LA CITTA’ DEI LADRI – DAVID BENIOFF

La città dei ladri
David BENIOFF, La città dei ladri, (tit. orig. Cithy of thieves), traduz. Marco Rossari, p. 309, ed. Neri Pozza, Collana I narratori delle tavole, ISBN 978-88-54-50295-6

David Benioff è un americano nato e cresciuto negli Stati Uniti i cui nonni provenivano dall’Europa e dalla Russia. Vive a Los Angeles ed è autore di numerosi racconti. Ha raggiunto la fama internazionale con il suo primo romanzo, La venticinquesima ora. Da quel suo libro è stato tratto l’omonimo film diretto da Spike Lee.
La città dei ladri è il suo secondo romanzo.

Lo scenario è l’inferno dell’assedio di Leningrado, durante la seconda guerra mondiale. L’assedio di Leningrado, iniziato nell’estate del 1941, durò ben 900 (novecento!) giorni. Alla fine del 1941 la città era già alla fame, dopo il bombardamento dei magazzini Badajev dove si tenevano le scorte alimentari. Un numero enorme di persone sarebbe morta di fame e coloro che sarebbero sopravvissuti avrebbero resistito in condizioni davvero terribili.

In questa situazione pazzesca, due ragazzi, il diciassettenne Lev e il ventenne Kolja vengono arrestati dalla NKDV e rinchiusi nella famigerata prigione delle Croci. Lev è accusato di aver rubato, Kolja, che è un militare dell’Armata Rossa, di essere un disertore. In più, vengono beccati dagli uomini dell’NKDV durante il coprifuoco.
I ragazzi sanno di non avere scampo, e che l’indomani mattina verranno fucilati.

Ed invece… invece non verranno fucilati ma portati niente di meno che davanti al Colonnello capo dell’NKDV il quale dice loro che avranno salva la vita purchè… purchè procurino entro il giovedì seguente, una dozzina di uova.

Perchè succede che la figlia del colonnello dell’NKDV si sposa, e nonostante la maggior parte degli abitanti di Leningrado stia morendo letteralmente di fame, la fanciulla vuole un matrimonio come si deve. E ad un matrimonio come si deve non può mancare la torta nuziale. Il colonnello da mesi sta accaparrandosi burro, miele, farina (tutti generi alimentari che ormai gli assediati non vedono più da mesi).

“Pensai a tutto quel ben di dio, i sacchi di zucchero, i barattoli di miele, la farina che doveva essere farina vera e non la cambusa rancida di una chiatta silurata. Probabilmente metà del Kirov sarebbe riuscita a sopravvivere per due settimane solo con quella pastella”.

Insomma ci sono tutti gli ingredienti. Mancano solo le uova. Che a Leningrado sono introvabili. Una mission (quasi) impossible, insomma.

Lev e Kolja hanno solo cinque giorni di tempo per trovare quello che a Leningrado è introvabile, cosicché i due decideranno di cercare le uova là dove certamente ci sono – dai tedeschi, oltre le linee dell’assedio.

Assedio di Leningrado Benioff racconta le rocambolesche avventure drammatiche, ma anche comiche di Lev e Kolja che cercando le uova prima a Leningrado ne vedono di tutti i colori rischiando anche di cadere nelle mani di un macellaio cannibale e di sua moglie e poi tra i tedeschi degli Einsatzkommando (le squadre della morte, i nazisti più feroci). Superano difficoltà incredibili, vengono catturati dai tedeschi, finiscono in un bordello di ragazze russe costrette a compiacere i tedeschi. Accolti in una formazione di russi della resistenza, conoscono Vika, un’esile ragazzina che si rivela il più abile cecchino del gruppo ed una giustiziera senza pietà che non ci pensa due volte a sgozzare con il coltello quelli che considera nemici; sperimentano che cosa vuol dire marciare ventiquattr’ore filate in un deserto di neve con trenta gradi sotto Assedio di Leningrado zero e affamati. Per Lev arriva anche il momento in cui per la prima volta in vita sua ucciderà un uomo   accoltellandolo.

In tutto questo, i due ragazzi non perdono mai di vista il loro obiettivo primario: trovare quelle maledette dodici uova da cui dipende il loro futuro. Perchè sanno che, anche se riescono a salvare la pelle dai tedeschi, se scade il termine e loro non si presentano con le uova, verranno uccisi dagli uomini dell’ NKDV.

Le parole con cui li ha congedati il colonnello li terrorizzano più dei tedeschi:

“Portatemi le uova entro giovedi mattina […] se non vi fate vedere, be’, avrete tutto gennaio per gustare la neve russa e a febbraio non riavrete le tessere [annonarie]. Ammesso e non concesso che i miei uomini non vi trovino e non vi facciano fuori prima, e i miei uomini sono piuttosto bravi in questo.”

Ci riusciranno, Lev e Kolja, a trovare le uova e a salvare la pelle? E che ne sarà di Vika? Tutto questo è meglio lasciarlo da parte, per non rovinare la lettura di questo romanzo che, pur non essendo uno di quei libri imprescindibili o che rimarranno — a mio parere — nella Storia della Letteratura con le maiuscole è però un libro godibilissimo, scritto con molto mestiere, che possiede un eccellente ritmo e un sapiente equilibrio di drammaticità (tutti gli elementi storici — cannibalismo compreso provengono da fonti storiche serie), umorismo e leggerezza.

Una scrittura pirotecnica, decine di trovate brillanti, due personaggi — Lev e Kolja — di una simpatia irresistibile.

Ci sono, è vero, alcuni passaggi un po’ troppo rocamboleschi e improbabili ma insomma l’importante è non aspettarsi da questo libro chissà quale capolavoro.
Non possiamo e non dobbiamo pretendere che tutti quelli che scrivono di russi in guerra ed assediati siano grandi scrittori del calibro di un Tolstoj o un Grossman…

Si tratta di un romanzo scorrevolissimo, che si legge bene. All’inizio non ho adoperato a caso la parola “scenario” a proposito dell’ambientazione della storia. Benioff è infatti anche uno dei migliori sceneggiatori di Hollywood e questo aspetto della sua professionalità la si coglie nel libro, che sembra — non lo dico come demerito, assolutamente, ma solo come constatazione — una sceneggiatura già bella e pronta per il grande schermo.

Anche questa volta, come ne La venticinquesima ora, si tratta di una storia chiusa dentro un ben preciso vincolo temporale: un giorno e una notte in La venticinquesima ora, cinque giorni in questo romanzo.

In una intervista Benioff ha detto “Prima de La 25a ora avevo scritto un libro che non è mai stato pubblicato ed era un romanzo fiume, che si allargava senza limiti. Dopo di quello ho preso la decisione di scrivere una storia compressa in un definito arco temporale. Uno dei miei romanzi preferiti è Per chi suona la campana, in cui si sa fin dall’inizio che la vicenda durerà fino al momento in cui viene fatto saltare il ponte.”

Un’ultima cosa: ho avuto l’impressione che la tragedia dell’assedio di Leningrado fosse soprattutto un pretesto per fare da scenario alle gesta di Lev e Kolja che altro. Ma in questo non c’è niente di male: l’obiettivo di Benioff non era quello di scrivere un saggio di storia e forse nemmeno un romanzo storico.

Benchè si capisca che Benioff si è molto ben documentato, si deve leggere il libro gustando soprattutto i personaggi e le loro avventure. Chi volesse approfondire seriamente i tragici giorni dell’assedio di Leningrado è ad altri libri che deve rivolgersi.

A questo proposito, ho apprezzato molto la nota che Benioff mette in appendice al romanzo quando nei “Ringraziamenti” scrive:

“Il capolavoro di Harrison Salisbury I Novecento Giorni resta il miglior libro in lingua inglese scritto sull’assedio di Leningrado. E’ stato il mio vademecum mentre scrivevo La città dei ladri e lo consiglio a chiunque voglia saper qualcosa di più su Piter e i suoi abitanti nel corso della Grande Guerra Patriottica”.

David Benioff
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8 risposte a LA CITTA’ DEI LADRI – DAVID BENIOFF

  1. utente anonimo ha detto:

    Ci passo spesso davanti in libreria e ho sempre il dubbio se comprarlo, qualsiasi cosa c’entri con la Russia mi attrae, però leggendo La 25a ora e facendo il confronto con la sceneggiatura, preferisco quest’ultima.
    Benioff ha anche sceneggiato quella schifezza di Troy 😉
    Alessandra

  2. talpastizzosa ha detto:

    hai letto un americano? è successo qualcosa cara gabriella? naturalmente sto scherzando 🙂 … la vuoi sapere una cosa… oggi ho comprato “Le correzioni” di Jonathan Franzen, sicura di aver preso un libro di Jonathan Safran Foer… e vai “rincoglionita” del tutto… ma una mia amica mi ha rassicurato che questo scrittore mi piacerà… e speriamo sennò sarò costretta a scrivermi sull’agenda i libri che cerco oltre a scrivere tutto quello che devo fare in una giornata… baci

  3. gabrilu ha detto:

    Alessandra, lasciati guidare dal tuo fiuto. Io qui scrivo solo le mie impressioni sulle letture che vado facendo.
    Per mia fortuna non devo convincere nessuno a leggere o non leggere alcunchè 🙂

    Non per “difendere” Benioff (sarebbe davvero sciocco, da parte mia), ma la sceneggiatura di Troy era perfettamente funzionale al taglio che produttore e regista avevano scelto per la vicenda. E’ questo, eventualmente, da criticare. Benioff il suo mestiere di sceneggiatore l’ha poi fatto bene.

    Per quanto riguarda poi l’ottimo flm di Spike Lee, soggetto e sceneggiatura sono entrambi di Benioff, come sai.

    Ciao, grazie e benvenuta 🙂

    talpa
    Ehi, ehi, ehi, guarda che io non solo non ho nulla contro gli scrittori americani, ma ho molti autori americani tra i miei preferiti e tra i viventi soprattutto Don DeLillo ed in particolare il suo Underworld. Anzi, per dirla tutta, secondo me DeLillo ha una levatura di scrittore superiore anche a Roth (che come sai mi piace cmq molto).

    Le correzioni di Franzen è stato un ottimo acquisto, vedrai. E’ decisamente molto buono, penso proprio non ti deluderà. A me è piaciuto parecchio.
    Non l’ho poi seguito nei suoi libri successivi, ma solo perchè non si può stare dietro a tutto, leggere tutto…

    Ciao, bella 🙂

  4. utente anonimo ha detto:

    No, non devi convincere nessuno, ma ogni volta che vengo qui so di essere in pericolo perché mi viene voglia di leggere qualsiasi cosa di cui parli! Intanto metto in wish list, poi si vede 😉
    Alessandra

  5. oyrad ha detto:

    “Anzi, per dirla tutta, secondo me DeLillo ha una levatura di scrittore superiore anche a Roth (che come sai mi piace cmq molto)”

    Uhm… una osservazione molto, molto interessante… uhmmm…
    Non conosco ancora abbastanza bene P.Roth… ma ripenserò a questa tua osservazione quando avrò letto altri titoli oltre a “Pastorale americana”… Don De Lillo (grazie a te!) occupa già buona parte dei miei scaffali… e del mio cuore 🙂

    Ah, ti ringrazio per l’ indicazione su “Le correzioni”… fino ad ora non sapevo se affrontarlo oppure no… a questo punto lo metto… in agenda… tra le cose da leggere nel 2009 ^____^

  6. annaritav ha detto:

    Altro libro da aggiungere per due motivi: l’attraente recensione che ci hai regalato e il fatto che si parli di Leningrado. Dopo essere stata a san Pietroburgo sto facendo una scorpacciata di libri sulla splendida città. Ho finito da poco Le madonne dell’Ermitage di Debra Dean, un regalo di Giuseppe che conosce la mia infatuazione; neppure questo è un capolavoro, ma una dignitosa lettura e un appassionante viaggio nel museo. A proposito, ho visto Arca russa e ne sono rimasta conquistata! Grazie di tutto, Gabrilu! Se non ci fossi, bisognerebbe inventarti… 😉
    Annarita

  7. gabrilu ha detto:

    Oyrad
    A mio modesto parere Pastorale americana rappresenta il meglio di Roth. Si, poi ci sono (certo, certo, sento già tumulti in sala) tanti altri libri bellissimi, ma quello per me è il suo massimo.

    Annarita
    Dunque sei sopravvissuta alla visione di Arca russa? Ne sono lieta ^–^
    So di gente che è schiattata dopo appena un quarto d’ora di visione 🙂

    Mi sono segnata questo Le madonne dell’Ermitage.
    Già solo il fatto che lo consigliate tu e Giuseppe gli fa acquisire punti a suo favore…

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