CÉSAR BIROTTEAU – HONORÈ DE BALZAC

IngresJean-Auguste-Dominique Ingres
Ritratto di M. Philibert Rivière (part.)
1805, olio su tela, Musée du Louvre, Parigi.

“Qui [in banca] si tramavano quegli imbrogli spolverati di legalità che consistono nel finanziare senza compromettersi imprese losche per poi aspettarne il decollo, ucciderle e impadronirsene, chiedendo indietro i capitali in un momento critico: una manovra tremenda che ha rovinato tante persone e imprese”.

César Birotteau è uno dei romanzi della Comédie Humaine di Balzac.

Non è molto noto al grande pubblico. Non lo è almeno quanto ad esempio (giusto per intenderci) Eugenie Grandet, o Papà Goriot, Le Illusioni perdute o Splendori e miserie delle cortigiane.

(Suvvia, non fate quella faccia.
Nel linkaggio ho privilegiato tutte edizioni super-economiche).

Eppure, questo romanzo non solo è uno dei suoi più riusciti, ma era anche uno dei preferiti dallo stesso Balzac. Sarà anche perchè di debiti, Balzac se ne intendeva eccome, essendone divorato lui stesso e dovendo scrivere e lavorare sedici ore al giorno, per sperare di estinguerne almeno una parte e tener lontano i creditori che lo assediavano in continuazione.

Protagonista assoluto della storia è un uomo della media borghesia, il profumiere César Birotteau, onestissimo e gran lavoratore il quale ad un certo punto, incoraggiato dal successo ottenuto con gli affari ed inorgoglito dall’essere stato insignito della Legion d’Onore, cerca di compiere un salto nella scala sociale e di accedere all’alta borghesia (e perchè no, forse anche all’aristocrazia) nella Parigi del XIX secolo.

Per raggiungere questo obiettivo ed attratto da facili guadagni si lancia in grandi affari nonostante il parere contrario della moglie Costanza, molto più avveduta e prudente di lui. Fidandosi ciecamente di persone che da anni frequentano la sua casa non solo investe tutti i suoi averi in una speculazione edilizia tanto grossa quanto poco chiara, ma firma anche una pila di cambiali in favore delle banche che lo incoraggiano a rischiare sempre di più.

Birotteau però ha fatto il passo più lungo della gamba e presto non è più in grado di far fronte ai suoi impegni.

Finisce così nelle mani di una cricca di finanzieri che lo spogliano di tutti i suoi averi ed è costretto a dichiarare fallimento. Cosa che, per un commerciante, costituisce motivo di vergogna ed emarginazione sociale.

Nel titolo completo del romanzo — Histoire de la grandeur et de la décadence de César Birotteau, parfumeur, chevalier de la Légion d’honneur, adjoint au maire du deuxième arrondissement de Paris— è già presente tutta l’evoluzione della storia della crescita e della rovina economica di questo profumiere, del suo commercio, della sua piccola azienda.

Allo stesso tempo vittima (dei soci in affari che lo imbrogliano, degli usurai e delle banche che lo dissanguano) ma anche responsabile in prima persona della propria rovina perchè per la prima volta nella sua vita rischia più di quanto possa permettersi di perdere, la storia narrata da Balzac è, ancora oggi, tremendamente attuale.

Perchè al di là delle ovvie differenze tra i meccanismi economici dell’ epoca in cui il romanzo si svolge e quelli di oggi, il dramma dell’onesto e ingenuo Birotteau che viene preso in trappola nella rete dei mille cavilli giuridici e finanziari non si discosta molto, io credo, da quello in cui molti piccoli imprenditori e risparmiatori di oggi, onesti ma ingenui, spesso si trovano impelagati.

Bully

Una curiosità: come spesso avviene con i romanzi di Balzac, il soggetto fa riferimento ad un fatto realmente accaduto.
Balzac prese a modello un certo profumiere Bully inventore di un’eau de toilette cui diede il suo nome.
La fabbrica di Bully venne saccheggiata durante i moti popolari del 1830, lui fu rovinato e morì miseramente all’ospedale dopo aver trascorso lunghi anni a rimborsare i creditori.

Balzac, nel suo romanzo, fece fare al suo protagonista César Birotteau una fine molto meno tragica…

post-it Non credo che di banche si finirà di parlare tanto presto.
Sto a pensare e a riponZare su MibTel, Nasdaq e al tonfo del ’29.

Io stessa medesima discetto con me stessa se “andare ai materassi” oppure no. In senso letterale o metaforico.

Mentre faccio tutti questi ponZamenti, vi annoia molto se  intanto, e nelle pieghe mi rileggo Balzac e Zola?
I quali   sull’ “Argent” ne avevano  già  dette, eh, di cose, eh.

Già più di cent’anni  fa 

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7 risposte a CÉSAR BIROTTEAU – HONORÈ DE BALZAC

  1. utente anonimo ha detto:

    Ciao e buon fine settimana da Maria

  2. talpastizzosa ha detto:

    questo tuo post sembra confermare un mio pensiero… l’uomo non cambia mai forse cambia solo lo strumento per fare del male.

  3. alexandra3 ha detto:

    Nella prima parte sembra David Sechard; nella seconda Lucien de Rubempré. Si salva anche lui ma pagando un prezzo molto alto. Mi fai venire voglia di rileggere Balzac.
    Alessandra

  4. utente anonimo ha detto:

    Ecco per me Balzac è come entrare in una sala da tè, con le tende scure alle finestre, il chiacchiericcio sommesso dei clienti ai tavolini, in un aria da fin du siécle che lascia un buon sapore in bocca.
    Ogni tanto ne sento il bisogno.

    Bartleboom

  5. gabrilu ha detto:

    Melina
    grazie buon fine settimana anche a te
    talpastizzosa
    “Tutto, tutto già si sa…” cantano i personaggi nel gran finale del Don Giovanni di Mozart…
    Beh, di questi tempi nemmeno io sono molto ottimista, sulla natura umana.
    Alexandra
    Ci sarebbe da rileggere in questo periodo, oltre che molti romanzi di Balzac e Zola, anche un romanzo poco noto e incompiuto di Stendhal, il Lucien Leuwen, che nella seconda parte è illuminante sui rapporti tra politica e finanza.
    E poi, ovviamente, Furore di Steinbeck, tra gli altri.
    Ma poi rischiamo di deprimerci troppo, non è vero?
    Bartleboom
    Che strana mi sembra questa tua associazione tra i romanzi di Balzac ed una sala da the!
    Balzac me lo vedo più come frequentatore di taverne, che di sale da the 😉
    Come Dickens, per esempio.
    Balzac sa essere feroce. Non platealmente, drammaticamente, scenograficamente feroce come Zola, ma feroce sa esserlo senz’altro. Pensa a tante pagine dei suoi capolavori più noti.

  6. sgnapisvirgola ha detto:

    Sia di H.Balzac che di E.Zola adoro pronunciarne i nomi. Sono deliziosamente musicali. Ognuno ha le sue fisse:)

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