BARTHES e ZOLA

La Bete Humaine Zola
“Ironia della letteratura: gli scrittori non sono mai letti per quello che vogliono dire, per quello che essi credono di aver detto.

La grande idea di Zola consisteva nell’ereditarietà dei crimini, dei vizi, delle tare, delle passioni: idea antica, rinnovata dalle tesi appararentemente scientifiche […].

Al giorno d’oggi nessuno ci crede, nessuno ci pensa: Zola è letto (e abbondantemente, forse è il romanziere più letto al mondo), ma senza che si abbia alla fine la minima coscienza del messaggio a cui egli teneva tanto, dal momento che egli ne fa la base di un’opera ciclica di venti romanzi.

Fortunatamente esiste una sorta di dialettica della lettura e del talento; poichè egli aveva saputo guardare, leggere e decifrare il testo sociale della propria epoca, Zola, credendo di descrivere una catastrofe fisiologica, ha invece descritto il crollo storico di una società“.

(Roland Barthes, introduzione a La bestia umana di Émile Zola)

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12 risposte a BARTHES e ZOLA

  1. daland ha detto:

    Sarò provocatorio, ma io sto con Zola.

    Sì, l’uomo è una bestia, fondamentalmente. Ho pochi dubbi che il nesso causa-effetto sia fisiologia-società, non il contrario, come pare sostenere Barthes.

  2. Tristano ha detto:

    Del resto Barthes sapeva benissimo che le intenzioni dell’autore non contano nulla: quello che conta è l’opera. Proprio lui in effetti aveva scritto – mi pare nel 1968 – un saggio che allora aveva destato scalpore: “La morte dell’autore”.

  3. gabrilu ha detto:

    daland
    Provo a dire anche io la mia.
    In questo caso credo c’entri molto poco stabilire se viene prima l’uovo o la gallina ( se cioè sia la “human nature” a determinare la società o viceversa).
    La tesi di Zola non è che l’uomo sia (semplifico con l’accetta) una bestia, ma che l’ereditarietà costituisce un elemento determinante nel destino e nei comportamenti degli esseri umani.
    Nel caso dei Rougon-Macquart la tara ereditaria che si ripercuote con effetti nefandi su tutti i componenti e discendenti delle due famiglie è l’alcoolismo.

    Ho estrapolato e citato questo brano di Barthes non tanto perchè in quel momento ero centrata sulla parte che riguarda le intenzioni dell’autore e dell’interpretazione del testo da parte del lettore (su queste cose però tornerò presto, perchè il tema mi interessa cmq parecchio) ma perchè condivido in pieno quello che dice Barthes a proposito del fatto che se oggi Zola è ancora scrittore validissimo lo si deve alla grandissima capacità che ha avuto di descrivere una intera società (quella del Secondo Impero francese) in tutte le sue stratificazioni sociali, i suoi vizi (tanti), le sue virtù (pochissime) e nel suo processo di decadenza.

    Della sua idea deterministica e meccanicistica dell’ereditarietà non importa proprio nulla a nessuno, oggi come oggi, e se nei suoi libri ci fosse solo questo sarebbe finito in soffitta da molto, molto tempo.

    Per sua e nostra fortuna, Zola era un eccellente scrittore con grandissime capacità pittoriche ed evocative. Ed è questo che lo rende godibilissimo ancora oggi.

    Grazie e piacere di rivederti qui 🙂

    Tristano
    Ti rispondo con una frase di Barthes:

    “Niente esiste al di fuori del testo, non c’è mai un “tutto” del testo”

    Ciao e grazie 🙂

  4. Moher66 ha detto:

    Bella questa idea di Barthes, “l’involontarietà” del messaggio dello scrittore …un messaggio che finisce con l’andare oltre o altrove rispetto alle intenzioni originali. Valido o no che fosse l’obiettivo originale di Zola, viene soppiantato da un altro messaggio, di tipo sociale, quasi pittorico. Credo che questo accada ai grandi scrittori. Forse questa è una specie di “morte” dell’autore in effetti, ma l’autore chi è alla fine davanti al testo
    🙂
    Elena

  5. gabrilu ha detto:

    Elena
    In una intervista Eco (che, tra l’alro, è un sostenitore di queste tesi) diceva, a proposito de “Il nome della rosa” del suo stupore/divertimento/interesse quando gli capitava che i lettori del suo romanzo gli facevano notare particolari, connessioni, significati che lui non si era mai sognato di inserire, ma dei quali riconosceva — proprio grazie alla segnalazione dei lettori — l’esistenza, nel suo testo.
    E’ un’intervista molto divertente, è inserita in un libro che posseggo ma in questo momento non mi ricordo in quale, dei tanti.

    Tu dici “credo che questo accada ai grandi scrittori”.
    Ogni singolo testo è “plurale” (per continuare a dirla con Barthes) ma evidentemente più un autore è grande, più è complesso e più numerosi sono i possibili livelli di lettura, io credo.
    Ciao 🙂

  6. bamborino ha detto:

    Magari fosse Zola lo scrittore più letto al mondo. Credo che purtroppo sia Hesse, che mi pare che sia l’unico che ha battuto la Bibbia.

  7. Moher66 ha detto:

    Che poi ho detto scrittori, ma qui parliamo di semiologi scrittori, che è ancora un’altra cosa..
    Elena

  8. talpastizzosa ha detto:

    E arrivo io in questo post con una domanda del tutto estranea a Zola: quando parti?

  9. gabrilu ha detto:

    bamborino
    non credo sia nemmeno Hesse (almeno, lo spero, visto che mi sta indigesto assai). Una volta ho letto da qualche parte il nome dell’autore più tradotto e venduto al mondo, ma non riesco a ricordarmelo.

    Elena
    Certo, Barthes è un linguista, ma in quel momento Eco parlava più da autore di romanzi che da specialista.
    Io, poi, mi riferivo proprio ai testi letterari, anche se il concetto di pluralità può essere applicato a qualunque testo.

    Talpa
    Parto la settimana prossima ^__^
    E’ da una decina di giorni che vado ad insalate e pesce, per prepararmi a salsicce, wurstel, kartoffeln a tutto spiano ed affini ^__^
    Gruss Gott 😉

  10. talpastizzosa ha detto:

    tu sei veramente forte… dieta preparatoria per poi passare all’ingrassare 🙂 che dirti? troppo forte! buon viaggio

  11. utente anonimo ha detto:

    Mi sa che è un’annosa questione quella dei rapporti tra la cosiddetta “intentio auctoris” e quella che poi è l’ “intenzione dell’opera” (costruita a posteriori dai lettori della stessa). Mi sa che un’opera è classica (e destinata perciò a durare nel tempo) quando riesce a inviarci messaggi molteplici e diversi che esulano sia dalle intenzioni dell’autore che dai messaggi più espliciti – la tesi – che la caratterizzano.
    Grazie e a presto!
    Rendl

  12. gabrilu ha detto:

    talpa
    Danke, meine liebe 🙂
    Al ritorno ti aggiornerò sulla ciccia guadagnata o persa (può accadere anche questo, eh!) 😉

    Rendl
    Mi sa che siamo d’accordo, complessivamente 🙂

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