AH LE NOTE, LE NOTE!

Carlo Emilio Gadda
Carlo Emilio Gadda

Troppo spesso, quando leggiamo un libro, davanti ad un apparato di note molto ricco ci facciamo prendere dalla pigrizia e, soprattutto se in quel momento stiamo leggendo per piacere e non per dovere, tendiamo a tralasciare le note (alzi la mano chi non ha mai tralasciato una nota). A volte, tralasciamo solo per non far la fatica di tener due segnalibri, per la voglia di non interrompere il ritmo del racconto principale e non andare in fondo al volume per poi tornare indietro. A volte imbrogliamo persino noi stessi dicendoci: “alla prima lettura la va così, ma alla seconda le leggerò tutte, le note, giuro”. Mentendo sapendo di mentire.

Però dobbiamo sapere che, facendo in questo modo corriamo il rischio, per esempio  nel caso di Carlo Emilio Gadda, non solo di tralasciare testi che non solo non sono inferiori al testo principale, ma che spesso sono già di per loro veri gioielli.

Le note di Gadda sono spesso molto tecniche, ma spessissimo sono, di fatto, il luogo in cui egli riversa tutto ciò che ha ritenuto non poter inserire nel testo principale ma che del testo principale potrebbero — non fosse per un senso di equilibrio letterario — a pieno titolo far parte integrante.

Di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe. Ne propongo qui solo uno: la nota n.6 posta in calce al racconto Al parco, in una sera di maggio della celeberrima raccolta L’Adalgisa (disegni milanesi)

In questo racconto, descrivendo (meravigliosamente, se mi è permesso di dirlo) la passeggiata nel parco di donna Eleonora Vigoni (“dama molto ben messa in cocchio, e infronzolata in certi toni di quaresima, tra il nero il viola”) seduta in un “attacco padronale” condotto dal cocchiere Leopoldo (“in realtà Baldovino Garbagnati”) Gadda scrive — i grassetti sono miei:

“Nel piroettante cosmo della Viscosa e delle moto Guzzi, col pericolo di vedersi ribaltato a ogni giro lui e il cocchio e il cocchiere e la padrona, e dama, oh! non più non più! Il Gioacchino a piumeggiare sul suo fastoso galoppo, non più, non più Gérard, non più Gros, a pitturar lui che rampicava nel vento, mostrando il bianco degli occhi, le froge dilatate: da un bel nulla.”

Ora, proprio in questo paragrafo, Gadda inserisce una nota. Quella che riporto qui.

Murat by Gerard
François Gérard
Ritratto di Gioacchino Murat, 1801
Parigi, Chateau de Versailles

Gérard (Francesco Paolo Simone, 1770-1837) ci presenta d’un polputo Murat Re, a piedi e a capo scoperto, ma in procinto di coprirselo, la lussuriante e cresputa e però non pettinata capellatura, l’occhio inutilmente vivace in un volto pieno, puerile e imberbe: e giù giù poi tutto l’armamentario e l’impaccio fastoso delle pellicce, dei codini, dei codoni, dei cordoni, dei cordoncini, delle olivette d’osso, degli alamari, dei guanti, della fusciacca, del colbacco, con un fiaccolone d’oro da una parte, che ciondola, e col piumacchio nivale; un moretto, di cui si intravede metà il naso, gli porge quell’indescrivibile copricapo. Glorifica poi massimamente, il Gérard, in un valido scorcio, le ben tornite cosce, e chiappe, del cavalcatore quarantunenne ed eroe Re deglutitore di bistecche. Lo strascico di uno sciabolone turchesco, poggiato al suolo, ma attaccato al padrone, e’ ti fa l’effetto di una coda metallica o d’una sorta di animalesca appendice: di quella così esibita e magnifica persona.

Murat by Gros
Jean Antoine Gros
Ritratto equestre di Gioacchino Murat, 1812.
Paris, Louvre

Nel dipinto di Gros (Antonio Giovanni, barone di: 1771-1835), la faccia del Re a cavallo è altrettanto piena e puerile: e tra capelli, fiocchi, peli, piumacchi, ne vien fuori, con perianzio pistillone e stami, quasi un maestoso e fantasioso fiore dei tropici, che ha per orchi il volto, con le gote un po’ cascanti, e bamboccio. Il piumacchio centrale del colbacco, di fili candidi e pari, ed eretto e pur docilmente inflesso nell’aere, sgorga da una specie di vagina di altre inimmaginabili penne, a ricciolo, ma tenere e lanose da non dire, tra di struzzo e di paper, e di oca del Madagscar. Il fioccolone del colbacco è doventato addirittura una carrucola, un paranco doppio di nave, che governa due sottofiocchi. Una pelle di tigre s’è arrovesciata sul cavallo, con la coda che la nasce dal collo, e la testa morta a sbatacchiare sul didietro: ed è un meraviglioso leardo, il cavallo, o anzi un roano pomellato, e balzano da tre. Che batte quasi il Cosmè per l’acutezza cornificata dè due orecchi in istato di perpetua erezione, e per l’elettrico disprigionato da’ crini, che li travolge, rabbuffandoli, il vento: e per quel zoccolacchiare inane ed aereo della impennata, come l’avesse veduto il serpente. Bianco degli occhi: vene turgide, al muso: froge soffianti: spuma. Bella, poi, la coscia, e anzi tutta la gamba del re!: una nota unita, un fuso inguainato, inguantato, dentro la tempesta tigrina della chincaglieria. Sullo sfondo, il pennacchio del Vèsevo.

Ora ditemi voi se non sarebbe un vero peccato perdersi questa notarella…

P.S. In quanto al povero Murat, Tolstoj in Guerra e Pace lo tratta pure peggio di quanto faccia Gadda. Ma lasciamo perdere e non mettiamo troppa carne al fuoco.

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17 risposte a AH LE NOTE, LE NOTE!

  1. oyrad ha detto:

    Non c’è niente da fare… GADDA E’ GADDA! ^___^

  2. gabrilu ha detto:

    Oyrad
    Penserai mica di essertela cavata con una tautologia, veh? ^__^

  3. annaritav ha detto:

    Hai pienamente ragione, sono note che meritano lettura a sé. E spesso diventano un gustoso testo che vive di vita propria, tipo lo scoppiettante zibaldone di Carlo Dossi. Buon fine settimana 😉
    Annarita

  4. sgnapisvirgola ha detto:

    Credevo di essere io l’unica debosciata a saltare le note. A volte devo leggergerle altrimenti non capirei tutto, però se posso evitare di perdere il ritmo…

    …in un valido scorcio, le ben tornite cosce, e chiappe, del cavalcatore quarantunenne ed eroe Re deglutitore di bistecche.

    E’ una delizia.

    …e tra capelli, fiocchi, peli, piumacchi, ne vien fuori, con perianzio pistillone e stami, quasi un maestoso e fantasioso fiore dei tropici, che ha per orchi il volto, con le gote un po’ cascanti, e bamboccio.

    Vien proprio massacrato pover’uomo.

    Sono belllissime. 🙂

  5. sgnapisvirgola ha detto:

    Ciao Oy, sono passata per darti un saluto e ho letto della tua stanchezza. Noi ci saremo anche in primavera. Ti aspettiamo, in bocca al lupo.*

  6. gabrilu ha detto:

    Annarita
    di Dossi ho un bel tomone UTET acqustato da poco che mi aspetta 🙂
    sgnapis
    Eh, si, Gadda è sempre straordinario.
    Ciao bella 🙂

  7. utente anonimo ha detto:

    Cara Gabrilù,
    ho trovato un bel video sulla vita dell’Ingegnere. Eccoti il link:

    http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,Community%5E16%5E147537,00.html

    Un saluto da Alessissimo84

  8. gabrilu ha detto:

    Grazie, Alessissimo.
    In rete ci sono parecchi filmati e registrazioni di Gadda. Non quanti noi ne vorremmo ma insomma ci sono.
    Purtroppo, i siti web della Rai hanno il pessimo vezzo (o vizio) di utilizzare strani formati per i loro video e quando cerco di vederli mi intimano di scaricare il “loro” plugin.
    Ora. Io ho QuickTime e RealPlayer che sono i player più usati nella rete, e che difatti mi consentono di visualizzare il 99% dei filmati che si trovano sul web.
    Dovrebbero perciò esser buoni per vedere anche i pregiati filmati della Rai. Ma così non è.

    Che i siti Rai si siano inventati un “loro” player per la serie “se non ce l’hai di qui non passi” mi dà talmente fastidio (ognuno ha le debolezze sue) che il loro plug-in io non me lo scarico. Specificassero almeno di che plug-in si tratta…
    Ciao e grazie comunque.
    La tua informazione sarà certamente utilissima a molte persone che hanno meno stupide fisime di quelle che ho io 🙂

  9. utente anonimo ha detto:

    Cara Gabrilù, in questo periodo sto rileggendo le opere di Gadda, e avevo proprio voglia di vedere don Gonzalo in video. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla presenza di queste interviste su internet, che in parte mi hanno confermato tante sensazioni sul suo carattere. Spero di farti cosa gradita inserendo un altro link, in cui sono contenuti altri spezzoni di interviste:

    http://www.liceoparini.it/pariniweb/storia/gadda/gadda08.htm

    Nell’ultimo video Gadda, con un moto di stizza, chiede al suo intervistatore: “Ma è proprio necessario che Lei mi chiami Maestro?”.

    Un caro saluto,
    Alessissimo84

    P.S. Hai iniziato a rileggere Carlo Dossi?

  10. gabrilu ha detto:

    Alessissimo
    Si, conosco questi bei video del sito del liceo Parini ed hai fatto benissimo a postare il link. Grazie.

    I gestori del sito, inoltre, sono stati tanto intelligenti, tra l’altro, da mettere on line non solo il video ma anche la trascrizione testuale delle interviste.

    Ricambio la segnalazione segnalandoti a mia volta (ma sicuramente lo conosci già) il preziosissimo volumetto Adelphi “Per favore, mi lasci nell’ombra” che raccoglie, appunto, le interviste gaddiane. Un gioiello.

    Questa raccolta di interviste è contenuta anche nei sontuosi tomoni dell’opera omnia di Gadda della Garzanti (Le Spighe, quelle azzurrine).

    Dossi: per ora sono immersa nel libro di Vasilij Grossman, che ti assicuro non ammette (e non permette) distrazioni.

  11. utente anonimo ha detto:

    Ti ringrazio Gabrilù. Sto acquistando i volumi azzurri che hai menzionato, ma nel piano dell’opera non ho visto le interviste: forse le inseriranno nel volume conclusivo. Per quanto riguarda la raccolta delle sue opere, è di certo un’ottima iniziativa, ma avrei preferito che nei volumi venissero incluse le edizioni ai testi piuttosto che gli apparati genetici.

    Dopo aver completato le letture previste, vorrei compulsare anche i suoi epistolari, a partire dalle “Lettere ad una gentil signora”, pubblicate anch’esse dalla Adelphi.

    In ultimo, colgo l’occasione per chiederti notizie sull’esistenza di una biografia completa dell’Ingegnere: le poche opere che ho trovato descrivono solo momenti della sua vita.

    Ti ringrazio di nuovo,
    Alessissimo84

  12. utente anonimo ha detto:

    Piccolo errore: …ma avrei preferito che nei volumi venissero incluse le introduzioni ai testi piuttosto che gli apparati genetici.

  13. gabrilu ha detto:

    Alessissimo
    In italiano non credo ci sia ancora un volume sulla biografia di Gadda.
    Libri di ricordi sparsi si, certo: Contini, Arbasino, Citati in “La malattia dell’infinito”… Ma una biografia vera e propria no, che io sappia.
    Io però non sono certo un’esperta, sono solo una lettrice alla quale piace Gadda.
    Con l’occasione, se non lo conosci già, ti segnalo l’ottimo sito

    The Edimburg Journal of Gadda Studies

    http://www.arts.ed.ac.uk/italian/gadda/index.php

    che attualmente credo sia il più completo che si trovi in rete sul nostro Ingegner Gaddus.
    E’ una vera miniera di informazioni.

    Apparati genetici o introduzioni ai testi? Io avrei preferito che ci fossero entrambi. La genesi dei testi, in Gadda, è importante, perchè hai visto quanti cambiamenti, rifacimenti, aggiunte, tagli etc…. Anche perchè spesso prima i testi erano pubblicati (anche parzialmente) in riviste, poi traslocate in volume. Insomma l’opera omnia del Nostro è un vero “gnuommero” ^__^

    Però è vero, hai ragione: anche io ho avvertito la mancanza di una sia pur breve introduzione ai singoli testi.

  14. utente anonimo ha detto:

    Cara Gabrilù, stasera sto monopolizzando il tuo tempo ed il tuo blog. Ti chiedo venia, pertanto, anche se mi comprenderai: è sempre un piacere parlare di libri, soprattutto con chi te li ha segnalati.

    Hai ragione sugli apparati genetici, anche se talvolta li considero superflui: è come se a tavola si portasse non solo il piatto pronto, ma anche tutti i singoli ingredienti, giusto per soddisfare la vista!
    Avrei, quindi, preferito leggere l’introduzione di Contini alla “Cognizione del dolore” e, più in generale, una guida sintetica ai testi: Gadda è un ingegnere della lingua, e spesso la ricercatezza dello stile mitiga la chiarezza della trama.
    Per questo motivo, ogni rilettura ci fa scoprire piccoli particolari che in precedenza erano andati dispersi.

    Ti ringrazio per il tempo dedicatomi,
    Alessissimo84

  15. gabrilu ha detto:

    Caro Alessissimo, non sono certo queste le cose che possono infastidirmi, anzi! Non può che farmi piacere avere questo tipo di scambi.

    Ancora sui volumoni Garzanti: la mancanza di brevi e chiare introduzioni alle singole opere affiancate all’apparato di note che illustrano nel dettaglio la genesi penso sia anche dovuta ad una brutta caratteristica che spesso affligge troppi intellettuali e pubblicazioni italiane, quella cioè di privilegiare di fatto e spudoratamente gli specialisti senza alcun riguardo per chi specialista non è.

    Cerco di spiegarmi meglio: in Italia troppo spesso si va da un eccesso all’altro: o sciatteria totale e pubblicazione, promozione e premiazione di autori e testi men che mediocri all’eccesso opposto: ottimi autori e testi offerti direttamente con un apparato critico magari pregevolissimo ma già per specialisti, senza alcuna mediazione e, per soprammercato, spesso con un linguaggio noiosissimo e “accademico” nella peggiore accezione del termine.

    Mi pare che in generale il concetto di “sana divulgazione” nel positivo senso che Magris ha illustrato così bene nel suo “Alfabeti” sia, nel nostro BelPaese, piuttosto assente. Non ci si cura di “presentare al lettore”, di “accompagnare il lettore”. Si ritiene che per venir presi sul serio occorra necessariamente esser noiosi e seriosi.
    Tutto al contrario di come vanno le cose con i libri inglesi, francesi, americani, per esempio.
    In un corretto percorso di presentazione-accompagnamento di un autore affascinante ma certo non semplice come Gadda, secondo me le tappe da proporre al lettore dovrebbero essere:

    1) Introduzione-presentazione dei testi
    2) Il testo integrale dell’opera
    3) Apparato critico, genesi etc.

    Starà poi al lettore, a seconda del livello di conoscenze che già possiede, o del suo personale interesse, a decidere cosa leggere, cosa saltare, cosa privilegiare.

  16. principeandrej ha detto:

    la nota 6 mi ha ricordato tanto l'aria delle Nozze di Figaro, Non più andrai farfallone amoroso, quando Figaro deride il Conte e elenca "tutti quei pennacchini, quel cappello leggiero e galante, quella chioma quell'aria brillante, quel vermiglio donnesco color"per chi ama anche il coté ingegneristico di Gadda, segnalo la nota 36 del racconto "Un concerto di centoventi professori" sempre nell'"Adalgisa": esilarante ripescare la definizione di entropia data da Kanta presto,pA

  17. gabrilu ha detto:

    Principe AndrejE'  stato un vero piacere leggere questo commento, in cui in un colpo solo ho trovato un estimatore del Gaddus,  un  conoscitore e appassionato (così mi pare, almeno, e lo spero) di Mozart  (o ti riferivi a Beaumarchais? Oddio mi viene il dubbio, ma insomma anche Beaumarchais andrebbe bene  :-).Per  L'Adalgisa  poi, detto tra noi, ho un vero e proprio debole.L'avrò letta, quella raccolta, almeno sei o sette volte ed ogni volta è  spasso e  goduria…

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