LOST – QUESTA E’ LA DOMANDA

Mattew Fox LostJack (Matthew Fox) in Lost – 4° stagione.
Sullo sfondo Kate (Evangeline Lilly)

“Alice prese il ventilatore, e visto che nella sala faceva molto caldo, continuò e continuò col ventilatore e per tutto il tempo continuò a dire: “Caspita, caspita com’è tutto strano oggi. E ieri era tutto come sempre. Mi chiedo se sono cambiata durante la notte. Fammi pensare… Ero la stessa quando mi sono alzata questa mattina? Ma se non  sono la stessa la domanda seguente è: Chi cavolo sono io? Ecco, questa è la domanda 

Il libro che Jack legge al piccolo Aaron è Through the Looking-Glass, and What Alice Found There, tradotto in italiano anche come Dietro lo specchio, l’opera letteraria pubblicata per la prima volta nel 1871  dal matematico e scrittore inglese Reverendo Charles Lutwidge Dodgson sotto il ben più noto pseudonimo di Lewis Carroll come seguito di Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie.

Le citazioni letterarie, gli ammiccamenti, i riferimenti più o meno espliciti a grandi classici della letteratura abbondano, in Lost.
Ma il reverendo e matematico Lewis Carroll, con  Alice nel Paese delle meraviglie e Alice dietro lo specchio è forse l’autore che sin dalla prima stagione è il più citato. I conigli bianchi, ad esempio, sono una presenza quasi costante. Metaforica e non. Ma non dimentichiamo il gioco degli scacchi, la Regina Bianca che dice  “vivi alla rovescia” quando ricorda fatti non ancora accaduti…

Le citazioni letterarie in Lost non sono mai casuali. Hanno sempre strettamente a che fare con i contenuti dell’episodio che li contiene.

 Lost
Lost – 3° stagione – Episodio italiano Deja vu (tit.orig. Flashes Before Your Eyes)
Hurley legge Laughter in the dark di Vladimir Nabokov

“Once upon a time there lived in Berlin, Germany, a man called Albinus. He was rich, respectable, happy; one day he abandoned his wife for the sake of a youthful mistress; he loved; was not loved; and his life ended in disaster.”

Questo è l’incipit di Laughter in the Dark il romanzo di Vladimir Nabokov che racconta una storia di amore e distruzione. Pubblicato prima in Russia nel 1932, il romanzo venne poi tradotto in inglese dallo stesso Nabokov nel 1960.

In Lost, Charlie ed Hurley trovano il romanzo di Nabokov tra le cose di Sawyer.
Conosciamo la concezione del tempo e dello spazio in Nabokov e il suo modo di duplicare, specchiare, riflettere persone, situazioni, concetti. E la sua passione per il gioco degli scacchi, tanto presenti (anche loro metaforicamente e non) in Lost.

Stephen King, Dickens, O’Brien, Hawking… ma anche Dostoewskij e Faulkner e persino Dante Alighieri.

Il tema Lost e i libri è davvero molto stimolante.

Ho finito questa mattina di vedere tutte le puntate della Quarta stagione di Lost.
Nei prossimi due lunedi non potrò vedere TV italiana e dunque mi sono arrangiata in altro modo   (smile)

Beh, che dire? Che ho rischiato l’infarto, tanto questa quarta stagione è travolgente, interessante, complessa, intrigante.
Ma dico nulla, perchè i Lost-maniaci che ancora non l’hanno vista tutta mi farebbero a pezzi, se anticipassi anche il benchè minimo dettaglio.

Magari se ne riparla dopo, eh? (smile)

Lost Sawyer reading
Lost – 2° stagione. Episodio n.15 Maternity leave.
Sawyer in spiaggia legge Lancelot di Walker Percy,
un romanzo che ripropone in chiave moderna le vicende del Graal.
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7 risposte a LOST – QUESTA E’ LA DOMANDA

  1. talpastizzosa ha detto:

    Di la verità… lo sfizio di anticipare qualcosina l’hai avuto? Ma essendo persona onesta direi non hai rischiato… brava e grazie…

  2. utente anonimo ha detto:

    ehm… a me pare che quello che jack legge ad Aroon sia proprio Alice nel paese delle meraviglie, dovrebbe essere il momento in cui lei, finita la discesa nella tana del bianconiglio, si ritrova nel coridoio in cui poi troverà la porta in cui non riesce ad entrare se non attraverso “un mare di lacrime”…. mmm…. abbastanza metaforico comunque

  3. gloria72 ha detto:

    Parliamone, parliamone…. 🙂

  4. gabrilu ha detto:

    talpastizzosa
    C’era una volta un tempo in cui i programmi televisivi li si vedeva (oppure no) tutti contemporaneamente, e l’indomani mattina se ne poteva parlare a volontà. Adesso, tra TV private e visioni anticipate grazie al 2p2 si è sempre tutti sfasati, nella visione.
    Quando ho finito di vedere questa quarta stagione stavo scoppiando dalla voglia di parlarne, ma la maggior parte dei Lost-maniaci che conosco erano ancora a metà del guado e mi avrebbero impiccata se avessi detto qualcosa 🙂
    anonimo #2
    Può darsi che abbia ragione tu. Forse ho fatto un po’ di confusione ma la sostanza del significato dei libri di Carroll e di Alice in Lost non cambia molto, come tu stesso/a rilevi
    gloria72
    Parlane, parlane quando vuoi.
    Tra parentesi: gli appassionati e le appassionate di Lost sono veramente tanti/e. Poi ci sono quelli che invece lo snobbano, ma non sanno cosa si perdono. Peggio per loro 😉

  5. seia ha detto:

    Allora, da grande appassionata di serie tv americane, a quando dico appassionata, intendo maniaca, mi stupisco a volte nel leggere le opinioni su Lost e nel non sentirmi attratta dalla serie, adesso, siccome gente che stimo, tipo te, lo adora, sono quasi certa che deve essere un buon prodotto, quindi potresti darmi 3 motivi per convincermi a scaricarlo_ Non posso mettere della punteggiatura corretta o usare la giusta ortografia, perch{ il portatile che sto usando temporaneamente ha una tastiera che non ne vuole sapere di comportarsi bene. Faresti anche un-opera pia perchP{ sono agli sgoccioli con la seconda serie di Brothers^Sisters e devo aspettare mesi prima di poter vedere gli ultimii episodi di Battlestar Galactica, Heroes e Don Matteo! smile

  6. gabrilu ha detto:

    Seia
    Ti dico i motivi per cui piace a me, senza pretendere di convincere alcuno. Ti prego di tener presente che cercherò di sintetizzare al massimo e che dunque in parte forse banalizzerò. Allora:

    1) Lo spunto di partenza di LOST è persino banale, ma lo sviluppo della storia e la raffinatissima caratterizzazione dei personaggi mostra una fantasia ed una creatività da parte dei tre autori che raramente ho visto sia sul piccolo che sul grande schermo.
    La narrazione si sviluppa, nelle prime due stagioni e mezza, con una tecnica che prevede, per ogni personaggio, lo sviluppo lineare nel presente e flash back nel passato di ciascuno. A poco a poco si forma un mosaico in cui anche pezzi che apparentemente non avevano molto senso dopo un poco invece lo acquistano eccome. Le singole puntate di LOST hanno ritmi di azione quasi frenetici, ma il senso complessivo della storia punta sulla lunga distanza, non sulla corta.
    Corto respiro per la singola puntata, ampio respiro per tutta la vicenda.

    Da metà della terza stagione e nella quarta si sono aggiunti anche i flashforward, e cioè ci fanno vedere pezzetti di quello che poi a ciascun personaggio succede nel futuro. Tutto questo fa si che
    a) ciascun personaggio ha — come già detto — una sua precisissima personalità e caratterizzazione
    b) che ad ogni mistero che viene svelato corrisponda un nuovo punto innterrogativo che si apre. Allo spettatore viene continuamente chiarito qualcosa ma nello stesso tempo viene continuamente proposto un nuovo enigma. Per lo spettatore non c’è mai un attimo di requie ed appena crede di aver capito qualcosa, gli autori gli scombinano tutte le sue certezze.

    Gli attori sono tutti scelti con cura estrema, sono tutti bravissimi. Non solo i protagonisti ma anche quelli marginali di contorno, o quelli che compaiono magari solo in una puntata.
    Cura, serietà, professionalità a palate. Da parte di tutti: sceneggiatori, attori, tecnici e insomma tutti.

    2) I riferimenti simbolici, metaforici, filosofici e letterari sono — per chi abbia occhi ed orecchie per riconoscerli (e voglia di farlo, naturalmente) — moltissimi ed intriganti. Letteratura, filosofia, storia del cinema, storia dell’arte sono molto presenti ma mai invadenti.
    LOST se lo può godere alla grande sia chi cerca solo intrigo, azione ed avventura sia chi invece cerca in un film o in un libro anche qualcosa di più e di diverso. Si presta a moltissimi livelli di lettura/fruizione.
    Lo spettatore colto si divertirà a decifrare citazioni di ogni tipo, lo spettatore meno colto o poco interessato ad aspetti che non siano intrigo ed azione non si sentirà mai complessato.

    3) LOST è una metafora della vita, e come nella vita, non tutto può esser sempre spiegato, non tutto può essere razionalizzato.
    Lo slogan di LOST, quello con cui venne lanciato, era: “Nell’isola niente mai è come sembra”.
    Arrivati alla quarta stagione posso assicurare che è proprio così: nell’Isola niente è mai come sembra.

    Ultima cosa: non bisogna guardare LOST con occhi da realisti più o meno “neo”. Se lo si guarda così, si rischia di scambiare molti avvenimenti che sul piano realistico non avrebbero molto senso con errori di sceneggiatura o peggio.
    La chiave di lettura di LOST è, a mio pare, lo ripeto, quella della metafora e del simbolo.

    Ultima cosa: vedo tante serie di telefilm americani anche io, e molte di queste le trovo davvero ottime.

    Ma LOST è, a mio avviso, di molte spanne al di sopra di tutti questi. Anche dei migliori.

    Insomma…. LOST è LOST 🙂

    P.S. Noi LOST- dipendenti siamo tutti qui appollaiati sul trespolo che aspettiamo di scaricare le puntate della Quinta stagione, che in America verrà trasmessa in TV dai primi gennaio ^__^

  7. seia ha detto:

    Wow! Sintetica ma efficace!
    Mi hai convinto, mi scarico la prima serie e ti dico. Peraltro l’attore che fa il medico lo seguo dai tempi di Party of five, era giovanissimo e io avevo una cotta per lui 🙂

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