PERCHE’ LOST

Lost - vignetta

Seia Montanelli mi chiedeva, in un commento ad un mio precedente post, di indicarle sinteticamente tre motivi per convincerla a vedere LOST.

Le ho risposto, ma poi ho pensato che già che c'ero questa era l'occasione buona per farci un post, su questo tema. E dunque eccomi qua.

Si, perchè il mondo si divide in "Quelli che LOST" (i Lost-maniaci come me, tanto per non lasciare adito a dubbi) e quelli che invece LOST non l'hanno mai visto, sanno che ormai si è arrivati alla quinta stagione, vorrebbero dargli almeno una sbirciatina ma temono di essere troppo in ritardo, esitano.

Poi naturalmente ci sono quelli che LOST lo snobbano senza averlo mai visto, e continuano a non vederlo solo perchè fieri di poter dire "io non guardo la TV figuriamoci poi i telefilm americani". Non è certo a loro che mi rivolgo.

Ripropongo qui — con qualche aggiustamento sintattico e qualche dettaglio in più di quello permesso nell'esiguo spazio dei commenti — la risposta che ho dato a Seia.

Dico i motivi per cui piace a me, senza pretendere di convincere alcuno.

Allora:

1) Lo spunto di partenza di LOST è persino banale (un aereo di linea di un volo transoceanico precipita su una misteriosa isola tropicale, ci sono dei superstiti che si devono dare da fare per sopravvivere) ma lo sviluppo della storia e la caratterizzazione dei personaggi mostra una fantasia ed una creatività da parte dei tre autori che raramente ho visto sia sul piccolo che sul grande schermo.

La struttura narrativa si sviluppa, nelle prime due stagioni e mezza, con una tecnica che prevede, per ogni personaggio, un doppio livello: lo sviluppo lineare nel presente e flash back nel passato di ciascuno. A poco a poco si forma un mosaico in cui anche pezzi che apparentemente non avevano molto senso dopo un poco invece lo acquistano eccome. Il punto di vista della narrazione cambia di volta in volta e gli avvenimenti sono visti con gli occhi dei diversi personaggi. Le singole puntate di LOST hanno ritmi di azione quasi frenetici, ma il senso complessivo della storia punta sulla lunga distanza, non sulla breve.
Corto respiro per la singola puntata, ampio respiro per la vicenda nel suo complesso.

Da metà della terza stagione e nella quarta si sono aggiunti anche i flashforward, e cioè ci fanno vedere pezzetti di quello che poi a ciascun personaggio succede nel futuro. Tutto questo fa si che

a) ciascun personaggio ha — come già detto — una sua precisissima personalità e caratterizzazione. Mai però a tutto tondo: nessuno di loro è completamente "buono" o completamente "cattivo", ciascuno di loro ha una personalità allo stesso tempo molto caratterizzata ma anche molto sfaccettata. La rappresentazione delle dinamiche interpersonali, delle dinamiche di gruppo e di inter-gruppo è curatissima.

b) che ad ogni mistero che viene svelato corrisponda un nuovo punto interrogativo che viene posto. Allo spettatore viene continuamente chiarito qualcosa ma nello stesso tempo viene continuamente proposto un nuovo enigma. Per lo spettatore non c'è mai un attimo di requie ed appena crede di aver capito qualcosa, gli autori gli scombinano tutte le sue certezze.

Gli attori sono tutti scelti con cura estrema, sono tutti bravissimi. Non solo i protagonisti ma anche quelli marginali di contorno, o quelli che compaiono magari solo in una puntata.

Cura, serietà, professionalità a palate. Da parte di tutti: sceneggiatori, attori, tecnici e insomma tutti.

2) I riferimenti simbolici, metaforici, filosofici e letterari sono — per chi abbia occhi ed orecchie per riconoscerli (e voglia di farlo, naturalmente) — moltissimi ed intriganti. Letteratura, filosofia, storia del cinema, storia dell'arte sono molto presenti ma mai invadenti.
LOST se lo può godere alla grande sia chi cerca solo intrigo, azione ed avventura sia chi invece cerca in un film o in un libro anche qualcosa di più e di diverso. Si presta a molti livelli di lettura/fruizione. Lo spettatore colto si divertirà a decifrare citazioni di ogni tipo, lo spettatore meno colto o poco interessato ad aspetti che non siano intrigo ed azione non si sentirà mai complessato.

3) LOST è una metafora della vita, e come nella vita, non tutto può esser sempre spiegato, non tutto può essere razionalizzato. Lo slogan di LOST, quello con cui venne lanciato, era: "Nell'isola niente mai è come sembra". Arrivati alla quarta stagione posso assicurare che è proprio così: nell'Isola niente è mai come sembra.

Non bisogna guardare LOST con occhi da realisti più o meno "neo". Non bisogna essere troppo razionali. Se lo si guarda così, si rischia di scambiare molti avvenimenti che sul piano della verisimiglianza realistica non avrebbero molto senso con errori/sviste di sceneggiatura, sciatteria o peggio.
La principale chiave di lettura di LOST è a mio parere quella della metafora e del simbolo.

Vedo tante serie di telefilm americani e molte le trovo davvero ottime. Ma LOST è, a mio avviso, di molte spanne al di sopra di tutti questi. Anche dei migliori.
Ovviamente, come in tutte le opere di vasto respiro e lunga durata, anche LOST ha i suoi momenti (rarissimi, per la verità) di "stanca". Momenti in cui si è tentati di dire "si, ma ora stanno troppo rimestando l'acqua nel mortaio".
Ma la bravura degli autori si è sempre manifestata nel capire al volo quando questo succedeva, nell'aver sempre recuperato in fretta e di aver utilizzato proprio quelle parti che erano state vissute dagli appassionati come momenti di impasse per lanciare sul tappeto nuove risposte e nuove domande.

Insomma… LOST è LOST .

E' cosa nota a tutti gli appassionati di LOST che nel 2004, quando la serie televisiva ebbe inizio i tre autori (J.J. Abrams, Damon Lindelof e Jeffrey Lieber) non avevano previsto una durata precisa e nemmeno messo a punto tutti i particolari della trama. Per dirla brutalmente: all'inizio nessuno sapeva dove si sarebbe andati a parare. A cominciare dagli autori.

Soltanto l'anno scorso è stata fissata la data in cui si concluderà la serie (il 2010) consentendo così una progettazione degli avvenimenti che porteranno alla conclusione della vicenda.

Lost - vignetta

In Italia la Rai ha trasmesso le prime due stagioni di LOST con una differita di più di sei mesi dalla messa in onda negli USA. La quarta stagione (conclusasi di recente) è stata trasmessa in agosto con la scusa che tanto, LOST era ormai in caduta libera negli ascolti e "non faceva più audience".

E ci credo.

Gli appassionati di LOST ormai non aspettano più la Rai, la quale avrà pure le sue ragioni, considerato che ogni puntata deve essere doppiata in italiano, prima di venire trasmessa. Ma gli appassionati si scaricano le puntate di LOST da Internet in lingua originale (già l'indomani mattina o al massimo qualche giorno dopo sono reperibili in rete anche i sottotitoli italiani cui provvedono schiere di volenterosi)  man mano che vengono trasmesse dalla TV americana. Detto per inciso: i doppiatori italiani della versione Rai sono bravissimi, ma ad esempio  la voce originale di Hurley  (Hugo) conferisce al personaggio una personalità molto diversa da quella che appare nella versione doppiata. E Saiyd (l'iracheno) nella versione originale  non parla affatto con quella dizione stentata che nella versione italiana vorrebbe  sottolineare il suo non essere americano.

Per concludere:  noi LOST- dipendenti siamo tutti qui     appollaiati sul trespolo aspettando  di scaricare le puntate della Quinta Stagione, che in America verrà trasmessa in TV dai primi gennaio.

Chi volesse approfondire, su Wikipedia trova parecchie ricchissime pagine su Lost, oltre che decine e decine di siti dedicati. Non c'è che l'imbarazzo della scelta.

N.B. Le due vignette le avevo trovate in rete ma purtroppo non ho memorizzato il sito di provenienza. Se riesco a recuperarlo provvederò a indicare il link, come ritengo corretto fare.
Intanto, siccome le trovo deliziose, non ho resistito alla tentazione di inserirle in questo post.

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Informazioni su gabrilu

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22 risposte a PERCHE’ LOST

  1. sgnapisvirgola ha detto:

    Mi dispiace, faccio parte della categoria di coloro che non l’hanno mai visto, ma è contagioso il tuo entusiasmo:)

  2. gabrilu ha detto:

    sgnapis
    Non è mica obbligatorio, vederlo, eh! Ho solo cercato di dire alcuni dei motivi per cui piace a me, visto che me lo sento spesso chiedere.
    E poi: so che ci sono anche persone (poche, ma ci sono) che non se ne perdono una che sia una, puntata di LOST ma quasi “nella clandestinità” e quasi vergognandosene. Pensano che dichiarare di vedere con diletto un telefilm americano (qualunque esso sia) sia cosa che potrebbe apparire “poco intellettuale”.
    A me questo atteggiamento fa solo sorridere, che ci vuoi fare ^__^

  3. talpastizzosa ha detto:

    A me piace Lost perchè? Perchè l’essere umano è un universo complicato… perchè come canta Battiatio “Se vuoi conoscere i tuoi pensieri di ieri osserva il tuo corpo oggi. Se vuoi sapere come sarai domani osserva i tuoi pensieri di oggi” Lost è così… un continuo ricercare fuori e dentro l’isola perchè “mai è come sembra” ma solo sull’isola… grazie!

  4. talpastizzosa ha detto:

    … ma solo sull’isola… scusatemi

  5. talpastizzosa ha detto:

    Sarà il caldo di questi giorni volevo scrivere “Ma siamo sicuri che questo vale solo sull’isola?”…

  6. amfortas ha detto:

    Lo sai che anch’io lo vedo dalla prima puntata su Sky.
    Ti dirò che un po’ mi ha stancato, ma non ho alcuna intenzione di perdermi la prossima stagione.
    Ho qualche dubbio sulle capacità attoriali dei singoli, però è anche vero che ogni personaggio è abbastanza monolitico.
    Ricordo con dolore la morte di Sharon ancora oggi.
    Magari torna 🙂
    Ciao!

  7. voltandopagine ha detto:

    🙂 …aspettavo questo post! Come sempre la tua analisi è accuratissima e, almeno per me, assolutamente condivisibile. Soprattutto per quanto riguarda la distinzione buoni/cattivi: il fatto di non sapere mai chi sono realmente “i buoni” e chi “i cattivi”, e probabilmente neanche se una tale distinzione ha ragione di esistere, non è, in fondo, un po’ il dubbio che prima o poi coglie tutti? Anche l’inconscio dello spettatore meno incline alla riflessione viene catturato da questo aspetto fondamentale di quella che è, giustamente, anche una metafora della vita.
    Io appartengo ai (pochi)
    fan che sono costretti ad aspettare la messa in onda su Raidue: non ho il satellite e, se anche mi organizzassi per scaricare le puntate originali, non ci capirei nulla. Non so come farò a resistere…
    p.s. Le vignette sono davvero deliziose!

  8. Moher66 ha detto:

    Vedevo Lost, mi piaceva la suspence e l’incertezza tra buoni e cattivi, simpatici e antipatici, i simboli, le maschere, la metafora della vita. Molti personaggi mi piacevano altri no. Poi mi sono stancata. A un certo punto tra flashback e flashforward ho perso il filo, (che spasso queste vignette!), tutto si è ingarbugliato, e soprattutto non mi sono più scrollata di dosso l’idea, forse sbagliata ma fastidiosa, che gli autori non abbiano non dico un progetto ma almeno un’idea di progetto, del fine che intendono raggiungere. Sembra quasi che stiano lì a studiare le reazioni del pubblico per decidere come mandare avanti la storia. Così ho perso la curiosità, quella che avevo all’inizio di capire cosa c’era dietro i simboli e le metafore, niente più suspence, perchè l’impressione finale (la mia naturalmente!) in questo modo è che non ci sia dietro nulla..
    Elena

  9. gabrilu ha detto:

    Trovo molto interessante quello che scrive Elena, perchè a prescindere dalla simpatia o meno che possono fare alcuni attori o personaggi e al di là di considerazioni varie che dipendono molto dai gusti e dalle identificazioni e proiezioni personali di ciascuno di noi Elena secondo me tocca un punto essenziale e interessante in generale, anche a prescindere da LOST.

    E’ così importante, per giudicare la validità di una storia, che questa storia sia progettata nei minimi particolari già tutta sin dall’inizio e che tutto, alla fine, debba avere un senso ed un perchè?

    In qualche momento — e cioè quando ho capito anch’io che molto, in LOST, era frutto di un work in progress — mi sono posta anch’io questa domanda (in particolare durante la prima metà della terza stagione) ed anch’io per un momento sono stata tentata di mollarlo perchè in qualche modo mi sentivo … menata per il naso e portata a spasso dagli autori.

    Poi però mi sono detta che no, che per me non era importante, sono entrata nel gioco e da quando sono entrata nel gioco, anzi, mi diverte molto vedere come se la cavano a districarsi dai cento inghippi in cui si cacciano con le proprie mani.
    Mi sembra chiarissimo che gli autori si regolano anche sulle reazioni e sulle ipotesi del pubblico (che conoscono bene, considerato il numero enorme di forum esistenti in rete in cui si discutono i misteri di LOST) per andare avanti con la storia, cambiare le carte in tavola, comporre e scomporre.
    Accetto il fatto che non tutti i particolari possano avere una spiegazione, che non tutto debba necessariamente avere un suo perchè, che non tutti i tasselli del puzzle si incastrino gli uni con gli altri. Insomma ho accettato il “patto” e da quel momento mi diverto forse anche più di prima.
    Ad ogni fine puntata o gran finale di stagione mi diverto a dirmi: “… e mo’ vediamo, adesso, come ne uscite fuori, da ‘sto casino che avete combinato” ^__^

    Insomma credo siano due modi molto diversi (entrambi validi, ma sicuramente di versi) di approcciare una storia e di fruirla.

    Non ho mai visto I segreti di Twin Picks, la serie televisiva di David Lynch (rimedierò quanto prima, però 😉 che negli anni ’90 tenne incollati alla TV milioni di telespettatori, ma da quello che ne ho letto in giro anche lì non tutto era previsto e programmato esattamente sin dall’inizio ed in quel caso, trattandosi apparentemente di un giallo (ricordate la frase-tormentone “Chi ha ucciso Laura Palmer?”) la cosa avrebbe potuto esser considerata ancora più grave.
    Neanche lì tutti i misteri vennero svelati, la trama generale continuava solo a complicarsi: ogni fatto che avveniva in quella cittadina apriva di fatto una molteplicità di altre strade che potevano portare a decine di altri eventi diversi, senza mai riuscire a far capire veramente dove si era arrivati e dove avrebbe portato ciascuna strada. Non solo, ma nel corso degli episodi si andava scoprendo che la storia stava andando avanti con logiche molto poco realistiche.

    C’è chi da questo tipo di approccio, da questo modo di procedere può risultare infastidito, ed ovviamente ne ha tutto il diritto. L’importante secondo me è sapere che si tratta di una modalità di approccio, non di pressapochismo, di sciatteria progettuale o deficienza creativa.

    Non so se sono riuscita a spiegare quello che intendevo dire, spero di si.

    Chissà cosa ne pensano gli altri.

  10. sgnapisvirgola ha detto:

    Sai Gabri, ieri sera ho cominciato a guardare Dexter e Six feet under. Me ne parlarono benissimo e per lungo tempo. Li hanno classificati come serial “intelligenti”. Di primo acchito li classificherei molto diversi dal solito e di certo molto intriganti. Forse quelli che guardano LOST di nascosto si paleseranno con queste due serie:)

  11. sgnapisvirgola ha detto:

    Mi pare di capire che Lost è come una specie di Isola dei famosi in differita:)

  12. sgnapisvirgola ha detto:

    A me l’idea che ci sia poco di definito e che sia tutto un divenire stimola parecchio perchè così è la vita. Tutto nasce da ciò che desideriamo e ciò che avviene effettivamente. Se si stabilisce tutto a priori che meraviglia c’è?

  13. gabrilu ha detto:

    sgnapis
    LOST “L’isola dei famosi in differita”?!?!
    Cara mia, non basta piazzare un po’ di gente su un’isola tropicale per essere anche lon-ta-nis-si-ma-men-te paragonati a LOST!
    Non mischiamo il grano con l’oglio, suvvia 0__0

  14. khinna ha detto:

    Lost rappresenta un bellissimo modo di raccontare, me ne sono resa conto dismettendo la parte razionale con la quale avevo guardato la prima stagione e credo che il tuo post possa fare numerosi adepti!
    Adesso però dimmi solo come si scarica la nuova serie s.v.p.
    ciao
    cris

  15. gabrilu ha detto:

    khinna
    Che bello rivederti qui, khinna.
    Per il resto, ti ho risposto nel PVT di Splinder.
    Vai a dare un’occhiata nella tua casella 😉

  16. sgnapisvirgola ha detto:

    Come sei stata buona. Io avrei usato altri termini di paragone:)

  17. Moher66 ha detto:

    L’Isola dei Famosi è l’esatto opposto di Lost: un prodotto spacciato per imprevedibile e dal finale tutto da decidere, mentre in realtà è scritto sul copione dal primo all’ultimo minuto e nei minimi particolari, con i “concorrenti” che non fanno che recitare la loro parte, e in questo senso per chi ancora non l’ha capito, se ancora ci fosse, è una truffa.
    Di Lost invece penso: il work in progress può anche darsi che dia l’illusione dell’indefinito e quindi aumenti le aspettative, ma a me non piace, forse anche perchè sospetto fortemente che dietro questa scelta ci sia soltanto una sapiente gestione di auditel e indici di ascolto. Magari ben fatta, ma questo.
    Ciao 🙂
    Elena

  18. gabrilu ha detto:

    Care tutte e cari tutti
    Posso dire una cosa?
    Mi rifiuto di parlare di Lost paragonandolo all’ Isola dei famosi.
    Scusatemi, eh? Ma proprio trovo le due trasmissioni imparagonabili 🙂
    Elena
    Come dicevo, non intendo convincere nessuno 🙂
    In quanto all’auditel e agli indici di ascolto, non trovo niente di scandaloso nel fatto che ci si occupi e ci si preoccupi di auditel e di indici di ascolto. Come non trovo affatto scandaloso che un romanzo venda centinaia di migliaia o milioni di copie.
    Quello che mi importa è che il prodotto sia buono, e se è verissimo che un alto indice di ascolto o la vendita di milioni di copie di un libro non garantisce di per sè la qualità del prodotto, è anche vero, a mio parere s’intende, che l’una cosa non esclude automaticamente l’altra.
    Ciao 🙂

  19. Moher66 ha detto:

    No che non vuoi convincere nessuno, altrimenti non sarei qui :-))
    Sono d’accordo, vendite e indici di ascolto non devono fuorviare nè in un senso nè nell’altro.
    Diciamo che il mio è un pregiudizio psicologico involontario. Ma in realtà se non mi fossi anche stancata non sarebbe stato sufficiente a farmi smettere di vederlo. 😉
    Ciao!
    Elena

  20. utente anonimo ha detto:

    A proposito di “Lost” e di “Twin Peaks”… il geniale (e purtroppo recentemente scomparso) David Foster Wallace spiegava con parole molto simili a quelle di Gabrilù la differenza tra la prima e la seconda serie dello sceneggiato: “La prima serie del telefilm, in cui la trama si muoveva per lo più intorno a scoperte sempre nuove e allo smascheramento di orrori e perversioni che si annidavano sotto la superficie, fu un enorme successo. Nella seconda serie, però, la struttura di giallo/poliziesco ormai cominciava a costringere il telefilm a venire al dunque, e a farsi più esplicito sulla questione di chi o che cosa fosse responsabile dell’assassinio di Laura Palmer. E più “Twin Peaks” tentava di diventare esplicito, più perdeva in popolarità. La “soluzione” finale del giallo, in particolare, lasciò profondamente insoddisfatti tanto il pubblico quanto la critica”. Il motivo, secondo Foster Wallace, è radicato nelle nostre aspettative di “spettatori” che, da un punto di vista strettamente morale, ci aspettiamo sempre di scovare il male e vedere la vittoria dei buoni (ovvero, di constatare che chi ha agito male viene alla fine scoperto, punito e condannato). “Nel momento in cui questo non accadde [e non sto qui a riportare le validissime ragioni per cui, secondo Foster Wallace, a David Lynch non interessava un fico secco che accadesse], e quando cominciò a diventare sempre più chiaro che non sarebbe mai accaduto, gli indici di ascolto di “Twin Peaks” precipitarono, e i critici cominciarono a lamentare il declino nell'”autoreferenzialità” e nell'”incoerenza manierata” di questa serie tv, un tempo “audace” e “ricca di immaginazione””.
    Ecco, io credo che quando un lettore/spettatore si lascia coinvolgere “visceralmente” da una serie tv o da un romanzo, ebbene, allora è disposto anche a rinunciare a concetti come “verosimiglianza”, “perfezione”, “completezza”, etc.
    Un esempio letterario che posso fare a titolo personale (e che si lega in qualche modo con gli altri post nabokoviani): Vladimir Nabokov; per me Nabokov può scrivere di qualsiasi cosa, può narrarmi la storia più assurda, può complicare la trama nel modo più snervante (cfr. “Fuoco pallido”, per averne una pallida idea), ma io sono pronto a seguirlo ovunque egli voglia portarmi… dalle farfalle a Puskin, da una partita di scacchi a una gita in montagna nel Wyoming…
    P.S.: molte delle caratteristiche notate da Gabrilù ed elencate nei 3 punti di cui sopra si riscontrano anche in un’altra serie americana, “The Sopranos”, che in Italia (e nonostante Italia1) non ha avuto quasi eco mediatico. Quando invece meriterebbe tutta la nostra attenzione: è un piacere per gli occhi e un godimento narrativo continuo… peccato che da noi, in nome dell’auditel, abbiano interrotto le trasmissioni…
    Rendl

  21. gabrilu ha detto:

    Rendl
    Questo è un vero e proprio intervento, più che un commento. Ti ringrazio molto per il contributo 🙂
    Avremo modo di tornare su questi argomenti, ne sono certa.

  22. utente anonimo ha detto:

    E Saiyd (l’iracheno) nella versione originale non parla affatto con quella dizione stentata che nella versione italiana vorrebbe sottolineare il suo non essere americano.

    In quella francese, parla ancor più da straniero che in quella italiana (tant’è che in quest’ultima non avevo affatto notato che ci fosse una pronunzia straniera). Anche qui, in Francia, la gente scarica tutto da internet e si è vista la quarta (credo) stagione in tempo reale. Io non seguo ma ho due patiti sfegatati in casa…
    ARtemideetc.

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