LOLITA – ADRIAN LYNE (1997)

Dominique Swain

Ed eccomi  con  Lolita diretto da Adrian Lyne.

Che dire? Gli attori principali sono tutti bravissimi: Jeremy Irons è un Humbert Humbert addirittura straziante, con il suo amour fou non ricambiato per Lolita. Melanie Griffith (Charlotte Haze, la madre di Lolita) è bella e brava come sempre. Dominique Swain è una Lolita strepitosa.
Ricostruzione ambientale, scenografie, fotografia, costumi, musica (di Ennio Moricone) perfetti.

La versione Lyne di Lolita dura ben 2 ore e 17 minuti ed è fedelissima al romanzo di Nabokov. Apparentemente molto più fedele di quanto lo fosse il film di Kubrick del 1962 e segue il testo capitolo per capitolo. All’inizio c’è, ad esempio, l’episodio dell’ Humbert adolescente con Annabel, episodio che sta alle radici della sua predilezione per le ragazzine poco più che impuberi; il personaggio di Quilty occupa, in termini di durata di presenza scenica, lo stesso spazio (e cioè poco) che occupa nel romanzo di Nabokov e soprattutto Lyne non solo non taglia ma dedica molta cura a tutta la parte on the road del romanzo in cui Humbert e Lolita percorrono in macchina, per mesi, tutta l’America da un capo all’altro. Senza meta e alloggiando quasi sempre in motel e alberghi.

Dominique Swain Jeremy Irons

Insomma, tutto (quasi) ineccepibile.

E allora? Allora, il film di Lyne non mi ha convinta.

Dmitri Nabokov in una intervista ha dichiarato:
Trovo che la versione di Lyne sia molto più vicina a quello che è lo spirito originale del romanzo di mio padre. Non sono mai stato entusiasta della versione di Kubrick (alla quale collaborò anche Vladimir Nabokov, nda), anche se era un bellissimo film si allontanava troppo dai temi e dalle atmosfere originali del romanzo. Il film di Lyne mi soddisfa pienamente perché spiega il sottofondo psicologico che anima le azioni di Humbert: lui cerca di trovare in tutte le donne che osserva una ragazzina che amò durante l’adolescenza e che morì di tifo pochi giorni dopo il loro primo incontro. Per questo si innamora di Lolita, la sua non è pedofilia come noi possiamo intenderla oggi, ma un bisogno disperato di ritrovare quella parte di sé che gli fu strappata brutalmente dal destino e che in lei trova una sorta di surrogato.

Io invece mi permetto molto umilmente di dire che la Lolita di Lyne è un esempio da manuale di come si possa essere pedissequamente fedeli alla trama di un romanzo ma tradirne invece — a mio modestissimo parere, si intende — contenuto e spirito.

Il film — patinato come una video clip — è sicuramente confezionato molto bene e piacevole da vedere ma ahimè non basta la bravura degli attori e una fedeltà al testo che sebbene appaia totale è in realtà solo di facciata.

C’è una cosa la cui totale assenza stravolge il romanzo di Nabokov: dov’è infatti la micidiale ironia ed autoironia del monologo di Humbert? Dov’è la satira feroce di Nabokov? L’Humbert di Nabokov è personaggio complesso, è un manipolatore e, almeno all’inizio non è innamorato di Lolita. La sua è attrazione erotica e basta. E’ un rapace. L’Humbert di Lynes nelle scene iniziali in casa Haze sembra quasi essere lui il sedotto piuttosto che il seduttore, si innamora subito perdutamente di Lolita e quello che emerge dal film è la drammatica e romanticissima figura di un uomo dal cuore spezzato. Non ci sono sfumature, non ci sono chiaroscuri. Humbert-Irons è un uomo innamorato e basta.

L’Humbert di Nabokov non concede mai sconti a se stesso: sa perfettamente, all’inizio della sua storia con Lolita, che la sua è un’ossessione erotica ed una delle cose che rende interessante e non banale il personaggio è la graduale presa di coscienza, da parte sua, che questa ossessione erotica si va mutando lentamente ma inesorabilmente in amore fino al momento in cui, dopo la fuga di Lolita, si rende conto di “volerle bene” (nel senso più autentico di “volere il suo bene”) rendendosi conto infine di tutto il male che le ha fatto. Non dimentichiamo quando, nelle ultime pagine del romanzo, ammette con se stesso di avere “spezzato qualcosa dentro di lei”

Jeremy Irons
Jeremy Irons

Paradossalmente, la visione del film di Lyne mi ha fatto comprendere meglio il film di Kubrick: perchè alcune apparenti infedeltà al testo di Nabokov servono in realtà, a Kubrick, per esprimere con gli strumenti della cinematografia e con i suoi codici linguistici proprio l’ironia, il sarcasmo, il doppio registro del comportamento di Humbert che riesce a fare emergere dalla straordinaria mimica facciale di James Mason. L’Humbert di Mason-Kubrick pronuncia parole che sono contraddette dall’espressione del volto, abbiamo sempre l’impressione di trovarci di fronte ad un doppio livello di comunicazione ed è questo che lo rende interessante. I personaggi del film di Lyne sono invece quello che appaiono. C’è solo un testo, senza alcun sottotesto. C’è la banalizzazione al posto della complessità. L’illustrazione didascalica al posto della espressione artistica tradotta da una forma d’arte (la scrittura) ad un’altra (quella dell’immagine).
La versione di Kubrick, che poteva sembrare troppo libera e piena di tagli riusciva a fare una cosa importantissima: rendere sfuggenti e sottilmente sgradevoli tutti i personaggi della storia, proprio come essi sono nel libro di Nabokov.

Di tutto questo gli attori — ripeto, bravissimi — sono assolutamente incolpevoli. Loro fanno quello che viene imposto loro dal taglio, dalla chiave di lettura della storia decisi dal regista.

Come posso prendermela, ad esempio, con Melanie Griffith, se Lyne le ha fatto impersonare una Charlotte Haze troppo bella, troppo elegante, troppo raffinata, sciocca, si, ma sicuramente non insopportabile e che quindi non ha nulla a che spartire con la grassa e poco attraente Charlotte Haze di Nabokov? Quanti uomini darebbero della “mucca” a questa smagliante Charlotte-Griffith?

Melanie Griffith
Lolita Lyne

E a proposito della morte di Charlotte: approfondimento psicologico del comportamento di Humbert prima e immediatamente dopo la morte della moglie… zero. Ma posso mai prendermela con Jeremy Irons, se il copione prevedeva lo zero? Lui fa (benissimo) quello che gli è stato chiesto di fare.

Stendo un velo pietoso sulla sequenza finale dell’uccisione di Quilty da parte di Humbert: semplicemente disgustosa, inutilmente e stupidamente splatter. Se penso a come l’omicidio di Quilty-Peter Sellers da parte di Humbert-James Mason era stata affrontata e risolta da Kubrick mi viene solo da dire: “Signore e Signori, la classe non è acqua!”.

Mi ha incantata invece la Lolita di Dominique Swain. Nella costruzione del suo personaggio Lyne ha dato a mio parere il meglio del film: gli innumerevoli primi piani per Lolita con l’apparecchio ai denti, Lolita imbrattata di rossetto, Lolita che mangia una mela, Lolita piangente e disperata, Lolita esterrefatta ed umiliata quando Humbert le molla uno schiaffo, Lolita e il suo continuo masticar chewing gum… Lolita con gli occhiali, Lolita sciatta e già vecchia a diciassette anni… Dominique Swain riesce ad essere maliziosa, ingenua, seduttiva, dolce ma anche volgare, irritante, insopportabile, tenerissima, rompiscatole… proprio come Lolita. Bravissima.

Dominique Swain

Ho letto che Lyne ha selezionato più di 2.500 ragazzine e secondo me l’ha proprio trovata, quella giusta. Dominique Swain era una quindicenne studentessa della Malibu High School : apparentemente una ragazzina come tante ma con una freschezza ed un fascino speciali, una vera ninfetta nel senso che questo termine dava Nabokov.

Dominique Swain

Ho letto anche che per il film Lyne (regista, ricordo, di Nove settimane e mezzo, Proposta Indecente, Attrazione Fatale, Flashdance) si è avvalso dei consigli del figlio di Nabokov, Dmitri. Prendo atto e mi genufletto. Detto questo, il fim continua a sembrarmi corretto ma insipido e descrittivo.

Mi piacerebbe molto leggere pareri di altre persone che oltre ad avere letto il romanzo di Nabokov abbiano anche visto sia la trasposizione cinematografica di Kubrick che quella di Lyne.

Dominique Swain

Lolita (1997) Regia: Adrian Lyne, Sceneggiatura: Stephen Schiff basata sul romanzo di Vladimir Nabokov, Fotografia: Howard Atherton, Scenografia: John Hutman, Costumi: Judianna Makovsky, Montaggio: Julie Monroe, Musica: Ennio Morricone
Interpreti: Jeremy Irons, Dominique Swain, Melanie Griffith, Frank Langella, Suzanne Shepherd, Keith Reddin, Erin J. Dean, Joan Glover, Pat Pierre Perkins, Ed Grady, Michael Goodwin, Angela Paton, Ben Silverstone, Emma Griffiths, Malin, Ronald Pickup, Michael Culkin, Annabelle Apsion, Don Brady, Trip Hamilton, Michael Dolan, Hallee Hirsh
USA – Francia, 1997, Durata: 2h. 17′

  • L’Intervista a Dmitri Nabokov sul film di Lyne >>
  • Su NSP

Lolita – Vladimir Nabokov
Lolita – Stanley Kubrick

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23 risposte a LOLITA – ADRIAN LYNE (1997)

  1. utente anonimo ha detto:

    da Giuliano:
    Come si possa ricavare o meno un capolavoro partendo da un qualsiasi soggetto (non necessariamente un libro) è uno dei grandi misteri del cinema…
    Io penso che qui, al di là delle questioni tecniche, emerga quello che abbiamo dentro. La tecnica è fondamentale, ma è una cosa che si impara. Le altre cose no, chi non le ha dentro non le tirerà mai fuori: Adrian Lyne è uno bravo, ma non è un fuoriclasse come Kubrick.

  2. utente anonimo ha detto:

    Cara Gabriella, perdonami se parlo di Marai a commento di un post dedicato a Nabokov, ma volevo soprattutto ringraziarti per il tuo passaggio. So bene quanto ti piaccia Marai: sono una tua lettrice affezionata, anche se “silenziosa”, e mi sono decisa a leggere “Le braci” proprio grazie ad un tuo post dedicato ad un altro suo libro. Considero questo tuo blog una “miniera d’oro” in quanto a preziosissimi consigli di lettura! Grazie!🙂
    A presto, Serena

  3. utente anonimo ha detto:

    Salve ho appena letto il tuo articolo, credo che stiamo vivendo una sorta di contemporaneità d’azioni…mi spiego meglio, dopo aver letto le ultime pagine del libro la scorsa settimana è sbucato a sorpresa la versione di Kubrick in tv (vista e stravista) così come quella di Lyne anni fa, ma il bello deve ancora venire, in DVD non esiste quindi vai di Peer2Peer per tenermelo accanto. Appena faccio questo trovo un forum in cui se ne parla proprio la settimana prima, e adesso il tuo commento di lunedì…Incredibile! Sotto pseudonimo “MrStevens” su YouTube http://www.youtube.com/watch?v=qZ4i3RoNxwU ho lasciato un commento proprio riportando le parole del figlio di Nabokov. Non riesco proprio a spiegarmi questa contemporaneità di eventi…ma spero che leggendo il mio commento su youtube possa anche tu vedere tratteggiarsi quel dolce mistero che anche la versione di Lyne nasconde…
    Danilo

  4. utente anonimo ha detto:

    Aspettavo, prima o poi, questo tuo post e sapevo che non avresti tardato😉
    Le tue osservazioni, sulle pecche nella versione di Lyne sono puntuali, riescono a cogliere quello che in effetti, stride alquanto, ovvero: che fine ha fatto il sottile sarcasmo (amaro sì, ma sempre sarcasmo) del nostro Humbert?
    Mah, che dirti, le risposte potrebbero essere molteplici. Quel che un autore si permette quando scrive è molto diverso da quello che può permettersi un regista. Sulla carta è molto più facile descrivere le contraddizioni d’un personaggio, perchè ha molteplici parole per poterlo fare ed è completamente libero dalle sequenze, dalla durata ecc. In un film si è costretti a rispettare regole e tempistiche molto più rigide; credo che qualunque regista si trovi costretto a dover seguire una via soltanto (forse è proprio questo il motivo che rende i films tratti da grandi romanzi quasi sempre deludenti).
    Purtuttavia, Lyne (come dicevi anche tu) si è potuto permettere una Lolita davvero formidabile (e non esagero) che Kubrick non poteva permettersi di rappresentare. Una ragazzina scaltra, maliziosa, odiosa, provocante tra rossetto e gomma americana. Mi sono rimaste in mente tutte le sequenze in cui Lyne fa sì che Lolita si strofini volutamente ad Humbert, ora con il piede, ora con la coscia. Ed è davvero stridente ma riuscitissimo vedere il contatto tra la scarpa coi calzettoni e i calzoni da uomo.
    Persino la Lolita caduta in una sciatteria e in una remissività passiva mi è sembrata perfetta.
    Le musiche, e la voce fuori campo che riporta fedelmente passaggi del romanzo cruciali. Il lungo monologo iniziale in cui questo strano Humbert soltanto vittima tenta di spiegare, quasi di giustificarsi contrapponendo il suo piccolo trauma giovanile con quella che poi divenne la sua mania da adulto, un voler spiegare quasi perché la sua ossessione sia cosa diversa da quella che oggi definiremmo pedofilia. Insomma, di argomentazioni ce ne sono e ce ne sarebbero. Le mie tutte in positivo, o quasi.
    Poi, in ogni caso, un libro, un film, un quadro ecc. sono delle opere artistiche e in quanto tali è giusto lasciarsi trasportare dalle sensazioni. Ecco molte sensazioni non si possono chiosare.
    E quindi, tra le due versioni vedrei mille volte quella di Lyne, senza nessun indugio.

  5. gabrilu ha detto:

    Giuliano
    quello che dici tu io l’ho sempre individuato in qualcosa che nel mio personalissimo lessico chiamo “il colpo d’ala”. Ciò che fa di un libro o di un film anche imperfetto qualcosa comunque di speciale, di inimitabile.
    Per come la vedo io, la Lolita di Kubrick è un film imperfetto ma ha “il colpo d’ala”, La Lolita di Lyne è un ottimo film ma il colpo d’ala non ce l’ha.
    In letteratura, l’esempio che mi viene sempre in mente è Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa vs. I Vicerè di De Roberto.
    Serena
    Nessun problema di “fuori argomento”, tranquilla.
    E poi, mi fai anche i complimenti ^__^
    Ciao e grazie 🙂
    Danilo
    Hai ragione, capitano a volte situazioni/coincidenze come quella che descrivi: di una persona, di un libo, di un film, di un argomento non si parla mai o si parla poco e poi ad un certo punto, improvvisamente e contemporaneamente, se ne parla in luoghi diversissimi e lo fanno persone che non hanno alcun contatto tra loro.
    Ho letto il tuo commento su YouTube e ti ringrazio molto di averlo segnalato. So che il mio parere su questo film è di netta minoranza. Se vai a scorrere i commenti sulla pagina di IMDB su circa una cinquantina di interventi, un buon 80% se non di più sono di persone entusiaste.
    Ciao e grazie 🙂

    Francesca
    Concordo assolutamente con te su tutta la parte che riguarda Dominique Swain-Lolita e tutte le scene e le sequenze che hai elencato (che non ripeto). Secondo me costituiscono, come avevo accennato già nel post, il vero punto di forza del film. E’ anche per questo che ho messo tante foto di questa nostra ninfetta (e tante altre avrei voluto metterne).
    Per il resto… è chiaro che ognuno di noi poi quando legge un libro e/o vede un film ci mette molto del suo (ed è normale che sia così, solo le persone in mala fede possono parlare di “critiche obiettive”).
    Grazie per aver lasciato questo commento e soprattutto di averlo argomentato. Il che significa che hai investito tempo e cervello per rispondere, e questo non succede spesso, nei commenti ai blog ^_^

  6. GalassiaLibri ha detto:

    Carissima,
    dopo averti curiosamente indotto a questo post (non è il solo in cui spero, come ben sai ci sono altri pareri che mi interessano – e sono una donna paziente io ;-)) il minimo che possa fare è confrontarmi piacevolmente con te.
    Io vado molto di pancia e mi riesce difficile scrivere un pezzo di critica puro proprio perchè l’entusiasmo artistico è qualcosa è un sentimento ostico da argomentare. Ma qui usciamo fuori argomento e, dunque, mi fermo.
    Eppero, Nabokov, che grande! che fuoriclasse! Nessun regista mai avrebbe osato quanto lui con la sua penna. Nessuna Lolita cinematografica sarebbe mai esistita. La personalità e l’individualismo è la maggiore e migliore qualità che mi aspetto quando mi accosto ad una qualsiasi opera d’arte. In fondo, che sia meglio quello di Kubrick o quello di Lyne ha poca importanza; rimane imprescindibile l’ispirazione e tutto quello che resta nell’anima di chi legge e/o guarda.
    Comunque, sono curiosa – ancora – di sapere dove pende il piatto della bilancia: Gattopardo o Vicerè?

  7. gabrilu ha detto:

    Francesca
    Per me non c’è dubbio: Gattopardo batte Vicere alla grandissima e di molto, eh, di molto…
    Nabokov: ho iniziato ieri “Autres rivages”, la sua autobiografia che in italiano era stata pubblicata da Mondadori negli anni ’60 e poi è scomparsa dalla circolazione. La ripubblicherà fra poco Adelphi ma io l’ho trovata nei pocket a Parigi non ho resistito alla tentazione (tra l’altro, solo 6,00 Euro!) e l’ho comperata in francese.
    Ne ho letto solo una ventina di pagine e già posso ri-dire per la centesima volta: quell’uomo era un genio.
    Chiaro che appena lo finirò ne parlerò in modo più decente. O almeno ci proverò. Per ora mi limito ad emettere mugolii di goduria ad ogni pagina🙂

  8. utente anonimo ha detto:

    Eh no, questo è un colpo basso😉
    Dovrei starmene buona buonina in attesa… Va be’, vedrò come posso organizzarmi, costi quel che costi😉
    Peraltro, ne La vera vita di Sebastian Knight Nabokov polemizza contro i biografi – e non solo – dei romanzieri; il protagonista è il biografo del suo stesso fratello, al quale ordina di distruggere ogni sua scrittura privata, comprese le stesure non definitive dei romanzi. Un gioiellino!

  9. gabrilu ha detto:

    Francesca
    cerca di consolarti pensando che tu hai letto libri di Nabokov che io ancora no… (smile)

  10. GalassiaLibri ha detto:

    Ok, lo ammetto: l’ho comprato in una libreria francese on line. tutta colpa tua😉
    Non vedo l’ora che arrivi. Domani dovrebbe arrivarmi anche il mattoncione d’elite dei racconti.
    Aspetto con molta ansia, i libri e il tuo post antesignano😉

  11. gabrilu ha detto:

    Francesca
    A questo punto mi sento molto responsabile… 0__0
    Ma sono anche — lo ammetto — abbastanza tranquilla sull’esito della lettura ^_*

  12. utente anonimo ha detto:

    Cara Gabriella la prima volta che ho visto Lolita di kubrick avevo 10 anni e successivamente a 14 ho letto sia il libro e ho visto il film di Lyne.Trovo che la tua analisi sia giusta.il film di Kubrick x me è perfettamente riuscito anche se in alcune sequenze ha 1 ritmo troppo pacato.Parlando poi del libro non posso non dire che è sotto ogni aspetto 1 capolavoro.Ho trovato sublime la parte finale,ovvero il pentimento,la redenzione,la disperazione di Humbert.Il film di Lyne nonostante alcuni pareri negativi lo trovo eccellente.Gli attori nel loro ruolo sono dei fuoriclasse in particolare Jeremy irons e Dominique Swain.L’aspetto ke ho preferito del film è la straordinaria versatilità del genere:a momenti commedia,leggermente erotico in altri,e poi drammatico e thriller negli ultimi….ke dire….una storia unica!

  13. utente anonimo ha detto:

    Concordo quasi su tutto, vorrei sapere però che versione di FILM ha visto il critico, perchè nel DVD attualmente in commercio NON VI E’ traccia dell’uccisione "splatter" di Quilty.
    Mi piacerebbe sapere chi è quel disgraziato che si è permesso il taglio!!!

    Stefano B

  14. gabrilu ha detto:

    Stefano B
    Maddavero?! Nel DVD non c’è la lunga sequenza dell’uccisione di Quilty?! Non lo sapevo…
    Io il  film  l’ho scaricato  in versione originale dalla Rete  e non ho visto il DVD in commercio.
    Continuo a ritenere orrenda quella  sequenza, ma sono d’accordo con te che doveva rimanere.
    Grazie e ciao  :-) 

  15. DROMO ha detto:

    Questo di Adrian Lyne – come direi tutti i suoi – è un film decisamente mediocre, epidermico, è non starei a far paragoni con il romanzo da cui è tratto, o meglio lo possiamo fare certamente, ma un film è cosa troppo diversa dal romanzo, non ha praticamente nulla a che vedere, alla fine. Questo Kubrik lo sapeva perfettamente. Lui, il personaggio è solo un patetico innamorato, avrebbe dovuto inscenare quanto meno lo stesso distacco e la stessa ossessione erotica ( non sentimentale) che aveva nel Danno. Lei mi pare troppo bella, troppo cosciente, pare conduca il gioco lei. In tutto questo trovo un fondo di moralismo fastidioso. Se avesse mostrato una ninfetta davvero si sarebbe probabilmente scontrato con dei problemi di produzione. Kubrik faceva quel che voleva invece ( tra film e film si possono fare confronti più proficui perché utilizzano lo stesso linguaggio)

  16. gabrilu ha detto:

    DROMO
    Su molte cose concordo (e si possono evincere anche da ciò che ho scritto nel post).
    Su altre meno, ma non sono importanti.
    L'unica cosa su cui mi sento di dire la mia è quando  scrivi "Kubrick faceva quel che voleva".
    No, Kubrick non ha potuto affatto fare quel che voleva, aveva troppi vincoli derivanti dall'epoca, dalle regole  "morali" di quel tempo etc. etc. etc.

    Eppure,  nonostante tutti i  difetti, il suo film è ancora oggi emblematico proprio perché è riuscito a rendere  — nonostante tutto —  il senso di  "Lolita" pur dovendosi Kubrik muovere all'interno di  una rete di lacci e laccioli… come  — con orrida espressione  —  si  direbbe oggi.

    Per la serie: se uno è bravo, non ci sono lacci che tengano. La sua bravura emergerà comunque.

    Ciao

  17. DROMO ha detto:

    Kubrick sceglieva tutto. Dal singolo collaboratore, alla storia, all'attore, alla location, alla strumentazione, ogni cosa. Questo dopo Spartacus. Come lui ce ne sono stati pochi altri, Fellini per esempio, o Allen, Bergman. Ma già Fellini ha dovuto lottare di più, con i produttori intendo. Poi certo, ogni artista è figlio della sua epoca e dire "faceva quel che voleva" ha senso fin lì. E' come dire: ha fatto qualcosa di "nuovo", che nuovo non può essere pena l'irriconoscibilità etc. Quando dico che faceva quel che voleva intendo che era un genio all'opera. Il risultato parla da sé: riesce a parlarci ancora da laggiù. Se uno è bravo, non ci sono lacci che tengano, sì.

    In ogni caso la sua preoccupazione non era per me trasportare visivamente il romanzo sulla pellicola, perchè questa intenzione è dei mediocri; un artista del suo calibro non gli importava fare il bignami della situazione, fare un film didascalico, come invece, che so, è successo con La strada, il film tratto dal libro di McCarthy. Dove uno si sente in grado di dire: non ho voglia di leggere il libro allora mi guardo questo film, che è più corto e ma la cavo in due ore  e ci sono le cose più salienti. Il fine non è riportare il libro su pellicola, non per Kubrick. E' più probabile pensare che lui avesse bisogno di storie di altri perchè non era in grado di scriverne di soddisfacenti da solo. Ma una volta scelta la storia, è l'immagine a guidarlo e a rendere il suo un film,  "ispirato" a quella storia, ma qui l'analogia finisce. Per esempio, non ricordo bene, ma non mi pare che in Shining ci sia la cascata di sangue che esce dall'ascensore. Apportando delle scelte di radicalità diverse rispetto al testo scritto, si ha o un film didascalico, che sottostà allo scritto ( un film sostanzialemente inutile, anche se piacevole), oppure se le scelte non solo deviano necessariamente dal testo ( una cernita di situazioni, di tagli al o ai personaggi etc)  ma vanno ad aggiungere e a manipolare profondamente la materia visiva si avranno molti più pericoli, e se tutto va bene  – e di solito no –  un'opera autonoma, come deve essere.

  18. gabrilu ha detto:

    DROMO
    Questa volta concordo su tutto. 

    Specialmente quando scrivi:

    "In ogni caso la sua preoccupazione non era per me trasportare visivamente il romanzo sulla pellicola, perchè questa intenzione è dei mediocri; un artista del suo calibro non gli importava fare il bignami della situazione".

    Infatti non  è un caso che Nabokov, che aveva aveva dedicato tanto tempo alla sceneggiatura, non  se l'è presa più di tanto quando poi ha visto che Kubrik faceva di testa sua (e Nabokov, sappiamo, non era uno che lasciava correre   tanto facilmente, eh…).
    Ha riconosciuto  l'originalità del lavoro di K. ed ha considerato la propria sceneggiatura   come un lavoro autonomo e a parte, come una  "seconda Lolita" e l'ha pubblicata come tale.

    La riprova di quel che dici (e su cui, ripeto, sono d'accordo)   l'abbiamo poi non soltanto con Shining,  (il cui libro per la verità non ho letto) ma con "Barry Lyndon"  e "Eyes wide shut" —  diversissimi dal Barry Lyndon di Thackeray e da "Doppio sogno" di Schnitzler (testi che invece ho letto, e su cui mi sento di parlare).
    Ciao  e grazie  🙂

  19. DROMO ha detto:

    Grazie a te. a presto.

  20. morgana ha detto:

    Concordo quasi in toto con te. Lyne ha reso il film in modo magistrale ma purtroppo scena dopo scena prende forma un Humbert assolutamente sedotto e corrotto da Lolita, questa Lolita non rispecchia la bambina del libro che seppur smaliziata sembra inizialmente ricercare le attenzioni di un padre ed è Humbert che con il suo atteggiamento ambiguo (il leccargli l’occhio, il suo toccarla ovunque mentre sono stesi in giardino in compagnia della madre) la porta successivamente a confondere il gioco del sesso con un sano rapporto padre-figlia. Molte cose sono esageratamente accentuate come le continue seduzioni di lolita..il toccarlo, il provocargli volutamente una eccitazione, infine nel libro non c’è mai menzione di un godimento da parte di Lolita che accetta passivamente con rassegnazione ed una enorme tristezza e disagio i continui rapporti a cui Humbert la sottopone..verità confermata da lui stesso nel libro dicendo che sa che Lolita non potrà mai perdonarlo per la lussuria che le ha inflitto.

  21. Matthew McLeod ha detto:

    Io trovo la versione di Lyne assolutamente struggente e per questo mi piace moltissimo…ha proprio colto l’essenza del romanzo trasferendolo per un pubblico anni ’90.Certo,Kubrick non si discute,ma siamo sempre nel 1962,teniamone conto.
    Certo,perde un pò l’ironia presente nel romanzo (e in Kubrick),ma acquista REALTA’ (parere personale).

  22. gabrilu ha detto:

    @Matthew McLeod
    che dire?Quello che penso l’ho già messo nel post. Film eccellente, impeccabile ma… se (come tu stesso dici) togli l’ironia (gli ammiccamenti e le citazioni intertestuali — a Proust in primis –, così importanti nel libro ma che ovviamente non posso pretendere da un film)… che cosa rimane? La “realtà”, tu dici. Sarà vero, ma,a mio parere, una realtà molto banalizzata…
    Grazie per il contributo, che dimostra ancora una volta quanto Nabokov e le sue Lolite siano sempre vitalissimi e non smettono di fare riflettere e discutere 🙂

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