IL NOBEL A LE CLÉZIO

Le Clézio

Non ho letto mai nulla di questo autore, perciò non posso dire nulla dei suoi libri. Un Nobel meritato oppure no? Non so.

Ognuno di noi aveva il proprio candidato del cuore. Io ne avevo quattro o cinque (si, si, tra questi c’era pure Philip Roth, ma non era il solo), ma evidentemente ognuno fa il tifo per chi conosce, e non essendo possibile conoscer tutto, non è detto che chi non si conosce non meriti.

Sulla rete italiana ho spigolato qualche parere qua e là: Citati lo definisce “scrittore mediocre”, più articolati i giudizi di Dario Olivero su Corriere della Sera e di Gabriella Bosco su La Stampa.
Una bella insalatona mista  di giudizi vari ed assortiti  si può, comunque,  leggere  >>qui.

Nei blog italiani che ho sbirciato, il leit motiv di fondo sembra essere un più che perplesso : “Le Clézio, chi è costui?!”.

Unica eccezione che ho trovato (ce ne saranno altre, eh, ma io non leggo tutti i blog di tutta la blogsfera italiana, abbiate pazienza) è Francesca Mazzucato la quale nel suo blog si dice molto contenta che il Nobel faccia finalmente conoscere anche agli italiani quest’autore che a lei piace molto.

Stralci di alcuni scritti di Le Clézio ho letto sul blog Anna Maria Ortese.

…E poi ci sono i rothiani imbufaliti. Imbufaliti  tanto più in quanto  sembra che un componente la giuria di Stoccolma abbia detto, rispondendo alla domanda “Perchè non Roth?” che Roth è “uno scrittore provinciale”

Insomma, io mi sono fatta l’idea che quelli che i libri di Le Clézio li hanno letti sono tutto sommato contenti, quelli che i libri di Le Clézio non li hanno letti sono inferociti.

C’è da dire poi che in questo momento, dopo la polemica per il Nobel della fisica e chimica assegnato ad un americano e due giapponesi, Nobel per la fisica che molti scienziati italiani considerano “scippato” all’italiano Nicola Cabibbo il quale ha dato addirittura il nome alla teoria delle particelle da lui avviata nel 1963 e che è stata premiata (si chiama infatti CKM Cabibbo-Kobayachi-Maskawa) e se a tutto questo si aggiunge la storica rivalità con i nostri “cugini” francesi si può capire che gli animi non possano essere tanto sereni, nel formulare giudizi.

Io, come ho già detto, il mio giudizio lo sospendo. Almeno finchè non mi verrà voglia di leggere qualche libro di Le Clézio. Autore che per la verità ho da tempo nella mia “lista della spesa” ma che chissà perchè fin’ora non ho mai preso in mano.

Intanto mi sono spulciata per bene questa pagina molto completa che ho trovato su Le Figaro ed in cui si può anche ascoltare Le Clézio in un’intervista rilasciata proprio ieri, subito dopo la notizia dell’assegnazione del Nobel.

Da leggere anche i commenti e le reazioni dei “lettori comuni” francesi.

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Informazioni su gabrilu

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23 risposte a IL NOBEL A LE CLÉZIO

  1. Giangi2803 ha detto:

    Complimenti per il tuo blog…perchè non mi inserisci tra i tuoi amici e mi linki?? Te ne sarò grata
    grazie!!!

  2. cassiodorov ha detto:

    Avevo Roth, poi Dylan, sconfitta su tutta la linea

  3. utente anonimo ha detto:

    Io questo autore non lo conosco e, francamente non so se voglio conoscerlo. I Nobel di quest’anno mi sembra che abbiano scontentato un po’ tutti, anzi non scontentato, deluso.
    Di quello della fisica non parlo perché non ci capisco nulla se non quel poco che ho letto sui giornali.
    A rpoposito di quello sulla letteratura mi viene una domanda: il Nobel deve premiare chi si è distinto o chi si pensa si distinguerà in futuro? E’ un riconoscimento o una scommessa, una mossa pubblicitaria? Per quelloc he ho visto tante volte mi verrebbe da supportare la prima tesi (vedi Lessing, Fo, Deledda), per Le Clézio la motivazione sembra invece quella della mossa pubblicitaria. Mah, ai posteri.
    Il Nobel che invece riesce puntualmente a deludermi è quello per la pace, mi dà sempre la sensazione che si vogliano premiare uomini o enti che non recano troppo disturbo considerando che c’erano in lizza personaggi scomodi in Cina e Russia/Cecenia che avrebber potuto creare non pochi problemi a livello di rapporti internazionali.
    Del resto, non stupisce più nulla se si pensa che questo riconoscimento lo ha ricevuto anche Arafat.
    Forse il Nobel è qualcosa di superato.

  4. amfortas ha detto:

    Mai sentito e non me ne vanto per nulla.
    Io tifavo Magris, ma non so neanche se fosse tra i papabili…
    Ciao!

  5. gabrilu ha detto:

    Giangi2803
    Ti ringrazio. In quanto allo scambio di link…Scusami, ma non credo nello scambio automatico di link. Credo invece che quando un sito, un blog lo si frequenta per un po’ e ci piace, il link venga poi spontaneamente.
    Ciao 🙂
    cassiodorov
    La mia rosa era composta da (in ordine alfabetico): DeLillo, Magris, Alice Munro, Kundera, Oz, Roth.
    Qualunque di loro mi sarebbe andato bene. Non avrei disdegnato nemmeno Joyce Carol Oates, ma avendo dato il premio alla Lessing l’anno scorso, era molto improbabile che quest’anno lo ridessero a una donna. Nell’assegnazione del Nobel contano molto anche tutta una serie di quelli che chiamerei, più che “mosse pubblicitarie”, “equilibrismi diplomatici”. Che non mi scandalizzano e che non ho difficoltà a capire.
    Il Nobel per la Pace, poi, è questione ancora più delicata, perchè un nome che oggi potrebbe sembrare andar bene domani potrebbe non esserlo più a causa di eventi storici che possono modificare il comportamento e le azioni della persona in questione. E’ una mia idea, eh.
    Anonimo #3
    Volendo essere pedanti, si potrebbe ricordare che i documenti ufficiali dicono che il Nobel per la letteratura viene assegnato all’ “autore dell’opera letteraria più considerevole d’ispirazione idealista”
    Chiaro che si tratta di un criterio talmente ampio da prestarsi alle interpretazioni più svariate…
    Amfortas
    Magris io lo adoro, perciò con me sfondi una porta aperta 🙂
    Cmq si, era tra i papabili, lo era anche l’anno scorso.
    P.S. Però l’esser troppo “papabili” non è detto che sia un vantaggio (vedi il caso Roth, che ormai è diventato una barzelletta).

  6. talpastizzosa ha detto:

    Veramente tu Gabrilu non conosci questo premio nobel? ma dai io lo conosco benissimo… ho letto tutti i suoi splendidi libri… lo adoro… ma a chi devo mentire? Ma chi lo conosce questo io sono una di quelle che andava per Roth provinciale roth? Allora veramente sto premio è diventata na’ bagatella… immagina volevano dare il premio della pace alla Betancourt… cose da pazzi! Cmq ho scritto il post su monaco…

  7. giuba47 ha detto:

    Confesso che non lo conoscevo anch’io… Giulia

  8. sgnapisvirgola ha detto:

    Che tu non lo conoscessi mi stupisce assai:) E mi rincuora un po’, io che di solito non conosco molto. Non ho sentito pareri entusiasti comunque e spesso non se ne sa molto, almeno qui in Italia. Curioso, perchè se Roth è stato definito provinciale, questo credo possa essere definito inesistente.

  9. gabrilu ha detto:

    talpastizzosa, Giulia e sgnapis
    Non ho letto nulla di L.C., è vero, però non mi era sconosciuto come autore. Tutte le volte che sono andata in Francia ho visto sempre i suoi libri nelle librerie e l’ho visto citato spesso e proprio perchè qui da noi non l’avevo mai visto circolare mi aveva incuriosita.

    Non vorrei sembrare saccente e sentenziosa, però non commettiamo l’errore di pensare che un autore che non conosciamo o che in Italia non è stato (fino ad oggi) molto pubblicato e quindi è poco noto non valga nulla o addirittura sia inesistente.

    E nemmeno sono molto d’accordo sul privilegiare, eventualmente, il criterio della popolarità, altrimenti dovremmo prendere in considerazione di tifare per il Nobel a Dan Brown per il suo Codice da Vinci (è una provocazione la mia, si, ma è solo per rendere chiaro il concetto :-).

  10. Moher66 ha detto:

    Io intanto mi autoassegno il Nobel per l’ignoranza perchè non l’ho nemmeno mai sentito nominare, che un nome così strambo me lo ricorderei. Ma una speranza di riscatto c’è. Non per il momento però che le lacune abbondano anche sui classici e contemporanei irrinunciabili.
    Ciao!

  11. giuba47 ha detto:

    Nel dire che non lo conoscevo, ammetto una mia ignoranza e sono d’accordo col dire che non sempre essere noti vuol dire esser più bravi degli altri, a volte succede proprio il contrario. Mi sono riproposta di leggerlo. Ciao, Giulia

  12. seia ha detto:

    A me non scandalizza il nobel a Le Clézio, del quale ho letto qualcosa senza strapparmi i capelli, anzi, quello che mi irrita e il giudizio snob e prevenuto nei confronti di Philip Roth, (provinciale???) che dimostra come spesso, sia automatico il paragone tra popolarità e mediocrità. Spesso è vero ma non è una legge assoluta e al Nobel dovrebbero aprirsi di più.

  13. Sonnenbarke ha detto:

    Conoscevo Le Clézio di nome. Non so dire dove l’avessi sentito, ma sono sicura di averlo sentito. Però non ho mai letto niente di suo.

    Sono d’accordo con quello che dici nel commento n. 9. Non è che se non conosciamo un autore in Italia allora vuol dire che non vale niente. Non è neanche che un autore da premio Nobel debba necessariamente essere super-popolare.

    Citati ha scritto anche, fra le varie esternazioni, che per avere il Nobel per la letteratura sarebbe preferibile essere poco intelligenti. Non so fino a che punto fosse una provocazione. A me è comunque sembrata un’esternazione gratuita.
    Su certi Nobel posso anche non essere d’accordo (Jelinek?) ma ne comprendo la motivazione, pur non condividendola, e non mi sognerei di dire che si tratta di scrittori poco intelligenti, magari solo perché a me non piacciono. Del resto ce ne vuole assai per dare del “poco intelligenti” a scrittori del calibro di Saramago, Canetti, Quasimodo, Pamuk, e credo tutti gli altri.

    Mah.

  14. Moher66 ha detto:

    Eppure la popolarità continua ad essere una discriminante soprattutto in letteratura, ma nell’arte in genere, sia in positivo che in negativo, e a confondersi con il giudizio sui contenuti. Continuo a leggere post di “intellettuali” che si agitano sulla sedia quando si accorgono che scrittori che consideravano evidentemente una loro prerogativa vengono letti un pò troppo in giro. Prerogativa per classe, intelligenza, livello culturale o per cos’altro ci sarebbe da chiedersi? Ma invece il dubbio consolatorio da cui si fanno sbranare, è se per caso gli scrittori in questione non siano allora poi meno validi di quanto pensassero quando credevano di essere gli unici o tra pochi eletti a leggerli o a parlarne; in alternativa si affrettano a precisare che bisogna vedere però come vengono letti (dalle masse ignoranti è sottinteso), oppure quando proprio si vedono precipitare nella fossa comune del genere umano, si dicono che comunque le opere più lette non sono certo le migliori del loro scrittore che a questo punto è diventato il loro alibi per un riscatto esistenziale. Una cosa da farsi venire le convulsioni. Alla faccia di una sana distribuzione della cultura di livello. Forse sono andata fuori tema, ma era una cosa che mi attanagliava da un pò.
    Ciao
    Elena

  15. gabrilu ha detto:

    Elena, Giulia, Seia credo che appena nelle librerie italiane arriveranno i libri di LC (penso divertita al fermento che in questo momento c’è nei retrobottega delle cse editrici ;-)) se ne parlerà con più cognizione di causa di quanto possiamo fare adesso più o meno tutte noi. Seia mi pare l’unica, sin qui, che abbia letto qualcosa di suo 🙂

    Intanto, a prescindere da LC, il tema del “provincialismo letterario” non mi pare affatto banale, e magari avremo modo di riprenderlo.

    Cara Sonnenbarke, intanto è sempre un piacere vederti qui.
    A proposito del Nobel ad Elfriede Jelinek: mi sembra tu abbia fatto un ottimo esempio.
    Non ho condiviso per nulla, a suo tempo, la scelta di quell’assegnazione. Avevo letto La pianista anni prima e cioè in epoca non sospetta e mi era sembrato un romanzo straordinario, dirompente, una interessantissima figura femminile (e per cortesia non stiamo a discettare se si trattava di un personaggio positivo o negativo, chè in letteratura secondo me la questione semplicemente non ha senso).
    Però non basta un unico, ottimo romanzo per l’assegnazione di un Nobel, e in quegli anni c’erano molte ottime scrittrici che secondo me l’avrebbero meritato più di lei.
    Però (ed è questo il punto) anch’io non mi sognerei mai di dire che la Jelinek è una mediocre o una tipa poco intelligente.
    Anche nel caso della Jelinek molti in Italia caddero dalle nuvole perchè non era affatto popolare, ma le mie perplessità non derivavano da questo.
    Vabbè, mi sto ripetendo e perciò la pianto qui ^__^

  16. gabrilu ha detto:

    Elena
    I nostri interventi si sono incrociati.
    Molto interessante quello che hai detto.
    P.S. Ho visto il tuo post su Guillaume Depardieu. Molto delicato.

  17. Moher66 ha detto:

    Il post su Guillaume me l’ha ispirato il tuo su Tutte le mattine del mondo che ricordavo e da cui ho preso il link di you tube..
    Malinconico rileggerlo stamattina.
    Ciao Gabrilu

  18. annaritav ha detto:

    Io condivido il tuo tifo per Roth e la Munro. Di Le Clezio ho letto solo, per caso, Stella errante e mi sembra poco per giudicarlo, benché mi sia piaciuto abbastanza. Un caro saluto, Annarita

  19. gabrilu ha detto:

    Annarita
    Forse sarebbe meglio per noi tutte/i piantarla di fare il tifo per qualcuno o alcunchè.

    Lo dico a me stessa e me lo dico schiaffeggiandomi.

    Forse sarebbe meglio per tutte/i noi leggere (o non leggere, chè tanto è lo stesso, eh, si vive benissimo anche senza leggere), e dare il nostro parere serenamente, punto e basta.

    Senza accapigliarci, che non ne vale la pena.
    Ripeto: lo dico a me stessa.
    Lo scrivo ora e qui solo perchè mi sei capitata tu, a tiro :-))
    Scusami se ti ho acchiappato per i capelli :-/
    Chiaro che tu c’entri niente, con le mie farneticazioni.

  20. elisnelpaese ha detto:

    Dopo aver letto tutte le notizie, in rete e fuori, legate a questo, anche per me sconosciuto, autore, ne ho dedotto che lo hanno scelto perché scrittore capace di descrivere mondi dove i conflitti sociali sono ancora accessi (la Nigeria de “L’africano” e il Messico di “Diego e Frida”per esempio) con la fermezza di chi
    “Esploratore dell’umanità” viene definito e i francesi lo ritengono, fin dal 1994, il loro scrittore più famoso vivente.
    Forse vale la pena di leggere un suo libro.

  21. elisnelpaese ha detto:

    …una frase a metà mangiata da splinder

    la fermezza di chi “va oltre e nel profondo della civiltà dominante”

  22. gabrilu ha detto:

    elisnelpaese
    Si, credo anch’io. Aspetto solo l’occasione giusta.

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