C’ERA UNA VOLTA LA DDR – ANNA FUNDER

C'era un volta la DDR
Anna FUNDER, C’era una volta la DDR (tit. originale Stasiland), traduz. Bruno Amato, p.256, Feltrinelli, ISBN 9788807171079

“Spiare per controllare”

L’australiana Anna Funder (Melbourne, 1966), studi in Australia e Parigi, specializzata in lingua tedesca, ha soggiornato a lungo in Germania dove ha frequentato la Freie Universität di Berlino. Produce documentari per la Abc australiana ed è ricercatrice e traduttrice per la televisione di Berlino, Deutsche Welle.

In questo libro serio e documentato, ricco di dati e testimonianze, appassionante come un romanzo la Funder racconta “il romanzo” della Stasi, l’ex polizia politica della ex Germania Est.

Le incredibili vicende di un paese che aveva sviluppato un capillare sistema di monitoraggio dei comportamenti individuali, intervenendo con forza su qualunque tentativo di uscire dai binari segnati dal regime sono state ricostruite attraverso le testimonianze di vittime del regime ma anche di ex agenti ed informatori della Stasi.

Dal momento della sua nascita nel 1949 fino alla fine, la DDR (o RDT, la Repubblica Democratica Tedesca) allestì un sistema di spionaggio (la Stasi, la polizia politica del regime) tra i più efficienti e capillari.

Sorvegliando i suoi cittadini grazie alla collaborazione di gran parte di loro, reclutati come delatori, la Stasi riempì centinaia di fascicoli contenenti ogni minimo atto degli abitanti della Germania Est. L’apparato della Stasi, dice la Funder, era grande una volta e mezzo l’esercito regolare della Repubblica democratica tedesca.

Una persona su 63 era un informatore della Stasi, contro uno ogni 2000 della Gestapo ed 1 per ogni 5830 per il KGB. Con una popolazione di 17 milioni di abitanti, la Stasi contava 300.000 dipendenti (regolari e irregolari, informatori e agenti.

“La Stasi era l’esercito interno con cui il governo manteneva il suo controllo. Suo compito era sapere tutto di tutti, usando ogni mezzo. Sapeva quelli che erano venuti a farti visita, sapeva a chi avevi telefonato, sapeva se tua moglie ti metteva le corna. Era una burocrazia metastatizzata in tutta la società tedesco orientale: allo scoperto o al coperto, c’era dovunque qualcuno che riferiva alla Stasi su parenti e amici, ogni scuola, ogni caseggiato, ogni bar” (p.13)

Il 3 ottobre 1990, un anno dopo la caduta del Muro di Berlino, la Repubblica Democratica Tedesca cessò di esistere, a seguito della riunificazione delle due Germanie.

Fino all’ultimo giorno la Stasi aveva sperato di mantenere il controllo della situazione, finché era arrivato l’ordine di distruggere tutti i documenti, per lasciare meno tracce possibile della più poderosa e organizzata macchina investigativa della storia. In pochi giorni vennero bruciati o strappati una quantità impressionante di fascicoli (“Nei suoi quarant’anni, la “Ditta” aveva prodotto l’equivalente di tutti i documenti della storia tedesca a partire dal Medioevo”).

Cosa resta oggi di questa follia? Una montagna di 15.000 sacchi di frammenti di documenti.

Da anni, a Norimberga, una squadra di donne, le cosiddette “donne dei puzzle”, sta cercando di rimettere insieme i milioni di piccoli frammenti di carta sottratti al fuoco, per ricostruire i dossier con le notizie sulla vita privata di ogni cittadino della ex DDR. Il loro capo, il direttore del Centro, ha calcolato che per portare a termine questo immane lavoro ci vorrebbero 350 anni…

Anna Funder racconta tutto questo e quello che ne viene fuori è un quadro impressionante, che sta tra Ubu ed Orwell…Un mondo incredibile in cui l’autrice si aggira raccogliendo dati e testimonianze come una sorta di Alice in un drammatico Paese delle meraviglie. Non a caso il titolo originale del libro è Stasiland che con l’esplicito riferimento a Wonderland è, a mio parere, molto più pertinente di quello della edizione italiana.

Stasiland è un Paese delle Meraviglie che si trasforma in un paese da incubo, in cui si può venire arrestati all’improvviso ed arbitrariamente, in cui si viene condannati senza processo.

Il libro della Funder si colloca al di fuori della storiografia classica e non si pone come un saggio politico. La Funder procede con tocchi impressionistici — ritratti, confessioni, visite e descrizioni dei luoghi. Ecco che risorge così, davanti ai nostri occhi di lettori, uno Stato di polizia che presenta anche, e spesso, aspetti che avrebbero del surreale e persino del comico se non sapessimo quante sofferenze e quante vite distrutte tutto questo enorme apparato ha prodotto.

Chi ha visto il bel film Le vite degli altri (che dopo aver letto questo libro ho apprezzato, in retrospettiva, ancora più di quando l’ho visto per la prima volta circa un anno fa) capisce di cosa si sta parlando.

Le vite degli altri
Ulrich Mühe, agente Stasi
nel film Le vite degli altri di Florian Henckel von Donnersmarck (2006)

Il film Le vite degli altri aveva contribuito, io credo, ad una presa di coscienza sulla realtà della Germania dell’Est. Il libro di Anna Funder aggiunge le parole dei sopravvissuti.

Quello che rimane, quando si termina la lettura di queste pagine, è un sentimento di assurdità, di follia collettiva, un senso quasi di irrealtà. Una nazione in cui tutti sorvegliano tutti, in cui migliaia di agenti sono incaricati di controllare non qualche sovversivo ma una intera popolazione, in cui un agente si finge cieco per poter spiare meglio, in cui Miriam, una ragazzina di 16 anni viene torturata ed imprigionata per aver tentato di scavalcare il Muro. In cui dall’oggi al domani un mondo viene tagliato materialmente in due. Anna Funder si concentra sulla realtà concreta. Incontra gente, raccoglie le testimonianze delle vittime, donne ferite a sangue nella mente e nel corpo dalle privazioni subite ma anche testimonianze di ex agenti della Stasi, di semplici cittadini.

Il libro è composto dunque da storie concrete, rese tanto più incredibili dalla loro banalità quotidiana, in cui l’orrore ed il disprezzo per la vita umana vanno di pari passo con il ridicolo e la sproporzione.

Lo stile non è certo quindi del saggio ma piuttosto quello tra il diario di viaggio e il diario personale. Anna Funder non esita a mettersi in gioco direttamente esplicitando le proprie riflessioni, le proprie emozioni, le proprie considerazioni sulla società della Germania dell’Est. Considerazioni tanto più interessanti in quanto espresse da una donna australiana ma che conosce molto bene la Germania.

Leggendo questo libro ho ritrovato e rivissuto molti momenti della mia recente anche se breve permanenza (solo quindici giorni) a Berlino. Ho constatato pure io da una parte la velocità con cui è stato distrutto il Muro ma contemporaneamente quante persone vendono ed acquistano “frammenti autentici di Muro”. E ricordo benissimo, in una strada a due passi dal Reichstadt, la fila di croci bianche e la piccola mostra a cielo aperto tenuta da un ex prigioniero della Stasi.

Chiunque vada a Berlino e sia interessato non solo a mangiar wurstel e bere birra può constatare quanto il Muro ancora oggi sia una presenza mentale costante. La gente ha ancora “il muro in testa”.

Forse, più che una immersione in quell’ universo alla Orwell che fu la Germania dell’Est, Stasiland è un libro sul lavoro della memoria e sulla ricostruzione di una nazione che la caduta del Muro probabilmente non ha ancora risolto.

Stasiland, best seller nei paesi anglosassoni, sembra abbia trovato parecchie difficoltà a trovare un editore tedesco. Molti si sono tirati indietro, hanno parlato di “clima politico” poco favorevole, altri avrebbero accettato di pubblicarlo ma a condizione di operare tagli pesanti. E’ stato anche rimproverato all’australiana Anna Funder il fatto di essere una straniera. Ma è proprio grazie a questa distanza che essa ha potuto esplorare senza reticenze mentali la pieghe di un sistema totalitario ed ascoltare confessioni terribili e racconti agghiaccianti.

In Italia, per quel che mi risulta, la bibliografia sulla realtà dell’ex Germania dell’Est è ancora scarsissima.

A maggior ragione questo libro tradotto e pubblicato in italiano da Feltrinelli credo sia da considerarsi prezioso.

Anna Funder
Anna Funder
  • Su Google Libri è possibile leggere le prime pagine del volume >>
  • Un bel video (in inglese) in cui Anna Funder a Berlino ripercorre molti dei luoghi di  cui parla nel suo libro e ci fa vedere alcune persone di cui ha raccolto le testimonianze >>
  • Intervista ad Anna Funder su Stasiland (in francese) >>
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5 risposte a C’ERA UNA VOLTA LA DDR – ANNA FUNDER

  1. utente anonimo ha detto:

    Che splendido film, Le vite degli altri

  2. amfortas ha detto:

    Situazione molto simile, ovviamente, nella ex-Jugoslavia.
    Lì però, almeno per il momento, a nessuno è passato per la testa di raccogliere in qualche modo ciò che resta di quelle vite degli altri.
    Il film lo vidi anch’io, circa un anno fa.
    Mi piacque molto.
    Ciao.
    (per rispetto non commento il post con lo spezzone di Lacrymosa, però lì Carreras è straordinario)

  3. Engrik ha detto:

    Interessantissima queta “recensione” (virgolettato perchè come sempre non si tratta di una semplice recensione ;-)).
    Ho inoltre letto con piacere che sei stata a Berlino; dal momento che anche io mi recherò la quest’estate, cosa mi consigli di leggere a riguardo (oltre a Stasiland)? e qualche titolo di film?? Penso che Berlin sia una città talmente stimolante e sorprendente che avrai una miriade di consigli da darmi.. 😀

  4. gabrilu ha detto:

    Amfortas
    Si, hai ragione, sulla ex Jugoslavia. E non solo su quella.
    Sul film: come ho scritto nel post, l’avevo già apprezzato l’anno scorso, ma dopo aver letto questo libro ho capito anche che molte cose che sembravano un po’ una forzatura sono invece documentatissime.

    Questa è l’edizione del requiem verdiano da me preferito.
    Il mio requiem preferito è quello di Brahms, ma questa volta volevo un italiano.
    Grazie.

    Engrik
    Berlino è una città da vedere assolutamente. Interessante, vitale, cosmopolita.
    Se cerchi qui a lato nei tag “viaggi” e “video” trovi alcuni miei post su Berlino.
    Per i libri, intanto appena arrivi procurati questi, sono belli e soprattutto utilissimi. Ci avevo anche fatto un post

    http://nonsoloproust.splinder.com/post/18282613

    Spero di tornarci quest’estate, a Berlino, e di perlustrami a dovere anche Lipsia e Dresda (non una toccata e fuga come fa la maggior perte dei turisti…)
    Ciao e grazie 🙂

  5. Pingback:   Cera Una Volta In Jugoslavia  | HeadLine

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