IL CASTELLO DI VAUX-LE-VICOMTE – ANATOLE FRANCE

Anatole France Il castello di Vaux-le-Vicomte
Anatole FRANCE, Il castello di Vaux-le-Vicomte (tit. orig. Le Château de Vaux-le-Vicomte), traduz. di Maria Delogu, Nota di Beppe Benvenuto, Sellerio, p.128, EAN13 9788838921421

Avevo acquistato questo librino di France per leggerlo prima di visitare il famoso castello fatto costruire da Foucquet. Poi però ho dovuto rimandare la visita e il libro l’ho letto solo adesso sulla scia del film di Rossellini La presa del potere da parte di Luigi XIV.

L’arresto del ministro delle Finanze Foucquet rappresenta uno degli atti più significativi con cui il ventenne re Luigi si libera progressivamente di tutti i vincoli e di tutti gli ostacoli che impediscono il rapporto diretto con i suoi sudditi e il raggiungimento del suo obiettivo: la piena instaurazione dell’assolutismo regio, quella “presa del potere” insomma così efficacemente rappresentata da Rossellini nel suo lavoro per la televisione francese.

Questo libro che Anatole France, futuro Accademico di Francia e Premio Nobel per la letteratura scrisse quando aveva 44 anni è una sorta di breve ma interessante biografia romanzata del personaggio storico che Beppe Benvenuto nell’introduzione definisce di “bellezza tragica” […] “napoleonica e manzoniana, ovvero dall’incredibile fortuna al repentino tracollo”.

Nel suo libro, France tiene conto, a proposito di Foucquet, di Voltaire che ne Il secolo di Luigi XIV aveva scritto “La caduta di quel ministro, al quale non eran da muovere tanti rimproveri quanti al cardinale Mazzarino, mostrò che non tutti possono commettere impunemente i medesimi errori”.

France non nasconde una certa simpatia per Foucquet, che interpreta come un rappresentante (forse l’ultimo) delle libertà feudali e delle signorili liberalità mentre non esita a definire Colbert “ministro avaro e pusillanime, schiavo infelice” e di Mazzarino scrive che ” … non amava, non serviva che se stesso, i suoi e lo Stato. In lui l’uomo privato era interessato, cupido e avaro: l’uomo pubblico voleva il bene del regno e la grandezza della Francia.”

Fouquet, Nanteuil
Foucquet ritratto da Nanteuil

Analizzando questo ritratto di Foucquet fatto da Nanteuil France scrive:

“Che cosa vi si vede? Un viso dai tratti marcati, grandi occhi a mandorla inquisitori e affascinanti, pupille brillanti che esprimono astuzia e sensualità si intravedono fra le palpebre; naso lungo e diritto, un po’ grande; bocca carnosa, sotto baffi sottili, e infine l’espressione sorridente che conservò persino sul banco degli imputati. La fisionomia è gradevole, ma inquietante.
L’abito è ricco. Non è quello di un galante cavaliere, di un grande signore. E’ quello di un magistrato, ma lussuoso in quanto sopra il vestito è gettata una sorta di dalmatica di velluto di Genova a grandi fiori”.

Pierre Barrat (Foucquet)
Foucquet interpretato da Pierre Barrat nel film di Rossellini

France percorre tutta la carriera di Foucquet e ne descrive la mirabolante ascesa che lo condusse ad essere un uomo “potente come un re e molto più ricco di un re” e la catastrofica caduta. Dopo un lunghissimo processo in cui Luigi XIV e Colbert ricorsero ad ogni sorta di pressioni ed intrighi per farlo condannare a morte, Foucquet, condannato all’ergastolo, trascorse una rigidissima prigionia in una fortezza di Pinerolo da cui uscì soltanto alla sua morte.

Il titolo del libro fa giustamente riferimento al magnifico castello di Vaux-le-Vicomte che Foucquet si fece costruire spendendo somme incredibili e che fece andare su tutte le furie Luigi XIV perchè, come scrisse Voltaire, con il fasto di Vaux Foucquet gli dimostrò “ch’era stato servito con tanto poca economia, quanto poca egli ne metteva al servizio del re”.

La rovina di Foucquet, scrive France, “era già decisa quando il re accettò la magnifica festa che quel ministro dette in suo onore nella sua casa di Vaux”. La festa si svolse il 17 agosto del 1661. Luigi XIV divenne furioso per l’incredibile fasto esibito da Foucquet e culminato nello spettacolare pranzo in suo onore organizzato dal grande maître Vatel.

Nel libro di France ritroviamo molte scene del film di Rossellini e si può notare la convergenza del testo dello scrittore francese con le sequenze del film: il colloquio del re con Mazzarino morente, la morte del Cardinale, il Consiglio della Corona, l’arresto di Foucquet da parte dei Moschettieri di D’Artagnan… Si, poter vedere il film ed avere a portata di mano il libro di France è davvero interessante.

Ma adesso voglio lasciare la parola ad Anatole France riportando alcuni stralci della sua Prefazione perchè in essa troviamo, in efficace sintesi, il ritratto che lo scrittore francese fa di questo controverso ma per molti versi affascinante personaggio storico.

“Foucquet nel 1656 aveva quarantun anni. Era procuratore generale del Parlamento di Parigi da cinque anni e sovrintendente alle Finanze da tre, essendo stato chiamato alla direzione del Tesoro alla fine dei torbidi che avevano afflitto la Francia durante la minore età di Luigi XIV. Aveva superato felicemente tempi difficili e aveva acquistato grande fiducia nel proprio genio e nella propria buona stella. In età matura, sentendosi consolidato nella carica, orientò la propria vita seguendo le inclinazioni e il gusto per la grandiosità. Ambizioso, sensuale, amante delle grandi e belle cose, sensibile a tutto ciò che esalta e blandisce l’anima, si rivolse alle arti per moltiplicare attorno a sé la rappresentazione della gloria e del piacere. Le meraviglie di Vaux nacquero da questo desiderio, prima esaudito e poi crudelmente punito. […] Spenti gli ultimi bagliori di una festa meravigliosa, sarebbe stato invaso dalla solitudine e dalla desolazione. Restò tuttavia a Nicolas Foucquet l’onore di aver scoperto e scelto uomini di talento superiore e di aver dato fiducia, per primo, a grandi maestri dell’arte francese le cui opere conferirono al regno di Luigi XIV uno splendore che sopravvisse alla loro epoca. Dopo aver sfiduciato il suo ministro, il re non trovò di meglio che assumere il suo architetto Louis Le Vau, il suo pittore Charles Le Brun, il suo giardiniere André Le Nôtre, e trasportare a Parigi la tessitura che Foucquet aveva creato a Maincy e che divenne la Manifattura dei Gobelins. Ma quello che non potè portargli via fu quel gusto, quella sensibilità artistica, quell’istinto raffinato e profondo per la bellezza che rendeva il sovrintendente così caro a tutti gli artisti che lavoravano per lui. Le Brun, colmato di cortesie dal re, rimpiangeva il generoso padrone di casa.”

 

Luigi XV, Nanteuil, 1661
Luigi XIV ritratto da Nanteuil nel 1660

 

Colbert
Colbert

Per rendersi conto, anche solo virtualmente, di quello che è il castello di Vaux-le-Vicomte fatto costruire da Foucquet, e di come il suo fasto non potesse non mandare fuori dai gangheri il futuro Re Sole basta andare sul sito del Castello e godersi foto e filmati.
Non a caso Vaux è considerato il prototipo del castello di Versailles per il quale, come già detto, Luigi XIV si avvalse dell’opera della maggior parte degli artisti che avevano lavorato a Vaux alle dipendenze di Foucquet.

  • Nicolas Foucquet >>
  • Anatole France >>
  • Un video di circa un’ora e mezza della bellissima serie Secrets d’Histoire del Canal 2 della Televisione Francese intitolato Nicolas Fouquet, le Soleil Offusqué . Stupende le sequenze che illustrano Vaux-Le-Vicomte e Belle-Îsle-en-Mer in Bretagna >>
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9 risposte a IL CASTELLO DI VAUX-LE-VICOMTE – ANATOLE FRANCE

  1. habanera2 ha detto:

    Ho fatto un giretto virtuale nel castello di Vaux-le-Vicomte.
    Roba da fare invidia anche a un Re.
    E infatti…
    C’è una cosa però che mi perplime: perchè in questo post, anche nelle didascalie delle immagini, scrivi Foucquet
    invece di Fouquet?
    H.

  2. gabrilu ha detto:

    Habanera
    …Perchè a volte troviamo scritto Fouquet ed a volte Foucquet.

    cfr.

    http://tinyurl.com/6abwj6

    Nel film di Rossellini è indicato come Fouquet.
    Nel testo di Anatole France, nel risvolto di copertina e nell’introduzione del libro di Sellerio il Nostro è sempre indicato come Foucquet.
    Nelle didascalie del ritratto di Nanteuil, è vero, sarebbe indicato Fouquet.
    Ma ho preferito lasciare Foucquet in omaggio ad Anatole France e Voltaire, che così lo chiamavano.
    Un vezzo, insomma.

  3. habanera2 ha detto:

    Cara Gabriella, ubi Anatole minor cessat…
    Mi chiedevo quale fosse la forma più giusta ma ora smetto di chiedermelo. Personalmente preferisco Fouquet ma chi sono io di fronte ad Anatole France? 😉

    Bonne nuit
    H.

  4. gabrilu ha detto:

    Habanera
    detto tra noi anche io preferisco Fouquet… 😉

  5. PrimoCasalini ha detto:

    Con Anatole France ce l’ho ancora perché ho amato molto Sous le soleil de Satan di Bernanos in cui c’è una caricatura spietata di France che dura più di venti pagine. Però, per me ragazzo, fu la scoperta della scrittura erotica: Il giglio rosso, da questo punto di vista notevolissimo.
    Su Colbert e Fouquet, mi sta bene che il secondo fosse così ricco ci beni e di doti, però, come ministro del re ci voleva uno come Colbert. Anche Giolitti era mediocre sia come oratore che come scrittore, ma un ministro al livello di Giolitti in Italia non c’è mai stato.

    grazie Gabrilu e saludos
    Solimano

  6. oyrad ha detto:

    Cara Gabrilù, grazie per questo post, che capita proprio a fagiolo, come ottimo accompagnamento agli argomenti dei libri che sto leggendo in questo periodo.

    Ho “ripassato” proprio in questi giorni la “storia” di Fouquet e del suo magnifico castello leggendo un libro di una bellezza… di una bellezza… ma di una bellezza… incantevole! “La poesia dei giardini”, del russo Sergeji Dimitri Lichacev (scritto più o meno così), pubblicato da Einaudi. Gabrilù, se lo trovi in giro, questo libro è da prendere al volo! C’è tutta la storia dei giardini tra Medioevo e Ottocento, tra Europa e Russia… Con bellissime parti sui giardini “secondo il Barocco olandese” amati da Pietro il Grande, e con pagine commoventi sulla costruzione del bacino d’ acqua artificiale, sospeso sui tetti del Cremlino, dove Pietro, da piccolo, manovrava una flotta di piccole navi in miniatura, come se fossero navi vere nel mare…
    C’è, naturalmente, anche una bella ricognizione lungo la storia dei giardini di Versailles… e quindi anche pagine sul castello di Fouquet.

  7. gabrilu ha detto:

    Solimano
    Ho letto molto poco di France, praticamente soltanto il Sylvestre Bonnard e Gli dei hanno sete. Non mi ha entusiamato e non ho continuato.
    Però a France sono affezionata per altri motivi: come sai, è stato lui a scrivere la prefazione di Les plaisirs et le jours dell’esordiente Proust ed è stato il modello principale per il personaggio di Bergotte nella RTP.
    E dunque sai com’è…. non posso non avere un occhio di riguardo, per lui 😉
    Oyrad
    Grazie a te per questa eccellente indicazione. Sono andata subito a vedere il libro ed effettivamente deve essere splendido.
    Ma ahinoi, come si fa a star dietro a tutto? 😦
    Ho letto (e continuo a leggere) parecchio sulla storia di Francia, sul Re Sole etc. ed è proprio per questo che quando sono andata a visitare i giardini di Versailles — che peraltro sono sterminati e dei quali pur avendoci passato un giorno intero ho visto solo una minima parte — si capisce perfettamente perchè Luigi XIV abbia voluto i giardini in quel modo e non in un altro… Quel tipo di giardino “alla francese” non è solo l’espressione di una preferenza estetica ma rispecchia perfettamente la sua personalità e la sua politica.
    E questo di Luigi XIV e di Versailles è solo uno dei tanti esempi. Immagino che il testo di Lichaev sia una goduria, da questo punto di vista.
    Vedremo. Intanto l’ho messo in lista 🙂

  8. utente anonimo ha detto:

    E' un castello davvero bellissimo!
    Si può tranquillamente visitare…direi che merita davvero! 
    Ho visto delle foto davvero bellissime 😀
    Grazie per l'articolo
    Giuseppe

  9. gabrilu ha detto:

    Giuseppe
    La visita al castello di Vaux Le Vicomte è  solo rimandata alla mia prossima andata in Francia.
    Grazie  🙂

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