LA DIFESA DI LUZIN – VLADIMIR NABOKOV

La difesa di Luzin
Vladimir NABOKOV, La difesa di Luzin, traduz. dal russo di Gianroberto Scarcia e Ugo Tessitore, p.231, Adelphi, ISBN 9788845916021

L’edizione originale, in russo, comparve prima a puntate su una rivista dell’emigrazione russa a Parigi e venne poi pubblicata in volume a Berlino nel 1930. La prima traduzione in inglese non comparve che nel 1960.

Aleksandr Ivanovic Luzin, un bambino taciturno la cui apatia e completo disinteresse verso tutto fa la disperazione dei genitori e dei professori scopre per caso, tramite una zia, il gioco degli scacchi rivelando immediatamente un enorme talento.

Gli scacchi diventano lo scopo della sua vita, la sua ossessione, l’unica cosa al mondo che lo interessi.

Lo ritroviamo anni dopo Gran Maestro di scacchi, figura già leggendaria le cui partite vengono studiate e pubblicate sui giornali specializzati più prestigiosi, gira il mondo sbaragliando gli avversari in tornei in cui spesso si trova ad affrontare da solo venti, trenta avversari contemporaneamente.

Ma — flaccido e imbolsito ad appena quarant’anni — è diventato anche un adulto asociale al limite dell’autismo. Un Oblomov inetto ma dal talento ossessivo il cui unico pensiero sono gli scacchi, ai quali gioca anche solo di testa, senza pedine nè scacchiera per gustare al massimo la suprema astrazione che caratterizza questo gioco.

Si capisce ben presto che questa passione lo distruggerà.

Willy Noibert,1920
Willy Neubert, Giocatore di scacchi

Nemmeno il matrimonio e la moglie — che pur credendo “incondizionatamente al suo genio” intuisce che questo può portarlo alla follia e cerca dunque di allontanarlo dagli scacchi — potranno salvarlo dalla progressiva ed implacabile perdita del senso di realtà. Luzin “si accorgeva solo di rado della propria esistenza” (p.88).

A poco a poco ma inesorabilmente, si verifica un capovolgimento totale e drammatico per cui “la vita vera” diventa per Luzin quella degli scacchi. Perchè “cos’altro c’è al mondo se non scacchi? La nebbia, l’ignoto, il nulla” mentre quella degli scacchi è una vita “ordinata, nitida, ricca d’avventura e Luzin rilevava con orgoglio quanto fosse agevole dominarla, e come tutto in essa fosse pronto ad obbedire al suo volere e ad inchinarsi ai suoi progetti” (p.123).

Paradossalmente, è proprio questo delirio di controllo che gli impedisce qualsiasi controllo sulla propria esistenza portandolo alla catastrofe finale e vani si rivelano tutti i tentativi della moglie di evitarla “spiando dal buco della serratura del destino”.

Nonostante la sua struttura apparentemente lineare e classica (è la storia di una vita, quella che ci viene raccontata), in realtà La difesa di Luzin è un romanzo complesso, una vera e propra partita a scacchi tra il personaggio principale, vero genio di questo gioco, ed il suo creatore perchè Luzin cerca invano di fuggire la trappola mortale che gli tende l’Autore, trappola costituita dallo stesso romanzo in cui si muove il povero Luzin.

La “difesa di Luzin” è allo stesso tempo una mossa scacchistica che il protagonista cerca di mettere a punto per battere i suoi avversari (l’italiano Turati il più temibile) nei tornei ma anche la mossa con cui Luzin cerca di dare scacco matto all’Autore che lo ha creato e che pagina dopo pagina lo manovra come una marionetta.

La speranza del pover’uomo si rivela presto per quello che è: un’illusione. “Luzin: nome che rima con ‘illusion’ se pronunciato con voce abbastanza pastosa da ispessire la ‘u’ in ‘uu'”, annota Nabokov proprio all’inizio della sua prefazione al romanzo. E noi sappiamo quanto importanti siano, in Nabokov, i giochi linguistici, le sonorità dei nomi propri (ricordate il celeberrimo incipit di Lolita?)

La storia del povero Luzin è drammatica, ma tutto si svolge in un’atmosfera allo stesso tempo burlesca e patetica, non mancano pagine decisamente comiche o grottesche. Nabokov non manca di scatenare la sua ironia graffiante in particolare nei confronti di personaggi di quella cerchia di emigrati russi a Berlino che lui conosceva e detestava ma c’è anche un senso di pietà per il suo personaggio che nonostante tutti gli sforzi non riesce a prendere in mano il proprio destino. Gli scacchi, che all’inizio forse rappresentano per il giovane Luzin un tentativo di emancipazione diventano ben presto una terrificante prigione mentale.

Ma soprattutto Nabokov riesce a sviluppare la storia con una precisione ed un rigore implacabile. Il destino di Aleksandr Ivanovic segue il suo corso ineluttabile sotto la spinta di una meccanica la cui perfezione formale è caratterizzata da grande eleganza.

Maniaco, marginale, ossessionato dal gioco, disumanizzato, Luzin finisce per sprofondare nella follia, incapace di distinguere il mondo reale da quello della scacchiera. E qui mi piacerebbe molto parlare del finale del romanzo, le cui ultime pagine sono un concentrato di parole chiave, di acrobazie lessicali stupefacenti e di neologismi rivelatori. Ma non lo faccio, per non togliere il piacere di leggere il testo di Nabokov.

Il linguaggio di La difesa di Luzin, ricco di ellissi, allusioni e metafore, è già quello che diventerà ben presto come il “marchio di fabbrica” di Nabokov.
Pur leggendo il libro in traduzione (e qui, mi sembra doveroso citare l’eccellente lavoro dei due traduttori italiani) sono stata ancora una volta conquistata dalla modalità di scrittura di Nabokov, da certe sue frasi in cui poesia, ironia, capacità evocativa sono continuamente mescolate. Un linguaggio astratto ma allo stesso tempo sensuale, con frasi così belle da farmi venir voglia di leggerle a voce alta.

Di questo suo romanzo Nabokov dice: “Fra tutti i miei libri russi, La difesa di Luzin contiene e diffonde il calore più intenso, cosa apparentemente strana se si pensa quale supremo livello di astrazione si attribuisca agli scacchi.” e descrive questo romanzo come “la storia di un giocatore di scacchi distrutto dal proprio genio”.

La passione di Nabokov per gli scacchi è arcinota. Gli scacchi sono presenti in molti suoi romanzi ma ora  voglio solo ricordare un particolare brano tratto da Autres rivages (in italiano Parla, ricordo), il suo libro di memorie di cui avevo scritto >> qui:

” […] nel corso dei vent’anni di esilio dedicai una quantità enorme di tempo alla composizione di problemi scacchistici. Una determinata posizione viene predisposta sulla scacchiera, e il problema da risolvere consiste nel dare scacco matto ai neri, con un determinato numero di mosse, in genere due o tre. È un’arte bellissima, complessa e sterile […] In effetti quasi tutti i giocatori di scacchi – tanto i dilettanti quanto i maestri – si interessano solo blandamente a questi enigmi particolarissimi […] . L’inventare una posizione di scacchi di questo genere implica una ispirazione di natura quasi musicale, quasi poetica, o, per essere del tutto esatti, poetico-matematica”.

Dal romanzo di Nabokov è stato tratto nel 2001 il film La partita di Marleen Gorris (The Luzhin defence) in cui Luzin era interpretato da John Turturro. Non ho visto il film, perciò non posso parlarne.

John Turturro
John Turturro nel ruolo di Luzin
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8 risposte a LA DIFESA DI LUZIN – VLADIMIR NABOKOV

  1. BibliotecadeBabel ha detto:

    Lo aspettavo, questo post. 🙂
    Avevo visto di recente nella tua libreria di aNobii che avevi terminato il libro (libro che è al mio attivo solo grazie al fatto di appartenere al nutrito scaffale dei testi che raccontano di scacchi, scacchiere e partite all’ultimo sangue).

    Mi inchino alla tua lettura, come al solito. 🙂

  2. utente anonimo ha detto:

    libro strepitoso- mentre lo leggevo mi sentivo come un pedone sulla scacchiera, mossa dalla mano abile di n.
    il film, ecco, non è brutto- ma non rende.

  3. oyrad ha detto:

    Ti piace Nabokov +
    Mi piace la copertina =
    ———————-
    Leggerò il libro 😉

  4. utente anonimo ha detto:

    Carissima,
    ammetto un pizzico di invidia per le tue letture attuali: purtroppo, per i prossimi mesi, dovrò abbandonare Nabokov per questioni di studio e per portare a termine un progetto già troppo a lungo procastinato (un sito – vero e completo – di approfondimento sulla figura e l’opera di Anna Banti).
    Sono incuriosita e tu ben sai quanto la curiosità di lettore possa logorare e corrodore, soprattutto quando sai che le aspettative non potrebbero essere in alcun modo disattese (questa è la forza vera di uno scrittore – questa è la forza vera di Nabokov).
    Ho il libro sullo scaffale e la tentazione di scartabellare almeno le ultime pagine, che tu tanto decanti ed esalti, è forte, davvero forte.
    Non so se resisterò, non posso prometterlo 😉
    Infine, non sapevo che ne avessero tratto un film. Sono indecisa se vederlo prima della lettura del libro oppure no. Tu lo vedrai? Fammi sapere, non vorrei intaccare il piacere della lettura immaginativa con le sequenza già interpretate del film.

  5. utente anonimo ha detto:

    E sempre interessante leggerti. Avevo per anni voglia di tornare a Berlino, adesso che ti ho letto spero di andare quest’anno.

  6. Marmott79 ha detto:

    Ciao Gabriella,
    sono capitata qui, non ricordo nemmeno da dove, ho visto questo tuo ultimo post e ho voluto poi farmi una panoramica dei tuoi scritti. Mi piace molto l’acume delle tue riflessioni che non hanno nulla di banale, le foto che scegli sono meditate e precise e l’analisi che fai di ciò che leggi non solo è completa e lascia trasparire una lettura profonda ma è anche accattivante, fa venire voglia di leggere, rende l’immagine dei libri leggera, facile.
    Davvero una bella mente.

  7. gabrilu ha detto:

    BibliotecadeBabel/Stefania
    Grazie per la fiducia, ma per Nabokov io non sono (più) affidabile: ormai sono irrimediabilmente tra i suoi fans sfegatati 🙂
    Gli scacchi: sai che esitavo a leggere questo romanzo perchè sapevo che era centrato sul gioco degli scacchi e temevo di non capirci nulla? Invece come sempre N. è bravissimo perchè riesce a parlare di scacchi in modo comprensibilissimo a tutti. E poi, la verità è che gli scacchi, nel romanzo, non sono che una metafora dell’ “essere altrove”, dello straniamento e dell’alienazione.
    Fiamma
    Come hai ragione, come hai ragione! ^__^
    Oyrad
    Si, vabbè, le copertine. Anche io sono molto attenta alle copertine e mi piace quando mi piacciono. La tua però mi pare una vera fissazione 🙂
    Francesca
    Se proprio vuoi spigolare qualche pagina di Luzin non leggerti le pagine finali, che sono l’apoteosi di un crescendo che si sviluppa lungo il corso di tutto il volume.
    Leggiti invece l’introduzione di N., che come al solito mi ha fatto sganasciare dalle risate. Due paginette e mezzo che sono un gioiellino.
    Il film, dice Fiamma qui sopra, è buono ma non rende ed io le credo.
    Se mi capita lo vedrò, ma certo non mi aspetto che possa minimamente evocare la scrittura di N. e questa consapevolezza mi mette abbastanza al riparo da eventuali cocenti delusioni…

    Progetto molto impegnativo, il tuo progetto di sito monotematico su Anna Banti.
    Tienici/tienimi al corrente, ed in bocca al lupo!
    Elsa
    Ti ringrazio, anche io seguo sempre il tuo blog, anche se non commento mai soprattutto per problemi di lingua: so che tu capisci benissimo l’italiano, ma io mi trovo a disagio a scrivere in italiano in un blog in francese e purtroppo il francese lo leggo ma non lo scrivo in maniera decente 😦
    Marmott79
    Sei davvero gentile e generosa, non so proprio che dire se non grazie 🙂
    Ciao ^__^

  8. giuba47 ha detto:

    Davvero molto bello questo libro che ho letto non da molto e di cui condivido la tua recensione, Giulia

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