CIME TEMPESTOSE

Cime tempestose
Laurence Olivier (Heathcliff) e Merle Oberon (Catherine Earnshaw)

Da Wuthering Heights, l’unico romanzo lasciatoci da Emily Bronte, sono stati tratti molti film e fiction televisive (>> qui un elenco delle principali).

Ho rivisto in questi giorni la trasposizione forse ancora oggi più famosa, il film di William Wyler del 1939.

Rivederlo non mi ha delusa, mi sembra ancora un film godibilissimo soprattutto per la presenza di un ottimo cast tra cui due attori come Laurence Olivier e Merle Oberon ed il meraviglioso bianco e nero di Greg Toland (il mitico direttore della fotografia di Quarto potere) che per Wuthering Heights vinse l’Oscar.

Merle Oberon
Cate (Merle Oberon)

Velocissimo riassunto della trama giusto per rispolverare la memoria.

La storia si svolge in un angolo sperduto dello Yorkshire, fra le brughiere selvagge. L’orfano Heathcliff (Laurence Oliver), cresciuto presso gli Earnshaw, una famiglia di coltivatori inglesi che abita in una casa chiamata “Cime tempestose”, s’innamora della loro figlia Catherine (Merle Oberon).

Wuthering Heights
Heathcliff e Cate bambini, nella brughiera alle Rocce Rosse
Wuthering Heights
Heathcliff -“Ma queste sono solo rocce!”
Catherine – “Se non sai vedere che è un castello non sarai mai un principe”
Wuthering Heights Wyler

Ma la relazione dei due ragazzi è osteggiata dal fratello di lei, Hindley, un uomo violento e alcolizzato. Così, sebbene Catherine ami Heathcliff, la sua ambizione la porta a sposare l’aristocratico vicino di casa Edgar Linton (David Niven),

Wuthering Heights
Cate (Merle Oberon) ed Edgard Linton (David Niven)

Il matrimonio di Cate ed una conversazione tra lei e la governante Nellie udita solo a metà spingono Heathcliff alla disperazione e ad emigrare in America.

Laurence Olivier

Tre anni dopo Heathcliff, divenuto ricco e potente, ritorna con lo scopo di vendicarsi ed inizia il suo progetto sposando Isabel, l’ingenua sorella di Edgar.

Laurence Olivier
Geraldine Fizgerald
Isabel Linton (Geraldine Fitzgerald)

Il film riporta fedelmente la vicenda descritta dalla Brontë ma solo fino a metà romanzo, perchè viene omessa la parte riguardante i figli dei protagonisti. Viene tagliata fuori la seconda generazione e cioè tutta la seconda parte del libro.

Pur tenendo presenti tutti i distinguo che è doveroso fare tra un libro e la sua trasposizione cinematografica e salvaguardando il sacrosanto diritto di registi, produttori e sceneggiatori di dare la loro personale interpretazione di un testo cui si ispirano, non per questo è vietato, credo, dire che è innegabile che la scelta di Wyler di limitare la storia degli abitanti di Wuthering Heights (gli Earnshaw ed Heathcliff) e di Thrushcross Grange (i Linton) alla prima generazione falsa completamente il senso profondo del romanzo della Bronte — in cui la morte di Cate arriva appena ad un quarto del romanzo, che poi continua narrando le vicende di un’intera altra generazione.

Non ho visto le altre trasposizioni cinematografiche. Però so che eliminando completamente la seconda parte del libro la storia di Heathcliff e Catherine Earnshaw si riduce ad una love story che, se pure ottimamente recitata, commovente ed appassionante, non è poi alla fine molto diversa da mille altre che abbiamo letto in altri romanzi o visto in decine di altri film.

Tutto, nel film di Wyler, porta lo spettatore a vedere nei due protagonisti niente più che due poveri ed innocenti innamorati sfortunati, a provar simpatia e pena e a prendere le parti di Heathcliff giustificando il suo comportamento nei confronti di Isabel e di Hingley assolvendolo in nome del suo sfortunato amore e del suo dolore per la morte di Cate.

Eppure, se il romanzo della Bronte fu (ed è ancora, a mio parere) tanto dirompente, tanto fuori dagli schemi da far l’effetto — per dirla con Magris che definisce il libro “sconvolgente capolavoro di sgradevolezza, scostante e poeticamente irresistibile” — di “un pugno nello stomaco”, se i due protagonisti furono considerati così innovativi fu per la carica di assoluta negatività autodistruttiva di cui erano portatori in un romanzo che, come bene scrisse Mario Praz, non è da leggere con l’ottica della “morale” ma con quella della “premorale”.

Heathcliff è il personaggio il cui significato viene maggiormente stravolto, se si taglia il romanzo a metà.

La monomaniacalità, la passione ossessiva ed alla fine patologica per Catherine e per il ricordo di lei, l’estrema crudeltà, il vero e proprio sadismo di cui dà prova nei confronti di tutti coloro che vengono a contatto con lui compreso il suo proprio figlio fanno parte integrante e fondante della struttura narrativa del romanzo della Bronte.

Laurence Olivier

Togliere ad Heathcliff la crudeltà, ripulirlo dal sadismo, sterilizzare la storia dal vento di morte che percorre tutto il romanzo, eliminare il potente istinto distruttivo ed autodistruttivo dei due protagonisti trasformandoli in una sorta di innamorati alla Peynet (va bene, sto esagerando, ma giusto per rendere l’idea) significa per me tradire completamente l’opera della Bronte.

Certo, è possibile (come no?) apprezzare egualmente il film, che è bellissimo. Io personalmente lo rivedo sempre, come ho già detto, con molto piacere. Tenendo presente però che poco ha a che vedere con il romanzo.

Guardando l’Heathcliff e la Catherine di Wyler chi non conosce il romanzo io credo debba stentare parecchio a comprendere una serie di giudizi che su Wuthering Heights e la sua autrice sono stati espressi nel tempo. Voglio riportarne qui solo qualcuno ma a mio parere molto significativo.

Virginia Woolf, ad esempio, in un articolo del 1929 intitolato Fasi della narrativa accostava questo libro dalla “selvaggia, procellosa atmosfera” al Moby Dick di Melville mentre Giuseppe Tomasi di Lampedusa scriveva della sua autrice: “Emily Brontë, l’ardente, la geniale, l’indimenticabile, l’immortale Emily. Non scrisse che pochi versi, brevi liriche aspre, ferite, alla cui malia non si sfugge. E un romanzo, Cime tempestose, un romanzo come non ne sono mai stati scritti prima, come non saranno mai più scritti dopo. Lo si è voluto paragonare a King Lear. Ma, veramente, non a Shakespeare fa pensare Emily, ma a Freud; un Freud che alla propria spregiudicatezza e al proprio tragico disinganno unisse le più alte, le più pure doti artistiche.”

In un lungo saggio contenuto in La letteratura e il male, Georges Bataille definiva Wuthering Heigths “uno dei più bei libri della letteratura di tutti i tempi […] forse la più bella, la più profondamente rapinosa storia d’amore”.

Una storia però percorsa da un “furore mortale” il cui tema principale è, secondo Bataille, la rivolta del Male contro il Bene in cui Heathcliff incarna l’Eroe Maledetto, “una verità primordiale, quella del bambino che si rivolta contro il mondo del Bene, contro il mondo degli adulti e, con la sua rivolta senza riserve, si consacra al Male”.

Emily Bronte mette in scena “la rivolta dell’uomo maledetto, che il destino caccia dal suo regno, e che niente può ostacolare nel suo desiderio bruciante di ritrovare il regno perduto” perchè “non c’è forza, non c’è sentimento di pietà, nè convenzione che freni per un istante il furore di Heathcliff: neanche la morte […] non vi è legge che Heathcliff non si compiaccia di trasgredire”.

Bataille arriva ad accostare il Sade di Justine alla Bronte di alcune frasi più crudeli di Heathcliff. Chi ha letto il libro sa di cosa si parla. La seconda parte del romanzo è costellata infatti di puro sadismo.

Per Bataille, il romanzo ha “un’andatura paragonabile a quello della tragedia greca, nel senso che il tema del romanzo è la trasgressione tragica della legge”.

Ancora Bataille: “Emily Bronte sembra essere stata privilegiatamente maledetta fra tutte le donne. La sua breve vita fu infelice, solo fino ad un certo punto. Ma, pur restando intatta la sua purezza morale, ella ebbe degli abissi del Male un’esperienza profonda. E sebbene pochi esseri siano stati più rigorosi, più coraggiosi, più retti di lei, scese fino al fondo della conoscenza del male”.

Se Bataille punta sulla dicotomia Male contro il Bene, Mario Praz nella sua Storia della letteratura inglese centra la sua analisi su un’altra dicotomia, quella tra “il principio della tempesta — l’aspro, lo spietato, il dinamico” rappresentato dagli abitanti della casa di Wuthering Heights — ed “il principio della calma — il dolce, il clemente, il passivo, il mansueto”— rappresentato dai Linton, che abitano a Thrushcross Grange. Sia nel caso di Bataille che in quello di Praz abbiamo dunque una guerra tra opposti.

“La tigre e l’agnello: quel contrasto […] è il motivo centrale della Bronte”, scrive Praz.

L’universo rappresentato dalla Bronte è costituito dai due microcosmi claustrofobici di Wuthering Heights e di Thrushcross Grange. Nonostante l’immensità della brughiera e l’abbondanza di spazi aperti niente, nel libro della Bronte, esiste in realtà all’esterno di quei due mondi concentrazionari.

Di Magris ho già detto, ma mi piace ricordare che per lui in Cime tempestose troviamo la “repellente violenza della vita” e che infine “al pari di tutti i grandi libri, Cime tempestose costringe il lettore a ridiventare ingenui come nell’adolescenza, a desiderare la punizione di Heathcliff, il demoniaco protagonista. Ogni tanto si è violentemente tentati di mettere da parte quel libro che fa toccar con mano come il sole splenda indifferente sui giusti e sui malvagi, sui carnefici ugualmente che sulle vittime di Auschwitz, e come i deboli umiliati e offesi periscano senza lasciar traccia e perdendo talora perfino la dignità. Ma non si può non leggere quel grande libro sino alla fine, anche se, quando lo si chiude, si prova sollievo tornando a storie e pensieri meno conturbanti.”

Wuthering Heights
Illustrazione di Fritz Eichenberg per l’edizione del 1943 di Wuthering Heights
Arts of the Book Collection, Yale University Library
Copyright © 2000 Lamar Stonecypher

La voce nella tempesta, tit. orig. Wuthering Heights, 1939, regia di William Wyler. Tratto dal romanzo Wuthering Heights di Emily Bronte, Sceneggiatura di Charles MacArthur, Ben Hecht, John Huston
Interpreti e personaggi Laurence Olivier (Heathcliff), Merle Oberon (Catherinne Earnshaw), David Niven (Edgar Linton), Flora Robson (Nelly Deale), Geraldine Fitzgerald (Isabel Linton), Miles Mander, Donald Crisp, Hugh Williams, Leo G. Carroll, Cecil Kellaway, Cecil Humphreys, Sarita Wooton, Rex Downing, Douglas Scott
Fotografia Greg Toland, montaggio David Mandell, musiche Alfred Newman.
Premio Oscar per la Fotografia (1939), New York Film Critics Award (1939)

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  • Il film di Wyler su imdb >>
  • Il film di Wyler su Youtube >>
    Su Youtube si trovano  stralci e trailer anche di altre versioni di Wuthering Heights
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19 risposte a CIME TEMPESTOSE

  1. Moher66 ha detto:

    Sto leggendo Cime tempestose, mi sta travolgendo (e quanto!) con le sue atmosfere torbide e il suo clima da tragedia, in cui mi pare che la storia d’amore sia la facciata di un duello tutto interiore tra forze opposte, e le forze della natura e le due locazioni abbiano un ruolo simile, ma naturalmente ne saprò di più alla fine, mentre il film non l’ho (ancora) visto. Però sono andata a cercare qualche stralcio su youtube e proprio ieri ne postavo uno 🙂 Avevo letto che nel film Cathy e Heathcliff non hanno figli, e la cosa mi aveva fatto pensare: mi confermi tu che il film, nonostante in alcune scene si riesca a rintracciare qualche elemento “nativo” soprattutto in Catherine, non può essere che un’opera ispirata al libro, ma niente di più. Con ciò non vedo comunque l’ora di reperirlo e vederlo :))

  2. Moher66 ha detto:

    Che bell’accostamento di fotografie, per contrasto, parla da sè

  3. oyrad ha detto:

    Sei stata bravissima (come al solito, del resto ^___^) a mettere le due immagini di Laurence Olivier interprete dell’ Heathcliff “giovane” e, poi, “vendicativo”… al di là del cambio dei costumi, è quasi stupefacente la sottile variazione dell’ espressione sul volto di Olivier – grandissimo!

  4. gabrilu ha detto:

    Elena
    Sono contenta che il libro ti stia piacendo, sono curiosa di conoscere poi il tuo parere definitivo.
    Il film di Wyler si trova abbastanza facilmente sia in DVD che in rete

    Oyrad
    Olivier è un Heathcliff perfetto. Pensare che per questa parte erano stati presi in considerazione prima di lui Ronald Colman e Douglas Fairbanks… Meno male che poi scelsero Olivier 🙂

    E già che ci sono, qualche notiziola di contorno in più, a proposito del film:

    La parte di Catherine l’avebbe voluta Vivien Leigh (fidanzata e futura moglie di Olivier nonchè superba interprete della Rossella O’Hara di Via col vento) ma la produzione decise di assegnarla a Merle Oberon. A Vivien Leigh offrirono il ruolo di Isabel Linton, ma lei rifiutò…

    Sembra che Laurence Olivier e Merle Oberon si detestassero e che perciò girare le scene d’amore sia stato un bel problema perchè i due litigavano in continuazione.
    In effetti, si nota che i due attori vanno molto meglio assieme quando Cathe decide di sposare Linton scatenando la gelosia e il furore di Heathcliff/Olivier: almeno, da quel momento, i due possono guardarsi di traverso e in cagnesco senza problemi 😉

  5. arden ha detto:

    Grande romanzo. Bellissime anche le poesie di Emily:
    Tutto è quiete e silenzio nella casa;
    fuori… vento e scrosci di pioggia;
    ma qualcosa mormora al mio spirito,
    fendendo l’acqua e il gemito del vento,
    mai più.
    Mai più? e perché non di nuovo’
    La memoria ha un potere reale quanto il tuo
    .”
    (traduzione di Ginevra Bompiani).

    Perfettamente d’accordo su tutto quanto dici del film.

    Quanto a Laurence Olivier, nel secolo scorso sono stata lungamente innamorata di lui:-))

  6. arden ha detto:

    C’è un punto di domanda dopo

    “e perché non di nuovo?

  7. sabrinamanca ha detto:

    L’ho letto per la prima volta, probabilmente in una riduzione per ragazzi, l’ho poi riletto qualche anno fa in versione originale. Qualche tempo dopo lo ha letto anche mia madre. E’ stato strano parlarne, è stato però come se ciascuna di noi riconoscesse una parte di se stessa nel suo passato emozionale e in ciò che aveva visto e vissuto. Come dici splendidamente, è un libro trasgressivo perché racconta di uomini e sentimenti senza ritegno né falsi pudori. Talmente violento e vero da far tremare, anche oggi.

  8. utente anonimo ha detto:

    Sono d’accordo con Batailles: “forse la più bella, la più profondamente rapinosa storia d’amore”.
    Dopo aver letto quel libro non ho mai più ritrovato le sue atmosfere cupe e possessive.
    Le parole di Catherine: “Nelly, lui è me più di me stessa”, mi hanno segnata nell’adolescenza e mi hanno portata a ricercare quella compenetazione di anime.
    Non sono però convinta che Catherine abbia sposato Linton per ambizione: ripensando alle relazioni di Catherine con il mondo maschile vedo solo tre uomini accanto a lei: il fratello, Heathcliff e Lington, il primo era l’esatto suo contrario, Heathcliff era troppo in lei (“il mio amore per lui è come l’amore per me stessa”), l’unica scelta possibile, per una giovane che non conosceva altro mondo, era appunto Lington, al quale d’altronde, lei voleva davvero bene, l’unico sentimento che non celasse la violenza.
    Il film non lo ho mai visto, ero convinta che riflettesse l’esatta atmosfera del libro, ma quello che hai detto a proposito mi lascia un po’ delusa.
    Comunque io facevo il tifo per Vivien Leigh, già tormentata nella vita, sarebbe stata perfetta nei panni di Catherine.

  9. gabrilu ha detto:

    Arden
    Le poesie invece, ecco, non le conosco. Soprattutto perchè mentre penso che — fermo restando che se è possibile è sempre meglio leggere i testi in lingua originale — mentre la narrativa tutto sommato regge alla traduzione la poesia no, c’è poco da fare (motivo per cui conosco poco o nulla, ad esempio, della poesia tedesca).

    Laurence Olivier: eravamo in tante, nel secolo scorso, ad essere innamorate di lui ^__^

    sabrina
    Beata te che sei in grado di leggerlo in lingua originale! Io qualche pagina l’ho letta pure– alcune “scene madri” — ma aiutandomi con la versione italiana 😦

    Marmott79
    Nel riassuntino ho semplificato/tagliato con l’accetta.
    Sono assolutamente d’accordo con te, hai ragione da vendere, sulla complessitaà dei motivi che spingono Cathe verso Linton.
    Il vero problema di Cathe (secondo me, eh) è la ricerca di identità, uscire dalla situazione fusionale/confusionale del rapporto che ha con Heathcliff: quella frase che citi è *** fondamentale*** per comprendere Cathe: “I’m Heathcliff!! (vedete come sono brava, l’ho pure citata in inglese, veh 😉

    Il problema di Cathe è “differenziarsi” per non “con-fondersi”.

    Vivien Leigh sarebbe stata più adatta? Francamente non so… Sia lei che Merle Oberon sono belle, brave e adatte alla parte. Però a cose fatte noi possiamo giudicare solo quello che è stato realizzato, e secondo me Merle Oberon se la cava splendidamente.

    Quello che ho detto del film non deve deluderti, il film è molto, molto bello. Basta guardarlo in sè, senza pensare al libro. Mi spiacerebbe se quello che ho scritto facesse passare a qualcuno la voglia di vedere il film, non erano queste le mie intenzioni 😦

  10. Moher66 ha detto:

    E’ molto poco casuale nelle intenzioni di Emily Bronte credo, che Isabella e Cathy, provenienti da due mondi così diversi, vengano attratte in modo irresistibile dalla realtà che non è la loro, per motivi tutti da analizzare certo, e che una volta entrate a far parte del mondo opposto al loro, tanto desiderato, ne scoprano le magagne per così dire e ne rimangano prigioniere, finendo così per non volere altro che ritornare da dove erano venute. Scoprendo però che indietro non si torna.
    Ma quanto altro c’è nel libro..

  11. gabrilu ha detto:

    Elena
    Molto interessante, la tua osservazione e mi piacerebbe approfondire, anche perchè la situazione in cui vengono a trovarsi le due è simile ma anche molto, molto diversa.
    E’ vero, sono d’accordo, ci troviamo di fronte un’altra polarità, a un altro doppio “speculare”.
    Già.
    Anche la coppia dei figli (la seconda generazione) è “giocata” su questo schema… Cathy (la figlia di Catherine ed Edgar Linton) eredita il lato migliore della madre e del padre, mentre Edgar (il figlio di Heathcliff e Isabel) eredita i lati negativi dei suoi genitori…
    Il corto circuito si spezza con il personaggio del figlio di Hingley, che finalmente è diverso da tutti: dal padre innanzitutto ma anche da tutti gli altri.

    Con Hareton si può uscire finalmente dal circolo vizioso e dare inizio a un nuovo mondo.

    Non è un caso, mi sembra, che lui, tenuto appositamente “analfabeta” da Heathcliff diventi “alfabetizzato” (cioè impari a leggere) con l’aiuto di Cate…

    Che Nemesi duplice e carpiata, ragazzi. Che grande, che era questa Emily.

    Con la coppia Cate – Hareton i due opposti mondi di Wuthering Heights e Thruscross Grange possono finalmente unirsi e convivere pacificamente.

    La quiete dopo la tempesta? 😉

    La Strada di Swann e la Strada di Guermantes possono finalmente convergere?

    In fondo, il romanzo ha un lieto fine, a me pare (anche se in genere tendiamo a dimenticarlo e a ricordare soprattutto il tragico amore di H. e C.)

  12. Moher66 ha detto:

    E’ esattamente questa polarità che mi sta affascinando e travolgendo, questi mondi rovesciati e speculari, intrecci che non riesco a sviscerare del tutto, ma che mi fanno pensare persino la notte a questa grande Emily, che donna, e si sono d’accordo, veramente intensa, che mondo di sofferenza, ma che vita densa ha vissuto, e penso dolorosamente chissà quante cose non è riuscita pienamente a dire.
    e mi piacerebbe tanto sapesse quante ne ha sapute dire e ne dice ancora adesso a noi..
    Elena

  13. gabrilu ha detto:

    Elena
    E non abbiamo parlato della governante Nelly Dean, personaggio ***fondamentale*** non solo e non tanto perchè è la voce narrante, ma soprattutto per la sua funzione di “ponte”, di mediazione tra i due mondi. Lei è l’unica che ha buoni rapporti e che parla con tutti, l’unica alla quale tutti sono in qualche modo affezionati, l’unica nei cui confronti l’Heathcliff “seconda maniera” si comporta ancora con una parvenza di umanità…l’unica con cui si confida….
    …Mentre il servo Joseph, gretto, dalla mentalità bigotta, ignorante e maligno è esattamente il suo opposto e il suo doppio. Et voilà un’altra coppia di opposti 😉

  14. utente anonimo ha detto:

    Uno dei libri piu belli che abbia mai letto. Una trama avvincente,appassionante,con uno spirito selvaggio come la stessa brughiera………..

  15. utente anonimo ha detto:

    Come potrei non cogliere l’occasione preziosa di lasciarti un commento. Ho ri-letto (in questi due ultimi giorni) con tutta l’attenzione possibile concessami dall’ambiente domestico, questo libro. Ho notato alcune cose che forse mi erano sfuggite: la prima che mi ha colpito è il fatto che Emily Jane Bronte non si sofferma oltre misura sulla morte dei personaggi: fanno eccezione Eathcliff e in parte Catherine. Non ne conosco il motivo, però altri autori ottocenteschi (posso pensare a Dickens ma dico lui per tutti gli altri) fanno esattamente il contrario.
    Ho notato poi che Nelly Dean – la domestica – nella finzione narra la storia fino ad un certo punto e poi è il giovane ospite locatario della Grange che lo fa: ma è come fosse sempre Nelly Dean a narrare, tanti sono i dettagli e le espressioni proprie di Nelly che questo continua ad usare riportando il racconto di lei.
    Inoltre non mi pare la Dean una narrattrice affidabie. Lo dice lei stessa di mentire – e talvolta di non dire proprio tutto – quasi sempre giustificandosi per i comportamenti tenuti (il suo maggior pensiero è quello di non causare ulteriori incomprensioni o scontri in una casa già martoriata). Ma le sue parole inducono a credere che non sia né troppo affidabile nel riferire e nemmeno così imparziale nei giudizi e nei propri sentimenti, né tantomeno – se mi è consentito – così buona se verso dei bambinetti si esprime usando – alcune volte – così duramente. D’altronde in mezzo a tante bugie più o meno giustificate e frutto di capricci dette dai personaggi di questa storia sarebbe poco comprensibile ritrovare una integerrima natura: parrebbe forse troppo al di fuori di quest’ambiente.
    L’impressione finale: una sensazione di potenza e grandiosità, circoscritta ad un luogo e ad un tempo molto brevi. Tanto brevi che non ho potuto non pensare ad Emily Jane morta ad appena 30 anni in una specie di brevissima parabola conclusasi  negli stessi luoghi dov’era sempre vissuta (se si esclude la breve esperienza di un anno e mezzo a Bruxelles con la sorella).
    Nell’edizione Einaudi sno allegate anche poche lettere dell’epistolario di famiglia. Se le conosci mi piacerebbe che ne commentassi qualcuno sul tuo blog.
    Credo che con la tua attenzione potremmo trarne tutti beneficio.
    Saluti
    Paolo

  16. gabrilu ha detto:

      Paolo
    Tutto sta a decidere che occhiali vogliamo inforcare quando leggiamo Emily Bronte.
    Il tuo ragionamento non fa una grinza e ti dirò di più: se decidiamo di leggere "Cime tempestose" utilizzando  gli strumenti critici della verosimiglianza e del realismo, alle cose che hai notato tu se ne potrebbero aggiungere altre quintalate.
    Esaminato realisticamente, "Cime tempestose" fa acqua da tutte  le parti.
    E’ zeppo di incongruenze.
    Altro che Nelly Dean.
    La grandezza del libro non va cercata nel suo realismo (inesistente) ma nella sua potenza evocativa e simbolica.
    "Cime tempestose" è un romanzo claustrofobico e onirico, in  esso è la forza del simbolo e non quella della verosimiglianza che la fa da padrone.

    Conosco   di fama l’epistolario delle sorelle Bronte ma non l”ho letto, perciò sulle lettere non mi pronuncio.

  17. utente anonimo ha detto:

    Scusa se le righe seguenti possono sembrare ovvie.
    La mia intenzione non è rilevare delle mancanze del libro: quanto piuttosto curiosare su alcuni aspetti. Purtroppo non ho letto alcuna critica sul romanzo anche se è sterminata a quanto mi risulta (e non escludo di farlo).
    Mi ha attratto molto l’aspetto che già ho citato nella precedente. Un racconto che esce da una voce per nulla imparziale (e perché dovebbe esserlo?!) e su questo innestato un secondo racconto di chi giunge alla Grange come ospite. L’ho trovato un gioco ben studiato ed espresso con naturalezza. E credo fortemente voluto.
    Il fatto che E.J.Bronte non ostenti la morte dei personaggi dilungandosi in descrizioni di malattie e sofferenze mi ha indotto a pensare che non è con gli occhi che si studia, si vede e si conosce una persona. Se lo avesse fatto forse il destinatario delle sue attenzioni sarebbe sembrato più che un personaggio del racconto un estraneo. Mi spiego meglio: quando vediamo una persona in condizioni prossime alla morte (ptp succede nella vita) se per noi non è che un estraneo le sue apparenze sono tutto per noi. Il filtro dell’occhio non ci conduce oltre l’immagine tanto questa è forte e s’impossessa di ogni altro nostro pensiero. Proviamo un senso di avvilimento e tristezza che ci spinge ad allontanare da noi la sofferenza perché è lì, è fisica, è tanto tangibile da essere persino fastidiosa. E quella persona diviene per noi l’origine del nostro fastidio e della nostra commozione. Non riusciamo nemmeno a credere che possa essere stata – quella persona – tanto diversa da come ci appare (se guardiamo una sua foto prima della malattia magari siamo presi dallo stupore). Con i nostri cari (un familiare o un amico) credo che accada un processo differente. Sono molto più importanti le cose che non vediamo.
    E di questo forse ho trovato una conferma nelle parole che concludono il romanzo.

    Spero che troverai occasione per parlare delle lettere. Le sto cercando perché sono molto interessato. Mi pare possano essere non solo una testimonianza ma qualcosa di più. Magari mi sbaglio.

    Ti ringrazio e ti saluto.

    Paolo

  18. gabrilu ha detto:

    Paolo
    E perchè   mai non dovresti poter rilevare le (eventuali) mancanze  del libro?
    Nè tu nè io siamo detentori della  "interpretazione autentica", quindi…

    Io cmq, in genere sono più interessata a cercare di capire quello che c’è, in un testo, piuttosto  che fantasticare su quello che non c’è.
    La Bronte non ha descritto i particolari della morte  dei suoi personaggi. E allora? Io credo che l’importante  sia  notare  il particolare (come, appunto, hai fatto tu), ma  andarci cauti poi con le interpretazioni, perchè il rischio della deriva interpretativa  è enorme.
    Ciao e grazie

  19. utente anonimo ha detto:

    Io lo sto leggendo ora e sn arrivata alla morte di Caterina…. k tristezza!! ho pianto un sakko sin dall’inizio, questo libro ti prende letteralmente il cuore!! lo adoro con tutta me stessa! direi k è 1 dei miei preferiti! ora devo vedere un po’ cm finisce, ma nn può nn piacermi, è cosi romantiko…. lo amo!!!!! appena posso vojo vedere anke il  film…

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