A CENA CON I BUDDENBROOK

I Buddenbrook (film)

Thomas Buddenbrook (Mark Waschke), la moglie del Console Bethsy Buddenbrook (Iris Berben), il Console Jean Buddenbrook (Armin Mueller-Stahl), Tony Buddenbrook (Jessica Schwarz), Christian Buddenbrook (August Diehl)
© Warner Bros. Pictures 2008 /Bavaria Film / Stefan Falk

Nella saga de I Buddenbrook Thomas Mann descrive a lungo scene di pranzi e cene. Utilizza un vocabolario che evoca la ricchezza, l’opulenza, sia per i cibi che per il vasellame e le stoviglie o la biancheria da tavola al fine di sottolineare lo status sociale di questa famiglia.

“M.lle Jungmann e la donna di servizio avevano già aperta la bianca porta a due battenti, e gli invitati si avviarono lentamente verso la sala, aspettandosi con certezza dai Buddenbrook qualcosa di buono. […] In quel mentre la fresca servetta dalle rosee braccia nude, la piccola cuffietta candida in capo, aiutata da M.lle Jungmann e dalla ragazza della signora del console, servì la zuppa d’erbe con pane abbrustolito, e tutti cominciarono a mangiare.
[…]
I piatti vennero cambiati di nuovo. Un colossale prosciutto affumicato d’un bel color mattone, apparve ben cucinato sulla tavola, accompagnato da un’appetitosa Charlottensauce acidula quale contorno, e con tanta copia di legumi, che tutti avrebbero potuto saziarsi col contenuto di un’insalatiera sola […] Venne pure servito il capolavoro gastronomico della signora del console Buddenbrook, la “pentola russa”, un misto di frutta candita pizzicante e spiritoso, di ottimo gusto
[…] A questo punto vennero servite in tavola due grandi compostiere di cristallo ricolme di “Pettenpudding”, un impasto di amaretti, biscotti, lamponi e crema d’uovo. In fondo alla tavola, al posto dei bimbi, fiammeggiava già il budino al rhum, che rappresentava per loro la bevanda preferita.”

Queste cene farebbero impallidire un nutrizionista… e d’altra parte, si conclude con il giovane Christian Buddenbrook che si sente male per l’indigestione…

“Il dottor Grabow sorrise tra sé: il ragazzo, un’ora più tardi, avrebbe sicuramente mangiato, e sarebbe vissuto come vivono tutti gli altri, passando tranquillamente i suoi giorni come i suoi parenti e mangiando ancora, quattro volte al giorno, cibi pesanti…Oh! Si raccomandassero pure a Dio! Egli, Federico Grabow, non era certo da tanto da cambiar le abitudini e il modo di vivere in tutte quelle agiate famiglie di commercianti.”

I Buddenbrook (film)

Tony (Jessica Schwarz), Christian (August Diehl), Il Console Jean (Armin Mueller-Stahl), Thomas (Mark Waschke) e la moglie del Console Bethsy (Iris Berben)
© Warner Bros. Pictures 2008 / Bavaria Film / Stefan Falke

Le immagini sono tratte dal film “Buddenbrooks – Ein Geschäft von einiger Größe”
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8 risposte a A CENA CON I BUDDENBROOK

  1. Engrik ha detto:

    Ti ringrazio per i consigli di lettura su Berlino e anche per questo post… in proposito volevo ricordarti la succulenta descrizione del buffet del gran ballo “servita” sulle pagine del Gattopardo. Quando voglio pensare al trionfo della tavola vado a rileggermele!!! Comunque il modo in cui T. Mann descrive l’approccio alla tavola in molti suoi libri è indimenticabile, dalle grandi abbuffate di cibi pesanti e dolci (ricordo le feste di Pepperkorn in Zauberberg) alla perfetta educazione nell’uso di stoviglie, bicchieri coppe etc… Sarà che la tavola con i suoi riti e la sua elegante opulenza mi ha sempre attratto…

  2. gabrilu ha detto:

    Engrik
    vuoi che non conosca a memoria Il Gattopardo, ohibò e poffarbacco e perdindirindina? 😉

    A parte il buffet del gran ballo finale, ci sono anche altre delizie, nel romanzo.

    C’è una cosa del tuo commento che, in particolare, ha tutta la mia incondizionata approvazione perchè è cosa cui sono particolarmente sensibile. Tu parli infatti di: ” perfetta educazione nell’uso di stoviglie”.

    L’invenzione della forchetta, ad esempio, e la diffusione del suo uso non fu cosa di poco conto, in quello che Norbert Elias ha definito, in un libro che tutti oggi dovremmo leggere, rileggere e ri-studiare “Il processo di civilizzazione”.

    Sed de hoc satis (per il momento, almeno 😉

    Ciao e grazie

  3. utente anonimo ha detto:

    Per restare in ambito mangereccio, oltra al Gattopardo vale la pena ricordare le pagine in cui nelle “Confessioni di un italiano”, Nievo descrive la grande cucina di Fratta. Però è inutile girarci in giro… Mann è un’altra cosa!

  4. utente anonimo ha detto:

    Scusate ho dimenticato di firmare.
    MisterSil

  5. gabrilu ha detto:

    MisterSil le pagine in cui viene descritta la cucina di Fratta sono una delle cose della letteratura italiana che amo di più e sicuramente una delle parti più belle del libro. Purtroppo sono anche pagine a causa delle quali molte persone che “non reggono” le lunghe descrizioni mollano il libro e non vanno avanti. Un vero peccato.
    Però lì si parla non tanto di cibi quanto di locali ed “attrezzature”. Ma hai ragione, sono pagine splendide ed hai fatto bene a ricordarle.

  6. oyrad ha detto:

    Ho ripensato a “I Buddenbrook” proprio pochi giorni fa, mentre studiavo la “Madonna Sistina” di Raffaello – che è una delle opere d’ arte più importanti fra quelle citate in questo splendido romanzo.

  7. gabrilu ha detto:

    Oyrad ogni volta che leggo Mann mi torna una grandissima voglia di vedere Lubecca… se un giorno o l’altro riesco ad andarci mi porto dietro tutta la famiglia Mann, garantito. Anche se sarò costretta a stiparli tutti dentro un trolley 😉
    Ciao, 🙂

  8. oyrad ha detto:

    Che bello sarebbe andare a Lubecca in compagnia della famiglia Mann! 🙂 Io, per ora, ho conosciuto – e amato – solo Thomas… Claus mi attrae moltissimo… so che lo ami, e ne parli sempre con entusiasmo.

    Mi piacerebbe molto andare a Dresda, dove è appunto conservata la “Madonna Sistina”… e dove si conservano alcuni fra i capolavori più belli e seducenti di Correggio… che, ahimè, alla mostra di Parma non sono neppure arrivati… peccato 😦

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