LE OSSA DI BERDICEV. VITA E DESTINO DI VASILIJ GROSSMAN – JOHN E CAROL GARRARD

Le ossa di Berdicev
John e Carol GARRARD, Le ossa di Berdicev. Vita e destino di Vasilij Grossman (tit. orig. The Bones of Berdichev. The Life and Fate of Vasilij Grossman), traduz. di Roberto Franzini Tibaldeo e Marta Cai, p.488, Marietti 1820 editore, 2009, ISBN: 9788821194085

Cominciamo dal titolo.
Perchè intitolare Le ossa di Berdicev la biografia di Vasilij Grossman?

Berdicev è una cittadina dell’Ucraina che conta circa 60.000 abitanti, tanti quanto ne contava all’inizio della Seconda guerra mondiale, solo che allora metà circa erano ebrei. Gli ucraini la chiamavano “la capitale degli ebrei”.

Nel XVIII secolo era stata un importante centro del movimento chassidico e nel XIX dell’Haskalah, l’illuminismo ebraico.

Qui i soldati della Wehrmacht vennero accolti nel luglio del 1941 come liberatori dal giogo sovietico.

Qui due mesi dopo le SS e gli Einsatzgruppen con il volenteroso sostegno e la complicità attiva degli stessi ucraini arruolati nella Polizei, fucilarono in soli tre giorni tutti i trentamila israeliti della città, nella prima operazione di eliminazione degli ebrei sistematicamente pianificata su vasta scala.

Tra quei milioni di ossa di gente fucilata o gettata ancora viva nelle fosse comuni (malati o anziani per i quali “non valeva la pena sprecare nemmeno una pallottola”) c’erano anche quelle di Ekaterina Savel’evna, la madre di Vasilij Grossman.

Mappa dell'Ucraina
La mappa dell’Ucraina

Alla storia di Berdicev, città natale di Grossman, ed al terribile, dettagliatissimo racconto della preparazione e della realizzazione di quel massacro è dedicato il lungo capitolo-prologo (intitolato appunto Berdicev: inizia la Shoah) del libro di John e Carol Garrard.

John Garrard, docente di letteratura russa all’università dell’Arizona, e sua moglie spiegano nella prefazione che il loro obiettivo era quello di comprendere meglio in che cosa gli uomini del XX secolo – segnato da due terrificanti guerre mondiali e da due devastanti totalitarismi – abbiano sbagliato.
Non volevano farlo attraverso un’indagine storica sui maggiori eventi del Novecento, ma grazie a un altro tipo di approccio: l’esame dei loro riflessi nella vita e nelle opere di un uomo.

I Garrard decisero dunque di raccontare il secolo scorso attraverso la biografia del giornalista e scrittore ebreo ucraino Vasilij Grossman.

Ne è nato un libro estremamente prezioso, questo Le ossa di Berdicev. La vita e il destino di Vasilij Grossman che racconta la storia di “un essere umano che passò attraverso il fuoco dell’inferno e ne riemerse con l’anima intatta”.

Il libro, dopo l’importante prologo dedicato alla storia di Berdicev ed al massacro della metà della popolazione (quella ebrea) è strutturato in una serie di capitoli che scandiscono le fasi più importanti della vita di Grossman che si intrecciano alle vicende storiche fondamentali di quegli anni.

Il risultato è dunque la biografia di Grossman ma anche un approfondito e documentatissimo saggio storico su aspetti della vita dell’ex URSS decisivi ma poco noti e poco studiati: la grande carestia ucraina pilotata da Stalin e che produsse centinaia di migliaia di morti, le persecuzioni del Grande Terrore Staliniano, la seconda guerra mondiale e l’occupazione nazista dell’Ucraina. La scoperta della Shoah e la tragedia della menzogna nel mondo culturale post bellico.

I Grossman erano una famiglia ebrea benestante e cosmopolita, appartenente al ceto alto dei professionisti.

Profondamente europeizzati, i genitori di Vasilj non nutrivano alcun interesse per l’ebraismo o per alcun’altra religione. Parlavano il russo e non l’ yddish; la madre di Vasilij parlava correntemente il francese ed il padre il tedesco.

Tutto questo faceva sì però, scrivono i Garrard, che “le persone come i genitori di Grossman si mantenevano […] in equilibrio tra due comunità nessuna delle quali intenzionata ad accettarli: gli ebrei dello shtetl da una parte, i cristiani russi ed ucraini dall’altra”

La famiglia Grossman, da sempre avversa allo zarismo, aveva salutato con favore la rivoluzione. Così Vasilij (nato nel 1905) era uscito nel 1929 dall’Università di Mosca — dove si era laureato in chimica — deciso a darsi al giornalismo ed alla letteratura ed a mettere la sua penna a servizio di quell’ “uomo nuovo” che il comunismo diceva di voler costruire.

Come giornalista della Krasnaja Zvezda, dal 1941 al 1945 trascorse più di mille giorni al fronte con l’Armata Rossa durante la battaglia contro la Wehrmacht, divenendo il più importante corrispondente di guerra sovietico.

Assistette alle battaglie decisive sul fronte orientale: l’improvviso contrattacco sovietico dinanzi a Mosca nell’inverno del 1941; Stalingrado, la violenta battaglia che probabilmente segnò le sorti del conflitto, nell’autunno-inverno del 1942; Kursk, il più grande scontro di mezzi di tutta la storia militare, nell’estate del 1943; e molte altre battaglie nella sanguinosa avanzata verso Berlino.

Fu sempre Grossman a documentare per primo la Shoah, pubblicando resoconti già dal 1943, mentre il genocidio era in atto.

Sempre al seguito delle truppe sovietiche, in Ucraina poté vedere con i propri occhi, oltre a Babij Jar (l’immensa gola appena fuori Kiev che dalla fine del settembre 1941 aveva iniziato a riempirsi di corpi), centinaia di piccole Babij Jar insanguinare il suolo dell’Ucraina.

Nel 1943, mentre si dirigono a Berlino, Grossman torna a Berdicev, che si trova lungo il percorso.

A Berdicev scopre che tra le trentamila vittime dei nazisti c’era anche sua madre, le cui ossa giacciono ancora nell’enorme fossa comune, l’unica mai rimossa né dai nazisti, che non hanno avuto il tempo (come cercavano sempre di fare) di cancellare ogni prova dello sterminio, né dai sovietici, che però si diedero poi molto da fare per cancellarne la memoria.

Grossman fu il primo a scrivere delle fucilazioni di massa dì ebrei nell’Ucraina occupata dai nazisti, fu testimone della liberazione di molti campi di concentramento e di sterminio, cominciando da Majdenek. Il suo Inferno di Treblinka – scritto e pubblicato nel 1944, l’unico resoconto sul funzionamento del lager, scritto a meno di un anno di distanza dallo smantellamento del campo – fu portato come prova al processo di Norimberga.

A guerra finita si dedicò alla raccolta di tutta la documentazione disponibile sul genocidio degli ebrei in Russia, e curò assieme ad Il’ja Erenburg l’edizione di un Libro nero che la divulgasse e che costituiva l’unica prova documentaria dello sterminio degli ebrei sul suolo sovietico.

Stalin però non solo vietò la pubblicazione del Libro nero ma fece incarcerare ì membri più autorevoli del CAE (il Comitato Antifascista Ebraico) che lo aveva promosso, proibì ogni riferimento agli ebrei come vittime principali dei nazisti: la Shoah, per l’Unione sovietica, non doveva esistere.

Subito dopo la guerra, Stalin vietò ogni riferimento agli ebrei come vittime principali del genocidio nazista. Benché i nazisti avessero organizzato e attuato la Shoah, il Governo sovietico facendo di tutto per cancellare le prove dello sterminio degli ebrei in Russia divenne di fatto, agli occhi di Grossman, complice del suo nemico.

Di fronte all’uso sistematico della menzogna e all’emergere anche nel suo paese dell’antisemitismo di Stato Grossman finì per concludere che Germania nazista e Russia sovietica fossero in realtà il riflesso speculare l’una dell’altra, concezione che poi sviluppò ed espresse nel suo capolavoro e cioè il romanzo Vita e Destino.

Vasilij Grossman inoltre, che non si era mai posto il problema delle sue radici ebraiche, venne costretto a confrontarsi con esse dal genocidio nazista e dalle politiche antisemite del Governo; politiche che gli portarono via gli amici e minacciarono anche la sua stessa vita.

Il libro di John e Carol Garrard racconta gli anni (dieci anni!) della stesura di Vita e Destino,  il   categorico rifiuto alla pubblicazione, l’irruzione della polizia segreta e la requisizione di tutti i manoscritti nonostante nel frattempo Stalin fosse morto e l’era di Cruscev avesse fatto sperare in un disgelo.  Pubblica gran parte della straziante lettera che Grossman scrisse a Cruscev. Rende noti    i particolari dell’incontro che  Grossman ebbe con Suslov.

Uno dei capitoli più toccanti di Le ossa di Berdicev è quello intitolato Sepolto vivo in cui ci viene descritta dettagliamente l’implacabile opera di totale emarginazione-cancellazione messa in atto da parte delle istituzioni sovietiche (Governo, case editrici, giornali) nei confronti di Grossman e di tutti i suoi scritti, anche di quelli un tempo considerati “innocui” e politiciamente in linea con le direttive di Partito.

Il cancro — iniziato subito dopo la requisizione dei manoscritti.

La morte.

La surreale diatriba sul cimitero in cui  il suo  corpo  doveva esser  sepolto.

Il   desiderio  di Grossman  fu tradito, Vasilij Grossman   fu sepolto in un posto diverso da quello che avrebbe voluto.  Aveva lasciato scritto  con molta chiarezza la sua volontà, ma di questa non   si   tenne conto.

(Posso, a questo punto,  concedermi una divagazione, e dire che, a questo proposito, ho tanto pensato a quello che scrisse Kundera nel suo bellissimo  I testamenti traditi?)

Alcune copie dei manoscritti erano state però conservate da un piccolo gruppo di fedeli e coraggiosi amici che riuscirono a farli pubblicare solo molti anni dopo la sua morte.

Anche dopo che i manoscritti furono fatti uscire dall’Unione Sovietica, la loro pubblicazione non fu immediata.

L’autore era sconosciuto ed i media erano  interamente  presi dal clamore suscitato dai libri di Solzenicyn.
Quando però finalmente in Occidente vennero pubblicate le prime edizioni di Vita e destino e di Tutto scorre, fu come il crollo di una diga le cui conseguenze giunsero anche in Unione Sovietica. Anche qui, pur con difficoltà, cominciarono a essere pubblicate in vari modi e l’impatto fu dirompente. Con quelle opere, scrivono i Garrard, Grossman portava il proprio attacco al cuore stesso del marxismo e non risparmiava nemmeno Lenin che fino ad allora era rimasto un personaggio eroico e soprattutto intoccabile.

Uno dei tanti meriti dei due autori è quello di non enunciare giudizi né di essere assertivi, ma di riuscire a far trarre a chi legge le sue conclusioni attraverso la presentazione e l’analisi dei testi di Grossman.

Dovessi soffermarmi su questo aspetto del loro libro, ci vorrebbe già più che un post.

Posso però dire che ho trovato preziosissime le pagine in cui i Garrand parlano dei testi (di “tutti”) i testi di Grossman e li collegano alla sua esperienza di vita: dai primo articoli ed i primi racconti a quelli dolorosi ed impegnativi sulla Shoah (Ucraina senza ebrei e Il vecchio maestro), i racconti di guerra (Il popolo è immortale e L’asse di tensione principale) i Diari di Guerra in cui “si può riscontrare la prima traccia del paragone sorprendente (almeno per uno scrittore sovietico) che portò Grossman a identificare implicitamente la Germania nazista di Hitler e la Russia sovietica di Stalin” (p.204)

Il libro dei Garrard è molto denso, interessantissimo ma non certo di facile lettura. Io non riuscivo a leggerne più di venti-trenta pagine al giorno, mi dovevo fermare spesso e sentivo il bisogno di riflettere e metabolizzare bene quello che avevo letto prima di poter proseguire.

La difficoltà non mi era causata certo dallo stile di scrittura dei Garrard, assolutamente scorrevole e totalmente privo di qualsiasi “posa” accademica.

No, l’impegno che il libro mi ha richiesto derivava dalla estrema durezza dei contenuti (come nei capitoli dedicati ai metodi di sterminio utilizzati a Treblinka — e descritti e documentati da Grossman — ed ai massacri di Berdicev e di Babij Jar davvero al limite dell’intollerabile) e dalla molteplicità dei livelli e dei temi trattati.

Per quanto riguarda il percorso di vita di Vasilij Grossman, dal libro emergono molto bene alcuni dei nodi problematici, i punti di svolta.

Accenno solo ad alcuni temi ai quali nel libro è dato ampio spazio: il tema della costruzione dell’identità, con il significato — per sé e per gli altri — dell’essere ebrei, delle tante contraddizioni, dell’essere in fine dei conti Grossman “umano, troppo umano”, se vogliamo  dirla con Niezstche.

La tragica esperienza della guerra ed in particolare di Stalingrado (ma anche Kurks e Treblinka) come punto di svolta decisivo nel destino personale e nella costruzione della sua identità: “con lo scoppio della guerra, Grossman cercò una rinascita, tentò di costruirsi una nuova identità, sbarazzandosi del vecchio sé” (p.200)

L’arruolamento volontario e il coraggio dimostrato durante tutta la guerra viene (secondo me giustamente) interpretato dai Garrard come una sorta di “espiazione” e di “redenzione”: “Egli voleva redimersi ai propri occhi per non essere riuscito a comportarsi coraggiosamente come avrebbe dovuto nei momenti difficili degli anni Trenta […] Si sentiva responsabile per il destino di sua madre che era stata travolta dalla rapida avanzata tedesca” (pagg.192-193)

La “grande illusione” suscitata in Grossman dalla vittoria di Stalingrado: “I momenti peggiori della guerra furono paradossalmente i migliori per Grossman. Egli credeva che lo spirito di Stalingrado, un’atmosfera di camertismo e di libertà per i soldati, avesse neutralizzato tutti gli orrori degli anni Trenta”.

Il profondo, inguaribile rimorso di Grossman nei confronti della madre, il senso di colpa (che non lo abbandonò per tutta la vita) per non essersi adoperato a farla mettere in salvo a Mosca allontanandola da Berdicev.

Scrivono i Garrard sulla morte di Grossman:

“Grossman morì nell’anniversario di quella terribile sera in cui a Berdicev la Polizei ucraina e le SS cominciarono a radunare le persone che si trovavano nel ghetto Jatki, a mettere gli autocarri in fila e a preparare le mitragliatrici per fare la guardia agli ebrei, che non erano in condizione di opporre resistenza.

Gli oncologi sanno che i pazienti in fase terminale riescono in qualche modo a controllare il giorno e l’ora in cui morire […] può darsi che la morte di Grossman, capitata nel ventitreesimo anniversario dell’inizio del massacro di Berdicev, ci segnali che, come nell’esperienza di quasi-morte descritta non molto tempo prima, il suo spirito stava uscendo dal suo corpo morente, balzando fuori dallo spazio e dal tempo per ricongiungersi a sua madre e alle altre 30.000 vittime in questo giorno, che di tutti i giorni dell’anno era per Grossman il più terribile.”(p.402)

Nel settembre del 1961, nel ventesimo anniversario della morte della madre, Grossman aveva indirizzato una lettera a Ekaterina Savl’evna in cui egli la collegava esplicitamente a Vita e Destino.

Vasilij scrisse  alla madre morta:

“Fintantochè vivrò anche tu vivrai. Quando morirò, continuerai a vivere in questo libro, che ho dedicato a te e il cui destino è strettamente legato al tuo […] Lavorando [a Vita e Destino] negli ultimi dieci anni ho pensato a te costantemente. Il mio romanzo è dedicato al mio amore e alla mia devozione per il mio popolo. Questa è la ragione per cui è dedicato a te. Per me tu sei l’umanità e il tuo terribile destino è il destino dell’umanità in questi tempi inumani” (p.364)

Un paio di note a margine (che potrebbero aumentare, nel tempo, eh. Non abbandono gli scrittori che amo).

  • Nella presentazione del libro dei Garrand Michele Rosboch dell’Università di Torino, Presidente del Centro Studi Vita e Destino chiarisce ed informa che la pubblicazione del testo dei Garrand “si inserisce nel contesto di una diffusa ripresa di studi e di attenzioni per la vita e l’opera del grande scrittore russo, a ragione definito come uno dei più grandi e meno conosciuti romanzieri del secolo appena trascorso”
  • Tzvetan Todorov, nel suo libro Memoria del male, tentazione del bene di cui avevo parlato >>> qui aveva scelto Vasilij Grossman non solo come una delle figure che secondo lui hanno rappresentato “il versante luminoso dell’umanità”, ma aveva anche messo come epigrafi di tutti i capitoli del suo testo citazioni tratte da La Madonna di Treblinka di Grossman.
  • Attendo speranzosa che vengano pubblicate in italiano  *tutte* le altre opere di Grossman. Di cui ho letto, ma che sin’ora non posso leggere
  • La scheda del libro >>
  • Intervista a John e Carol Garrard >>
  • Un sito dedicato alla città di Berdicev ricco di informazioni e foto >>
  • Sul blog dispersioni tre eccellenti post dedicati a Vita e Destino >>> qui, >>> qui e >>> qui
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20 risposte a LE OSSA DI BERDICEV. VITA E DESTINO DI VASILIJ GROSSMAN – JOHN E CAROL GARRARD

  1. utente anonimo ha detto:

    Davvero ne è valsa la pena, attendere il tuo post su questo libro. Una quantità di spunti e di note interessantissime. Quando lo leggerò (penso davvero presto) mi sarà preziosa guida tutto questo, perchè la passione per questo autore è una cosa che accomuna e accende. E poi il link al sito web dedicato a Grossman, che non conoscevo. Grazie davvero, Gabrilu!
    Bartleboom

  2. utente anonimo ha detto:

    Gabriella, non smetto di meravigliarmi per la tua capicità di analisi e sintesi e per la profondità con cui vivi il momento della lettura. Grazie e ancora grazie.

    Elena

  3. canechecorre ha detto:

    ma hai scritto tu tutto questo papiello?

  4. librista ha detto:

    Le ossa di Berdicev, la vita e il destino di Vasilij Grossman[..] Un antico midrash ebraico dice che “Dio ha creato gli uomini perché Egli – benedetto sia – adora i racconti”. Se Dio adora i racconti degli uomini amerà certamente il racconto della vita straordinaria di Vasilij Grossman che J [..]

  5. Emilio ha detto:

    Ciao Gabri, grazie per avermi fatto conoscere V. Grossman.
    Molto interessante il tuo sito.
    Forse in qualche parte di esso questo che sto scrivendo c’è già, quindi non è novità, ma…surprise, surprise, …nativo di Berdicev era un certo …Józef Korzeniowski. Sì, lui, JOSEPH CONRAD.
    Continua così che va bene.

  6. Dario Lodi ha detto:

    Straodinario scrittore ed uomo eccezionale questo Vasilij Grossmann.

  7. A.Parrino ha detto:

    Dateci il testo della Lettera alla madre, che leggo solo nel testo dei Garrard {Le ossa di Berdicev}’ Grazie . A.Parrino

    • gabrilu ha detto:

      @ A. Parrino
      Credo di non aver ben capito quello che intende con “dateci il testo della lettera”…

      Intanto posso dire che Grossman scrisse due lettere alla madre il 15 settembre 1950 e il 15 settembre 1961, come se lei fosse ancora in vita.
      Entrambe le lettere sono riportate integralmente nel libro dei Garrard nella sezione “Appendice. Documenti d’archivio” a pag. 465 e segg.

      • A.Parrino ha detto:

        Gentile Gabriella, Lei ha ragione: “dateci” voleva dire “fateci trovare il testo” di questa lettera, struggente, quella che descrive il sogno che Grossman evoca per “parlare con sua madre” per dirle troppo tardi quanto la amasse ancora, come se fosse viva e a lui vicina. Io ho cercato il testo dei Garrard dopo aver sentito a Radio 3 la meravigllosa lettura della lettera,durante una trasmissione con ospite Gad
        Lerner. Conservo questo brano e lo riascolto con commozione, come pure vado a rileggerlo nel libro, ma desideravo mettere da parte il testo come ho fatto per la registrazione, di cui vi daro’ le coordinate Podcast. Grazie della attenzione. A.Parrino

      • gabrilu ha detto:

        @A. Parrino
        Mi piacerebbe mettere i due testi sul blog, ma per ora ho lo scanner fuori combattimento e per il momento non ho tempo per ricopiare a mano le due lettere…
        Ho cercato sul sito di RaiTre il Podcast ma non sono riuscita a trovarlo. Il link perciò sarebbe molto gradito 🙂

  8. nicole ha detto:

    Sono sempre ammirata dal tuo approccio alla lettura,dalla tua non comune capacità di analisi( e intelligenza), dai collegamenti, tanto più quando si tratta di libri cosi densi di storia di una umanità che sopporta sofferenze inaudite in tempi in cui si era spento del tutto il lume della ragione.Mio marito è una grande apppassionato di Grossman, io son sincera, non riesco a leggere, dopo un poco mi prende una angoscia e son persona decisamente equilibrata a detta di tutti.Certi argomenti sono mio tallone d’Achille.Ma leggendo quanto scrivi Gabrilu, certo che dovrò vincermi e leggere.
    Tanto più che 20 gg fa è venuta a cena una giovanissima ragazza ucraina, alla quale faccio un poco da mamma in seconda da qualche anno.Venne il discorso fra ” noi adulti” su questo libro e io , dissennatamente, dissi che la giovane amica era nata a 50 km da Berdicev( la città è segnata su cartina).Lei drizzò gli orecchi, è ragazza sensibile,intelligente,molto molto emotiva perchè anche lei provata da varie cose.Mi venne dietro in cucina e mi chiese cosa fosse successo a Berdicev, che dovevo dirglielo, perchè lei sa che è successo qualcosa, ma nessuno parla in casa sua.Una volta ha chiesto , tutti si son guardati e le hanno detto ” quando sarai più grande”, ma lei è sicura che è successo qualcosa del quale non si deve parlare.Io le dissi che in una sera di festa era meglio rimandare..che in guerra succedono cose orrende.Che dovevo fare? Giorni dopo mi ha telefonato singhiozzando, aveva cercato in internet!
    Per lei è stato un colpo.Mi ha detto che di queste cose a scuola non si parla assolutamente, c’è grande omertà dice .Lei ha studiato lì fino ai 15 anni.Non vi dico le condizioni in cui la ho trovata,tutto per mezza frase che mi è scappata.Ora vuol leggere il libro, lei che già i suoi incubi e ha detto che vista l’epoca sono i suoi nonni che dovranno raccontare molte cose.
    Mio figlio grande ha detto ironicamente che potevo fare a meno di far vedere che conosco la geografia..ma non potevo immaginare le sequele.

    • gabrilu ha detto:

      @Nicole
      tu scrivi: Mio marito è una grande apppassionato di Grossman, io son sincera, non riesco a leggere, dopo un poco mi prende una angoscia
      ti capisco perfettamente, anch’io ho una serie di libri che “devo” e “voglio” leggere ma so che sono libri tostissimi e che mi richiedono una grandissima fatica emotiva, perciò aspetto che arrivi il momento giusto per affrontarli (arriva sempre, prima o poi). Uno di questi è, ad esempio, “I racconti della Kolyma”
      Per quanto riguarda Grossman però mi sento di dirti leggilo, leggilo senza timore.
      Perché Grossman ha del miracoloso: è tragico, ha avuto una vita tragica, racconta di cose tragiche ma incredibilmente non deprime, anzi è in qualche modo paradossalmente consolatorio. C’è in lui tanta di quella umanità, e bontà (non buonismo, ma vera bontà e consapevolezza dei propri ed altrui limiti) che leggerlo riconcilia con gli esseri umani tutti.
      Questa è la grandezza di Grossman come persona, al di là della sua grande maestria come scrittore.
      Leggilo, vedrai che non te pentirai.

      • nicole ha detto:

        Grazie del tuo comprendere,Gabrilu!Mi confermi quello che dice da anni mio marito.I racconti della Kolyma li lessi parecchi anni fa, tremendo, agghiacciante,non ricordo però se ho terminato libro. Stranamente son riuscita a leggere tutto o quasi. Ma avevo notato una cosa man mano che leggevo, come una ” vaccinazione” psichica( scusatemi del termine, che mi impediva di soffrire oltre un certo grado .Ma di notte sognavo!

      • gabrilu ha detto:

        @Nicole
        Una raccolta di racconti la si può, infatti, legger tutta o solo in parte, o diluendo la lettura nel tempo. Con un romanzo come “Vita e Destino” questo non lo si può fare, anche perchè la sua complessità è tale che si perderebbe non solo il filo ma soprattutto il senso complessivo dell’opera.
        Molto giusta la tua osservazione a proposito di quella che chiami una sorta di “vaccinazione psichica”. Ci ho pensato spesso anche io nel senso che a legger troppi libri del genere tutti di seguito si corre un rischio grandissimo, da evitare assolutamente, e cioè quello di andare incontro ad una sorta di ***assuefazione*** all’orrore.
        Cosa da evitare come la peste.
        Non ci si deve assuefare, ci si deve indignare e soffrire sempre, ogni volta come la prima volta.
        Bisogna fare in modo che ogni volta siamo capaci di dire: “ma com’è (stato) possibile tutto questo?”.
        Altrimenti, se ci abituiamo, siamo spacciati.

  9. nicole ha detto:

    Come è stato possibile Srebrenica? Non posso ricordare.Qualcuno, troppi avevano abbassato la guardia sulle braci sotto la cenere, perchè c’erano, eccome. Bisogna sempre pensare che cose simili sono dietro all’angolo.Ma la pensiamo noi così, troppi negano tout court eventi simili o ne trovano addirittura scusanti.Minimizzando sul numero, come se fossero importanti i numeri dei morti.E’ l’idea che porta a simili eventi che è mostruosa di per sè.Spero di non essere fraintesa.
    Indignarsi, provare orrore è giusto, sentirsi moralmente in dovere di diffondere libri, fatti storicamente provati è necessario, ma anche mettere certi paletti per affrontare la lettura , le storie di chi racconta in prima persona( io ne ho avute purtroppo fin da bimba da ascoltare) è altrettanto necessario, non deve essere qualcosa di masochistico la immersione in questi libi, ma qualcosa di affrontato con la propria volontà, con la ragione di approfondire, senza blindature, ma protetti in qualche modo.Un poco come psicanalista o oncologo che ascoltano, vedono la sofferenza, ma non possono caricarsela tutta sulle loro spalle, devono difendersi pure..Citato due professionisti a caso..ce ne saranno molti altri, per carità, quelli che aiutano le persone sopravissute a pulizie etniche, per esempio.

  10. Renza ha detto:

    Condivido ciò che dice Gabrilu sul mistero grandioso di Grossman che sa essere tragico e consolatorio, insieme e non solo in ” Vita e destino” ma anche in ” Tutto scorre” che non lascia scampo nella durezza di ciò che racconta. E’ interessante l’ osservazione di Nicole sulla necessità di ” mettere paletti” e imparare a leggere certi orrori come farebbe il medico che cura i malati terminali. Già, come fare? A me pare che ciò avvenga anche grazie alla scrittura. In Grossman, in Imre Kertész, in Primo Levi prevale, contro la rabbia e il furore, il tentativo di usare la ragione per analizzare e rappresentare. La loro lucidità analitica domina su tutto. E qui mi fermo davanti ad una materia che impone cautela e rispetto. In ogni caso, “I racconti della Kolyma” li prendo e li lascio anch’ io da un molto tempo.

  11. gabrilu ha detto:

    @Nicole e @Renza
    sono d’accordo con voi.
    problema appunto di mantenere equilibrio ed equidistanza. Non essere troppo lontani emotivamente ma nemmeno troppo vicini. Ci si deve difendere, ma non ci si deve difendere troppo. Ci si deve indentificare ma non troppo, l’eccesso di identificazione provoca paralisi.
    Detto così in modo anche troppo tranchant nonchè confuso, ma sono sicura che mi capite egualmente…

  12. nicole ha detto:

    Resta come caposaldo la frase di primo Levi” Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” e questo ci deve guidare nel difficile percorso di queste letture.

  13. Pingback: Un’ eccezione Per una giusta causa . A Vassilij Grossman | Asterismi letterari

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