ANTIGONI

Wajda Katyn

Agnieszka (Magdalena Cielecka) nel film Katyn di Andrzej Wajda (2007)

“L’Antigone di Sofocle non è un testo qualunque. E’ una delle azioni durature e canoniche della storia della nostra coscienza filosofica, letteraria e politica.”

(George Steiner, Prefazione a Le Antigoni)

Nella tragedia di Sofocle Antigone si ostina a pretendere che il corpo del fratello Polinice venga sepolto.
Antigone vuole che lo spirito di suo fratello possa riposare in pace.
Antigone comunica alla sorella Ismene la sua intenzione di seppellire — celebrando tutti i riti funebri — il fratello Polinice, nonostante l’assoluto divieto emesso da Creonte, re di Tebe.
Pur riconoscendo la correttezza morale del gesto di Antigone, Ismene rifiuta però di sostenerla in questa impresa.

Antigone, contravvenendo al divieto, va al campo di battaglia davanti a Tebe, copre di sabbia il corpo di Polinice ed effettua i riti di sepoltura. Si lascia quindi docilmente arrestare da una guardia e viene portata davanti a Creonte.

Al cospetto del rappresentate dello Stato Antigone mantiene ferma la propria posizione.

Creonte adduce la ragione del diritto positivo, della disposizione di legge:

“Ubbidire, ubbidire, e nel molto e nel poco, nel giusto e nell’ingiusto, sempre e comunque, all’uomo che sia posto al timone dello Stato. È l’anarchia il pessimo dei mali: distrugge le città e sconvolge le case, mette in fuga e fa a pezzi gli eserciti in battaglia. Ma è l’ubbidienza, l’ubbidienza ai capi la fonte di salvezza e di vittoria. Noi dobbiamo ubbidire alle leggi, alle leggi scritte”.

Antigone, però, forte e tenace, e convinta di essere nel giusto dice:

“Ma per me non fu Zeus a proclamare quell’editto, né la Giustizia che dimora tra gli dèi. […] Io seguo le leggi sacre e incrollabili degli dèi, leggi non scritte, di quelle io un giorno dovrò subire il giudizio. […] E non credevo che i tuoi bandi fossero così potenti da sovrastare e sovvertire le leggi morali degli dèi!”.

Incredulo che una donna abbia osato disobbedire ai suoi ordini, Creonte decide l’imprigionamento.

Si trovano di fronte due concezioni opposte del mondo: quella di Antigone, fanciulla fragile fisicamente ma fortissima moralmente, di rispettare le leggi non scritte della natura (phùsis) e quella di Creonte tesa a imporre la forza dello Stato e della legge (nomos)

In Katyn, film di Andrzej Wajda di cui ho già parlato >> QUI, il desiderio dei parenti di poter almeno dare una degna sepoltura agli uomini massacrati a Katyn e gettati nelle fosse comuni è uno dei temi più presenti e dolorosi.

Nella terribile storia raccontata da Wajda con un linguaggio cinematografico apparentemente semplice e poco innovativo l’eterno mito di Antigone è presente, è citato esplicitamente ed incarnato dalla bionda e coraggiosa Agnieszka (Magdalena Cielecka), la sorella del tenente Pilot, un ingegnere aeronautico, uno di quelli finiti nelle fosse comuni di Katyn.

Come Antigone, Agnieska vuole ricordare il fratello e dichiarare la verità sul massacro di Katyn.
Vuole non solo che il fratello abbia una tomba ed una lapide, ma che sulla lapide sia scritta la verità sulla sua uccisione, e cioè che è morto per mano dei sovietici.

Per procurarsi il denaro occorrente per la lapide, Agnieska vende i propri capelli. Servono ad un’attrice che deve recitare in teatro il ruolo di Antigone e che, essendo stata deportata ad Auschwitz, è completamente calva.

Wajda

Sul significato simbolico del taglio dei capelli, su cosa significhi per una donna rimanere senza capelli credo sia superfluo dilungarsi.

Wajda Katyn
Wajda Katyn

Agnieska però si vede rifiutare la sepoltura del fratello in chiesa.

Il vecchio parroco — che aveva consegnato ad Agnieszka il rosario trovato addosso al cadavere del fratello — è stato arrestato, il nuovo parroco ha paura, teme le ritorsioni dei sovietici, rifiuta di officiare il rito funebre, la manda via.

Wajda Katyn
“Quelli che hanno portato via il parroco hanno detto
che conoscono tutti i nemici del popolo, incluso Dio”
Wajda Katyn

Agnieszka si dirige al cimitero con due uomini che, su un carretto, portano la lapide.

Wajda Katyn

Quando la sorella Irena (Agnieszka Glinska) viene a sapere delle intenzioni di Agnieszka la raggiunge al cimitero e cerca, proprio come Ismene, di dissuadere Antigone.

Irena, finita la guerra, è diventata la direttrice di un liceo di Cracovia e non vuole che la sua posizione sia messa in pericolo dall’atto di Agnieszka. Sa che la sua posizione è in un equilibrio molto fragile.

Wajda Katyn

Cerca di convincere la sorella: “Non puoi cambiare questo mondo, noi polacchi non saremo mai liberi” ma Agnieszka è irremovibile e le risponde “Io scelgo di stare dalla parte degli assassinati, non degli assassini”

Wajda Katyn

L’iscrizione che ha fatto incidere sulla lapide della tomba dice che il tenente è morto ucciso dai sovietici.

Wajda Katyn

Una macchina della polizia segreta arriva e Agnieszka viene arrestata.

Wajda Katyn

Agnieszka tiene testa all’ufficiale che la minaccia per cercare di convincerla a ritrattare pur sapendo bene quello che la aspetta.Viene infatti imprigionata in una cella sotterranea.

Wajda Kaatyn
Wajda Kaatyn

Al cimitero, la polizia politica ha già provveduto a distruggere la lapide.

Wajda Katyn
CREONTE
Or non sapete che se fosse lecito
parlar pria di morire, e nenie e gemiti
niun cesserebbe mai? Volete in fretta
condurla via? Nella profonda tomba,
come v’ho imposto, sia rinchiusa, e sola
vi sia lasciata, e ch’ivi morir debba,
o in quell’antro restar viva sepolta.
Pure del sangue suo le mani avremo;
ma sarà priva del consorzio umano.
ANTIGONE
O tomba, o nuzïal camera, o eterna
mia prigione rupestre, ove m’avvio
verso i miei cari che defunti giacciono
la piú gran parte, e li ospita Persèfone!
Ultima ora io fra loro, e assai piú misera,
discendo, prima che sia giunto il termine
della mia vita. E, lí discesa, spero
giunger diletta al padre, a te diletta,
madre, diletta, o mio fratello, a te.
Ché, poiché spenti foste, io vi lavai
con queste mani, vi vestii, v’offersi
le libagioni funebri. E perché
cura mi presi della salma tua,
o Poliníce, il mio compenso è questo.
Pure, per quanti han senno, io bene feci
ad onorarti. Ch’io non mai, se figli
avessi avuti, se lo sposo morto
mi fosse, e stesse a imputridire, mai
questa fatica assunta non avrei
contro il voler dei cittadini. E quale
legge m’incuora a dire ciò? Se morto
uno sposo mi fosse, un altro sposo
avrei potuto avere; e un altro figlio
da un altr’uomo, se un figlio era la perdita.
Ma poi che padre e madre asconde l’Orco,
germogliar non mi può nuovo fratello.
Per questa legge onor ti volli rendere
piú che ad altri, o fratello; ed a Creonte
sembrò che rea, che temeraria io fossi;
e a forza ora m’ha presa, e mi trascina,
che non talamo seppi od imenèi,
né sorte ebbi di nozze, e non di pargoli
ch’io nutricassi; ma, cosí tapina,
dagli amici deserta, io viva scendo
alle fosse dei morti. E qual giustizia
di Numi vïolai? Ma gli occhi agl’Inferi
volgere ancora, che ti giova, o misera?
Quale alleato invocherò, se taccia
d’empietà guadagnai per esser pia?

(Traduzione di Ettore Romagnoli)
Wajda Katyn
  • Antigone di Sofocle >>
  • Su NSP: Katyn di Andrzej Wajda >>

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