ADDII

I promessi sposi
Francesco Gonin (1808-1889)
Illustrazione per l’Addio ai monti (capitolo 8) dell’edizione del 1840 de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni


Carlo Emilio Gadda
amava immensamente I Promessi Sposi di Manzoni.

Nel 1927 gli aveva dedicato un bellissimo saggio intitolato Apologia manzoniana in cui scriveva, tra l’altro:

“Volle poi che il suo dire fosse quello che veramente ognun dice, ogni nato della sua molteplice terra, e non la roca trombazza di un idioma impossibile, che nessuno parla, (sarebbe il male minore), che nessuno pensa, nè rivolgendosi a sé, né alla sua ragazza, né a Dio […]. Egli volle parlare da uomo agli uomini, come, a lor modo, parlarono tutti quelli che ebbero qualche cosa di non cretino da raccontare. Ebbe compagno nell’impresa della spazzatura un altro conte suo contemporaneo, disgraziatissimo e macilento della persona. La parola di quest’ultimo ha una nitezza lunare: “Dolce e chiara è la notte”.

In La malattia dell’infinito, Pietro Citati delinea un ritratto molto umano e toccante di Carlo Emilio Gadda, da lui conosciuto alla fine del 1955. Citati aveva allora ventisei anni ed era ancora solo un giovane e sconosciuto aspirante critico letterario. La loro frequentazione durò fino alla morte di Gadda.

Tra tante altre cose racconta, Citati, che l’ultimo desiderio di Gadda moribondo fu che qualcuno gli leggesse ad alta voce uno dei libri da lui più amati: I Promessi Sposi.

“Grazie ai Promessi Sposi la morte fu più lieta. Aveva sempre provato un “sentimento di venerazione privata” verso la persona di Manzoni. Da ragazzo, tra i nove e i sedici anni, aveva letto dieci volte I Promessi Sposi, abbandonandosi alla lettura, mi scrisse “con la semplice profonda gioia di chi si disseta in montagna ad una fonte di acqua chiara”.
Ora, giunto alla fine, voleva ripetere l’esperienza di adolescente, e chiese a Ludovica Ripa di Meana, a Giancarlo Roscioni e a me di leggergli I Promessi Sposi. Ci alternammo al capezzale. Mi ricordo che qualche giorno prima (o il giorno prima) della morte, gli lessi il meraviglioso ottavo capitolo […]. Disteso sul letto, con la testa rialzata dai cuscini, Gadda rideva sussultando nel suo grande corpo moribondo — il riso, che tante volte lo aveva salvato.
Allora pensai che la letteratura è davvero una cosa bellissima, se conserva la vita come la vita non riesce a conservarsi, e fa ridere di gioia in punto di morte”

(Pietro Citati, Carlo Emilio Gadda, in Ricordo di amici, contenuto in La malattia dell’infinito, pagg. 484-485)

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4 risposte a ADDII

  1. utente anonimo ha detto:

    Proprio in questi giorni mi è capitata tra le mani una bellissima monografia: Carlo Emilio Gadda milanese, edita da Vanni Scheiwiller. Anche in essa si parla di Citati, al quale Gadda donò la sua collezione della rivista “Letteratura”.
    Amo molto lo scrittore milanese, al pari del suo conterraneo Carlo Dossi, anche se ritengo che i suoi unici punti di contatto con Manzoni siano contenuti nell’Adalgisa e nella Madonna dei filosofi.
    E, come avrà notato anche Lei, c’è un evidente legame con il nostro caro Marcel, in San Giorgio in Casa Brocchi.

    Un saluto da Alessissimo84, affezionato lettore silenzioso

  2. gabrilu ha detto:

    Alessissimo84
    grazie, caro “affezionato lettore silenzioso” (ma non possiamo darci del tu? 🙂
    Grazie soprattutto per avermi ricordato San Giorgio in casa Brocchi che, della raccolta Accoppiamenti giudiziosi è il mio racconto preferito assieme e a L’incendio di Via Keplero (non saprei proprio quale dei due preferire).
    Così, ieri sera ho messo temporaneamente da parte il libro che sto leggendo e di cui parlerò fra qualche giorno, ho tirato giù dallo scaffale Accoppiamenti giudiziosi e ho trascorso un paio d’ore di pura delizia rileggendomi prima uno e poi l’altro racconto ^__^
    Mi incuriosisce molto l’accostamento che fai con Proust: in che cosa trovi analogie? Perchè io, francamente, non sono riuscita a coglierne alcuna, e dunque sono curiosissima di sapere: che cosa mi è sfuggito?

    Carlo Dossi, di lui ho letto poco — solo Amori e L’altrieri e vita di Carlo Pisani . Proprio in questi giorni ho visto in libreria un bel tomone UTET molto invitante che contiene gran parte delle sue opere principali ed anche ad un prezzo più che conveniente e ci sto facendo un serio pensierino. Peccato però che i caratteri siano microscopici. Solo per questo non l’ho acquistato subito 😦

  3. utente anonimo ha detto:

    Cara Gabrilù,
    nel commento di ieri ho dimenticato di ringraziarti per avermi fatto scoprire Gadda. Conclusa la lettura della Ricerca, con rassegnazione ho capito che non potrò mai legger opera migliore: dovrò accontentarmi di qualche surrogato in grado di soddisfare il mio edonismo intellettuale.
    Tra questi c’è il nostro ingegnere, l’unico in grado di farmi dimenticare il cloroformio stilistico di tanti altri scrittori.

    In merito alla somiglianza tra Gadda e Proust, in San Giorgio in Casa Brocchi c’è un piccolo collegamento, quasi un richiamo, ad una immagine evocata da Proust all’inizio del secondo capitolo della seconda parte di Sodoma e Gomorra.

    Ecco Proust:

    “[…] non avevo la forza di reggere un dolore così grande, la mia attenzione veniva meno nel momento in cui esso si riformava per intero, e le sue arcate precipitavano prima di essersi ricongiunte, così come crollano le onde prima d’aver compiuto la propria volta.”

    Gadda (terza parte di San Giorgio in Casa Brocchi):

    “Sentiva allora, davanti a sè, come un ostacolo magico: l’impeto della volontà gli pareva infrangersi contro un tormento cupo, così come s’abbattono i marosi contro la vecchia muraglia del molo e ricadono, informi, nel mare, dopo aver tentato di esser forma”

    E’ un piccolo legame, di certo meno evidente di quello che unisce Proust al Flaubert dell’Educazione sentimentale o ad altri scrittori. Eppure mi ha colpito allo stesso modo di tanti altri, forse anche a causa dell’enorme diversità tra i due scrittori.

    In ultimo, ho appena acquistato l’opera di Carlo Dossi: i caratteri sono davvero minuscoli, come in tutti i volumi della stessa collana.

    Ti ringrazio ancora per avermi presentato Gadda, e per avermi donato molto della tua pregevole erudizione su Proust.

    Alessissimo84

  4. gabrilu ha detto:

    Alessissimo84
    Beh, che una siciliana venga ringraziata per aver “presentato” Gadda temo sia roba da far venire l’orticaria a molti Gran Lombardi passati, presenti e futuri 😉
    (Scherzo, eh, meglio precisare che non si sa mai )

    Le due citazioni… uhm… ti capisco, anche se l’accostamento mi sembra un po’ forzatino, eh.
    Io trovo invece che ci siano moltissime analogie tra Proust e Nabokov, alcune addirittura stupefacenti, considerando che per molti versi sono persone e scrittori apparentemente anni luce distanti…
    P.S.: ieri sera ho ricominciato la ri-ri-rilettura del Pasticciaccio ^__^. Che spasso!

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