AUTRES RIVAGES – VLADIMIR NABOKOV

Autres Rivages
Vladimir NABOKOV, Autres Rivages (tit.orig. Conclusive evidence, 1951, poi Speak, Memory-An autobiography revisited, 1966,1967) traduz. dall’inglese al francese di Yvonne Davet, cap. XVI tradotto da Maurice Couturier, Gallimard, Collection Folio, numéro 2296, p.404, ISBN 2070384039

Fu scritto in inglese e pubblicato la prima volta a New York nel 1951 con il titolo Conclusive evidence.

Doveva essere “la prova conclusiva che sono esistito” ironizza Nabokov che nell’ introduzione all’edizione russa ci dice anche che la sua redazione fu lunga (dal 1946 al 1950) e faticosa perchè “la mia memoria era accordata su un certo diapason musicale, allusivo, russo, mentre avrebbe dovuto adattarsi ad un altro, inglese e circostanziato”

La genesi di questo libro e la scelta del titolo, o per meglio dire dei titoli, sono complesse, meritano d’esser ricordate seguendo il filo del racconto che Nabokov stesso fa, nella prefazione della traduzione in russo da lui curata.
Quando, infatti, si trattò di pubblicare l’edizione inglese, lui aveva pensato, in un primo momento, di intitolarla Speak, Mnemosyne.

Quest’idea di ricorrere a Mnemosyne, la Musa della Memoria venne però scartata: obiettarono a Nabokov che “le vecchiette  non sarebbero state invogliate a chiedere un libro del quale sarebbero state incapaci di pronunciare il titolo”. Si optò allora per Speak, Memory. In Francia il titolo scelto fu Autres rivages. In italiano il libro venne pubblicato da Mondadori nel 1962 tradotto da Bruno Oddera e con una introduzione di Giovanni Giudici con il titolo Parla, Ricordo ma poi, per quel che ne so io, è scomparso dalla circolazione ed oggi è introvabile. Adelphi lo ripubblicherà nel terzo volume dedicato alle opere principali di Nabokov curate da Brian Boyd e di cui proprio in questi giorni è arrivato in libreria il primo tomo. En attendent, io ho trovato a Parigi l’edizione francese e non ho resistito alla tentazione di comprarla.

Il volume Gallimard dal titolo Autres Rivages si rifà all’edizione americana Speak, Memory rivista e aumentata e comprende anche la prefazione inedita della traduzione che lo stesso Nabokov fece in russo. Si, perchè di tutte le opere da lui scritte in inglese, Nabokov scelse di tradurre lui stesso in russo quelle cui teneva particolarmente, e cioè Lolita e Speak, Memory. Delle difficoltà trovate da Nabokov nel tradurre dall’inglese alla sua madre lingua — il russo — questi due libri egli stesso parla sia nella prefazione dell’autobiografia sia in parecchie delle interviste contenute nel volume Adelphi che le raccoglie con il titolo Intransigenze

Nato nel 1899 a San Pietroburgo, Vladimir Nabokov apparteneva ad una famiglia della vecchia nobiltà russa. Autres rivages contiene i suoi ricordi personali che coprono un periodo di trentasette anni, dall’agosto 1903 a maggio del 1940.

La famiglia Nabokov

“Le berceau balance au-dessus d’un abîme, et le sens commun nous apprend que nostre existence n’est que la brève lumière d’une fente entre deux éternités de ténèbres”. Così recita il bellissimo incipit di questa che si presenta subito come un’ autobiografia molto particolare (d’altra parte, trattandosi di Nabokov non poteva essere che così): niente racconto cronologico, ma temi, immagini, sensazioni: “Una spirale colorata in una piccola palla di vetro, ecco come mi rappresento la mia vita” (p.347). Nabokov parla infatti di “un montaggio di ricordi”.

Un racconto di vita molto personale, dunque, il cui metodo consiste nell’esplorare le regioni più recondite del passato per rintracciarvi piste o correnti tematiche.

“Seguire disegni tematici […] attraverso la propria esistenza, questo deve essere, a mio parere, l’oggetto di una autobiografia” (p.34)
Ed in effetti, il libro è strutturato così. Linee direttrici principali e secondarie, molte delle quali ritroviamo poi anche nelle sue opere narrative: il gioco degli scacchi, per esempio. O il tema dell’arcobaleno. Gli innumerevoli sentieri e viali di parchi e foreste. Le farfalle, naturalmente, e “il fascino dei misteri del mimetismo” di cui sono capaci certi animali: “Scoprii nella natura i piaceri non utilitari che cercavo nell’arte. L’una e l’altra essendo una forma di magia, l’una e l’altra essendo un gioco in cui si aggrovigliano incanto e soperchieria” (p.159)

Le “allucinazioni visive e auditive” e l’ “ascolto colorato” di cui Nabokov era affetto. La sua cromestesia, e cioè il vedere le lettere dell’alfabeto colorate. La sua facoltà acuta “pressocchè patologica, di rivedere in spirito il passato” (p.95) e i molti fenomeni di memoria volontaria ed involontaria (moltissime pagine di Nabokov hanno incredibili analogie ed assonanze con l’opera di Marcel Proust, a mio parere). Il tema del tempo (altro tema tipicamente proustiano) o meglio, come dice Nabokov la “negazione del tempo”: “Confesso di non credere al tempo […] e il momento in cui gioisco di più della negazione del tempo […] è quando mi trovo in mezzo a farfalle rare e piante di cui esse si nutrono. Sono in estasi, e dietro questa estasi, c’è qualcos’altro, difficile da spiegare. E’ come un vuoto momentaneo nel quale si riversa tutto ciò che amo”

L’insonnia, dovuta soprattutto alla reticenza di abbandonarsi al sonno, perchè il sonno “è il tradimento della ragione, dell’umanità e del genio che avviene tutte le notti”. “Detesto Morfeo” troviamo scritto a pag. 137.

Scritto con precisione, pudore e senso delle sfumature, Autres Rivages è anche un’affascinante galleria di ritratti, di “quadri” di un’infanzia russa in una famiglia aristocratica democratica prima della rivoluzione del 1917.

Ci sono le magnifiche descrizioni della casa dei Nabokov a San Pietroburgo ma soprattutto della grande villa in campagna a Vyra, a circa 75 km. da San Pietroburgo in cui la famiglia trascorreva l’estate. Per Vladimir, la casa di Pietroburgo rimase per sempre “l’unica casa” nel mondo. Anche quando divenne ricco, non acquistò mai un’altra casa e preferì sempre vivere in alberghi.

Ad Alvin Toffler che nel 1964 gli chiedeva come mai non avesse mai acquistato una casa in America nonostante ci vivesse ormai da vent’anni Nabokov rispose: “La ragione principale, la ragione di fondo, è, immagino, che solo una copia esatta dell’ambiente della mia infanzia mi avrebbe soddisfatto. Non riuscirei mai a trovare qualcosa che sia all’altezza dei miei ricordi — e allora perchè tormentarmi con approssimazioni senza speranza?”

Casa Nabokov a San Pietroburgo

La maggior parte dei ricordi riguardano le estati trascorse a Vyra. Vyra, con il suo parco sterminato, una servitù composta da cinquanta domestici, giardinieri, due autisti, cocchieri. Una enorme villa dotata di cinque sale da bagno e “un numero imprecisato di lavandini”.

Vladimir Nabokov a Vyra
Vladimir con i genitori, a Vyra

Leggiamo di giornate (doccia ogni mattina, bagno tutte le sere) in cui il piccolo Vladimir impara a leggere prima in inglese che in russo, della nascente passione per l’entomologia e dei primi infantili tentativi di scrittura; assistiamo alla sfilata delle innumerevoli governanti inglesi, francesi e svizzere cui segue la sfilata dei giovani precettori russi. Tutti (bambinaie, governanti e precettori) abitavano con la famiglia e la seguivano nelle lunghe permanenze all’estero, nelle stazioni termali di Wiesbaden o di Biarritz.

E proprio l’attuale Quinto Capitolo dedicato ad una di queste governanti, la svizzera Mademoiselle, costituì il nucleo originario del libro di ricordi. Venne scritto in francese a Parigi con il titolo Mademoiselle O e pubblicato da Jean Paulhan nel 1936 e successivamente tradotto in inglese quando Nabokov si stabilì negli Stati Uniti. Il racconto Mademoiselle O è — detto per inciso — presente nella raccolta Una bellezza russa ed altri racconti recentemente pubblicata da Adelphi.

E poi, da un giorno all’altro, la perdita di tutto: “tutto questo, il destino, un giorno, l’ha impacchettto e l’ha gettato a mare, separandomi completamente dalla mia adolescenza.” Ma — aggiunge qualche paragrafo oltre “Questa frattura nel mio destino mi procura, quando ne faccio un esame retrospettivo, una scossa che per nulla al mondo vorrei non avere conosciuto”.

Ed ecco dunque il racconto della fuga di tutta la famiglia dalla Russia, gli anni dell’università al Trinity College di Cambridge prima e poi la vita da émigré a Berlino, dove Vladimir si guadagna da vivere dando lezioni private di inglese e francese e scrivendo racconti per le riviste dell’ emigrazione russa.

Famiglia Nabokov, 1920
Berlino, Adlon Hotel
La famiglia Nabokov nel 1920 al matrimonio della cugina di Vladimir Sofia (Onya).
jpg Nabokov Family Web

Il matrimonio con Véra e la nascita del figlio Dmitri fino al giorno in cui Vladimir, Véra e il piccolo Dmitri, che dalla Germania sono passati in Francia, salgono sulla nave che li porterà in America.

La famiglia Nabokov
Vladimir Nabokov con la moglie Véra e il figlio Dmitri

Autres rivages, che contiene la storia della famiglia Nabokov e una dettagliata genealogia è però anche un grande atto d’amore verso il padre, cui Vladimir dedica un intero capitolo. Molte di queste pagine le sto ritrovando ne Il Dono ed alcuni elementi dell’episodio del duello del padre — che tanto fece soffrire il giovanissimo Vladimir — li ritroviamo nel racconto L’Atreplice scritto a Parigi negli anni ’30. Il padre, verso cui Vladimir Nabokov scrive di aver nutrito una “tenera amicizia nascosta sotto il rispetto”.

Libro nostalgico di un Russia scomparsa (“la leggendaria Russia della mia infanzia“), Autres rivages ci restituisce dunque con una affascinante magia l’infanzia di Vladimir e del suo esilio europeo: “com’è piccolo l’universo (la sacca di un canguro potrebbe contenerlo), com’è derisorio e pietoso se paragonato alla coscienza umana, ad un solo ricordo di un individuo ed alla sua espressione attraverso le parole! Può darsi che io sia attaccato fino all’eccesso a tutte le mie prime impressioni, ma dopo tutto devo loro della riconoscenza. Esse mi hanno mostrato il cammino di un vero Eden di sensazioni visibili e tattili”

Considero Autres rivages decisamente notevole per parecchi motivi: uno di questi è che vi ho ritrovato gran parte della “materia prima” di temi, particolari, episodi presenti nelle opere narrative di Nabokov. Per esempio, dopo aver letto Intransigenze e Lolita e mentre proprio in questi giorni sono alle prese con Il Dono (l’ultimo libro che Nabokov scrisse in russo) è un vero e proprio godimento, per me, scoprire sempre nuovi intrecci e collegamenti tra le opere di narrativa e quelle più esplicitamente autobiografiche. E poi, Autres rivages è una superba rappresentazione dell’infanzia in Russia e dell’esilio in Inghilterra, Germania e Francia. Man mano che andavo avanti con la lettura, lungo tutto il corso del libro, ed ovviamente nelle pagine (non sono molte, ma ci sono) più politiche avvertivo davvero l’educazione liberale di quello che qualcuno ha definito “il più russo degli scrittori americani”. Nabokov disprezza coloro che detestano i bolscevichi in quanto ladri di proprietà, di argenti, di mobili: lui detesta i bolscevichi perchè essi sono innanzitutto ladri di libertà.
La sua repulsione per l’Unione Sovietica non era dovuta al fatto d’avere perduto la sua fortuna economica:

“Si, depuis 1917, j’en ai après la dictature soviétique, ça n’a rien à voir avec aucune question de propriété. Mon mépris pour l’émigré qui hait les Rouges parce qu’ils lui ont « volé » son argent et sa terre, est absolu. La nostalgie que j’ai nourrie toutes ces dernières années est le sentiment hypertrophié d’avoir perdu mon enfance, non le chagrin d’avoir perdu des billets de banque. »

Il dolore d’aver perduto la propria infanzia, non di avere perduto biglietti di banca. Questo era il suo “sentimento ipertrofico”.

E che dire poi delle sontuose descrizioni, dei giudizi implacabili sconfinanti a volte nella ferocia assoluta? Ma a questi, già la lettura di Intransigenze mi aveva preparata…

Ci sono anche motivi molto personali per il mio apprezzamento di Autres rivages. Uno di questi è lo scoprire quante analogie, quante assonanze per me sino ad ieri insospettate ed insospettabili ci sono tra l’opera di Proust e quella di Nabokov, e quanto due persone così distanti — apparentemente — anni luce avessero in comune. Su questo prima o poi vorrei tornare, ma non prima di avere letto almeno la maggior parte delle opere principali di Nabokov.

L’altro motivo deriva dal mio interesse per il tema della “perdita”, della “frattura”, del capovolgimento di prospettiva. Motivi di risonanze letterarie, anche. Leggendo Autres Rivages ripensavo ai tanti “paradisi perduti” che dalla Combray di Proust o la Lubecca dei manniani Buddenbrook tanto spazio e tanta importanza hanno nella storia della letteratura.

Perchè ci sono, ovviamente, i due grandi temi della “perdita” e dell’ “esilio”. Nabokov sa che “un [suo] grande ritorno in Russia non avrà mai luogo”, ma gli piace pensare al “sogno di un tale ritorno, carezzato nel corso dei lunghi anni d’esilio” (p.121) durante i quali grande è per lui “il timore di perdere o di corrompere, a causa dell’influenza straniera, la sola cosa della Russia che avevo salvato: la lingua” (p.335)

  • Il libro >>
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12 risposte a AUTRES RIVAGES – VLADIMIR NABOKOV

  1. utente anonimo ha detto:

    Meno male che uscirà un’edizione anche di Adelphi, dopo la voglia che viene di leggerlo, vista la tua recensione come al solito piena di spunti interessanti e ricca di curiosità. Io ho cominciato “La difesa di Luzin”, e certi ambienti che descrivi dell’autobiografia di Nabokov si sentono anche in questo libro. Anche se poi nell’introduzione alla “Difesa di Luzin” Nabokov sferza i critici alla ricerca di identificazioni fra lui e Luzin con queste parole: “A beneficio di questi agenti investigativi, posso confessare che a Luzin ho dato di mio la governante francese, gli scacchi tascabili, il temperamento dolce, e il nocciolo di pesca che raccolsi io stesso tra le mura del mio giardino”.
    Bartleboom

  2. gabrilu ha detto:

    Bartleboom
    Che le ricorrenze ci siano, è un dato di fatto, e questo Nabokov lo sapeva bene (come lo sapeva anche Proust, che contro gli “agenti investigativi” diceva esattamente le stesse cose di Nabokov, e non a caso. Erano tutti e due dei gran furboni).
    Il problema sta invece (e su questo Nabokov e Proust hanno ragione da vendere) sul significato che poi noi lettori attribuiamo a queste ricorrenze. E qui il discorso si farebbe davvero lungo.

    Tu stai leggendo La difesa di Luzin, dici. Io ho terminato ieri sera Il dono. E sai che ho fatto? Ho ricominciato daccapo, dalla prima pagina. Libro tostissimo ma in-te-res-san-tis-simo.
    Ciao e buona domenica ^__^

  3. utente anonimo ha detto:

    Aspettavo, anche se avevo deciso di leggere prima il libro che, nel frattempo, mi è arrivato. Ma non ho resistito, pensando che le anticipazioni, in letteratura, non esistono, grazie al cielo!
    Che dire? Ancora più appetibile di quanto sospettassi. Forse vi ritroverò il Nabokov che conosco in narrativa, poichè, a quanto pare non c’è differenza tra gli accadimenti della vita di questo formidabile autore e le sue opere; tra le opere stesse c’è sempre una connivenza che spaventa. Spaventa perchè, con Nabokov, non puoi permetterti distrazioni e quello che leggi, e spesso rileggi, per piacere o per meglio capirci qualcosa, sa di già letto.
    E’ un autore astutissimo il nostro Nabokov; egli ben sa quanto il lettore si affezioni al personaggio e quanto quest’affezione sia determinante nella lettura dell’opera omnia di uno scrittore. In questo caso, più che il personaggio o i personaggi, ricorrenti sono dei continui bocconi di autobiografia, un pò qui e un pò là, disseminati con grande sapienza e avvedutezza in ciascuno dei suoi libri. Nessuno prima di lui e nessuno come lui, nemmeno Proust.
    Nel senso che, almeno a me pare che sia così, Proust è più limpido, più schietto, intrattetiene con il suo lettore un rapporto di estremo rispetto e non gioca mai.
    Nabokov, al contrario, usa gli stessi argomenti gestendoli come un rompicato, un folle gioco.
    La sensazionne finale, e piacevole, ci tengo a specificarlo, è quella di rimanere intrappolata in una rete fatta di rimandi continui e collegamenti aperti.
    Presa in mano la raccolta di racconti, e leggendola, ho la sensazione di ritrovare un libro caro già letto anche se completamente diverso.
    In Sebastian Knigth c’è molto di autobiografico; qui Nabokov ricorre ad un espediente davvero poco facile da gestire in letteratura, ovvero la figura dell’alter ego che ha a sua volta un alter ego; ecco, se non si è davvero attenti e precisi con la gestione dei tempi, dei ritmi narrativi, nonché della narrazione in sé, la meccanica di tutto il libro subisce una falla irreversibile e fatale. Questo, però, non accade, mai – neppure nei racconti giovanili, sebbene acerbi e abbozzati, – e il sospetto d’una genialità viene fuori anche da queste sottigliezze, dal lavoro di miniaturista che si chiede ad ogni scrittore, tanto per distinguarlo da un qualsiasi cantastorie o improvvisatore.
    Tra la’ltro, l’episodio del duello di cui dici, con dettagliati ricordi d’infanzia, è magistralmente narrato in Sebastian Knight.
    Tessera dopo tessera, se il lettore di Nabokov avrà pazienza costruirà il puzzle della sua biografia.
    Lo trovo geniale!
    E il lettore più assennato non può fare a meno di continuare nella lettura.
    Appena avrò finito la lettura dell’autobiografia, ritornerò.
    ….
    Chissà che non nasca un nuovo ritrovo dal nome NonSoloNabokov… il che vorrebbe significare che esiste un sito nabokoviano da te curato 😉 La qual cosa non mi spiacerebbe affatto 😉

  4. utente anonimo ha detto:

    da Giuliano:
    E’ uno dei tanti libri che non ho letto… In teoria, avrei un listone lungo da qui a Palermo. Per adesso mi accontento e leggo i brani che hai scelto.

  5. gabrilu ha detto:

    Francesca
    Innanzitutto grazie per il tuo intervento. Naturalmente non posso riprenderlo tutto, anche perchè lo condivido in particolare per quel che riguarda l'”astuzia”, il concetto di “rete” nelle opere di N. (e d’altra parte non a caso si parla della sua opera come di un’opera “labirintica”, giustamente).

    Io sto sperimentando una cosa bellissima, e cioè che di nessuno dei suoi libri che finora ho letto (ed ho capito che questo mi succederà anche con tutti quelli che ancora non ho letto) posso dire “questo l’ho letto” e posso metterlo da parte, avanti il prossimo.

    Più leggo N., più tutto quello che ho letto prima torna in circolo, lo devo riprendere in mano, rileggere, lo rileggo con occhi diversi etc. Insomma mi hai capita.
    Per dirtene una: avevo riposto in ordine nello scaffale della libreria Lolita, i racconti, Intransigenze… beh, ad uno ad uno li ho dovuti ritirar giù tutti e continuano a star sparpagliati sulla mia scrivania…
    Esattamente come mi è sempre successo con Proust.
    E a proposito di Proust c’è l’unica cosa sulla quale mi permetto di dissentire.
    Tu dici “Proust è più limpido, più schietto, intrattiene con il suo lettore un rapporto di estremo rispetto e non gioca mai. .
    Ecco, su questo non sono assolutamente d’accordo. P. è “apparentemente” più limpido. In realtà non si finisce mai di scoprire stratificazioni, giochi a nascondino, livelli sotterranei, false piste. Quando ti pare d’aver capito una cosa, non passa molto tempo che ti accorgi che quella stessa potrebbe avere un significato diverso… Non a caso quelli che ci si dedicano sul serio, a Proust, ci rimangono “intrappolati” (lo dico con ironico affetto) dentro per tutta la vita… Non bisogna fidarsi **MAI** di Proust, mai… ^__^

    (Ma d’altra parte, la grandezza dei Grandi Autori sta proprio nella loro sostanziale inafferrabilità. Non li si possiede mai…)

    Mi piace questa coincidenza per la quale mi sembra che in questo momento siamo almeno in tre, qui dentro (io, tu, Bartleboom) che ci stiamo godendo Nabokov pur seguendo, nella nostra lettura, un ordine diverso, delle sue opere.

    Giuliano
    Conosci la mia teoria secondo la quale non siamo noi a scegliere i libri da leggere, ma sono i libri che scelgono noi… 😉
    Ciao e grazie ^__^

  6. utente anonimo ha detto:

    vedo che ti sei appassionata al nostro n:)
    (l’autobiografia sembra davvero interessante e non vedo l’ora di leggerla- c’è una bella edizione americana e mi sa che sarà uno dei libri estivi. stai anche leggendo la biografia di vera, ho molto amato quel libro; se non ce l’hai, ti consiglio anche il numero di riga su di lui:)

  7. gabrilu ha detto:

    Fiamma
    embeh, quando una si imbatte in un gigante di questa stazza, come resistergli? ^__*

    Si, ho cominciato Véra. E’ troppo presto per parlarne, sono a circa un centinaio di pagine. Spero non mi deluda, scrivere buone biografie è mooooolto più difficile di quanto possa sembrare. Mi sono fidata di te, è proprio seguendo il tuo consiglio che l’ho acquistato.
    Ne riparleremo (tanto, qui stiamo tranquilli, tra pochi intimi 😉

  8. utente anonimo ha detto:

    eh, ma declino ogni responsabilità: io vera l’ho amato molto perché mi ha aiutato a capire qualcosa di questa donna che è stata così importante. sulla qualità non so cosa dire, quando un libro mi prende così, irrazionalmente, perdo ogni capacità di essere imparziale:)
    (momento cauto da avvocato off. ne riparliamo)

  9. utente anonimo ha detto:

    Carissima,
    sapevo di poter essere fraintesa, ne prendo atto ogniqualvolta mi confronto con qualuno via etere. Certo, sarebbe meglio parlare di Nabokov con una tazza di té in mano e per quinta un tramonto eoliano, ma tant’è e mi adeguo, anzi, ci adeguiamo.
    Allora tento di spiegarmi meglio: non conosco poi così bene Proust da poterne parlare con cognizione di causa, quel poco che so è un giudizio di lettrice affezionata; la mia impressione è che il mondo proustiano sia complicato, molto più complicato di quello nabokoviano – a dispetto del vissuto, per una diversa sensibilità -, entrambi rappresentano scrivewndo una intricatissima e piacevolmente mortale tela di ragno. La differenza, sempre a mio giudizio, è che Proust abbia usato nello scrivere, un disciplinatissimo talento innnato, mentre Nabokov abbia fatto opera di miniatura volutamente, ovvero con l’intento di giocare con il povero lettore. Pur essendo riscrittori entrambi, mi sembra che Nabokov si sia fatto guidare, piuttosto che da un talento, anche il suo innato, dall’intento di portare a termine un gioco perverso a discapito nostro naturalmente, che usciremo sconfitto dall’intento ingenuo di capirci qualcosa.
    Molti scrittori hanno tentato questa strada, volutamente, in diverse opere, con la differenza che erano opere a se stanti; mi viene in mente Tempo innamorato della Manzini; la stessa Banti, in Itinirario di Paolina ha attuato un’operazione del genere, un vero rompicapo tra presente, passato, rimandi biografici, invenzione narrativa.
    A Nabokov l’ulteriore credito di averlo fatto in tutte le opere sue lette fino ad ora.
    Continuerò nella lettura – credo che il prossimo sarà Ada o ardore, tanto per non smentire questa novella usanza della lettura incorciata, ancora più stimolante a parer mio – e forse dedurremo che all’opera nabokoviana spetterà l’onore/onore di una dicitura complessiva dell’opera omnia; così come è stato con Balzac e Proust. Ma questo è presto per dirlo, seppur il sentore sia fortissimo.
    Altra cosa: non intendevo affato dire che letto un libro di n. li hai letti tutti, se si è capito questo mi scuso, per prima con lo stesso N. Il riferimento non riuscito era sempre all’intrico tra una narrazione e l’altra, all’affenzione spontanea al testo fin dalle prime battute.
    Oso dire che Lolita è di pregiudizio a Nabokov, poiché pochi, mi pare di capire, sono suoi lettori affezionati, e questo è chiaramente un peccato!
    Vera, di che parliamo? Del libro della Fandango sulla moglie di N.? Illuminatemi perchè mi sento esclusa 😉
    O.T. Già ti dissi che Anna Banti coltivava un vero e proprio culto per Proust; purtuttavia ne scrisse poco, preferì menzionalro tra i suoi maestri. Mi pare che scrisse un solo brevissimo saggio critico su La Recherche; non so se ne sei al corrente e se ti è utile per il tuo illuminante sito, qualora lo fosse non hai che da farmelo sapere.

  10. gabrilu ha detto:

    Fiamma
    Infatti pagina dopo pagina vado scoprendo una donna davvero singolare… E il libro è molto fluido e scorrevole. Ottimo consiglio, il tuo!

    Francesca
    Tu scrivi: La differenza, sempre a mio giudizio, è che Proust abbia usato nello scrivere, un disciplinatissimo talento innnato, mentre Nabokov abbia fatto opera di miniatura volutamente, ovvero con l’intento di giocare con il povero lettore. […] mi sembra che Nabokov si sia fatto guidare, piuttosto che da un talento, anche il suo innato, dall’intento di portare a termine un gioco perverso a discapito nostro naturalmente, che usciremo sconfitti dall’intento ingenuo di capirci qualcosa.
    Si, può darsi. Non lo escludo. Però l’eventuale “artificiosità” di N. non mi irrita, non mi dà fastidio, anzi mi seduce e mi incanta.
    Avverto nella sua scrittura, cmq, molta umanità.

    Prossima lettura: anche io avevo pensato ad Ada. Il problema è che qui dalle mie parti fa ormai davvero troppo caldo, ed il mio cervello (nonostante la stanza in cui leggo ed ho il computer sia munita di efficientissimo condizionatore) non è attualmente al meglio delle sue capacità. E leggere N:, ormai l’abbiamo capito, richiede un cervello al massimo dei giri ^__^
    Per me, un certo tipo di letture è più adatto all’inverno. Odio l’estate e il caldo mi fa bollire la materia grigia 0__0
    Quindi non so. Vedremo.

    Intanto, per ora sto ri-sfogliando Il dono (in particolare il IV capitolo, che avevo trovato il più ostico a causa dell mia non approfondita conoscenza della letteratura e della storia russa) e leggendo Véra che è — hai indovinato — la biografia della moglie di N. e che mi aveva consigliato Fiamma.

    Le coordinate credo tu le conosca già ma cmq le trovi qui

    http://tinyurl.com/67vu7h

    Sono d’accordo anche sul fatto che l’enorme e planetario successo di Lolita sia stata la grande fortuna di N. ma anche un danno, per lui. Moltissimi lettori hanno, per dirla con la felice espressione di Serena Vitale, una troppo riduttiva “visione lolitocentrica” dell’opera di N. …

  11. utente anonimo ha detto:

    mi infilo qua perché leggo buona buona quando si parla di proust e mi viene sempre più voglia di leggerlo.
    una cosa devo dire: ada è un libro splendido, un capolavoro- non tanto per la storia, che è ottima e nabokoviana al massimo quanto per la lingua. la traduzione della crepax è sorprendente, è riuscita a ricreare quel misto di inglese, francese e russo che è davvero la punta di diamante del libro.
    tutto ciò premesso, non è una lettura semplice, anzi: ci sono vari livelli di interesse, piani che si intersecano e insomma, necessità di calma, voglia e motivazioni ottime. quindi- aspetta! non lo sprecare in questi giorni così caldi.
    è un libro da freddo, da atmosfere invernali:)
    (perdono, ma quando si parla di n divento ancora più logorroica del solito)

  12. utente anonimo ha detto:

    Espeak Urls[..] Your url was recorded with keywords espeak! [..]

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