ma anche l’ironia ed il gioco. Proprio di notte infatti come antidoto alla paura, Pietia entra di nascosto nella scuola del villaggio e con l’aiuto di pochi gessetti colorati trasforma il volto di Stalin, impresso su una foto, in quello di un comunissimo pagliaccio. Lo scopo del suo gesto non è tanto quello di suscitare il giorno seguente il riso dei bambini suoi compagni quanto quello di esorcizzare, con il riso e l’ironia del gioco, le proprie paure.

La sopravvivenza nel campo si manifesta come lotta per la bellezza, per la cultura, per la ricerca di un principio, sia pure religioso, attraverso il quale opporre resistenza al dolore, e questo anche solo con la forza delle parole.

Accanto a lui c’è sempre la madre Bella la cui bellezza fisica e morale, la cui integrità sono la sua ancora di salvezza. Bella è il simbolo di una femminilità salvifica, che lotta non solo per la mera sopravvivenza ma contro l’abbrutimento spirituale, per il diritto all’educazione di Pietia, per difendere i giochi del figlio e quelli dei suoi amici dai soprusi ed anche per il suo amore.

Le nevi blu — il titolo evoca le nevi della steppa che verso sera diventando di un blu gelido e terso preannunciano la notte tanto temuta da Petia — scritto con uno stile volutamente molto semplice è il racconto di una sublimazione infantile e di una profonda esperienza di dolore causato dalla storia.

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5 risposte a LE NEVI BLU – PIOTR BEDNARSKI

  1. utente anonimo ha detto:

    Segnalo – per Umanità e Desolazione – I racconti di/della Kolyma di Varlam Šalamov, citati dai molti come una testimonianza. Personalmente li ricordo per profonda comprensione umana nei limiti nelle miserie negli slanci propri di noi posti davanti al nostro più vicino orizzonte: il prossimo minuto che dovremo vivere il prossimo minuto che vedremo un altro vivere respirare gioire morire.
    (Ri)Legettelo, se potete.

    Paolo
    (ammiratore del Blog di Gabriella Alù)

    presso  Adelphi o Einaudi

    http://www.einaudi.it/libri/libro/varlam-salamov/i-racconti-di-kolyma/978880617734

    Immagini geografiche
    http://www.solosiberia.com/FotoStradaossa.htm

    Paolo
    (ammiratore del Blog di Gabriella Alù)

  2. utente anonimo ha detto:

    Segnalo – per Umanità e Desolazione – I racconti di/della Kolyma di Varlam Šalamov, citati dai molti come una testimonianza. Personalmente li ricordo per profonda comprensione umana nei limiti nelle miserie negli slanci propri di noi posti davanti al nostro più vicino orizzonte: il prossimo minuto che dovremo vivere il prossimo minuto che vedremo un altro vivere respirare gioire morire.
    (Ri)Legettelo, se potete.

    Paolo
    (ammiratore del Blog di Gabriella Alù)

    presso  Adelphi o Einaudi

    http://www.einaudi.it/libri/libro/varlam-salamov/i-racconti-di-kolyma/978880617734

    Immagini geografiche
    http://www.solosiberia.com/FotoStradaossa.htm

    Paolo
    (ammiratore del Blog di Gabriella Alù)

  3. gabrilu ha detto:

    Paolo, hai ragione,  il  (terribile)  testo di Salamov è ormai un classico, un pilastro della "letteratura" sui gulag.
    Hai fatto bene a ricordarlo.
    E già che ci siamo, segnalo il bellissimo capitolo che a Salamov ha dedicato  Pietro Citati nel suo ultimo La malattia dell’infinito.

     Ce ne sono  ormai tantissimi altri, di libri su quell’universo concentrazionario, e, come ho già scritto nel post, la documentazione  ormai disponibile  diventa  di giorno in giorno  sempre più massiccia.

    Guardando le fotografie dei paesaggi siberiani che hai indicato, e che anche io conoscevo, penso quanto,  in casi come questo,  le immagini di per se possono risultare ingannevoli: a guardarle, quei posti   sembrano paesaggi paradisiaci o cmq  "anonimi", ed è solo sapendo quello che adesso  sappiano su quello di cui sono stati teatro, possiamo associarli all’inferno…

  4. utente anonimo ha detto:

    fantastico libro , grande sensibilità , un manuale contro ogni comunismo…davvero grazie Piotr Alessandro

  5. gabrilu ha detto:

    Alessandro, sono contenta che sia piaciuto anche  a te  🙂

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