I BEATI PAOLI – LUIGI NATOLI

Beati Paoli
Luigi NATOLI, I Beati Paoli, p. 756, Flaccovio Editore, Palermo, Collana Vento della Storia, ISBN: 88-7804-235-8

L’incipit:

“La sera del 12 gennaio 1698, due ore prima dell’Avemaria, la piazza del Palazzo Reale di Palermo si empiva di una folla immensa, ondeggiante, varia, che si accalcava dietro le file della fanteria spagnola, schierata tra i due bastioni costruiti dal cardinale Trivulzio e il monumento di re Filippo V”

Romanzo storico e popolare, I Beati Paoli  di  Luigi Natoli   venne pubblicato per la prima volta in ben 239 puntate dal 1909 al 1910 come romanzo d’appendice allegato al Giornale di Sicilia e   poi in volume nel 1921. Si tratta insomma di un classico feuilleton. Di quelli che grazie alla costruzione sapiente dell’intreccio tengono il lettore incollato alla pagina, inchiodato al libro e catturano la sua attenzione capitolo dopo capitolo.

Con il sottotitolo “Grande romanzo storico siciliano” Natoli voleva indicare che I Beati Paoli è racconto che intreccia fatti immaginari su uno sfondo storico e culturale ben delineato ed in cui eventi storici realmente accaduti interferiscono continuamente con le vicende dei protagonisti.

Già al suo primo apparire il romanzo di Natoli (che si firmava con lo pseudonimo di William Galt) ebbe un successo straordinario. Pare che il successo avuto lo abbia fatto collocare tra i testi più letti in assoluto nel XX secolo dai siciliani. Io lo lessi per la prima volta, tutto d’un fiato, credo in due o tre giorni, circa quindici anni fa. L’ho riletto adesso in agosto e benchè ovviamente ormai dal punto di vista dell’intreccio non mi riservasse sorprese perchè ne conoscevo a menadito lo svolgimento ancora una volta è riuscito a catturare la mia attenzione ed ancora una volta l’ho letteralmente divorato.

Nel romanzone (settecento e passa pagine) o “mattonazzo” — orrido termine con cui sembra oggi di moda designare i libri di più di un centinaio di pagine — ci sono tutti, ma proprio tutti gli ingredienti classici della ricetta del feuilleton: agnizioni, rapimenti, fughe, amori contrastati, gelosie apocalittiche, assassinii e vendette.

Buoni e cattivi a tutto tondo, senza tante complicazioni o sfumature psicologiche. Tanti i personaggi principali: il giovane, bello e coraggioso Blasco da Castiglione (povero, ma al quale un monaco rivela di essere figlio del ricchissimo aristocratico Duca della Motta), Coriolano della Floresta, misterioso ed enigmatico cavaliere cui sono aperti i salotti più esclusivi della nobiltà ma che si aggira anche, perfettamente a proprio agio, nei meandri  più sordidi dell’ “altra” Palermo, quella dei vicoli e dei sotterranei; Donna Gabriella — bellissima dama che il fuoco della passione e della gelosia spinge ad azioni temerarie, la giovinetta Violante, il perfido Don Raimondo Albamonte, fratello del Duca della Motta, che brama di potere e di denaro spingono alle azioni più abominevoli e vergognose, lo sbirro Matteo Lo Vecchio rotto ad ogni infamità e corruzione.

Beati Paoli
Blasco da Castiglione in un pannello di carretto siciliano

Tutti si muovono, odiano, amano, tramano vendette e sognano amori impossibili in una Palermo settecentesca delineata con grande vigore ed efficacia evocativa sostenuta da una robusta documentazione storica.

Attorno a loro, tutta una folla di comparse e comprimari: artigiani e sgherri dell’Inquisizione, avvelenatrici e tavernieri, cicisbei e servi ma anche importanti personaggi storici realmente esistiti come i Vicere spagnoli, re e funzionari sabaudi o artisti del tempo come il grande Giacomo Serpotta.

La vera protagonista del romanzo (le cui vicende si svolgono nell’arco temporale che va dal 1698 al 1719) è però la setta dei Beati Paoli, misterioso e leggendario gruppo che operò a Palermo tra il XV ed il XVI secolo in una Sicilia divisa tra le diverse dominazioni ed in cui l’arroganza e la prepotenza di alcuni settori nobili e ricchi nei confronti del popolo rappresentava una costante di ingiustizia sociale e civile.

Natoli prese spunto dalle citazioni fatte sulla temutissima setta, ed a loro volta basate sulla tradizione orale, dal Marchese di Villabianca nel tomo XIV dei suoi Opuscoli Palermitani del 1790.

Si narra che la setta operasse in assoluta segretezza, al fine di proteggere la parte più debole ed oppressa della società palermitana.

“La nostra (giustizia)– affermavano i Beati Paoli- non è scritta in nessuna costituzione regia, ma è scolpita nei nostri cuori: noi la osserviamo e costringiamo gli altri ad osservarla”, per “garantire il più debole contro il più forte e per imporla non abbiamo che un’arma: il terrore, e un mezzo per servircene: il mistero”.

In questo contesto i Beati Paoli si riuniscono mascherati ed indossando cappucci neri nei cunicoli   segreti della Palermo sotterranea.

“…or qui adunavansi questi sectarij e vi tenevano le loro congreghe in luoghi oscuri e dopo il tocco della mezzanotte vi capitavano onde e tutte facevansi a lume di candela” scrive il Villabianca.

I componenti della setta — che nel romanzo si propone di equilibrare le disparità ed applicare una giustizia intransigente — non si conoscono tra loro ed il loro capo è conosciuto soltanto da due persone. Tutti i componenti sono tenuti alla fedeltà assoluta alla causa. I Beati Paoli costituiscono una realtà talmente ramificata e capillare che sono in grado di intervenire e di colpire in qualsiasi momento ed in qualsiasi luogo, anche nelle celle più sorvegliate delle segrete dell’Inquisizione o nelle stanze più private delle case aristocratiche.

Il sottosuolo di Palermo è ricco di cunicoli sotterranei e molti episodi narrati nel romanzo vengono ambientati dal Natoli in quelli del quartiere “Capo” di Palermo, dove si trovano delle grandi cavità che fanno parte di un vasto complesso cimiteriale cristiano.
Si tratta delle Catacombe paleocristiane del IV-V secolo d.c. comprendenti tutta una serie di cunicoli che partendo dalle antiche mura di Porta d’Ossuna nella depressione naturale dell’antico fiume Papireto, si diramano poi in corrispondenza del “Capo”.

Palermo
La pianta di Palermo all’epoca dei Beati Paoli

Il “Capo” ( >> qui su Google maps) è un quartiere ancora oggi popolarissimo formatosi in età musulmana oltre il corso del Papireto, ed era abitato dagli Schiavoni, pirati e commercianti di schiavi. Era l’antico Seralcadio (dall’arabo sari-al-qadi, rione del Kadì), dove oggi si estende l’omonimo mercato formato da un quadrivio di vie: via Porta Carini, via Cappuccinelle, via Sant’ Agostino e, appunto, via Beati Paoli con l’omonima piazzetta (>> qui su Google Maps).

E’ una zona di Palermo che a me piace molto, ed in cui vado spesso in particolare la domenica mattina a gironzolare tra le bancarelle del coloratissimo mercato, un vero e proprio suk arabo ricco di profumi speziati e in cui ciascun venditore “abbannìa” ad altissima voce la propria merce decantandone le meraviglie.

Palermo Piazza Beati Paoli
Palermo. Quartiere del Capo. Piazza Beati Paoli. Il chiosco delle bibite di don Pidduzzu.
Foto di Gabriella Alù, 2006

Il leggendario “Tribunale dei Beati Paoli” si riuniva dunque, secondo la tradizione orale, in una grotta che si collegava attraverso tortuosi cunicoli ad altre cavità sotterranee mentre il nome della setta si pensa possa derivare dal Beato Francesco di Paola, che avrebbe compiuto una delazione ai tempi della congiura di Squarcialupo (e quindi sarebbe da ricollegare alla vicenda del 1500 della rivolta di Gianluca Squarcialupo che provò a sostituirsi all’oligarchia cittadina).

Ma tutte queste notizie, interessanti per chi volesse approfondire la storia di Palermo e del suo sottosuolo, possono tranquillamente venir trascurate da chi invece intendesse semplicemente godersi in santa pace un bel “romanzo popolare” senza porsi tanti interrogativi storico-urbanistici ed anche in qualche modo politici (eh, si, perchè c’è chi, nella storia reale dei Beati Paoli ha creduto di individuare anche le origini del brigantaggio e della mafia).

Il romanzo è scritto con grande maestria, Natoli alterna perfettamente il contesto storico — descritto molto fedelmente — a quello di fantasia riuscendo a suscitare emozioni continue.

Nel romanzo c’è la Palermo dei Vicerè spagnoli, dei salotti aristocratici, delle grandi cerimonie ufficiali e delle feste popolari ma anche la Palermo notturna ed infida, in cui le fiaccole dei “volanti” — e cioè i servi che, a piedi, accompagnano le portantine — illuminano a malapena bui e fetidi vicoli in cui si aggira ogni sorta di loschi figuri.

Insomma, posso assicurare che Natoli non fa mancare niente, al suo lettore.

Il volume edito da Flaccovio è corredato da due saggi molto densi e importanti: quello di Umberto Eco intitolato “I Beati Paoli e l’ideologia del romanzo popolare” e quello di Rosario La Duca (storico ed uno dei maggiori conoscitori della storia della città di Palermo in particolare di quella urbanistica e del costume) dal titolo “Storia e leggenda dei Beati Paoli”.

  • Luigi Natoli >>
  • Il libro >>
  • Nel 1947 dal romanzo venne tratto il film I cavalierieri dalle Maschere Nere, oggi introvabile, per quel che mi risulta. Regia Pino Mercanti, Sceneggiatura Luigi Chiarini, Ovidio Imara, Pino Mercanti, G. Zucca
    Gli attori: Otello Toso, Lea Padovani, Massimo Serato, Paola Barbara, Mario Ferrari, Paolo Stoppa, Carlo Ninchi, Rosolino Bua, Umberto Spadaro, Michele Abruzzo.
    La scheda del film su imdb >>
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21 risposte a I BEATI PAOLI – LUIGI NATOLI

  1. annaritav ha detto:

    Questo tuo post mi è utilissimo, ho intrapreso con piacere la lettura del romanzo di Natoli e per buona misura ho comprato anche Coriolano della Floresta. Per ora, come dici tu, sono presa soprattutto dal tourbillon puramente narrativo del ricco intreccio e immagino che lo gusterei meglio se conoscessi Palermo.
    Buon fine settimana, Annarita
    🙂

  2. gabrilu ha detto:

    Annarita
    Mi fa piacere che il romanzone ti piaccia e soprattutto ti diverta.
    Ti dico anche però che, dopo, Coriolano della Floresta risulta parecchio sbiadito, in confronto. Lessi anche quello, ai tempi, proprio subito dopo i Beati Paoli. Però non me ne ricordo nemmeno una pagina (mentre dei BP ricordavo quasi tutto) e questo è già significativo, per quanto mi riguarda.

  3. utente anonimo ha detto:

    In questi giorni sto leggendo Opera al nero di Marguerite Yourcenar, l’atmosfera che sovrasta il racconto è quella dei misteri che, in un modo o nell’altro, avvolgono spesso romanzi a sfondo storico.
    Oggi è di moda rispolverare il mistero, speice delle varie sette che vivacizzarono secoli oscuri delle quali non sempre si hanno certezze storiche.
    Il mistero rimane, nel tempo, immutato elemento di cattura sull’immaginario collettivo, e questo fatto forse determina la longevità di certe storie, spesso affidate alla sola tradizione orale, piuttosto che di altre.
    Un revival del vecchio film sui Beati Paoli, con attori e sceneggiature diverse, susciterebbe lo stesso interesse, credo, che ha prodotto riproporre al grande pubblico il mistero del Santo Graal: parlo del Codice Da Vinci, feuilleton trasformato in thriller, senza nessuna o pochissime basi storiche, lettura sicuramente meno coinvolgente di quella del libro di Natoli.

  4. gabrilu ha detto:

    Lismor
    L’opera al nero è il romanzo della Yourcenar da me preferito (lo preferisco persino alle Memorie di Adriano, cosa che a molti può sembrare eresia).
    Ma capisci bene che non è assolutamente paragonabile ai Beati Paoli, che, per avvincente e ottimamente costruito che sia, è e rimane un romanzo popolare con tutti i suoi limiti; si legge con molto divertimento ma non si può non tener presente che è pieno zeppo di stereotipi e luoghi comuni. Il romanzo della Yourcenar invece è davvero alta letteratura e il protagonista splendida metafora dei pericoli che corre chi, nell’ignoranza generale, cerca la conoscenza scientifica al di là dei luoghi comuni, delle superstizioni, delle certezze consolidate.

    In quanto al successo che potrebbe avere un revival del vecchio film del ’47, sono d’accordissimo con te ed anzi spessissimo mi sono chiesta come mai fino ad ora non si sia pensato di farci un film o una fiction televisiva. Tanto più che gli sceneggiatori avrebbero da fare solo un lavoro di taglio e cucito, perchè il romanzo sembra già scritto per la trasposizione su uno schermo, dialoghi e scene d’azione comprese. Poi però se penso al bassissimo livello qualitativo delle fiction televisive prodotte dalla tv nostrana negli ultimi anni e mi dico che forse è meglio così, che rimanga sugli scaffali delle librerie.
    Non ho letto Il codice da Vinci e non ho visto il film, però posso dirti (l’ho già scritto nel post) che nei BP la parte più “storica” è abbastanza seria, e la rappresentazione della Palermo settecentesca curata e basata su seria documentazione.

  5. utente anonimo ha detto:

    Su Opera al nero mi trovi d’accordo, in tutto è superiore (persino!) a Memorie di Adriano.
    E pensare che il personaggio è frutto di fantasia, in realtà Zenone non è mai esistito. Ma ciò che affascina è proprio la meticolosa ricostruzione storica del tempo.Vero è che la Yorcenar non è superabile, raggiunta forse solo dal nostro Umberto Eco..
    De I beati Paoli ci sono a testimonianza i luoghi divenuti dimora segreta della setta, ma chi furono in realtà: carnefici o giustizieri? giudici d’appello in una Sicilia dove il sopruso del Signorotto e dei suoi gabellotti era La Legge, oppure assassini mercenari al soldo del più potente?
    Mi pare di aver letto che la storia della setta sia oggetto di prevalente tradizione orale, la quale come tu sai, aggiunge, toglie, reintepreta e alla fine la falsa la storia stessa.
    Comunque rimane il mistero, e già questo basta per appassionarsi alla lettura.
    Ciao e grazie per questo interessante scambio
    🙂

  6. gabrilu ha detto:

    Lismor
    La vera storia dei BP è ancora oggi controversissima (se così si può dire).

    Il libro più importante sui BP dal punto di vista della ricerca storica rimane ancora oggi quello del 1988 di Francesco Renda dal titolo I Beati Paoli. Storia, letteratura e leggenda .
    Renda è uno storico nonchè il Direttore dell’Istituto Gramsci Siciliano. Per saperne di più su di leui basta fare un giretto su Google e Wikipedia.

    Ci sono poi due volumi di Francesco Castiglione intitolati Indagine sui Beati Paoli e Il segreto cinquecentesco dei Beati Paoli.
    Tutti e tre i libri sono editi da Sellerio

    http://www.sellerio.it/

    Grazie a te, questi scambi sono un vero piacere anche per me ^__^

  7. utente anonimo ha detto:

    ho letto i tre libri di natoli all’eta di 18 anni ora ne ho 50 continuo a leggere grazie alla biblioteca del mio paese acquisito sono di palermo residente in provincia di udine e vorrei tanto proporre questi libri al bibliotecario perchè penso ne valga la pena conoscerli.

  8. utente anonimo ha detto:

    perchè non pubblicate gli altri romanzi del Natoli??????????????

  9. utente anonimo ha detto:

    ho letto i beati paoli e mi e piaciuto molto, vorrei leggere anche coriolano della floresta ,sapete indicarmi dove lo posso trovare?

  10. gabrilu ha detto:

    anonimo #8 e #9
    Basta impiegare pochi secondi in rete per vedere che i romanzi di Natoli sono pubblicati da Flaccovio e si trovano in libreria oppure li si può acquistare on line senza difficoltà.
    Troverete parecchi titoli su

    http://www.ibs.it
    e su
    http://www.libreriauniversitaria.it

  11. utente anonimo ha detto:

    Finalmente dopo 20 anni di ricerche in giro per Napoli ho trovato il seguito de ” I Beati Paoli ” , “Coriolano della floresta ” , mi è costato una cifra , ma so di aver fatto la volontà di mio nonno che avrebbe voluto leggerlo .
    Mi resta solo una cosa da fare : leggerlo !

  12. utente anonimo ha detto:

    IL MIO NOME E CLAUDIO è sono un
    grande lettore di luigi natoli è un
    romanziere eccezzionale ò letto tutti
    sui scritti rileggo ancora i beati paoli
    è coriolano la vecchia dell’aceto
    giuseppe balsamo e tanti altri.
    saluti claudio

  13. utente anonimo ha detto:

    vedi ancora una volta questa bella città è sempre più abbandonata a stessa, peccato una città sommersa di tante cose belle, di cultura che si può sfruttare per far conoscere le meraviglie di questa nostra isola, non viene utillizata a far conoscere a questo popolo di palermo, che anocora non capisce cosa abbiamo in amano, lo sanno solo chi ci governa, ma solo per i soio loschi affari, cancellando tutti i posti bellisimi, per costruire, mi corrego loro dicono per ristrutturare, ma che cosa, per rimettere su pallli che non si reggono in piedi, per poi rivendrli a 300/400 mila euro? mi vergono di essere palemitan.

  14. gabrilu ha detto:

    Anonimo #13
    Io mi vergogno del fatto che più della metà dei miei concittadini vota da sempre Amministrazioni Comunali, Provinciali e Regionali che producono solo degrado, sfascio e subcultura.
    Evidentemente, alla maggioranza dei palermitani le cose vanno bene così.

    I Sindaci, i Presidenti della Provincia, i Presidenti di Regione (che oggi si preferisce chiamare “Governatori”) non sono in quei posti perchè hanno fatto un colpo di stato, ma perchè sono stati regolarmente e democraticamente eletti.

    Tutto questo vuol dire che alla maggioranza dei palermitani e dei siciliani le cose vanno bene così.

    Come vedi la pensiamo pressappoco allo stesso modo.
    Con una piccola differenza, però:
    Io queste cose le dico, le dichiaro e le scrivo dando sempre il mio nome e cognome.

    Ciao da
    Gabriella Alù

  15. utente anonimo ha detto:

     Pensare che Palermo sarebbe la citta’ piu bella del mediterraneo …se non ci fossero certi palermitani..

    FRANCESCO MARINO

  16. utente anonimo ha detto:

    i beati paoli sono uno dei romanzi storici più belli del secolo scorso.
    Per me da leggere nelle superiori in alternativa ai promessi sposi.

    Romanzo sicuramente crudo.

    ma bello ed impegnativo.

    Peccato solo trovarlo.
    Io ho una vecchissima edizione che mi sto rilengendo.

    Comunque.
    Una di quelle letture da riassaporare a 20/30/, aimè 40 anni;-))

  17. gabrilu ha detto:

    Anonimo #16
    Come ho già avuto  abbondantemente modo di dire, il libro  non è   (più) …affatto difficile da reperire, lo si trova facilissimamente in libreria, è stato ristampato.

    …Ma   che lo dico  fare. Ormai da tempo ho capito che  nessuno legge i commenti  di chi lo ha preceduto e dunque  bisogna ripetere sempre tutto.

    In quanto poi al paragone con  I Promessi Sposi… beh, non esageriamo.

    Direi che sarebbe meglio  relativizzare e   dare a ciascuno il suo, eh…

     

  18. utente anonimo ha detto:

    son palermitana, e rileggendo questi romanzi che non mi stanco mai di rileggere, sono orgogliosa di essere di questo posto, orgogliosa di avere attorno a me queste mura. beati paoli devon ricordarsi sempre.

  19. gabrilu ha detto:

     Anonima #18
    Beh.

  20. utente anonimo ha detto:

    ho letto parecchi scritti di Natoli in età compresa fra i 12 e i 18  anni,in età(allora,anni 50)in cui nessuna speculazione della intelligenza alterava il
    valore delle letture – Mi è rimasta una carica di romanticismo decisamente
    negativa e parziale,ma anche amore cristiano e rispetto per l'uomo e sopratutto per i deboli- Non si facciano paragoni fra Natoli ed altri scrittori,
    il primo di getto armonizza Storia popolare ed azioni umane senza aspirare ad espressività poetica ma ad equità e giustizia(non sempre legalità)

  21. gabrilu ha detto:

    #20
    Va bene, va bene.
    Calmati  🙂
    Va tutto bene   ;.)

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