BECKETT e PROUST

Alessandro Piperno ha scritto un articolo pubblicato sul Corriere della Sera su Proust visto da Beckett di cui voglio riportare uno stralcio.

Mi ha particolarmente interessata perchè riguarda un aspetto (secondo me fondamentale) dell’opera di Proust che troppi proustomani tendono a non vedere, a rimuovere, ad esorcizzare…

Proust e Beckett“Beckett vede in Proust un uomo che non crede nella comunicazione tra gli esseri. Che si sente immerso in un irredimibile mare di egoismo. E che vive i rapporti umani come uno sconfortante nonché beffardo succedersi di fraintendimenti. «L’amicizia, secondo Proust, è la negazione di quella solitudine senza rimedio alla quale è condannato ogni essere umano» scrive Beckett, e subito rincara la dose: «L’amicizia è un espediente sociale, come la tappezzeria o la distribuzione di bidoni delle immondizie». Come si evince dal tono della scrittura, nessuno meglio di Beckett può capire il cinismo proustiano, e il suo disincanto estremista. «Noi siamo soli. Non possiamo conoscere e non possiamo essere conosciuti», scrive Beckett interpretando la famosa asserzione di Proust secondo cui: «l’uomo è l’essere vivente che non può uscire fuori da sé, che conosce gli altri solo in se stesso». Beckett tiene a spiegarci come queste parole — come ogni discorso pronunciato da Proust — non esprimano alcun punto di vista morale. Anzi, come esse siano fuori da ogni struttura etica. Beckett sa che l’eroe tragico è oltre la moralità borghese: «Il personaggio tragico rappresenta l’espiazione del peccato originale, dell’originale ed eterno peccato di lui, e di tutti i suoi socii malorum: il peccato di essere nato». Insomma, è leggendo e interpretando Proust, che Beckett impara a essere Beckett. Che Beckett incontra se stesso. E, nel farlo, quasi per caso, ci mostra la vera faccia della Recherche: un’opera dantesca nella sua ambizione di distribuire orribili castighi ai personaggi, ma anche shakespeariana nella capacità di mettere in scena tragedie che dicono tutto ma non insegnano nulla”

Il testo integrale dell’articolo di Alessandro Piperno si può leggere   >>> qui

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4 risposte a BECKETT e PROUST

  1. utente anonimo ha detto:

    Ho letto sul Corriere questo pezzo e sono d’accordo con Piperno che è d’accordo con Beckett che è d’accordo con Proust. Sta lì soprattutto la grandezza della Recherche.

    MisterSil

  2. Moher66 ha detto:

    Io credo sia stato proprio quel disincanto estremista, quella lucida disperazione così moderna, di cui sotto sotto (ma nemmeno troppo sotto..) condivido molto, a conquistarmi subito e senza rimedio.
    Straordinario però Beckett a evidenziare questi aspetti di Proust celati sotto il fascino paludoso e ossessivo della memoria nella Recherche.

  3. utente anonimo ha detto:

    Questo articolo su Proust visto da Beckett è molto interessante e non abituale. Ti ringrazio Gabriella per averlo messo sul tuo blog e dato la possibilità ai tuoi lettori francesi di leggere il Corriere. L’ho traddotto e trasmesso a tutti gli amici. Gisele

  4. gabrilu ha detto:

    MisterSil, Elena, Gisele, il libriccino (libriccino per numero di pagine, librone per densità) di Beckett è interessantissimo ed è da tempo un classico, per i lettori di Proust.

    Ho voluto proporre l’ articolo di Alessandro Piperno perchè lui stesso ha scritto, tempo fa, un libro su Proust che non è stato accolto granchè bene dalla critica italiana (e credo che purtroppo sia oggi fuori catalogo), ma che a me era piaciuto e continua a piacere moltissimo, proprio perchè tocca aspetti di Proust e della sua opera molto “scomodi” e che gli appassionati tendono in genere a rimuovere e a cercare di non vedere.
    Il titolo del suo libro la dice già lunga: Proust antiebreo.

    Piperno si sofferma soprattutto sull’atteggiamento di Proust nei confronti degli ebrei e delle sue origini per metà ebraiche (la madre, Jean Weil, era ebrea). Lo fa prendendo in esame tutti i principali personaggi ebrei presenti nella RTP.
    Del libro di Piperno avevo parlato a lungo qui

    http://www.marcelproust.it/note/piperno.htm

    Inoltre conosco bene come la pensa Piperno su Proust, perchè ho avuto occasione di parlarne direttamente con lui, e a lungo, un paio di volte in lunghe e intense chiacchierate.

    Le sue idee su P. possono anche non venire condivise in toto, ma sicuramente non sono banali e sono molto ben argomentate.

    P.S. per Gisele: mi fa proprio piacere leggere finalmente un tuo commento, e spero di rileggerti ancora. Ciao ^__^

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