PNIN – VLADIMIR NABOKOV

Vladimir Nabokov Pnin

Vladimir NABOKOV, Pnin (tit. orig. Pnin), traduz. dall’inglese di Elena De Angeli, p.188, Adelphi, ISBN 9788845913891

Pnin viene pubblicato negli Stati Uniti nel 1957, nel bel mezzo del grande successo di Lolita (che è del 1955) ma anche mentre Vladimir e Vèra sono impegnati a controbattere alle feroci, furibonde polemiche in corso per quello “scandaloso” romanzo.

Accolto con recensioni entusiastiche, dopo due settimane dalla pubblicazione Pnin arriva già alla seconda edizione ed è tra i dieci titoli in finale per il National Book Award del 1958.

Come al solito, la trama è, almeno in superficie, relativamente semplice. Il romanzo ha per protagonista il professor Timofej Pavlovic Pnin.

Fuggito dalla Russia della Rivoluzione d’Ottobre Pnin è riuscito — dopo un periodo di permanenza in Europa — ad immigrare negli Stati Uniti, dove insegna russo nello sperduto college della Waindell University.

Armato di ottime intenzioni, pieno di buona volontà, sensibile e colto, il povero professor Pnin si rivela però giorno dopo giorno assolutamente incapace ad adattarsi alla vita americana: imbranato, ipocondriaco, distratto, ha un rapporto conflittuale con le automobili, parla un inglese approssimativo (storpia sempre tutte le parole), ha difficoltà con le donne, un divorzio alle spalle, un figlio adolescente con il quale non riesce a stabilire una comunicazione soddisfacente. Odia la psicoanalisi, che definisce una attività psicoasinina.

Lo scenario del romanzo è quello del college, e l’accademia americana degli anni cinquanta viene dipinta con graffiante ironia. Per questo motivo il libro di Nabokov è spesso stato paragonato a Il professore va al congresso dell’inglese David Lodge.

Ma sebbene Nabokov tracci un efficacissimo ritratto della vita universitaria americana, sebbene Pnin sia indubbiamente “anche” un romanzo sulla vita americana — in questo caso dei colleges, come Lolita lo era stato per i motels — non è possibile etichettare il libro semplicemente come appartenente al genere letterario del “campus novel”.

Leggendo in rete alcuni pareri su Pnin, mi sono stupita nel vedere che molti lettori commentano il libro con frasi del tipo “libro tiepido con momenti esilaranti, ma niente di più”, oppure “Nabokov non è riuscito a creare un personaggio”… Insomma ho avuto l’impressione che questo piccolo gioiello di romanzo sia complessivamente molto sottovalutato.

Non è difficile capirne la ragione. Come tutti i libri di Nabokov, la lettura di Pnin richiede che il lettore da una parte non si lasci intrappolare dai meandri del gioco di allusioni, rispecchiamenti, doppi, rimandi che Nabokov si diverte beffardamente a seminare nei suoi testi e dall’altra riesca a cogliere gli innumerevoli riferimenti autobiografici facendo però continuamente attenzione a tenere distinti modelli ed eventi che provengono dalla realtà dalla trasfigurazione letteraria cui li sottopone Nabokov.

Il professor Timofej Pnin è infatti contemporaneamente ispirato ad un modello reale, lo storico russo Mark Szeftel facente parte del comitato di ricerca della Cornell University ma la sua biografia ricalca moltissimi passaggi della vita dello stesso Nabokov.

Pnin - manoscritto

Vladimir Nabokov – Note e correzioni sulla traduzione in svedese di Pnin
The New York Public Library, Berg Collection of English and American Literature
Dal sito della Columbia University

Sfuggito alla Russia della Rivoluzione d’Ottobre prima ed alla Germania nazista poi, Nabokov, arrivato negli Stati Uniti, per guadagnarsi da vivere accetta — come il suo personaggio — incarichi precari e mal pagati presso università americane e dal 1940 al 1958 insegna a Stanford, Cornell e Wellesley (che nel romanzo diventano il Waindell College di Pnin).

Anche Vladimir Nabokov è costretto a improvvisarsi insegnante di lingua – e, naturalmente, di letterature comparate.

Si trova però ad avere a che fare da una parte con l’insegnamento “ruspante” e non professionale di altri immigrati russi (“quelle stupende signore russe che si trovavano un po’ dovunque nell’accademia americana, le quali, senza alcuna formazione professionale, per intuito, loquacità, e una sorta di energia tutta materna, in qualche modo e come per magia riuscivano a infondere a un gruppo di studenti dallo sguardo ingenuo la conoscenza della loro lingua bella e difficile, in un’atmosfera fatta di canzoni sulla Grande Madre Volga, caviale rosso, e tè”).

Dall’altra anche Nabokov, come Pnin, si trova a dover combattere con la saccenteria dei linguisti, rappresentanti e sacerdoti (dice Nabokov-Pnin) di “quella consorteria ascetica di fonemi, quel tempio dove a giovanotti diligenti si insegna non la lingua in sé, ma il metodo per insegnare ad altri lo stesso metodo”.

Chi abbia letto la raccolta di interviste contenuta nel volume Intransigenze non faticherà a riconoscere in molte pagine di Pnin molte delle opinioni espresse da Nabokov in varie occasioni nel corso degli anni.

Si ritrovano nel romanzo, camuffati da cognomi e nomi che sono vere e proprie acrobazie linguistiche anche molti personaggi reali che sarebbe noioso elencare qui uno per uno. Basti sapere però che Nabokov sapeva tanto bene che in Pnin potevano riconoscersi tanti professori russi immigrati che sembra una volta abbia detto ad un collega: “… tutti i russi che insegnano russo in America vedono se stessi in Pnin e si arrabbiano con me”

Stando così le cose, si potrebbe dire che il romanzo è, tutto sommato, un campus novel a sfondo autobiografico.

Ma sappiamo che con Nabokov non si può mai esser sicuri di nulla.

Ed infatti, ecco arrivare, proprio nell’ultimo capitolo, proprio lui, V. N., voce narrante, autore del romanzo che stiamo leggendo e personaggio tra i personaggi. Arriva ed agisce. Quel che fa non lo dico per non rovinare il piacere della lettura a chi ancora non conosce questo libro delizioso.

Un libro amaro e sorridente, caustico e tenero. Un libro molto bello, comico e straziante al tempo stesso, come lo sono molti libri belli che non si lasciano definire con un solo aggettivo.

Come non voler bene, sin dalle prime pagine, allo sfortunato, infelice e fiducioso, buono, generoso ed imbranato professor Pnin? Come non venire subito catturati da questo simpatico e tenero omino, come non provare per lui simpatia ma anche — nonostante tutte le sue tremende gaffes e defaillances — ammirazione?

Pnin First edition

La prima edizione inglese di Pnin
Heinemann, Londra, 1957

“… il professor Timofej Pnin. Mirabilmente calvo, abbronzato e rasato con cura, aveva un inizio piuttosto imponente, con la gran cupola brunita del cranio, gli occhiali cerchiati di tartaruga (che mascheravano un’infantile assenza di sopracciglia), il labbro superiore da primate, il collo solido e il torso muscoloso serrato in una giacca di tweed attillata, ma una fine un po’ deludente, con due gambette sottili (al momento rivestite di flanella e accavallate) e due piedi dall’apparenza fragile, quasi femminei.

Le calze, cascanti, erano di lana scarlatta a losanghe lilla; le scarpe nere, tradizionali, gli erano costate più o meno quanto tutto il resto dell’abbigliamento (compresa la sgargiante cravatta da gorilla)”(pag.9)

Racconta Stacy Schiff, la biografa di Vèra Nabokov, che ci furono parecchie trattative per una riduzione cinematografica del romanzo, ma che poi non se ne fece niente. Pare che Vèra vedesse bene, nella parte di Pnin, Peter Sellers oppure Jacques Tati.

George Tooker

George Tooker
Government bureau (Ufficio governativo) , 1956
Metropolitan Museum of Art, New York

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Libri e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

14 risposte a PNIN – VLADIMIR NABOKOV

  1. oyrad ha detto:

    Ah ah ah… la “cravatta da gorilla” mi ha deliziato! ^____^ Dev’ essere un libro piacevolissimo!

    … Più seguo i tuoi post… e più mi rendo conto di quanto, finora, conoscessi così poco e così MALE Nabokov…:-/

    Ma grazie a te sto imparando molte cose… sì sì!🙂 A presto, Oy

  2. gabrilu ha detto:

    Oyrad
    Libro piacevolissimo ma anche molto triste, per alcuni versi. Nabokov non si fa mai ingabbiare in una sola definizione…

    Ciao Oy e grazie. Vedo che c’è qualcuno che pazientemente sta dietro ai miei post nabokoviani, non ci speravo 😉

  3. EditDomjan ha detto:

    Ciao Gabriella, buon inizio d’anno! Ho visto su Anobii che hai letto “Disperazione” di Nabokov ma non mi risulta che tu l’abbia recensito. C’è un motivo?
    Un caro saluto
    Andrea

  4. gabrilu ha detto:

    Ciao Andrea
    Disperazione l’ho comperato, ma non l’ho ancora letto. Infatti ho indicato “non iniziato”.
    Ma verrà anche il suo momento, questo è sicuro 🙂

  5. utente anonimo ha detto:

    Come sempre infinitamente grazie:) Nabokov lo devo approfondire, come al solito si legge solo ‘Lolita’…Imperdonabile, direi. Recupererò a breve…
    un bacio Gabri e a presto!:)

    Giusi Meister

  6. gabrilu ha detto:

    Giusi
    Guarda, ti faccio rispondere direttamente da Vladimiro ^__^

    In un’intervista del 1962 il Nostro venne intervistato da due giornalisti della BBC. Una delle domande fu:

    D.- Oltre ai libri in russo lei ha scritto un intero scaffale di libri in inglese. E tra questi solo Lolita è celebre. Non le dà fastidio essere “quello di Lolita?”

    La risposta di Nabokov:

    “No, direi di no, perchè Lolita mi sta particolarmente a cuore. E’ stato il mio libro più difficile — trattava un tema così distante, così remoto dalla mia personale vita emotiva che ho provato un piacere particolare nell’usare le mie doti combinatorie per renderlo reale”

    (da Intransigenze, Adelphi, pag. 32)

    Ciao 🙂

  7. GiusiMeister ha detto:

    ^_^ eh però non basta, e infatti sto recuperando..;)

    bacio:-*

  8. utente anonimo ha detto:

    francamente non so che dire…

    ma è così raro trovare una recensione su nabokov o una sua biografia che non sembri una delle sue caricature

    insomma, sono felice di aver trovato questo post.

    spero di trovare presto qualcosa a proposito del ‘dono’

    (by adriano)

  9. gabrilu ha detto:

    adriano
    son felice io quando trovo persone che apprezzano autori come Nabokov e libri come Pnin.

    Su Il dono ho già scritto qui:

    http://nonsoloproust.splinder.com/post/17791871/IL+DONO+-+VLADIMIR++NABOKOV

    Tutti i libri di cui ho parlato nel blog li trovi cliccando sull’icona dei libri nella colonna qui a destra.
    Ciao e grazie 🙂

  10. utente anonimo ha detto:

    Un romanzo meraviglioso, dalla prima all’ultima pagina. Il finale, poi, con Pnin che si perde all’orizzonte nella sua macchinina scassata è incantevole come certe ultime scene dei film di Charlie Chaplin.

    Un abbraccio, Elena

  11. gabrilu ha detto:

    Elena
    Che coincidenza. Ho finito proprio ieri di leggere un altro gioiellino di Nabokov, ne parlerò spero tra qualche giorno.

    Il finale di Pnin, dici: si, hai ragione, ma fa anche molto pensare al finale di Le anime morte di Gogol, con la troika-Russia lanciata in folle corsa verso l’ignoto.
    Sono sicura che la coincidenza non sia casuale ma, da parte di Nabokov, si sia trattato di una vera e propria citazione-omaggio a Gogol.
    Ciao e grazie 🙂

  12. utente anonimo ha detto:

    Lorenzo

    quando Anna Maria Ortese lasciò Roma in seguito all'insuccesso di "Il porto di Toledo" racconta Dario Bellezza "…sistemò in un sacco e in più di una scatola racconti e poesie scritti su quaderni o iniziati a scrivere a macchina. Raccolse le lettere che riceveveva da amici, scrittori, studenti, e le chiuse in una cartella. Portò con sé pochi inseparabili libri, tra cui Pnin di Vladimir Naabokov, di cui mi aveva raccomandato la lettura."

    da: "Ortese segreta di Adelia Battista"

  13. Renza ha detto:

    Cara Gabrilu, sono arrivata a Pnin grazie a te. Lolita non era entrato nelle mie corde. Per questo, nicchiavo a provarci di nuovo, con Nabokov. Ma leggendo e rileggendo il tuo entusiasmo, ho ceduto e … grazie al cielo!
    Che dire di Pnin? Trasecolo all’ idea che qualcuno lo abbia definito un libro “ tiepido” e che si possa affermare che “ Nabokov non è riuscito a creare un personaggio” .
    Io l’ ho trovato un libro forte e caldo, un testo raffinato e dolente che descrive un personaggio umanissimo. Da tempo non leggevo pagine struggenti ( pag. 128-133, edizione Adelphi ovviamente) come quelle in cui al nostro Pnin viene ricordata una donna, Mira, poi morta in un campo di concentramento nazista. Lui tace, al ricordo, “seduto nel primo calore del crepuscolo, con le mani ancora strette sulla mazza da croquet” . Quindi si fanno strada prima le visioni della sua giovinezza ( la campagna, le partite a scacchi tra suo padre e quello di Mira) poi anche le allucinazioni: Mira è lì presente, “ mentre il suo cuore si dilata nel petto” , la sua immagine irrompe” con una forza sconvolgente”.
    “ Per poter vivere secondo ragione. Pnin aveva insegnato a se stesso, negli ultimi dieci anni, a non ricordare mai Mira Belockin, non in quanto di per sé la rievocazione di un amore giovanile, banale e breve, minacciasse la sua serenità spirituale, ma perché, volendo essere sinceri con se stessi, era impossibile credere che sussistesse una qualsiasi coscienza e di conseguenza una qualsiasi consapevolezza, in un mondo in cui erano possibili cose come la morte di Mira” .
    Posso immaginare che qualcuno lo veda patetico o peggio, ma a me è sembrato un personaggio orgoglioso e comunque forte, pronto sempre a ricominciare da capo , dopo ogni colpo del destino e ogni derisione sarcastica e cattiva.
    Adesso sono pronta a continuare, con Nabokov. Ma, come dici tu, non conviene bruciare tutto insieme un autore che ci attrae. Per ora resto ancora in compagnia di questo piccolo grande uomo che ha bisogno di bere del “ vischio” perché dice, piangendo, “ non ho niente, non mi resta niente, niente, niente!”.

    • gabrilu ha detto:

      Renza
      non ho proprio niente da aggiungere a quello che hai scritto.
      Solo che mi fa grandissimo piacere che anche tu abbia apprezzato il nostro (possiamo ormai chiamarlo affettuosamente “il nostro”?) Professor Pnin…🙂

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...