I CINQUE DEL CAMPIELLO

Finalisti Campiello 08

Vincitrice del Premio Campiello 2008 è risultata Benedetta Cibrario con il romanzo Rossovermiglio. Chi volesse saperne di più può andare >> qui.

Poichè ho fatto parte dei 300 lettori della cosiddetta "giuria popolare" vorrei parlare brevemente di questa mia esperienza. 

La proposta di far parte dei 300 giurati "popolari" del Premio Campiello 2008 mi era arrivata nel marzo scorso.
La proposta mi aveva sorpresa ma anche fatto piacere e l'ho accettata soprattutto perchè venuta fuori da qualcuno che non conosco personalmente ma che, avendo seguito questo blog nel tempo, aveva apprezzato i miei post sui libri che leggo.

Per chi non sa come funziona questo premio riassumo gli elementi essenziali del Regolamento.

E' prevista una doppia giuria: una Giuria Tecnica che formula una rosa di cinque romanzi finalisti che poi vengono dati in in lettura a 300 "lettori comuni" sparsi in tutto il BelPaese (la cosiddetta "Giuria popolare") che poi votano per il loro preferito. Il romanzo tra i cinque che ottiene più voti è il vincitore assoluto. I "giurati popolari" devono mantenere il segreto sino alla data della proclamazione pubblica del vincitore (in questo caso il 30 agosto u.s.) e non possono far parte della giuria per più di una volta.

Da brava "giurata popolare" ho dunque letto coscienziosamente tutti e cinque i romanzi ed ho mantenuto il segreto. Ma adesso il vincolo non esiste più e sono libera di dire la mia su questi cinque libri.

Che delusione, e che fatica!

Già la decisione della Giuria Tecnica di inserire nella rosa dei finalisti quattro donne (in quanto donne) e che tante polemiche aveva suscitato (sacrosante, direi io) mi aveva molto infastidita. Cose del genere secondo me non aiutano le autrici donne ma in qualche modo le delegittimano già in partenza. Ma lasciamo perdere.

Il fatto è che ho trovato il livello dei romanzi davvero molto basso. Romanzi noiosi, banali, scritti in modo sciatto. Ho fatto una fatica maledetta a tener fede al mio impegno di leggerli tutti per intero. Due o tre li avrei scaraventati volentieri dalla finestra già prima di essere arrivata a metà…Se avessi sborsato quattrini per acquistarli lo avrei sicuramente fatto. Senza alcun rimpianto o sensi di colpa. Ma i libri mi sono stati inviati gratuitamente, avevo accettato (nel mio piccolo) di assolvere un mandato e dunque ho fatto il mio dovere e mi sono sciroppata tutto per benino dalla prima all'ultima riga.

Sebbene contraria alla scelta della Giuria Tecnica di mettere "a forza" tra i finalisti quattro donne, beh, una volta che le cose stavano così, sarei stata ben lieta di poter votare per una donna. Arrivo a confessare che avevo deciso che se per mio personale giudizio avessi trovato ***a pari merito*** il romanzo di una donna e quello dell'unico uomo (Paolo Di Stefano) avrei commesso un piccolo peccatuccio ed avrei votato per la donna. Non perchè abbia nulla contro Paolo Di Stefano, che conosco solo per la rubrica che tiene sul Corriere della Sera, che mi sembra persona gentile ed educata e che oltretutto è siciliano, ma proprio perchè mi sarebbe piaciuto poter votare una donna e che vincesse una donna.

Ma ho trovato i libri di queste quattro signore finaliste pressocchè indifendibili. Per chi non conoscesse o non ricordasse autrici/autore e titoli li riassumo elencandoli in ordine di — diciamo— qualità a mio giudizio decrescente.

  • Eliana Bouchard –  Louise. Canzone senza parole
    La ricostruzione storica è fatta con molta cura. Non è certo un libro improvvisato e si percepisce che dietro c'è molto lavoro. Però questo purtroppo non basta nè per fare un buon romanzo storico nè per una buona biografia più o meno romanzata capace di catturare l'interesse del lettore dall'inizio alla fine. L'ho trovato pedante e fin troppo studiato. Un vero peccato. Avevo molte aspettative, su questo libro. Rispetto il serio lavoro di documentazione che comunque l'autrice dimostra di aver fatto. Però mi dispiace ma non ci siamo.
    Che si (ri)legga tutti i libri di Benedetta Craveri, chè la Craveri lo sa, come metter anche l'anima e non solo l'erudizione, nelle biografie e nei ritratti di figure storiche femminili che scrive.
  • Cinzia Tani – Sole ed ombra
    Mi ha dato l'impressione di un prodotto confezionato a tavolino con occhio attento al marketing.
    Ambientato durante la guerra civile spagnola mi è sembrato — con tutto il rispetto — una risciacquatura dei romanzi di Isabel Allende ma a un livello che definire Harmony è già un complimento. Mi trovo completamente d'accordo con chi, su Anobii, l'ha definito "la fiera delle banalità" e sono ben contenta di non riconoscermi nel modello di "lettore ideale" per il quale questo romanzo è stato evidentemente pensato e scritto.
  • Benedetta Cibrario – Rossovermiglio
    E' un'opera prima, speravo in un po' di freschezza e di originalità. Ma quando mai. Ha un bellissimo avvio di tre pagine che mi aveva fatto gongolare, ma poi anche questo si perde nella banalità, nella prevedibilità, nella mancanza assoluta di originalità. Duecento pagine per terminare le quali ho arrancato.

    Ha vinto il Campiello. Complimenti vivissimi. C'è persino chi lo ha definito "il nuovo Via col vento". Ce ne vuole di coraggio, eh, per scrivere scempiaggini del genere.

  • Chiara Gamberale – La zona cieca
    Ecco, questo mi ha fatto letteralmente infuriare.
    Come diceva Totò "Ogni limite ha la sua pazienza".
    Io la mia pazienza con questo libro l'ho esaurita presto, prestissimo, anzi quasi subito. L'ho trovato di una mediocrità imbarazzante.
    E poi… ma possibile che nessuno si sia accorto che è il pessimo remake di  Il riposo del guerriero, il famosisimo romanzo del 1958 di Christiane Rochefort da cui fu tratto l'omonimo film di Vadim? Bah.
    La prima metà del libro è precisa  uguale al libro della Rochefort (che comunque era di ben altro livello di scrittura e che aveva un senso nel contesto storico degli anni '50). Non basta, per creare la differenza e dare un tocco di modernità, utilizzare un paio di furbate tipo tutta l' assurda storia che nella seconda parte si sviluppa attraverso Internet e posta elettronica con l'entrata in scena di un fantomatico sciamano le cui e-mail finirebbero immediatamente etichettate come "spam" da qualunque server degno di questo nome e da qualunque utente di Internet con appena un po' di sale in zucca.

    Stendo un velo pietoso sulla sciatteria e la fastidiosità dello stile.

  • Insomma per quanto mi riguarda alla fine ho votato per il romanzo di Paolo Di Stefano Nel cuore che ti cerca

    Finalisti Campiello 08

    Non è chissacchè nemmeno questo. Però almeno l'ho letto tutto di filato dall'inizio alla fine senza sforzo, è scritto bene, ha ritmo, è ben costruito.
    Niente più e niente di meno che un buon "noir", intendiamoci. Di Stefano si è ispirato — come ha dichiarato lui stesso — alla vicenda di quella  ragazza austriaca (Natasha non mi ricordo il cognome) che venne rapita e tenuta prigioniera per otto anni, ricordate? Originalità di "plot" quindi più o meno zero. Però se il "cosa" non è particolarmente nuovo, almeno il "come" lo rende un noir di dignitosissimo livello. Ho infilato il talloncino con il nome di Di Stefano nell'apposita busta ed ho spedito il tutto prima di prendere il volo per Berlino.

    Sabato sera ho visto in TV la cerimonia della proclamazione del vincitore trasmessa da Venezia su RAI Uno. Non l'ho retta tutta, confesso. Era condotta da B.V.  (il Vespone nazionale)  in un trionfo di retorica, battutine  e banalità insopportabili.
    Me ne sono andata serenamente a nanna ed ho appreso il nome della vincitrice l'indomani mattina da Internet.

    Ed ora mi si permetta qualche considerazione di carattere generale.
    Come ormai si sa, leggo pochissimo autori italiani viventi, perciò non ho grandi termini di paragone.
    Però se questi cinque libri (di cui tre, ripeto, veramente di basso livello) rappresentano il meglio di quelli tra cui la Giuria Tecnica del Campiello poteva scegliere mi viene davvero lo scoramento e penso che siamo messi veramente male, per la narrativa italiana contemporanea.

    Sembrerà paradossale, ma a questo punto preferirei credere che questi libri siano stati scelti pensando non alla qualità letteraria ma al marketing e ai giochi di potere delle grandi case editrici (che non a caso sono Mondadori, Rizzoli, Bompiani, Feltrinelli, Bollati Boringhieri). Si, preferirei credere questo.

    Anche se però penso che questa gente deve avere una ben misera opinione dei lettori italiani, se ritengono che si possono dar loro in pasto simili romanzi.

    Certo è che dopo la lettura di questi tanto strombazzati cinque "finalisti al Super Campiello" non solo non vedo l'ora di rituffarmi nei grandi classici antichi e moderni, ma posso assicurare che prima di prendere in mano un altro libro di un autore italiano vivente ce ne vorrà, eccome se ce ne vorrà.

    Ultimissima considerazione: la fatica boia che ho fatto a leggere questi romanzetti mi ha convinto ulteriormente di una cosa: la fatica maggiore nel leggere un romanzo la si fa quando la qualità è scadente. Leggere Proust o Nabokov o Tolstoj o DeLillo o Joyce o Gadda e tanti altri non è certo una passeggiata. Si fatica. A volte il cervello fuma. Ma è una fatica "produttiva", che ti spalanca orizzonti, che viene ricompensata tutta e pure con gli interessi. Faticare per leggere robetta è invece una fatica improduttiva, sterile. E che perciò (mi) fa infuriare.

    P.S. Se volete vedere le fotine in formato lenzuolo cliccate sulle immagini.

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    Informazioni su gabrilu

    https://nonsoloproust.wordpress.com
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    32 risposte a I CINQUE DEL CAMPIELLO

    1. talpastizzosa ha detto:

      Un bellissimo post e (cosa più importante) mi ritrovo in ogni tua parola. Io ho parlato una volta con una scrittrice italiana dicendomi che ora il mercato esige scrittrici femminili sempre più giovani perchè è quello che chiede il mercato quindi i tuoi pensieri sono tutti veri… inoltre se pensi che le persone non vogliono pensare troppo quindi ci vuole un libro leggero e poco impegnativo insomma robetta… che vergogna! Io ti ringrazio per questo bellissimo post!

    2. utente anonimo ha detto:

      Bella questa panoramica del Campiello visto “dal di dentro”! Davvero interessante 🙂

      Comunque sì, io sono assolutamente dell’opinione che la narrativa italiana contemporanea sia messa non male… Di più. E il brutto è che in questo modo i “nuovi lettori” si diseducano in partenza, togliendo loro ogni seppur minimo strumento per maturare una capacità critica degna di questo nome (e sì che ce ne sarebbe un gran bisogno, non solo in letteratura..).

      E’ un po’ desolante come cosa…io sempre più spesso sento gridare al capolavoro nei confronti di libri veramente, come dici tu, “imbarazzanti”. E quello che mi lascia maggiormente perplessa è che spesso queste lodi ridicolmente sperticate provengono proprio da personalità a cui si tende ad accordare una certa autorevolezza… Mah, che ti devo dire!

      Comunque dev’essere stata un’esperienza a suo modo “spassosa”, la tua 😉

      Sere

    3. oyrad ha detto:

      Ah, ecco… allora erano questi i romanzi che hai faticosamente letto e dopo i quali, come dicevi in un commento ad un post precedente, per riprenderti avresti avuto “bisogno di una respirazione bocca a bocca del Jack di Lost” ??? ;-)))

      Ti dirò, ero davvero molto curioso di sapere quali orrendi romanzi ti avessero lasciata così delusa… ma non avrei mai immaginato che potessero essere testi candidati addirittura al Campiello… 0___0

      Io di “italico” leggo quasi soltanto saggistica… dove forse – a ben scegliere – ce la caviamo meglio…

    4. sgnapisvirgola ha detto:

      Sono contenta che ogni tanto la meritocrazia giochi la prima mano, intendo nel tuo caso che ti hanno scelta come “giudice popolare” al Campiello. E’ vero, la premiazione non l’ho seguita neppure io perchè era di una noia mortale. Mi ha fatto molto piacere quindi questo intervento che arriva dal cuore della giuria e con così tanta competenza. Qualcuno ha appena lasciato il treno di gomme sull’asfalto senza che ne sia seguito un frastuono terrificante di lamiere. E’ andata bene.
      Ma torniamo al Campiello. Interessante il tuo giudizio complessivo sui libri presentati e sulla scarsa qualità degli stessi. Mi dispiace soprattutto che tu sia stata costretta a votare l’unico scrittore su cinque concorrenti perchè presumo che l’altra metà del cielo incontri più difficoltà ad emergere anche nel mondo dell’editoria. Dando una sbirciatina in libreria l’altro giorno però, ho visto che le autrici esposte, bene in vista, trattano tutte più o meno lo stesso genere, ovvero, parlano di sè, dei loro uomini,figli,padri,fratelli, della loro vita, normalissima, come potrebbe fare chiunque su qualsiasi blog, ridendosi addosso prendendosi in giro,facendo spicciola ironia. Davvero molto banale e non credo si possa parlare di letteratura. Forse si fa ancora più confusione perchè qualsiasi personaggio pubblico, dal vincitore del grande fratello, all’ultima velina di turno, un bel giorno, può decidere di scrivere un libro che verrebbe subito pubblicato con tanto di pubblicità in pompa magna. Giuro che non ho mai capito cosa possa scrivere d’interessante un individuo così, ma tant’è. Evidentemente si vuole dare un vestitino snob e intellettuale agli italiani che leggono novella3000. Ma se le case editrici pensano solo al vil danè e non ai contenuti allora non stupiamoci se al prossimo Campiello vincerà la Gregoraci. Sono certa però che tu in questo caso, rifuteresti di fare da giurato.
      C’era chi, di mia e nostra conoscenza, sosteneva che esclusi i 7/8 AUTORI che hanno fatto la letteratura mondiale, il resto è solo buona o triste copiatura.
      A mio avviso, molte cose pubblicate al giorno d’oggi non sono classificabili menneno così.
      Bentornata:)

    5. sgnapisvirgola ha detto:

      Scusandomi per i refusi, volevo precisare che non ho nulla verso i blog che parlano di mariti, figli, padri e che si ridono addosso e che fanno spicciola ironia, anzi. Io stessa ho un blog di questo tenore, però non mi sognerei mai di farmi pubblicare.

    6. Moher66 ha detto:

      Questo tuo post conferma (purtroppo) la mia percezione che ormai in Italia chi si sveglia per primo non solo si mette a scrivere (il che non sarebbe di per sè condannabile, ognuno è libero di scrivere ciò che vuole, ci mancherebbe altro), ma riesce a farsi pubblicare da accreditate case editrici, e a questo punto anche a farsi premiare a destra e a manca. Deprimente. Il prossimo che mi contesta un “Che mattone” o “Che barba” riferito a qualche classico a cui mi riferisco, me lo divoro. Anzi, lo compatisco.
      Elena

    7. utente anonimo ha detto:

      Post molto interessante per conoscere come funzionano dall’interno i premi di marketing letterario. Io pure non riesco a leggere libri alla moda e questo tuo intervento mi conferma la bontà della mia scelta (se non altro in termini di perdita di tempo). C’è sempre qualcuno che mi chiede perchè non ho letto l’ultimo libro del tale famoso scrittore in vetta alle classifiche, rispondo sempre domandando se il mio interlocutore ha letto Calvino o Nabokov o Cervantes (Proust non mi azzardo a nominarlo!!). A quel punto la conversazione, come d’incanto, si chiude! ciao

    8. utente anonimo ha detto:

      Oops!! al commento precedente mi è saltata la firma. scusa!

    9. gabrilu ha detto:

      talpastizzosa
      In realtà scrittrici italiane bravissime ci sono, eccome. Solo che non vengono strombazzate e “bannerate” (mio neologismo=licenza poetica che sta per “pubblicizzate”) quanto si meritano.
      E penso — anche se non mi sento preparata, sul tema — che ci siano anche bravi autori uomini. Il problema è che è estremamente difficile individuarli/e nel mare di monezza cartacea da cui veniamo travolti, ed operazioni di questo tipo non aiutano certo a motivare alla lettura dei contemporanei, purtroppo.
      Grazie a te per il commento. Forse sono stata un po’ troppo tranchant nel post, ma ogni tanto, come giustamente diceva Francesca Branca (Galassialibri) in un commento qualche tempo fa, il lettore si deve assumere anche la responsabilità di esternare il proprio giudizio negativo su un libro che ha letto. A maggior ragione — aggiungo io — se gli si è chiesto di concretizzare questo giudizio con un voto.
      Ecco, il mio post voleva essere una sorta di “dichiarazione di voto” posteriori.
      Serena
      D’accordissimo con quello che dici a proposito della “diseducazione” dei lettori se li si nutre in questo modo.
      Sai, più volte mentre leggevo questi libri mi veniva da pensare (pensiero errato e perverso, ma mi è venuto egualmente) che forse avere letto tanti Grandi Autori e Grandi Autrici mi ha abituato a livelli di aspettativa e di pretese troppo alte.
      Pensieri che mi sono durati non più di tre secondi, perchè com’è ovvio sono ben contenta di aver letto Fenoglio e di continuare a dichiararmi ignorante su… bah, niente nomi, insomma, altri pennivendoli che però sono in cima alle classifiche di vendita.
      In quanto all’esperienza che ho fatto: colgo l’occasione per dire adesso una cosa che non ho scritto nel post, e che cioè ne sono molto contenta e che sono molto grata alla persona che con la sua segnalazione mi ha consentito di farla.
      Oyrad
      Sono convinta anche io che il livello qualitativo della saggistica, in Italia sia decisamente superiore a quello della narrativa.
      sgnapisvirgola
      Sottoscrivo quasi tutto quello che hai detto, perciò riprendo solo il punto su cui mi sento di aggiungere qualcosa: credo fermamente che in letteratura qualunque tema abbia pari dignità, tutto è degno di essere trattato. Quello che fa la differenza è il “come” quell’oggetto viene poi trattato.
      La signora Dalloway della Woolf non è altro che la descrizione di una giornata di una signora della borghesia londinese impegnata nei preparativi di una cena. Cosa di più banale di questo argomento? Eppure è uno dei testi letterari più interessanti e belli del Novecento. E di esempi del genere ne potremmo tirar fuori a bizzeffe…
      anonimo #8 (dispersioni) ed Elena
      Ecco, si.
      Non facciamoci travolgere dal complesso di inferiorità solo perchè non abbiamo (ancora) letto l’ultimo romanzo con bandella annunciante il capolavoro -del -secolo-il-libro-che-vi-cambierà-la-vita.

    10. AnnaSetari ha detto:

      La cosa che più mi deprime è questa faccenda delle donne da premiare.
      Mi hanno infastidito anche le recensioni varie lette in giro, in particolare il commento del Sole24ore di Domenica che si compiace della capacità degli organizzatori del premio di intercettare i gusti del pubblico.

      La diretta da Venezia anch’io non l’ho retta;-)

    11. sgnapisvirgola ha detto:

      E’ vero Grabrilu che conta “come si scrive”, proprio per questo, a parte lo scoprirsi per magia un talento straordinario, il raccontare cone ordinarie di solito è appunto ordinario, anche se può risultare divertente, coinvolgente, aggregante e via di seguito. Da un libro però amo essere rapita e stupita. Deve portarmi nel sogno o spalancare delle finestre a me sconosciute, altrimenti perchè dovrei leggerlo?

    12. gabrilu ha detto:

      AnnaSetari
      Ho sbirciato anch’io in giro e tra varie cose irritanti ho trovato questa pagina del Sole24ore abbastanza interessante, anche se non del tutto condivisibile

      http://tinyurl.com/6ofmp2

      L’autore dell’articolo focalizza molto la sua attenzione sulla tecnica da feuilleton dei libri della Cibrario e della Tani. Sono d’accordo con lui. Quello su cui non sono d’accordo è la valenza spregiativa che assegna al termine “feuilleton”, che a mio parere non è cosa negativa in se e per se. Molti romanzi ormai considerati grandi classici dell’Ottocento nascono proprio come feuilleton: da Dickens a Wilkie Collins a Dumas etc.
      Il fatto è che in particolare il libro della Tani (quello ambientato durante la guerra civile spagnola) è un feuilleton non di buona qualità, e concordo con le critiche che il giornalista le rivolge.
      Mi fa piacere poi che anche lui consideri il libro di Eliana Bouchard (la ricostruzione della biografia di Louise de Coligny) il migliore fra quelli delle quattro signore. Lo penso anche io.

      L’operazione “quote rosa” nella cinquina del Campiello a me, a naso, è sembrata bassamente strumentale. Certo posso sbagliarmi, ma non credo.

      snapis
      Infatti ci vuole una grandissimo talento per scrivere un romanzo di qualità basato su una storia apparentemente banale. In quei casi, la storia serve solo come pretesto, il fine dell’autore non è colpirci con l’intreccio ma i suoi fini sono altri: per esempio analisi di caratteri di atmosfere, di implicazioni psicologiche.
      E per fare questo ci vuole grande, grandissimo talento e capacità di cesello. La maggior parte dei romanzi di Henry James hanno trame al limite dell’inconsistenza, eppure….
      Insomma, credo che possiamo dirci più o meno d’accordo su un fatto: che affrontare il tema del quotidiano e del banale senza scadere nel banale (sembra un gioco di parole, ma solo apparentemente) non è impresa da tutti.

    13. utente anonimo ha detto:

      Ti ringrazio della segnalazione, perchè di solito, quando lo scrittore è talentuoso, le trame al limite dell’inconsistenza celano un universo talmente vasto e ricco da lasciare senza fiato. Dalla fattura del cucchiaino da tè della nonna, al colore della porta di casa che cigola un po’ quando viene chiusa. Di norma sono ssempre porte dell’anima.
      Interessanti.
      Buona giornata.

    14. utente anonimo ha detto:

      quella anonima sono io la sgnà che oggi è sloggata

    15. giuba47 ha detto:

      Sapessi come ho letto e condiviso questo post. Da tempo ormai non leggo autori italiani se non rare eccezioni, da tempo tanto meno seguo le premiazioni dopo aver letto un libro premiato dal Campiello che mi ha fatto venire solo il nervoso…
      Credo che comunque il marketing centri… qualcuno me l’ha confermato. E sono d’accrodo con te, io faccio fatica a leggere questi libri e non altri che i più reputano pesanti. Giulia

    16. EditDomjan ha detto:

      Ho letto con curiosità, tristezza e rabbia il tuo interessante racconto sul Campiello. L’editoria italiana va come più o meno il resto del paese…
      Bentornata!
      Andrea

    17. annaritav ha detto:

      Interessante e tristemento vero ciò che hai scritto. Non c’è niente di più frustrante del vedere pubblicata e debitamente pubblicizzata la banalità di turno e della consapevolezza, dopo la lettura, di aver sprecato tempo prezioso trascurando un libro più meritevole. Raramente non mi sono pentita di aver letto un libro in testa alle classifiche o ben supportato da una martellante pubblicità.
      Buona serata, Annarita
      Last but not least: bentornata 😉

    18. gabrilu ha detto:

      sgnapis
      Si, sono molto d’accordo con te
      Giulia
      Infatti, tutti discorsi sulla fatica del leggere un libro secondo me prescindono sia dalla lunghezza e numero di pagine che dal contenuto o dallo stile ritenuto più o meno “difficile”
      EditDomjan
      I blog potrebbero/dovrebbero servire anche a parlare di libri che riteniamo buoni ma di cui si sente parlar poco, in giro. Il tuo blog per quanto mi riguarda è prezioso. Segnali autori ungheresi che io non ho mai nemmeno sentito nominare, e di queste indicazioni ti ringrazio.
      Annarita
      Grazie per il bentornata e… certo però che c’è anche del comico, in tutta questa storia dei libri e dei premi letterari, non trovi?
      (Oggi sono di buon umore e tendo a vedere il lato umoristico delle cose ^__^

    19. amfortas ha detto:

      Molto interessante, gabrilu.
      Dal tuo post deduco che io, che spesso mi sento in colpa perché non leggo o quasi gli autori italiani contemporanei, non mi perdo nulla.
      Mi dispiace, sinceramente.
      Peraltro leggere è una delle poche attività che ancora danno un senso alla mia vita, perciò di perdere tempo non ho voglia.
      Credo che sulle strategie perverse del marketing, più o meno acclarate, tu abbia ragione, funziona così ovunque.
      Non è vero però, come dice Elena, che gli editori pubblicano con facilità, anzi, e lo so per esperienza personale: sicuramente una trama, un soggetto, diciamo così, nazional – popolare, aiuta molto.
      Io ho un progetto bellissimo, per il quale ho ricevuto un sacco di complimenti, ma a nessuno (almeno per ora) passa per la testa di rischiare.
      Se vinco al Superenalotto me lo finanzio da solo, ‘sto libraccio.
      Ma sarà difficile, perché il gioco è l’unico vizio che non ho. (più, una volta pure quello, mannaggia)
      Ciao e bentornata!

    20. Moher66 ha detto:

      Peggio che mai… Se si tratta di precise linee editoriali la cosa è ancora più deprimente…
      Elena

    21. bobregular ha detto:

      anche io ho fatto il giurato popolare ad un premio letterario (di minore impatto mediatico, ma con 300 votanti) due anni fa. Mi han colpito la povertà della proposta da un lato (la sensazione due mesi di letture mediocri), la povertà “critica” della recezione dall’altro, ben espressa nel tuo post. Tanto che non ho ripetuto l’esperienza quest’inverno.
      Votai il libro (unico, a mio avviso, di un certo respiro stilistico e storico) che è arrivato ultimo…

    22. gabrilu ha detto:

      Amfortas ed Elena non mi voglio addentrare nei meandri delle politiche editoriali. Preferisco limitarmi ad esprimere solo il mio parere di lettrice comune sui libri che leggo.
      Però certo quello che molti di voi dicono non è che sia confortante, a proposito del panorama editoriale del BelPaese.
      bobregular
      Se è per questo, anche il romanzo che ho votato io è arrivato, se non ricordo male, penultimo…
      Ma in questo caso c’era anche la faccenda delle donne e delle “quote rosa”, che secondo me non ha fatto che impastocchiare ulteriormente le cose.

      Per tutte/i
      Sul forum del Corriere della Sera tenuto da Paolo Di Stefano ho visto oggi che un anonimo che si firma “la bocca della verità” ha inviato nei giorni scorsi il mio post copiando e incollando però solo la metà del testo, falsando così il mio pensiero.
      Di Stefano ha creduto, purtroppo, che fossi stata io ad inviare il messaggio. Ma io mi sarei firmata, non credete?

      Qui c’è il link alla pagina del forum di Di Stefano

      http://tinyurl.com/67yuku

      Ho inviato un messaggio di precisazione firmato con nome e cognome. Speriamo che venga pubblicato.
      Come ho tenuto a precisare a Di Stefano, mi assumo le responsabilità di quello che scrivo, non di quello che un qualsiasi anonimo ritiene di poter stralciare da un mio post.

    23. GalassiaLibri ha detto:

      Innanzitutto ben tornata (e che ritorno!).
      Da questo post promesso e atteso mi aspevo scintille, ma non certo fulmini e saette; riesci sempre a stupirmi!
      Tocchi molti punti salienti con le tue parole, mi pare, però, che poi la deduzione sia sempre la stessa (così dicono i tuoi lettori): mi guardo bene dal leggere gli autori italiani.
      Che l’editoria sia commercio, mi sembra, dato abbastanza pacifico. L’offerta è indotta da un sottile lavaggio del cervello che, attualmente, risulta ancora più agevole.
      Noi lettori siamo, né più né meno, dei consumatori; è bene che di questo prendiamo atto. E, se non vogliamo essere dei consumatori qualsiasi, meglio sarebbe informacare gli occhiali, aguzzare i sensi e l’ingegno e non lasciarsi trasportare.
      Io, per dirne una, prima di comprare un vasetto di yogurt mi leggo le etichette (a volte anch’esse fasulle) fino all’ossessione, per non farmi infinocchiare. Non mi va di inghiottire aromi, coloranti e conservanti e sapere poi che quel sapore in bocca mi piace perchè qualcuno, in un astutissimo laboratorio, negli anni, ha lavorato per forgiare il mio gusto in quella direzione. Non so se riesco a spiegarmi…
      Con i libri è lo stesso discorso.
      Se comprassi un libro in seguito ad una esilarante recensione del Corriere o o per l’attribuzione di un premio mi darei mille volte dell’allocca.
      La migliore lettereatura, contemporanea e italianissima, viaggia nel sottosuolo, come ogni cosa di qualità. Tartufi da cercare annusare e scegliere con finissimo fiuto!
      Poi, come dice anche sempre Gabriella, i libri hanno il loro percorso obbligato e chiedono d’essere adottati, amati, coltivati in segreto.
      Di Cinzia Tanti non dico nulla, mi sembra già troppo doverla vedere in video, quotidianamente, su RaiEducational. Giorni addietro è stata a sua volta ospite di Scrittori per un anno e qui ha annunciato, udite udite, l’uscita del suo prossimo romanzo “storico”. Dunque, prepariamoci al peggio!
      Per quanto riguarda Cibrario, mi aspettavo che avrebbe vinto un altisonante premio. Anzi, a dirla tutta, mi sarei aspettata lo Strega. All’uscita di Rossovermiglio la Feltrinelli aveva già gridato al capolavoro. Del resto, diaciamocela tutta, non è il primo caso, dunque: di che scandalizzarsi?
      stessa operazione commerciale, a prescindere dalla qualità del testo, è stata portata avanti ai tempi di Gomorra e della Solitudine dei numeri primi. Mi ricordo di una serie di recensori, in video soprattutto, che per Paolo Giordano hanno ribadito per un anno quanto questo libro stesse vendendo a prescindere dall’investimento pubblicitario; come se poi queste recensioni avvedutissime con le quali si inculca la curiosità nel lettore non fossero esse stesse delle forme pubblicitarie. Anzi, le più efficai!
      C’è un post, nel sito di Lidia Ravera, finalista allo strega anche lei, in cui racconta tra consapevolezza e rassegnazione, l’attribuzione dello stesso al suddetto neo-scrittore.
      Un’ultima cosa, però, la voglio dire e parlo per esperienza diretta: se non scendi a compromessi, come scrittore, ti tagliano le gambe. Se non capovolgi lo stile e lo banalizzi non vendi e non ti pubblicano. Se non ti pubblicano e non hai il tuo libro stampato non sei uno scrittore. E di scrittori non scrittori, purtroppo, ne conosco tanti.
      Parlo di quelli che hanno passato molti anni con il capo chino e stracciare e rileggere e ancora stracciare, in attesa di ritrovarsi in uno stile tutto loro, ma questo non basta, anzi ti penalizza.
      Non sono più gli scrittori che cercano gli editori, non lo fanno quasi più perchè tanto lo sanno come funziona il maccanismo.
      Gli editori contattano certi scrittori o quelli che potrebbero diventarlo e assicurare un certo introito; tutto ormai è costruito a tavolino. Io stessa, non lo nascondo, ho riscritto intere parti di romanzi – quei libri per incartare il pesce – che hanno poi hanno venduto e fruttato bei quattrini agli editori; tra allori e plausi.
      Nessuno più può far finta di non saperlo!
      A tal proposito, cara Gabrilla, mesi fa, avevo scritto un post dove ritroverai un pezzo del tuo Nabokov 😉 So che apprezzerai!
      Ultimissima cosa: se fossi un’oraganizzatore del Campiello, non ti chiederei mai di far parte della giuria, mai! Perchè poi non potrei non aspettarmi una reazione del genere 😉

    24. elisnelpaese ha detto:

      Questo post mi conforta, mi ero quasi convinta che fossi tra i pochi a disdegnare – per ottusaggine e una forma di bieco snobismo – certa narrativa contemporanea.
      A mio avviso è accaduta la medesima cosa con il Premio Strega, tanto che il libro vincitore ha deluso le aspettative di una grande parte di lettori attenti e disposti a spendere cifre per tenersi aggiornati e seguire i nuovi “narratori”.
      Quando qualcuno mi chiede perché nel mio blog passano solo i grandi riferimenti della narrativa e della poesia, sempre rispondo che non vedo luce che venga dal futuro e dal presente.
      A meno di alcune particolarissime eccezioni che sono veramente poche.
      Ciao.

    25. utente anonimo ha detto:

      Brava, gabrilù.
      Sottoscrivo.

      Artemide_Diana

    26. gabrilu ha detto:

      Francesca/Galassialibri
      “Fulmini e saette” dici? Normalmente preferisco parlare di libri e film che mi piacciono e stendere un velo pietoso su quelli che non mi piacciono. Ma in questo caso mi sono sentita quasi in dovere di dire quello che ho pensato di questi libri.

      Mi hai fatto proprio ridere di gusto quando scrivi “se fossi un’organizzatore del Campiello, non ti chiederei mai di far parte della giuria, mai! Perchè poi non potrei non aspettarmi una reazione del genere 😉 ”

      Ma le giurie popolari servono a questo, no? A vedere come la pensano i “lettori comuni”. Ed io “lettrice comune” sono. E ben contenta di esserlo ^__^

      Denso e articolato come al solito, il tuo commento, Francesca, e te ne ringrazio.
      Mi piace soprattutto quello che dici sulla “letteratura del sottosuolo”. Figurati se non sono d’accordo! Però vorrei precisare: il conferimento di un premio letterario non è di per se garanzia di qualità (e di questo, almeno qui dentro, credo che il 90% di noi sia convinta) però — e lo dico soprattutto a me stessa — bisogna stare attenti a non cadere nel pregiudizio opposto, e cioè essere convinti che se un romanzo ha ricevuto un premio letterario e/o ottiene gran successo di pubblico debba necessariamente ed automaticamente essere di bassa qualità. Non è detto.
      Il problema vero è, come andiamo dicendo e ridicendo tutti, che è difficilissimo orientarsi e non lasciarsi accalappiare dalle sirene dei tam tam prezzolati…

      P.S. Con Nabokov sto per ricominciare (qui ancora fa un caldo mostruoso) e allora si salvi chi può 😉

      elisnelpaese
      E invece, come vedi, non siamo poi così isolate e “mosche bianche”
      Ciao !

      Artemide_Diana
      Grazie per la solidarietà 😉

    27. utente anonimo ha detto:

      postmolto interessante. complimenti.
      mi piace la tua lucidità e la tua franchezza.
      lieta manila

    28. gabrilu ha detto:

      lieta manila
      Benvenuta da queste parti.
      Ciao e grazie 🙂

    29. utente anonimo ha detto:

      Ho letto soltanto 80 pagine di Rossovermiglio… per onestá, ma avrei voluto smettere dopo le prime pagine: banale, scritto male, noioso. Una vergogna che il Campiello premi robaccia simile: sono certa che la Cibrario ha pagato una bella sommetta alla Feltrinelli. Anche i cosiddetti grandi editori si fanno pagare per pubblicare qualsiasi cosa: ho fatto le mie esperienze! Ad ogni modo congratulazioni per la chiarezza e l’onestà del giudizio: ho imparato molte cose. Ada

    30. gabrilu ha detto:

      Ada
      Il tuo parere mi conforta.
      Sai com’è, non è che io ci goda, a parlar male di un libro, perciò sapere che non sono la sola a non averlo trovato buono mi tranquillizza un po’.
      Ciao e grazie 🙂

    31. utente anonimo ha detto:

       Gabrilu, sfondi una porta aperta. Leggendo le tue avventure di giurata popolare al Campiello mi sono divertita ma  ho provato alla fine amarezza e vergogna. Vergogna per questi scrittori da poco, che le case editrici gettano nel mercato dei premi per vendere  mille copie in più. Si sa da tempo che i premi sono pilotati dalle case editrici, oggi a me, domani a te. Tutti, dallo Strega al Campiello, al Viareggio. Guarda lo Strega 2009; quando si è ritirato Del Giudice, Einaudi, alla fine ha vinto un’ altro Einaudi. Ma il punto non è questo, è un’ altro. Perchè i premi sono stati più o meno sempre truccati. La Bellonci, con lo Strega faceva e disfaceva ;  ma nell’ elenco dei vincitori ci poteva essere la Morante, Calvino, Moravia ..Ma gli scrittori di oggi, che vincano o non vincano sono disperanti ; sciatti, poveri, stantii , piatti, senza creatività, senza sorprese, sempre autoreferenziali, sempre a leggersi l’ ombelico. Quando intorno c’è un paese ricchissimo di storia e di storie, che ha necessità di cultura come del pane, perchè solo così si può combattere la stupidità, l’ arroganza, la mercificazione della politica…Gabrilu dice poi una cosa che condivido assolutamente : leggere questi librucci è faticoso, oltre che noioso. Di più , è inutile. Alla fine ti ritrovi con l’ amaro in bocca. Anche leggere Nabokov e i russi in generale, Gadda, Musil è faticoso. Nabokov è stata una fatica tremenda per me ma alla fine..Con l’ aiuto di certi bravi critici ( quelli li abbiamo ), leggendo e rileggendo alla fine si arriva al nocciolo : che è verità, bellezza, strazio e dolore. E ti porti dietro un bagaglio che ti aiuterà nei momenti difficili ; e vi assicuro, non è una frase fatta;  negli inevitabil dolori che ci porta la vita un libro è  una grande consolazione. E’ meglio che mi fermi qui. Grazie Gabrilu

    32. gabrilu ha detto:

      Anonima n#31

      Tu dici:

      "Ma gli scrittori di oggi, che vincano o non vincano sono disperanti ; sciatti, poveri, stantii , piatti, senza creatività, senza sorprese, sempre autoreferenziali, sempre a leggersi l’ ombelico."

      Queste cose non si dicono,   cara Anonima  #31,   che  sennò a qualcuno  magari viene in testa di sentenziare  che io e te   "sputtaniamo"   (sic!) le italiche penne.

      Sai… di questi tempi… meglio esser prudenti  0__0
       
      Scherzo, eh,
      Ma mica tanto però, eh.

      Ciao e grazie

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