IL MOMENTO – MAGDA SZABÓ

Magda Szabo
Magda SZABÓ, Il Momento (Creusaide) (tit. orig. A Pillanat), traduz. Vera Gheno, p. 260, Casa Editrice Anfora, codice ISBN-13: 9788889076200

“Perchè nel corso di ogni azione e di ogni vita c’è un momento, un unico momento soltanto, quando la mano che tiene l’urna della Sorte, la quale mescola ed estrae i tasselli del fato che registrano le fortune – sfortune a noi destinate, si ferma per il tempo di un respiro, e se qualcuno proprio in questa infinitesimale pausa fa un passo che lo porti nella direzione opposta rispetto alla via indicata per lui sul tassello che reca il suo nome, può percorrerla senza incappare nella punizione degli dèi: non lo fermerà neanche Giove.” (p. 141)

Questo libro è il penultimo romanzo scritto da Magda Szabó prima della sua morte.

E’ del 1980, ma l’autrice nella lunga e splendida introduzione — che una volta tanto vale davvero la pena leggere “prima” di addentrarsi nel romanzo e non “dopo” come in genere faccio io — in cui ci spiega nei particolari la genesi della sua opera, ci racconta che era stato da lei elaborato mentalmente in una gestazione durata più di trent’anni.

E’ un romanzo molto particolare, che chiama in causa la mitologia greca ma anche l’epica romana e in particolare l’Eneide di Virgilio.

Non tutti sanno che la Szabó conosceva talmente a fondo il latino da parlarlo correntemente fin dall’infanzia con suo padre e sua madre, persone di grande cultura. Così era, e dunque è inevitabile che riferimenti, citazioni, allusioni alla letteratura classica greca e latina siano parte integrante del contenuto, dello stile, della struttura de Il Momento.

Ricordate cosa ci hanno tramandato le leggende sulla caduta di Troia, la fuga di Enea e sul lungo viaggio che lo portò in Italia a fondare le prime basi dell’impero Latino?

Enea, figlio del mortale Anchise e della dea Afrodite (Venere), era sposato con Creusa, figlia del re Priamo e della regina Ecuba.

Protetto da Venere, Enea poteva scampare al massacro dei troiani assieme ad Anchise, al figlioletto Ascanio, la moglie Creusa accompagnati dal sacerdote Panto, la balia Caieta e pochissima altra gente fidata. Era un “raccomandato”, insomma, per dirla con la Szabó. Raccomandato di ferro, mi permetto di aggiungere io.

Da tutti i racconti dei rapsodi e soprattutto dal secondo libro dell’Eneide sappiamo però che durante la fuga Creusa si perse nella nebbia, non riuscì mai ad arrivare alla Porta dei Dardani e a mettersi in salvo sulla nave. L’epica e l’iconografia ci hanno tramandato nei secoli la celeberrima immagine di un gruppetto in cui il Pio Enea avanza portando sulla schiena il vecchio padre Anchise (carico anche dei sacri penati) e tenendo per mano il piccolo Ascanio (Iulo) di appena due anni.

Bernini
Gian Lorenzo Bernini
Enea, Anchise e Ascanio, 1618-19
Roma, Galleria Borghese

Creusa cammina dietro, senza niente in mano.
Personaggio marginale, sparirà ben presto nel nulla.

Federico Barocci
Federico Barocci
La fuga di Enea, 1598

Ma, riflette la Szabó, in realtà Creusa aveva il destino segnato, non poteva sopravvivere, era destinata alla morte: se fosse sopravvissuta, se Enea avesse intrapreso il viaggio con una moglie viva, vegeta e pimpante, tutta l’impalcatura su cui si reggono il poema di Virgilio e la leggenda sulle origini dell’impero latino sarebbe crollato.

La sparizione di Creusa è il marchingegno narrativo che consente a Virgilio di costruire il poema che celebra le origini divine dell’imperatore Ottaviano.

Altro che personaggio marginale! Creusa era “un catalizzatore, perchè se lei non fosse morta, non ci sarebbe stata possibilità logica per dare alla fresca corona di Ottaviano il luccichio smorzato della brillantezza patinata […] senza Creusa non ci sarebbe stata Eneide”.

Giovanni Giorgi
Giovanni Giorgi,
(Verona 1687 – Bologna 1717)
Enea fugge da Troia con
Anchise, Ascanio e Creusa

olio su tela, cm. 246×123.

Ecco allora che nel suo romanzo la Szabó non solo fa morire Enea invece di Creusa (come non ve lo dico), ma fa prendere a Creusa il posto di Enea e tutta la storia si sviluppa da questo “momento” iniziale in cui Creusa, contravvenendo al volere divino di Venere prende il posto del marito. Ci troviamo sin dalle prime pagine immersi in una rilettura della leggenda vista con occhi femminili ma non femministi, perchè non c’è niente dell’ideologia femminista, nel romanzo della scrittrice ungherese.

Per fare questo la Szabó allestisce una macchina narrativa particolarissima e che rifà il verso ai più classici poemi epici. Decide infatti di scrivere “un poema epico sotto forma di romanzo”.

Abbiamo dunque un (immaginario, eh, sia chiaro) poeta latino che si chiama Sartorio Saboade, il quale scrive un poema epico in ventiquattro canti intitolato Creusaide in cui vengono celebrate le gesta di Creusa.

Il poema, che come tutti i poemi epici che si rispettino ha tanto di Invocatio e di Peroratio alla divinità, è però censurato e messo all’indice, perchè considerato contrario alla politica letteraria dell’Imperatore Augusto. A questo proposito, va detto che l’allusione alla condizione in cui vennero a trovarsi la stessa Magda Szabó ed i suoi amici letterati del dissidente Circolo Luna a Budapest durante gli anni del governo filosovietico è molto trasparente. Solo molti secoli dopo il poema di Saboade viene ritrovato, però non integro, con molte parti mancanti e salti logici evidenti. E’ per questo che la narrazione è tutta in prima persona, è per questo che noi ascoltiamo (leggiamo) solo la voce di Creusa. Creusa, a cui Virgilio aveva tolto la voce e la vita.

Poichè inoltre il genere del poema epico conosce ed utilizza il “prodigio”, questo fornisce alla Szabó lo strumento per superare molti ostacoli di credibilità della storia che ha inventato.

Un esempio per tutti: all’esitazione di Creusa a prendere il posto del defunto Pio Enea, la balia Caieta così argomenta: “…chi può farci qualcosa se i greci ti hanno ucciso, e il comandante si è trasformato in donna? Per difendere suo figlio una dea può fare anche miracoli più grandi.”

Ne viene fuori un testo estremamente dissacrante, con pagine tragiche e commoventi ma anche con capitoli decisamente esilaranti. Accenno solo a qualcuno: tutta la fondamentale sequenza del decisivo momento in cui, alla Porta dei Dardani, Creusa si sostituisce al marito (il Pio Enea), le pagine dedicate all’incontro con la Sibilla Cumana, la figura di Caronte e tutto l’episodio della Discesa agli Inferi…

Magda Szabó smantella sapientemente moltissimi luoghi comuni tramandati dal mito e cantati/celebrati dai rapsodi e riflette lucidamente — collegandosi anche all’attualità della drammatica storia europea ed ungherese in particolare — sui temi del’autorità e dell’autoritarismo.

Il libro è infatti anche una acuta disamina dei meccanismi costitutivi del potere e della volontà di conquista:  importantissimo il capitolo intitolato Il Golpe, in cui si narra di quando Creusa-Enea sostituisce il potere frigio-troiano a quello dei Latini, dei Rutuli e delle altre tribù del Lazio ed il capitolo  intitolato Educazione, in cui Creusa/Enea teorizza sui meccanismi della propaganda, della formazione del consenso e della costruzione dell’immagine ufficiale dei vincitori che deve essere tramandata.

Tutto questo, la Szabó lo fa utilizzando gli strumenti della razionalizzazione e di una garbata ma finissima e micidiale ironia.

Altri temi fondamentali attraversano tutto il romanzo.

I modi di scrivere la Storia (“chi ha vinto ha sempre ragione”), per esempio, o il rapporto dell’individuo e la Storia, del Destino e del Fato: perchè gli esseri umani sono solo marionette nelle mani degli Dei.

“dietro alle vite si staglia oscuro il Fato, e […] è impossibile difendersi dai disegni divini”.

“I celesti sono come dei neonati, solo che usano noi come sonaglini. Ci afferrano, iniziano a scuoterci, e quando ce ne accorgiamo, in una sola scrollata la nostra vita è volata via”.

Il libro è anche una godibilissima galleria di ritratti sia maschili che femminili. Mi piacerebbe riportarne alcuni, ma evidentemente non mi è possibile. Magda Szabó afferma esplicitamente che leggendo e rileggendo l’Eneide la sua simpatia è sempre andata alle donne, ed in effetti mentre il Pio Enea è dipinto al vetriolo (“beccamorto dalla penna rossa”, “l’eroe del circo”, “il raccomandato”), e di tutti i personaggi maschili si salva solo Turno, il capo dei Rutuli mentre gli stessi Priamo, Anchise, il re Latino, il sacerdote Panto ne escono piuttosto malconci, bellissimi e toccanti sono ad esempio i ritratti — oltre ovviamente Creusa — quelli di Ecuba, Cassandra, Lavinia, Caieta.

Per tutti i personaggi comunque esiste “il momento”.

Ma “il momento che modifica la sorte […] non può essere previsto, solo riconosciuto.”

Creusa, Caieta, Panto, Turno, Acate sanno riconoscerlo ed utilizzarlo al meglio. Riescono a fare quel “passo che lo porti nella direzione opposta rispetto alla via indicata per lui”.

Altri non ci riescono, e causano la propria e spesso anche l’altrui rovina. Priamo, per esempio, perchè “Priamo non riconobbe l’attimo che significava la […] salvezza: richiamare a casa Paride, non accogliere Elena — e ci rimise lui, la stirpe di Ilo, e tutto l’impero”.

Chi non ricorda l’Eneide o non ha molta dimestichezza con la mitologia non deve assolutamente pensare che leggere Il Momento risulti impresa ardua. Non è così. Il libro si può leggere e godere tranquillamente anche senza saper nulla di letteratura latina e greca.

Per tutti quelli che almeno un’infarinatura la posseggono, il romanzo della Szabó ha, ai miei occhi, un pregio ulteriore, e cioè quello di far tornare la voglia di tirar giù dagli scaffali il testo di Virgilio ed almeno un paio di volumi di Euripide.

Soprattutto se teniamo presente che, a proposito della conoscenza della mitologia, ad un certo punto del romanzo Magda Szabó fa dire alla sua Creusa/Enea:

“Mi venne anche da pensare a che età inadatta e senza alcuna esperienza di vita si studi a scuola la mitologia. Andrebbe studiata più tardi, quando alle persone è già successo questo e quello, e sembra loro comprensibile che le mogli degli eroi servano ai mariti i propri figli come cena, o che magari nella loro notte di nozze inviino camicie carnivore all’amante che le abbandona”.

Enea
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7 risposte a IL MOMENTO – MAGDA SZABÓ

  1. oyrad ha detto:

    Veramente particolarissimo come romanzo: mi incuriosisce molto. Non è da tutti affrontare una simile ri-meditazione letteraria su alcuni aspetti così importanti del mito e della letteratura antica, e per di più riuscire a proporla in un’ opera narrativa. Magda Szabò ci riserva sempre nuove meravigliose sorprese, man mano che i suoi libri vengono tradotti in italiano – dunque lode anche ai traduttori, e alla casa editrice Anfora.

  2. utente anonimo ha detto:

    Decisamente iteressante!
    So di essere in controtendenza, ma della Szabo ho letto La ballata di Iza e non mi ha catturata per niente. Così non ho preso più nulla.
    Epperò, questo libro mi stuzzica parecchio. Ho sempre pensato che la mitologia sia, ingiustamente, appannaggio maschile e la qual cosa è molto irritante.
    Io sto leggendo Ramondino: trovo affascinanti le sue tematiche e il suo inconfondibile stile.
    Poi ti scrivo in privato, avrei delle cose da dirti.
    Un abbraccio,
    Francesca
    P.S. Brava, come sempre!

  3. utente anonimo ha detto:

    Testi che io adoro, per genialità, immortalità, fantasia e, incredibile, assoluta attinenza con la realtà.
    Io credo.
    Poi leggerò tutto. Giuro.
    Sgnapis sempre fuori sede e anche un po’ di testa:)
    Ciao cara.

  4. utente anonimo ha detto:

    Affascinante, non solo il narrato (credo, perché il librio non l’ho letto), ma il modo il cui l’autrice deve aver ribaltato il protagonismo maschile nella storia che conta, tanto da affidare le sorti della nascita di una civiltà straordinaria, a una donna.
    Affascinante poi il modo con cui ce ne parli in questo post: argometo che cattura e invoglia a leggere Il Momento.

    Elis

  5. gabrilu ha detto:

    Oyrad
    Di rivisitazioni celebri ce ne sono anche altre: Ne cito due per tutte: Medea e Cassandra di Christa Wolf.
    Libri che però non mi hanno catturata alla stesso modo di questo. Troppo infarciti — quelli della Wolf — di ideologia.
    Alla Medea della Wolf continuo a preferire, come Magris, la Medea di Euripide.
    Parere personalissimo, eh.
    Invece questo della Szabo mi è piaciuto molto perchè c’è anche molta ironia

    Francesca
    Mi spiace davvero che La ballata di Iza non ti sia piaciuto.
    Anche i libri hanno il loro “momento”. Forse il momento in cui hai letto quel libro non era quello giusto, chissà.
    Potrei parlarne a lungo, del perchè invece a me La ballata di Iza (così come La porta) sono piaciuti immensamente, ma ho imparato da tempo che è perfettamente inutile cercare di convincere qualcuno a farsi piacere (o dispiacere) un libro, un film, un quadro o alcunchè. Perciò non ci provo neppure 🙂

    sgnapis
    L’avessi io, la padronanza di testa che hai tu…
    Ciao, bella

    Elis
    Ciao Elis, grazie 🙂

  6. giuba47 ha detto:

    Non l’ho trovato questo libro, lo cercherò senz’altro. Del mio amore per la Szabò ormai sai tutto. Grazie, Giulia

  7. utente anonimo ha detto:

    della szabò ho letto tutto e ogni libro mi ha emozionato per la splendida forza narrativa.

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