SANDOR MARAI E LA VECCHIAIA

Sandor Marai

Da Climacus, in un commento al mio post La vecchia di Baudelaire

Sulla vecchiaia ricordo un passo di Sándor Márai (morto suicida a 89 anni) da “Le braci” (1942)

“Si invecchia un poco alla volta: in un primo momento si attenua la voglia di vivere e vedere i nostri simili. A poco a poco prevale il senso della realtà, ti si chiarisce il significato delle cose, ti sembra che gli eventi si ripetano in maniera monotona e fastidiosa. Anche questo è un segno di vecchiaia. Quando ormai ti rendi conto che un bicchiere non è altro che un bicchiere e che gli uomini, qualunque cosa facciano, non sono altro che creature mortali. Poi invecchia il tuo corpo; non tutto in una volta, certo, invecchiano prima gli occhi, oppure le gambe, lo stomaco, il cuore. Si invecchia così, un pezzo dopo l’altro. Poi a un tratto invecchia la tua anima: anche se il corpo è effimero e mortale, l’anima è ancora mossa da desideri e ricordi, cerca ancora la gioia. E quando scompare anche questo anelito alla gioia, restano solo i ricordi e la vanità di tutte le cose; a questo stadio si è irrimediabilmente vecchi. Un giorno ti svegli e ti strofini gli occhi e non sai più perché ti sei svegliato. Conosci già esattamente quello che il giorno presenterà alla tua vista: la primavera o l’inverno, gli scenari abituali, le condizioni atmosferiche, l’ordine dei fatti. Nulla di sorprendente può ormai accadere: non ti sorprendono più neanche gli eventi inattesi, insoliti o raccapriccianti, perché conosci tutte le probabilità, hai previsto già tutto e non ti aspetti più nulla, né in bene né in male… questa è la vera vecchiaia”

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Nella foto: Márai con il figlio adottivo John, nel 1946, prima che con la famiglia abbandonasse per sempre l’Ungheria

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4 risposte a SANDOR MARAI E LA VECCHIAIA

  1. utente anonimo ha detto:

    Grande autore.
    Ho letto tutto, di lui.

  2. lavocedinarciso ha detto:

    Accettai per fede ciò che mi rivelò Wilde quando ero pressoché adolescente.

    L’anima nasce vecchia e diventa giovane: ecco la commedia della vita.
    Il corpo nasce giovane e diventa vecchio: ecco la tragedia della vita.

    Oggi capisco quanto è vero che gli insegnamenti di un maestro – in questo caso di un genio – vanno accolti né più né meno di quelli dell’esperienza.
    E, soprattutto che nessuno, ha avuto nella storia del pensiero e delle lettere una capacità di sintesi – virtù che io reputo direttamente proporzionale all’intelligenza – pari a quella di Oscar Wilde.

  3. utente anonimo ha detto:

    Io credo che il modo in cuio la nostra vita progredisce sia ingiusto: da giovani siamo pieni di forze e di capacità e passiamo il tempo seduti su banchi di scuola conservando ben poco, abbiamo un sacco di tempo libero ma ci diciamo “lo farò dopo, tra qualche tempo, tra qualche anno”. Un bel giorno ci svegliamo e scopriamo per magia che il tempo non c’è, che tocca lavorare a tempo pieno, fare figli, sposarsi, occuparsi della casa… poi avviene che ci riposiamo finalmente, la pensione, la calma, tutto il tempo che vogliamo… però non è un gran guadagno.
    Non si potrebbe nascere vecchi e morire infanti?
    Mistero
    Marmott79

  4. EditDomjan ha detto:

    “Nessuno aveva spiegato loro che la fine della giovinezza è terribile non tanto perché sottrae qualcosa, quanto piuttosto perché lo apporta. E quel qualcosa non è saggezza, né serenità, né lucidità, né pace. E’ la consapevolezza che tutto si è dissolto.”

    Magda Szabó, Via Katalin

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