MEPHISTO – ISTVÁN SZABÓ (1981)

Brandauer Mephisto
Klaus Maria Brandauer (Hendrik Höfgen)

Germania, Anni '30. Hendrick Höfgen (Klaus Maria Brandauer) è un attore di grande talento e ambizione che lavora in un teatro di Amburgo, ma sogna di farsi conoscere in tutta la nazione.

Assistendo da dietro le quinte all'enorme successo che riscuote Dora, un'attrice sua amica che in quel momento è al culmine della carriera è sconvolto dall'invidia e dalla gelosia. Lui è solo un attore di provincia. Ha un'amante, Juliette Martens (Karin Boyd), che è anche la sua maestra di danza. Juliette è l'unica che conosce il suo vero nome, Heinz.

Brandauer Mephisto

La partner del lavoro teatrale in cui Hendrik sta attualmente recitando è Nicoletta von Niebuhr (Ildikó Bánsági). Heindrick si innamora della sua migliore amica, Barbara Bruckner (Krystyna Janda), di ricca e aristocratica famiglia e la sposa.

Mephisto
Nicoletta von Niebuhr ( Ildikó Bánsági) e Barbara Bruckner (Krystyna Janda)

Mephisto

Hendrick, che esalta il teatro marxista e professa teorie brechtiane, una sera provoca platealmente Hans Miklas (György Cserhalmi), un attore di second'ordine che si dichiara filo-nazista.
La sua carriera sembra essere compromessa ma Dora, generosamente, lo raccomanda ad un famoso produttore.

(Hendrik, da vero gentiluomo, il giorno dopo le invia un mazzo di fiori e un biglietto con scritto "Danke")

Höfgen diventa famoso negli ambienti di sinistra per i suoi ideali comunisti e per le sue qualità di attore, danzatore e cantante. L'apice del successo arriva però con Goethe e l'interpretazione del ruolo di Mephisto, il diavolo che offre a Faust il famoso patto: la sua anima in cambio di giovinezza, sapienza, potere.

Mephisto

Quella stessa notte Dora gli comunica di essere in partenza per l'America, prima che sia troppo tardi. Ad Hendrik che, stupito, le chiede perchè vuole lasciare la Germania Dora risponde: "Perchè qui il sipario si sta chiudendo, non te ne acccorgi?".

Ma Hendrick, la cui carriera è in ascesa, non vuole accorgesene, finge di non vedere. Vive negando quello che sta succedendo (la presa del potere di Hitler).

Mephisto

Anche sua moglie Barbara che, sebbene appartenente ad una famiglia molto altolocata è di posizioni liberali e democratiche ed ha in orrore il nazismo decide di andarsene dalla Germania e si trasferisce a Parigi dopo una violenta scena in cui cerca di convincere il marito a fare come lei.

Mephisto

Ad Hendrik capita un'occasione d'oro: andare in Ungheria a girare un film. Potrebbe non tornare più in Germania, ha l'occasione di rimanere anche lui in esilio all'estero, ma sa che fuori dalla Germania non farà più carriera. Il successo, la carriera, per lui contano più di qualunque altra cosa. Decide così di tornare a Berlino.

Ha un altro gran colpo di fortuna: Lotte Lindenthal (Christine Harbort), un'attrice amante del potentissimo primo ministro nazista lo aiuta a ricostituirsi una reputazione.

(Hendrik, da vero gentiluomo, il giorno dopo le invia un mazzo di fiori e un biglietto con scritto "Danke")

Mephisto

Hendrick Höfgen ha l'occasione di interpretare di nuovo il ruolo di Mephisto. Certo, questo significa dover lavorare con Miklas, il nazista suo vecchio nemico. Certo, questo significa dover rendere omaggio al nazista amante di Lotte, ma che importa? Lui è un attore, e che c'entra un attore con la politica? Un attore ha bisogno di un palcoscenico.

L'aveva ben detto, un giorno, a Juliette: "Anch'io sono di carne ed ossa, ma gli occhi non sono i miei occhi, le gambe non sono mie, la mia faccia non è mia, il mio nome non è il mio nome, perchè io sono un attore!"

Del resto, le soddisfazioni non tardano ad arrivare: il potente primo ministro, proprio lui, diventa un suo grande ammiratore. Lo invita nel suo palco, si congratula pubblicamente con Hendrik.

Mephisto Brandauer

Posa anche, come modello, per una scultrice nazista fanatica. Juliette è di nuovo la sua amante, ma Juliette, diversamente da Hendrik, non può cambiare la sua situazione: è vero che è figlia di genitori tedeschi, che è cittadina tedesca, che non è ebrea ma… è una nera che vive in una società ogni giorno più razzista. Ormai non può più nemmeno uscire per strada, vive chiusa in casa, il pericolo per lei aumenta ogni giorno che passa.

Intanto, Hendrick diventa una celebrità e quando Miklas, compreso che cosa significhi davvero il nazismo lo rinnega e si mette a capo di un movimento di protesta Hendrik (che prima si atteggiava a comunista) è uno di quelli che non ne vuole nemmeno sentire parlare. Hendrik ha ormai venduto la sua anima al diavolo in cambio di celebrità e gloria. Sul palcoscenico è Mephisto, ma nella vita è solo Faust.

Mephisto Brandauer

Mentre Miklas viene assassinato, la fedeltà di Hendrik ai nazisti gli fa guadagnare la promozione a direttore del più importante teatro di Berlino. I nazisti però hanno scoperto la sua relazione con una donna nera ed Hendrik ottiene che Juliette — di cui i nazisti vogliono sbarazzarsi — possa lasciare incolume la Germania. Come direttore del teatro Hendrik deve accettare parecchi compromessi, come licenziare vecchi amici e lavoratori ebrei.

A Vienna va a trovare Juliette. E' l'unica donna con la quale si confida, però alla fine dell'incontro le dice che non la rivedrà più e le chiede di non scrivergli più. E' troppo pericoloso. Intende pericoloso per lui, ovviamente.

Mephisto Brandauer

A Parigi per lavoro (ormai è l'ambasciatore culturale all'estero del Grande Reich) va poi a trovare Barbara. Barbara tenta ancora una volta di farlo ragionare, è addolorata e indignata del suo comportamento di sostegno al nazismo, non capisce come possa continuare a chiudere gli occhi, gli chiede "Ma perchè resti a Berlino" e lui risponde: "Perchè lì ho successo, e se ho successo vuol dire che la gente mi ama…". Un inglese, seduto ad un tavolo vicino al loro, e che ha ascoltato sempre più indignato la conversazione non si trattiene più. Si alza, gli si avvicina, gli molla uno schiaffo dicendogli sprezzante: "Questo per la sua Germania".

Mephisto

Vagando per le strade di Parigi Hendrick Höfgen si chiede quale opportunità potrebbe uno come lui avere in posto come questo. Certamente non di direttore del teatro nazionale…

Di nuovo a Berlino Hendrik divorzia da Barbara e chiede aiuto alla sua migliore amica, l'attrice Nicoletta, rimasta anche lei in Germania.
Nicoletta si dice disponibile ad aiutarlo.

(Hendrik, da vero gentiluomo, il giorno dopo le invia un mazzo di fiori e un biglietto con scritto "Danke")

Sposa Nicoletta.

Quando il suo vecchio amico Otto scompare, pensando di poter contare sulle sue realazioni privilegiate con i nazisti cerca di intercedere per lui con il primo ministro, ma questi lo tratta peggio di uno schiavo facendogli capire chiaramente chi sono i suoi padroni. Hendrik si rivolge a Lotte (l'amante del ministro) ma questa gli dice, serafica, che Otto si è "suicidato".

Hendrik interpreta adesso il ruolo di Amleto, altro grande successo. Certo, per mettere in scena Amleto ha dovuto prima tenere una conferenza stampa, bisognava giustificare la scelta di un testo inglese e Hendrik la giustifica (vale la pena riportare alcuni stralci della sua conferenza)

Karl Maria Brandauer

"Il principe di Danimarca è il salvatore del Nord, il cavaliere solitario pieno di ideali, primo fra tutti l'ideale della purezza del sangue e della razza. Amleto è un carattere complesso ma allo stesso tempo un grande, semplice uomo. E' il grande uomo del Nord. Uccide. E nella sua battaglia autodistruttiva ci mostra la strada verso il futuro. Non è un debole. Spesso gli attori lo hanno ritratto come un nevrotico, un rivoluzionario patologico, un tipo decadente. Ma Amleto è un duro. Dovete vederlo come un eroe energico e risoluto…"

Ovvio che con queste premesse, l'allestimento scenico non potrà che abbondare di corazze e di elmi nordici….

Mephisto

Il primo ministro si congratula con lui, lo invita a visitare il nuovo enorme stadio di Berlino e gli chiede (ma in realtà gli ordina) di mettersi a correre nel mezzo. Poi gli fa puntare contro dei riflettori enormi e gli grida beffardo: "Ti piace tutta questa luce, Höfgen? Volevi tanta luce, vero? Questa è la vera luce! Non credi?".

Mephisto

Mephisto

Mephisto Brandauer

Hendrik, accecato dai riflettori vaga al centro dello stadio chiedendosi disperato:

"Ma cosa vogliono da me? Dopo tutto, io sono solo un attore…"

Splendido affresco sul teatro e sulle difficili convivenze con il potere, Mephisto, presentato al Festival di Cannes del 1981, vinse l'Oscar 1982 per il miglior film straniero e il David di Donatello 1982 mentre a Klaus Maria Brandauer venne assegnato il David come migliore attore straniero.

Il film è ispirato al bellissimo romanzo di Klaus Mann (morto suicida nel 1949), scritto fra il '35 e il '36 dopo che la sua famiglia (Klaus è figlio di Thomas Mann) aveva lasciato la Germania all'avvento del nazismo. Attraverso il personaggio del protagonista, l'attore Henrik Höfgen, Klaus racconta i momenti più significativi della vita di un suo ex amico carissimo, il celebre attore Gustav Gründgens (marito, fra l'altro, della sorella Erika), un talento straordinario ma anche straordinariamente ambizioso. Con l'arrivo di Hitler al potere, Gründgens entra dapprima in crisi ma in seguito, sempre assetato di successo, non tarda a trovarsi delle ragioni, anche delle giustificazioni morali, per scendere a patti con i nazisti, diventando presto anzi un favorito di Göering e un esponente di primo piano del teatro di regime. Dall'esilio, Klaus Mann non perdonò a Gründgens il tradimento e scrisse contro di lui Mephisto.

La regia del film è di Istvàn Szabò, nato a Budapest nel 1938  e considerato uno dei protagonisti del rinnovamento del cinema magiaro. Sua è anche la sceneggiatura, scritta assieme a Péter Dobai. La fotografia è di Lajos Koltai, tutta con colori molto cupi (è anche per questo motivo che trarre immagini decenti dai fotogrammi non mi è stato facile) che rendono perfettamente il clima oppressivo del tema e del periodo storico nel quale il film è ambientato.

Pur attenendosi fedelmente alla fonte letteraria, Szabó attenua i toni satirici e grotteschi del romanzo di Klaus Mann, per accentuare invece l'aspetto più drammatico nel percorso umano di Höfgen / Gründgens. Il film è arricchito anche da un'interessante galleria di personaggi secondari, come la moglie di Höfgen, Barbara Bruckner (Krystyna Janda), la fascinosa attrice Nicoletta von Niebuhr (Ildikó Bánsági), la sua amante nera Juliette Martens (Karin Boyd) ed il generale Tábornagy (Rolf Hoppe), il potentissimo nazista nel quale è possibile intravedere la figura di Göering.

Ma staordinaria è soprattutto l'interpretazione di Klaus Maria Brandauer. Attore shakespeariano, regista ed attore al Burgtheater di Vienna, Brandauer è eccezionale, nella parte dell'attore destinato a vestire sulla scena i panni del demonio, ma nella vita quelli di un uomo che al demonio vende la sua anima.

Karl Maria Brandauer

Brandauer incarna tutte le sfaccettature del cedimento e della compromissione con il regime, cinematograficamente rappresentato con il procedere e ingigantirsi del suo rapporto con "il Generale" Tábornagy (Hermann Göring). Tutto un percorso di cedimenti scanditi dalla terribile domanda se sia più importante l'espressione artistica o il prezzo da pagare per poterla esprimere.

Fino alla sequenza conclusiva, con Höfgen che corre nell'enorme deserta arena berlinese inseguito dalle luci accecanti dei riflettori che gli fanno finalmente capire in quali tenebre senza fine sia, di fatto, sprofondato.

Anche se ambientato in Germania negli anni dell'ascesa al potere di Hitler e del nazionalsocialismo, Mephisto è anche una parabola che si applica a tutti i tempi perchè la storia raccontata nel film di Szabó diventa un'agghiacciante metafora dell'ambiguo rapporto fra arte e potere.

P.S. Ho visto per la prima volta questo film al cinema, regolarmente ed ottimamente doppiato. L'ho rivisto in questi giorni in lingua originale (tedesco) con sottotitoli inglesi. Posso assicurare  che sentire la recitazione originale di Brandauer  mi ha fatto   dimenticare di non conoscere  il tedesco.

Mephisto, 1981, Regia: István Szabó, Soggetto: Klaus Mann, Sceneggiatura: István Szabó e Péter Dobai
Interpreti e personaggi: Klaus Maria Brandauer (Hendrik Hoefgen), Krystyna Janda (Barbara Bruckner), Ildikó Bánsági (Nicoletta von Niebuhr), Rolf Hoppe (Tábornagy), György Cserhalmi (Hans Miklas), Ildikó Kishonti (Dora Martin) Péter Andorai (Otto Ulrichs), Karin Boyd (Juliette Martens), Christine Harbort (Lotte Lindenthal)
Scenografia: János P. Nagy e József Romvári, Fotografia: Lajos Koltai, Montaggio: Zsuzsa Csákány
Musiche originali: Zdenkó Tamássy, "Es Wird Gehn" (Reinitz, Klabund), "Lumpenlied" (Reinitz, Erich Muhsam), Mephisto-Waltzer (Franz Liszt), "Fruhlingsstimmen" (Johann Strauss), "Im Grunewald" Franz Meissner), "Mephisto-Improvisation" (Aladar Pege), "Ich wollt', meine Lieb' ergösse sich (Op.63-1)" (Felix Mendelssohn-Bartholdy, Heinrich Heine)
Ungheria, Durata: 144'

Gustav Gründgens
L'attore Gustav Gründgens, cognato di Klaus Mann, nel ruolo di Mephisto

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    7 risposte a MEPHISTO – ISTVÁN SZABÓ (1981)

    1. alexandra3 ha detto:

      Risvegli ricordi. Un film che vorrei vedere ora, da grande. Sono sempre stata affascinata da Klaus Maria Brandauer. Penso che fosse perfetto anche per il ruolo nel film tratto da Bruciante segreto di Zweig che lessi lo scorso inverno
      La versione di Faust che preferisco è quella di Marlowe (e un legame c’è se il protagonista interpreta Amleto, ma come se fosse un eroe del Pantheon nordico). Un Faust più scarno forse di quello di Goethe con delle irregolarità di sapore medievale.

      La cosa che mi piace di più, vedendo le immagini, è la fotografia. E il cinema nel teatro, forse perchè penso che il teatro abbia ancora quella naturalità che il cinema in certi casi (ma solo in certi casi) perde. Il teatro è multimediale senza perdere naturalità.
      Il finale lo vedo come un’estremizzazione, una perdita della naturalità (la luce dei riflettori diventa accecante nell’arena, un teatro dilatato). La colpa del protagonista.

      Grazie ancora per questi tuoi post.

      Alexandra

    2. utente anonimo ha detto:

      da Giuliano:
      Ecco un altro film che ci voleva!!
      Brava Gabriella, è un tema molto importante e purtroppo ancora molto attuale.

    3. gabrilu ha detto:

      Alexandra
      Mi fa piacere sapere che sei anche tu un’estimatrice di Brandauer.
      La fotografia del film è molto bella, molto “espressionista”, molto cupa.
      Ciao e grazie 🙂

      Giuliano
      Grazie, e sono contenta che approvi la scelta.

      C’è un (altro) tema molto importante, in questo film, che non ho sottolineato adeguatamente (ma solo perchè il post era già troppo lungo) ed al quale io sono particolarmente sensibile, e cioè quello della lingua

      Si tratta cioè del dramma che per un attore di teatro deve significare il trasferirsi all’estero dovendo quindi rinunciare alla propria lingua.
      Ovviamente nessuna giustificazione per Hoefgen/Grundgens, ma il problema è reale.

      Per un attore di teatro non poter recitare nella propria lingua è veramente una catastrofe. Un attore del cinema può farsi doppiare, un attore di teatro no. O si ricicla in un’altra lingua (ma è cosa difficilissima, risultar credibile in palcoscenico in una lingua che non è la propria) o la sua vita artistica e professionale è veramente distrutta, io credo.

      La cosa non è banale.

    4. utente anonimo ha detto:

      da Giuliano:
      Forse un parallelo si può tentare con Wilhelm Futwaengler, che da quel che ho capito era però sicuramente molto più ingenuo (pur nella sua grande cultura) rispetto a Grundgens.
      “Io mi interesso solo della Musica”: quante volte lo abbiamo sentito (e lo sentiamo) dire?

      Non so perché, ma questo film me lo ero completamente dimenticato; eppure me lo ricordo quasi scena per scena.

    5. gabrilu ha detto:

      Giuliano
      Tutti noi abbiamo pensato a Furtwangler. E’ il primo e classico esempio che a tutti viene in mente, quando si parla di arte, artisti e grado di compromissione con il Potere (l’altro esempio da repertorio manualistico — di segno opposto — è Toscanini, che si rifiutò etc. etc. l’aneddoto lo conosciamo tutti).
      Furtwangler e Toscanini sono dei classici dell’annedotica, ormai.

      ….Però Furtwangler e Toscanini erano musicisti, e la musica (qualunque sia lo strumento in cui sei specialista — ed a maggior ragione se sei direttore d’orchestra) la puoi suonare dappertutto, a prescindere dalla lingua del luogo.

      Ma un attore di teatro?! Che può fare un attore di teatro, se non può recitare nella sua lingua madre?

      L’eroe, certo. Può fare l’Eroe.
      Ma forse non tutti sono/ siamo fatti per essere eroi. Figuriamoci poi Eroi con la “E” maiuscola.

      Ripeto: non sto cercando di giustificare Hofgnen/Grundgens. Quello che mi interessa è non far passar sottogamba il problema della lingua per un attore di teatro.

      La tematica “artista/compromissione con il potere” era quella che interessava lo scrittore Klaus Mann quando scrisse il suo libro e il regista Szabo’ quando diresse il l film e su questo hanno entrambi puntato — giustamente: non si possono affastellare troppi temi “forti” tutti insieme, sennnò un film diventa una marmellata — rendendolo talmente determinante (ed importante, per carità!) che rischia però di far passare in secondo piano un altro problema che, umanamente ed artisticamente, io credo non sia da sottovalutare.

    6. madeinfranca ha detto:

      bisous-savasandire !

    7. Dragoval ha detto:

      Visto il film, letto il libro.( Già che c’ero,per rimanere in tema, ho visto anche “A torto o a ragione”).
      Tutti e due /tre scoperte magnifiche , di quelle che restano.
      Grazie 🙂

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