VIAGGIO IN EUROPA – GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA

Tomasi di Lampedusa
Giuseppe TOMASI DI LAMPEDUSA, Viaggio in Europa. Epistolario 1925-1930, a cura di Gioacchino Lanza Tomasi e Salvatore Silvano Nigro, p.182, Mondadori, ISBN 9788804564775.
In copertina: Casimiro Piccolo, Ritratto di Giuseppe Tomasi (distrutto nel 1943 durante i bombardamenti di Palermo)

Negli anni tra il 1925 e il 1930 il trentenne futuro autore de Il Gattopardo viaggiò molto soprattutto in Europa spingendosi sino al Baltico. Partiva da Palermo all’inizio dell’estate e vi ritornava in autunno inoltrato dopo avere soggiornato a lungo nell’amata Inghilterra e a Parigi. Spesso si dirigeva in Germania, attraversava l’Austria e a volte arrivava  sino in Lettonia, dove era ospite al castello di Stomersee, proprietà di Alessandra Wolff Stomersee, la sua futura moglie léttone. Poi tornava in Sicilia non senza prima essersi fermato a trascorrere qualche giorno con sua madre, in Svizzera o in Alto Adige.

Questo elegante volume Mondadori dalla bella copertina color malva (il mauve  è un colore molto proustiano, sia detto en passant) raccoglie circa settanta lettere che in quegli anni Lampedusa scrisse a corrispondenti italiani. La maggior parte di esse sono indirizzate ai cugini Lucio e Casimiro Piccolo di Calanovella; ci sono poi una lettera alla zia Alice Barbi ed una alla zia Teresa Piccolo (madre di Lucio e Casimiro) ed infine, in appendice, troviamo una lettera inviata dalla madre allo scrittore, a Londra, il 28 giugno del 1926.

Ci sono due modi, secondo me, per leggere quest’epistolario, comunque   godibilissimo.

Uno  è sicuramente quello di scorrere queste lettere con occhio “filologico-investigativo”, con l’obiettivo cioè di trovare, nei resoconti che Giuseppe Tomasi fa dei suoi viaggi ai due cugini i segni premonitori della scrittura che troveremo poi ne Il Gattopardo. Letto in quest’ottica, risulta evidente come nel grande romanzo, pubblicato postumo, siano contenute moltissime allusioni non solo ad opere d’arte che Lampedusa ebbe modo di studiare durante i suoi viaggi, ma anche a personaggi reali che incontrò e che in queste lettere descrisse ai cugini.

L’altro è quello di lasciarsi semplicemente andare al piacere, al divertimento che procura la lettura di queste lettere molte delle quali assolutamente esilaranti.

E’ un Tomasi di Lampedusa, quello che viene fuori da questo epistolario (a senso unico, perchè abbiamo solo le sue lettere) che, sono sicura, stupirà molti lettori del suo grande romanzo o delle sue Lezioni di Letteratura Inglese e Francese, o dei Racconti.

Innanzitutto c’è una particolarità non da poco: le lettere sono tutte scritte in terza persona, mai in prima. Lampedusa si firma “Il Mostro”, il nomignolo con il quale, nel lessico familiare dei Lampedusa e dei cugini Piccolo usava essere affettuosamente ed ironicamente chiamarsi ed essere chiamato.

Inoltre Lampedusa, che era un grande ammiratore di Dickens ed in particolare de Il Circolo Pickwick si pone nei confronti dei suoi interlocutori come un novello Pickwick che si assume il compito di relazionare circa le sue esperienze di viaggio — attraverso la mediazione dei due cugini — i componenti del Circolo Bellini, il circolo più aristocratico ed esclusivo di Palermo.

Ma dietro i resoconti epistolari de “il Mostro” ci sono, oltre il Dickens del Pickwick, altri due modelli, altri due scrittori da lui amatissimi: lo Stendhal di Memoires d’un touriste (“pieni di aneddoti aciduli, del resto mirabilmente raccontati”, scriverà Lampedusa nelle sue lezioni di letteratura francese) ed il Chesterton delle atmosfere bozzettistiche e della divertita ironia e che ammirava molto come poeta, polemista e scrittore di racconti polizieschi.

Lampedusa, come Stendhal, in viaggio era davvero infaticabile e curiosissimo: frequentava musei, teatri, sale da concerto. Molto ben introdotto e perfettamente a suo agio nell’ambiente londinese anche perchè suo zio, il marchese della Torretta, era ambasciatore italiano a Londra, viene invitato nei Club e nelle dimore più prestigiose ed esclusive, è ospite di magnifici castelli scozzesi.

Londra, foto
Vedute di Londra, 1926.
Da un album di viaggi di Giuseppe Tomasi

Dotato di un appetito formidabile (“mostruoso”), epicureo e bon vivant, dandy al punto giusto, gran buongustaio, dotato di stazza a dir poco invadente (come si può vedere dalla foto che inserisco al termine di questo post) le sue lettere resocontano minuziosamente di pantagrueliche colazioni, pranzi e cene. Era un osservatore acuto, sempre pronto a collegare le cose che vedeva e ascoltava con pagine degli scrittori da lui prediletti. Da lettore onnivoro e profondo conoscitore delle letterature europee quale era, scrive lettere piene di allusioni letterarie, giochi di parole, veri e propri pastiches. Poteva permetterselo, sapeva che i cugini avrebbero compreso al volo: sia Lucio (il poeta) che Casimiro (il pittore) erano uomini coltissimi, che avrebbero apprezzato.

Chi è di Palermo può inoltre gustarsi le molte sfumature lessicali (familiari e non) molto tipiche di un certo ambiente il cui significato e la cui frequente ironia può forse sfuggire a molti. In questo è di molto aiuto, però, l’apparato di note cui hanno provveduto i curatori della raccolta.

Personalmente, molti passaggi delle lettere hanno rievocato in me, ad esempio, ricordi infantili e se questo epistolario mi ha molto divertita (in alcuni passaggi mi sono ritrovata a ridere come una matta) ha però anche, per certi versi, suscitato nostalgia e malinconia. Ma questo è solo un mio problema personale.

Sono sicura che qualunque lettore può trarre molto piacere dalla lettura di questo volume, apprezzare la brillantezza dello stile, la precisione da grande narratore con cui Lampedusa si ferma sui dettagli, le sue appassionate descrizioni paesaggistiche.

Certo, non si può anche non notare, in alcuni passaggi, alcune frasi a proposito di personaggi ebrei che denotano un certo antisemitismo, o il giudizio superficiale di Lampedusa sull’avanzare del fascismo. Sono elementi, questi, che in quegli anni e nell’ambiente di Lampedusa erano, purtroppo, abbastanza comuni. Ma quello di Lampedusa non è un giudizio ideologico, il suo è piuttosto lo sguardo scettico di quello che si rivelerà, con Il Gattopardo, un grande narratore.

Prendiamo ad esempio la lettera da Londra del 10 Agosto 1927 e in particolare quella parte che è espressamente indirizzata a “Casimiro pittore”.

In essa, Lampedusa descrive la sua visita alla Tate Gallery di Londra e dedica due mi-ci-di-a-li pagine ai “nove ritratti della famiglia Wertheimer che pare costituiscano il capolavoro di Sargent”.
I Wertheimer erano una ricca famiglia di mercanti d’arte ebrei.

“Il Mostro si ci è seduto davanti e si è divertito come fosse a teatro, perchè davvero sembra di assistere  a una commedia tanto quelle tele sono caratterizzate e profonde”

Non posso riprodurre qui tutta la lettera. Posso però dire che se uno la legge poi, se va vedere la famigliola Wertheimer alla Tate, non può non tornargli in mente la lettera di Giuseppe.

Nota Gioacchino Lanza che Lampedusa a Berlino, nel 1930, avverte subito l’atmosfera sinistra che incombe sulla Germania. Scrive Lampedusa: “fra dieci anni i tedeschi credo che invieranno a tutte le nazioni un bigliettino, per mezzo di un cameriere…”.
“Questo singolare principe” nota Gioacchino Lanza “aveva l’occhio lungo: […] Fra dieci anni, se non prima, suoneranno le trombe dell’Apocalisse”.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Gioacchino Lanza, Lucio Piccolo e Giuseppe Tomasi negli anni Cinquanta

E’ stato giustamente fatto notare che le ottime biografie su Tomasi di Lampedusa tacciono sempre sul periodo 1925-1930, e che questo epistolario fornisce un contributo editoriale che davvero colma un vuoto di notizie considerevole.

L’epistolario è preceduto da due utili brevi saggi introduttivi: La Memoria e le Lettere di  Gioacchino Lanza Tomasi e Il romanzo di un turista di Salvatore Silvano Nigro.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Giuseppe Tomasi a palazzo Lampedusa. Metà degli anni Trenta
  • Il libro >>
  • Le foto di Londra dall’album Lampedusa le ho prese dall’ottimo libro di Gioacchino Lanza Tomasi I luoghi del Gattopardo >>
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5 risposte a VIAGGIO IN EUROPA – GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA

  1. annaritav ha detto:

    Gli epistolari sono sempre un ottimo modo per conoscere un autore, sia come artista che come individuo in relazione con la famiglia e con la società. Bellissimo post, che tte lo dico a ‘ffà? Così, alla romana…
    Annarita

  2. gabrilu ha detto:

    Annarita
    A me piace molto leggere epistolari, memorialistica, biografie ed autobiografie…
    Ciao e grazie 🙂

  3. utente anonimo ha detto:

    Adoro gli epistolari, e aggiungo questo libro alla mia wish list che, grazie al tuo blog Gabri, si sta arricchendo di titoli notevolissimi!^_^

  4. utente anonimo ha detto:

    Il post precedente è mio:)
    Giusi Meister

  5. gabrilu ha detto:

    Cara Giusi (l’avevo capito, eh, che eri tu. 😉

    Oggi sono stata lì lì per prendere un epistolario “eccezziunale veramente”.

    Ma è un epistolario da un gulag stalinista, e mi sono detta:

    “… ma io, perchè caspita non mi dedico ai lucchetti di tal F.M., che camperei molto più tranquilla e felice assai?!?!
    Possibile mai che mi devo scegliere sempre libri che non mi fanno dormire la notte?!”

    … So già però che nei prossimi giorni tornerò da Feltrinelli con la coda fra le gambe e che quell’epistolario lo comprerò.

    Sicuro, che lo comprerò. Ci puoi giurare.

    Arghhh.

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