LA VECCHIAIA DI ALICE MUNRO

Alice Munro

SCRIVERE. O SMETTERE DI SCRIVERE.
di Alice Munro, luglio 2005

Forse la vera ragione per smettere di scrivere è che sto invecchiando. Sono vecchia. Quando succede,  fare le cose che devi fare richiede sempre più tempo e concentrazione. Pagare le bollette, ricordarti quando passa il camion della spazzatura, fare la raccolta differenziata, donare soldi a tutte quelle buone cause che hai promesso a te stessa di sostenere. Mantenere l’ordine intorno a te. Il disordine è molto più minaccioso di una volta – non è più perdonabile e disarmante, né un segno della propria creatività, ma una prova dell’arrivo della demenza senile, decisamente poco affascinante. In effetti è meno affascinante, la demenza, nelle donne che negli uomini. Lo stesso vale per l’aspetto fisico da mantenere presentabile. Richiede sempre più sforzo, non tanto arrestare il deterioramento quanto rallentarlo in modo che risulti accettabile a te stessa e agli altri. Tutte le pillole e gli esami e gli esercizi. Non puoi più martellare sui tasti, rapita alle tre di notte dal finale di una storia. Non puoi più essere il grande scrittore, quello con il brutto carattere e le cattive abitudini e la genialità graffiante dei vecchi film. Non che io lo sia mai stata (in effetti non ricordo che nessuno di questi geni sia mai stato una donna), ma l’idea è sempre sopravvissuta da qualche parte nella mia testa, come qualcosa che un giorno avrei potuto provare a essere. Insomma: smetterei di scrivere per avere una vita più gestibile. E poi so che è molto raro produrre un capolavoro in questi ultimi anni di vita, e uno o due libri in meno non sarebbero una gran perdita per nessuno. Di sicuro non mi mancherà quel tormento – i tentativi a vuoto necessari perché una storia sia buona – o il vero e proprio orrore che provo nell’attesa che il libro venga pubblicato, per poi dar fondo al mio coraggio e uscire di casa ed esserne responsabile nel vasto mondo (in realtà sembra che sia vasto, ma il mondo dell’editoria, della critica letteraria, del pubblico dei lettori, è così piccolo che la maggior parte della gente che vive nel tuo paese, perfino nella tua cittadina, non saprà mai il tuo nome).

Non mi perderò niente, davvero.

Ma aspetta un attimo: che cosa c’era di così meraviglioso? Che cosa lo faceva sembrare irresistibile? Che cosa rendeva trascurabili questi inconvenienti? Se non è quando stai componendo il lavoro, non quando lo mandi all’editore, non quando ce l’hai in mano stampato, né quando lo leggi in pubblico o lo vedi entrare in classifica (e cominci a preoccuparti di quando ne uscirà), e nemmeno quando vince un premio, anche se devi ammettere che vincerlo è meglio che non vincerlo, allora quando è?

Il momento non è forse quello in cui hai l’idea, o meglio inciampi nell’idea, ci sbatti contro, come se stesse vagando da sempre nella tua testa? È già lì, ancora senza lineamenti precisi, ma armoniosa e brillante. Non è la storia. È lo spirito, il centro della storia, qualcosa che non è fatto di parole, ma che può sorgere alla vita, almeno a una vita pubblica, soltanto quando le parole lo avvolgono. Un oggetto ancora non guastato, ancora protetto dalle interferenze. In una forma più bella di quella che avrà mai, dopo essere stato stirato e schiacciato dentro le tue frasi. Pensa di poter essere soddisfatta da questo incontro soltanto, dal riconoscerlo e poi lasciarlo solo. Come sarebbe?

Vedremo.

Questa testimonianza mi ha lasciata senza parole per la lucidità, la semplicità la profondità e (perchè non dirlo?) l’onestà intellettuale di quella che a mio parere è la più grande scrittrice vivente di racconti.

Leggendo questo testo, che ho potuto conoscere grazie a Paolo Cognetti ed al suo articolo su Il Sole24Ore, non poteva non tornarmi in mente anche che Alice Munro è l’autrice di quello splendido racconto intitolato  The bear came over the mountain (L’orso attraversò la montagna) dal quale nel 2007 è stato tratto il  bellissimo film di Sarah Polley Away from her (Lontano da lei) magistralmente interpretato da Julie Christie e del quale avevo parlato >>qui

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19 risposte a LA VECCHIAIA DI ALICE MUNRO

  1. Climacus ha detto:

    a me ha colpito in particolare quella confessione incredibilmente audace sulla demenza senile negli uomini e nelle donne. Uno dei suoi racconti a mio parere più belli parla proprio di questo, the bear came over the mountain (nemico, amico, amante…). Spero non ti sia sfuggito. E’ tenero e spietato. Ciao

  2. gabrilu ha detto:

    Climacus
    infatti The bear came over the mountain (L’orso attraversò la montagna) è proprio il racconto da cui è tratto il film Away from her, il film di Sarah Polley di cui parlo in questo e nel precedente mio post.

    E si, ho trovato molto coraggiosa, Alice Munro. Deve essere proprio una gran donna, oltre che una grande scrittrice.

  3. utente anonimo ha detto:

    Quando mi capita di leggere un racconto, uno qualsiasi, in genere mi viene da pensare: bello si, ma non è teso, coinvolgente, pulito, affilato, come quelli della Munro.
    Si, davvero grande scrittrice e gran donna.
    Bartleboom

  4. giuba47 ha detto:

    Grande donna davvero. Meravigliosa scrittrice, di cui mi sono divorata tutti i suoi racconti che mi hanno davvero affascinata. Donna a tutti gli effetti con le sue crisi e le sue domande… Non avevo letto questo pezzo e meritava davvero. Giulia

  5. arden ha detto:

    Coraggiosa perché parlare della vecchiaia (propria) è di questi tempi considerata una cosa da non farsi.

    Sull’altro blog riportavo giusto l’altro ieri qualcosa sullo stesso tema, di Roth.

  6. annaritav ha detto:

    Parole commoventi che non si possono commentare. La bravura di Alice Munro rimarrà cristallizzata per sempre nei suoi testi da leggere e rileggere.
    🙂

  7. AnnaSetari ha detto:

    ALICE MUNRO sullo stesso tema[..] SCRIVERE. O SMETTERE DI SCRIVERE.di Alice Munro, luglio 2005Forse la vera ragione per smettere di scrivere è che sto invecchiando. Sono vecchia. Quando succede, fare le cose che devi fare richiede sempre più tempo e concentrazione. Pagare le bollette, [..]

  8. Climacus ha detto:

    accidenti, che figuraccia. Mi era sfuggita l’ultima parte del post. Scusami 🙂

  9. gabrilu ha detto:

    Bartleboom
    E tu pensa che io in genere non amo particolarmente i racconti, ma quelli di Alice Munro sono davvero speciali
    Giulia
    Gandissimo esempio, secondo me. Che dovrebbe far riflettere tutti, uomini e donne.
    Arden
    Ho visto. Leggerò questo libro di Roth appena verrà pubblicato anche in Italia.
    Intanto, visto che non lo hai fatto tu, lo metto io il link al tuo post ^__^

    http://solotesto.splinder.com/post/18290633/la+soluzione+senile

    Ho visto anche, adesso, che hai anche tu messo il testo della Munro sul tuo blog. Hai fatto bene. Certe cose è bene che vengano divulgate.
    Ciao 🙂
    Annarita
    So che Alice Munro è apprezzata, amata e studiata da molti frequentatori di questo blog, e la cosa mi fa molto piacere
    Climacus
    Non c’è problema. Sul web andiamo sempre tutti un po’ di fretta 😉

  10. utente anonimo ha detto:

    in effetti ci vuole coraggio

  11. sgnapisvirgola ha detto:

    E non basterebbe questo per amarla?
    Mi chiedo se uno scrittore famoso avrebbe avuto lo stesso coraggio.

  12. gabrilu ha detto:

    anonimo #10
    Ciao e benvenuto

    sgnapis
    Bella domanda, sgnapis. Me la sono posta anche io, e subito. Non so dare una risposta.
    Scrittori che hanno parlato in modo profondo e toccante di morte e vecchiaia ce ne sono moltissimi. Però ammetto che non sono riuscita a farmi venire in mente il nome di un solo scrittore uomo che abbia avuto il coraggio di parlare così in prima persona e di se stesso.
    Magari è solo una mia ignoranza.

  13. sgnapisvirgola ha detto:

    Infatti ho posto a te la domanda per lo stesso motivo:) Io so molto meno di te. Azzarderei comunque che un uomo con altrettanta intelligenza, fama ed umiltà non avrebbe mai fatto una cosa del genere. Non è nella natura degli uomini. Noi donne dobbiamo fare i conti con un orologio biologico che stabilisce la nostra maturità e la nostra impossibilità di essere ancora “utili”. Questo termine gli uomini non lo conoscono. Vivono l’arrivo della vecchiaia con terrore contando le rughe e le zampe di gallina, ma basta una fanciulla in fiore o un paio di lifting perchè si sentato eterni. Il viagra poi, fa il resto. A volte, proprio perchè famosi e capaci, figliano anche da ottantenni. Una cosa che una donna non potrebbe permettersi mai, salvo fare come la Iliescu che a 67 ha partorito due gemelle. Ma questo è un altro discorso.

  14. gabrilu ha detto:

    sgnapis
    Condivido quello che scrivi. Aggiungo che oltre alle questioni dell’orologio biologico riguardanti sessualità, riproduzione et similia, c’è un’altra cosa di cui donne come la Munro hanno piena consapevolezza e — giustamente — molto timore: il decadimento delle capacità intellettive. Non a caso la Munro ha scritto quello splendido racconto su una donna colpita dall’Alzheimer.
    Ora: generalizzare è una cosa che detesto, però non riesco a non pensare che la maggior parte degli uomini non riesce proprio nemmeno ad ipotizzare che “le loro” capacità intellettive possano, con l’età, deteriorarsi.
    In questo si, che si sentono eterni ed onnipotenti…

  15. sgnapisvirgola ha detto:

    Verissimo, ma è proprio qui che sbagliano di grosso, perchè la vecchiaia in questo caso non fa distinzioni di sesso e dopo è solo una questione di fortuna.

  16. utente anonimo ha detto:

    articolo davvero molto bello.lucido e graffiante
    ho letto questa estate alcuni dei racconti di questa scrittrice, della quale non conosco altro. Mi sono piaciuti in modo particolare. Inconsueti ed anche un pò tristi

  17. gabrilu ha detto:

    ricetteepensierisparsi
    Io, che normalmente non sono particolarmente appassionata ai racconti, ho tra i miei autori preferiti alcuni pochi autori che costituiscono un’eccezione. Uno di questi autori è Alice Munro, che trovo straordinaria. Qui nel blog ho parlato di due sue raccolte di racconti. Se ti interessa, trovi i relativi post spulciando l’elenco per autore qui a fianco.

    Nel suo libro La malattia dell’infinito Citati parla entusiasticamente della Munro, e mi piace citare qui il primo paragrafo del capitolo a lei dedicato.
    Scrive Citati:
    Se dovessi consigliare ai lettori italiani due libri di narrativa, non avrei esitazioni: Il sogno di mia madre e Nemico, amico, amante…, entrambi di Alice Munro. So che, in Italia, forse appena trenta persone conoscono che Alice Munro è nata settantasette anni fa in Canada e ha scritto dieci raccolte e un romanzo […] . Ma spero che, a poco a poco, quelle trenta persone si moltiplicheranno, perchè i buoni lettori sono come la zizzania dei Vangeli”

    Ciao 🙂

  18. utente anonimo ha detto:

    salve a tutti, vorrei sapere come avete interpretato la fine di the bear came over the mountain …. io nn l ho capita tanto bene …..

  19. gabrilu ha detto:

    Anonimo #18Sarebbe stato carino se intanto ci avessi detto  come l'hai interpretata "tu"   Anyway,  provo a dire  la mia.Da quel che ho letto,   il titolo di questo racconto L'orso attraversò la montagna  fa riferimento  ad  una popolare canzone canadese che dice: "L'orso attraversò la montagna /…/ per vedere cosa poteva vedere /…/ l'altro lato della montagna /…/ era quello che poteva vedere".Che potrebbe voler dire, fuor di metafora: ci si aspetta che dall'altro lato della montagna (di un qualche limite/confine da oltrepassare)  ci sia qualcosa di straordinario, ma  poi una volta  arrivati dall'altra parte ci si accorge che anche lo straordinario può diventare   "ordinario".Così la mente di Fiona passa dalla salute alla malattia  (dell'Alzheimer),  Fiona  passa dall' ordinario del tran tran casalingo allo straordinario della vita  nella clinica. Eppure,  una volta  entrati in questa situazione straordinaria, sia Fiona che il marito Grant trovano, ciascuno a suo modo, un nuovo "modus vivendi", un  nuovo equilibrio… 

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