QUANTE LETTURE?

Leggere e scrivere
“La rilettura, operazione contraria alle abitudini commerciali e ideologiche della nostra società, che raccomanda di “buttar via” la storia una volta che è stata consumata (“divorata”), perchè si possa passare ad un’altra storia, comprare un altro libro, e che è tollerata solo in alcune categorie marginali (i bambini, i vecchi e i professori), è qui promossa in partenza, giacchè essa sola può salvare il testo dalla ripetizione (coloro che fanno a meno di rileggere si costringono a leggere dappertutto la stessa storia), lo moltiplica nella sua diversità e nella sua pluralità: lo tira fuori dalla cronologia interna (“questo succede prima o dopo quello” e ritrova un tempo mitico (senza prima né dopo); contesta la pretesa secondo cui la prima lettura è una lettura prima, schietta, fenomenica, che, successivamente, potremmo solo analizzare, intellettualizzare (come se vi fosse un cominciamento della lettura, come se tutto non fosse già letto: non c’è una prima lettura, anche se il testo si adopra a darcene l’illusione mediante qualche funzione di suspense, artifici spettacolari più che persuasivi); essa non è più consumo, ma gioco (quel gioco che è il ritorno del differente).
Se, quindi, voluta contraddizione in termini, rileggiamo immediatamente il testo, è per ottenere, come sotto l’effetto di una droga (quella del ricominciamento, della differenza), non il testo “vero” ma il testo plurale: uguale e nuovo”.

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Citazioni, leggere e scrivere, Libri e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

5 risposte a QUANTE LETTURE?

  1. GiusiMeister ha detto:

    Come sempre adoro i tuoi post in questo blog:)

    Un amico mi ha dato da leggere questa pubblicazione on-line di stampa alternativa: ”il lettore a(r)mato’.
    Mi permetto di estrarre il passaggio che segue, anche se tutto il testo è interessante: ”Se il lettore ha da essere chiamato in gioco è per questo che val la pena di giocare: per dire che il gioco è truccato, che i quarantamila titoli rovesciati ogni anno sulle bancarelle delle librerie sono pubblicati per tenere in vita una macchina sempre più inquinata e sempre più inquinante.

    Questa macchina ha bisogno di rendere sempre più veloce la vita del libro; sempre più consumabile, deperibile e sostituibile il contenuto; sempre più anonimo, standardizzato, sempre più ignoto, il lettore; ha bisogno di annichilire sotto l’urto della quantità ogni residua distinzione di qualità. Ha bisogno di libri precotti per lettori prefabbricati.”

    http://www.liberliber.it/biblioteca/f/ferrieri/il_lettore_a_r_mato_vademecum_di_autodifesa/html/index.htm

    In particolare vorrei evidenziare questa frase: ”Il lettore non è un consumatore”. Il libro NON è un prodotto, non è marcescibile, non è soggetto ad obsolescenza perchè non esaurisce la propria vita nell’immediato ma è ontologicamente finalizzato alla sedimentazione, alla metabolizzazione. Un libro vive tante vite perchè si radica nell’esistenza (e coscienza) di chi lo legge e, soprattutto, rilegge. Adoro la riflessione di Barthes sulla capacità della rilettura di far entrare un libro in un ‘tempo del mito’: si spezza la catena dei giorni, la sterile successione temporale e si entra nell’eternità, in un tempo ‘altro’.
    Quanto mi piacerebbe parlare più diffusamente di questi temi, ma intanto, GRAZIE Gabri, perchè senza il tuo contributo tante riflessioni necessarie resterebbero inespresse.
    Baci tanti!
    Giusi

  2. gabrilu ha detto:

    GiusiMeister
    Si, è vero, l’articolo è molto interessante e lo condivido in gran parte.
    Il libro però è “anche” un prodotto, che deve essere remunerativo per gli editori e tutta la gente che ruota attorno alla pubblicazione. Di questo fatto, che non mi sembra per nulla scandaloso, bisogna tener conto, se non si vuole (s)cadere in una sterile ideologia, non ti pare?

    Il problema si pone quando le valutazioni di tipo commerciale hanno decisamente il sopravvento, nella decisione di pubblicare oppure no, su valutazioni di tipo qualitativo.
    E di esempi ne potremmo fare a tonnellate…

  3. utente anonimo ha detto:

    A volte ho anch'io il timore di cui parla Barthes: di correre il rischio di buttar via metaforicamente- la storia di molti libri ottimi, dopo averli letti; ho la paura che poi nella memoria non ne resti traccia…
    Non è così, per fortuna. Io mi ritrovo spesso a pensare ai libri che ho letto, ad alcuni più che ad altri, che intessono di continuo i pensieri del mio quotidiano.
    Ma quando leggo non riesco a liberarmi di una specie di ossessione sotterranea, quella del non-avere-abbastanza-tempo-per-leggere-tutti-i-libri-che-spero-di leggere, e quindi, corollaria ddella prima, del chissà-quanti-libri-meravigliosi-mi-sto-perdendo-mentre-ho-scelto-di-leggere-questo-.determinato-libro-x. Insomma, una sorta di strenua inertia letteraria che per giunta,   da quando sono diventata assidua frequentatrice di questo blog, si è notevolmente aggravata…
    Dragoval

  4. gabrilu ha detto:

    dragoval
    Tranquilla. I  miei post su  nuove letture saranno (spero) sempre di meno.
    Ho in mente, invece, un fittissimo programma di riletture.
     Le eccezioni ovviamente ci saranno sempre, le nuove letture ci saranno sempre  ma  sempre più rare e soprattutto sempre più ferocemente selezionate.

    …Ma ormai se ne riparla  a settembre, e chi ci sarà vedrà.
    Ciao! 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...