ECUBA

Ecuba Priamo Ettore
Ettore giovinetto si arma tra Priamo ed Ecuba.
Anfora attica a figure rosse di Eutimide
Monaco, Staatliche Antikensammlungen

Magda Szabó, la grande scrittrice ungherese, nel suo penultimo romanzo Il momento, che ho appena terminato di leggere e di cui nei prossimi giorni spero parlerò, fa dire ad un certo punto ad uno dei suoi personaggi a proposito di Ecuba, regina di Troia e moglie di Priamo:

“…Non avrei mai pensato che la fantasia dei poeti fosse così povera […] E’ proprio una vergogna che la regina sia rappresentata mentre piange lo sterminio della sua famiglia torcendosi le mani, e che poi, rifugiatasi presso un altare, esali l’ultimo respiro accanto al cadavere del marito, o in un’altra versione che lavi, strofini e faccia le pulizie come serva di uno dei comandanti greci. […] Credi che sarebbe stato possibile trascinare via Ecuba? Pensi che sarebbe stata in grado di piangere, di supplicare, di scappare strillando nella reggia? Come osa fare questo l’epica, come può tramandare così Ecuba, […] Vergogna! […] Il rapsodo canta la sua propria ricostruzione, e quello che l’uditorio vorrebbe, ovvero tollera di sentire.
Tutti sono tanto felici se in un certo momento e in una certa situazione si possono immaginare che anche Ecuba si sarebbe comportata come si sarebbe comportato chi ascolta la storia: piangere e scappare”.

(Magda Szabó,   Il momento,  traduz. dall’ungherese di Vera Gheno.)

L’ Ecuba di Euripide
Questa vecchia dinanzi alla tenda
conducete, o fanciulle, reggete
questa schiava, ora vostra compagna,
o Troiane, ed un tempo regina.
(Euripide, Ecuba, traduz. di Ettore Romagnoli.
Il testo integrale >>qui)

Su via, misera, il capo dal suolo,
la cervice solleva. Non c’è
piú Troia, non sono regina
piú di Troia.
[…]
Ahimè, ahimè!
Qual mi manca motivo di piangere,
me tapina? La patria ho perduta,
i figli, lo sposo. O degli avoli
supremo fastigio magnifico,
tu dunque eri nulla!
Che devo tacere? Che devo
non tacere? Che piangere? Oh misera,
[…]
Rimane la Musa ai tapini,
nei cordogli che vietan le vittime.
(Euripide, Le Troiane, traduzione di Ettore Romagnoli.
Il testo integrale >>qui)

L’Ecuba di Virgilio
In mezzo al palazzo, a cielo aperto, s’ergeva
una grande ara e, accanto, un vecchissimo lauro,
proteso sull’ara, e con l’ombra abbracciava i penati.
Ecuba qui con le figlie invano intorno agli altari,
come colombe cacciate da nera tempesta,
strette insieme, abbracciando le statue dei numi, sedevano
(Virgilio, Eneide, Libro II, vv. 512 e segg., traduz. di Rosa Calzecchi Onesti)

L’Ecuba di Dante
Ecuba trista, misera e cattiva,
poscia che vide Polissena morta,
e del suo Polidoro in su la riva
del mar si fu la dolorosa accorta,
forsennata latrò sì come cane;
tanto il dolor le fé la mente torta.
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, canto XXX, versi 16-21)

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Una risposta a ECUBA

  1. utente anonimo ha detto:

    Certo che Dante è potente nella descrizione, anche se Euripide è assai efficace. Interessante, come sempre. Devo trovare il tempo da dedicarti cara gabri altrimenti il mio destino sarà balenare in burrasca.
    Sgnapis fuori sede.

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