HAMMERSTEIN, O DELL’OSTINAZIONE – HANS MAGNUS ENZENSBERGER

Hammerstein o dell'ostinazione
Hans Magnus ENZENSBERGER, Hammerstein, o dell’ostinazione (tit. orig. Hammerstein oder Der Eigensinn), traduz. di Valentina Tortelli, pag. 247, Einaudi

“La paura non è un’ideologia”, è la citazione che Enzensberger sceglie come epigrafe del suo libro il cui sottotitolo è “Una storia tedesca”.

La frase   è di Kurt von Hammerstein, l’ultimo capo di stato maggiore dell’esercito tedesco in carica prima della presa del potere da parte di Hitler.

Primo libro che leggo di questo scrittore tedesco — filosofo, saggista, poeta, editore e romanziere — Hammerstein, o dell’ostinazione esplora l’universo di questo aristocratico e mi ha fatto scoprire una famiglia davvero sorprendente, i cui membri furono tutti impegnati in politica tra Komintern e resistenza militare tedesca.

Hans Magnus Enzensberger racconta infatti la storia di un uomo e della sua numerosa famiglia prendendola come paradigma della travagliata storia della Germania tra le due guerre e nell’immediato dopoguerra.
Dalle traumatiche conseguenze del Trattato di Versailles alla fine della prima guerra mondiale alla caduta della Repubblica di Weimar, dalla presa del potere assoluto da parte di Hitler al fallimento del’opposizione al regime, l’ondeggiamento tedesco tra Est ed Ovest, gli ambigui ed altalenanti rapporti con l’URSS, l’utopia comunista e la guerra fredda, la Grande Storia della Germania si intreccia con quella della famiglia Hammerstein.

Enzensberger ripercorre minuziosamente la vita di Kurt von Hammerstein-Equord, che quando Hitler prese il potere si trovava a ricoprire la massima carica militare dell’esercito: era infatti il Capo di Stato Maggiore dell’esercito tedesco, carica dalla quale si dimise quando capì (e lo capì subito, a differenza della stragrande maggioranza dei tedeschi, degli altri generali, degli uomini che occupavano le più alte cariche politiche sia nel governo che nei partiti di opposizione) di che pasta fosse fatto il nuovo Cancelliere.

Intelligente, personalità fuori dal comune anche se complessa e ricca di sfumature, discendente di un’antica famiglia aristocratica, uomo di destra, Hammerstein all’inizio considerò il capo del partito nazionalsocialista un uomo confusionario e nemmeno particolarmente pericoloso. Tuttavia non ci mise molto a comprendere quali fossero le intenzioni del nuovo cancelliere.

“Se quel branco di pecoroni di tedeschi si è scelto un Führer come quello – disse testualmente in un colloquio – dovrà pur scontarla”.

Per questo il generale divenne il punto di riferimento della resistenza anti hitleriana che culminò nel fallito attentato del 20 luglio 1944 (anche se allora egli era già morto da un anno) che avrebbe dovuto dare il via alla cosiddetta Operation Walküre.

Il suo appoggio alla lotta al regime avveniva in segreto, tra prudenze e a volte eccessive  contraddizioni.

All’ interlocutore che lo accusava di sottrarsi alle sue responsabilità, comportandosi con aristocratico distacco, così rispose: “Non sono un eroe; ti sbagli sul mio conto. So il fatto mio, se occorre. Ma non mi spingo alla ribalta della storia come voi. Sono troppo pigro per farlo”.

E’ una vicenda, quella di Kurt von Hammerstein, di un’opposizione ostinata, appunto, ma dentro i ranghi della società civile e dell’esercito. Il prestigio di Hammerstein impedì sempre a Hitler di togliere di mezzo il generale e il parere di quest’ultimo rimase, fino alla morte, un problema per i nazisti.

Ma Kurt von Hammerstein non è il solo protagonista del libro: la moglie e soprattutto i sette figli sono molto più che comparse. I maschi furono tutti coinvolti a vario titolo nella resistenza; le figlie si legarono al Partito comunista e una in particolare divenne una spia russa.

I destini personali delle figlie di Hammerstein e con loro quelle di amici, fidanzati, mariti si intrecciano alla storia del comunismo tedesco ed a quella del destino tragico di molti comunisti emigrati in Unione Sovietica e poi eliminati da Stalin.

La seconda parte del libro (che, tra parentesi, è pieno di fotografie di Hammerstein, degli amici, della famiglia e degli altri protagonisti della storia) dedica alle figlie di Hammerstein ed alle loro intricatissime vicende la maggior parte dello spazio.

Dal punto di vista dei contenuti, la storia raccontata da Enzensberger mi ha molto interessata perchè mi ha fatto conoscere uno spaccato della storia tedesca, del “dietro le quinte” che sconoscevo totalmente, ma l’opera di Enzensberger mi ha colpito notevolmente anche per l’originalità della  struttura.

Il libro infatti non è un romanzo. Lo dice chiaro lo stesso autore nell’ultimo capitolo intitolato appunto “Perchè questo libro non è un romanzo. Post scriptum”. Le vicende narrate sono tutte puntigliosamente documentate.

Però non si tratta nemmeno di un saggio storico tradizionale: Enzensberger usa sì i documenti ma con quello che a me è sembrato un vero e proprio colpo da maestro si inventa anche delle interviste immaginarie (“chiacchierate postume”, le chiama lui) ai protagonisti della vicenda, e di tanto in tanto Enzensberger interrompe il ritmo narrativo inserendo delle “glosse” che contengono sue riflessioni personali sulle vicende narrate.

Le chiacchierate sono deliziose, da leggere. Enzensberger infatti riesce ad utilizzare con molto garbo arguzia ed ironia anche quando l’oggetto della “chiacchierata” tratta temi drammatici, ed ho trovato davvero notevoli le sue glosse.

Voglio citare quella che mi colpita di più: in tre paginette Enzensberger riesce infatti a ridurre in briciole l’immagine della Repubblica di Weimar che credo sia quella ancora dominante nell’immaginario collettivo.

Si tratta proprio della prima glossa ed è intitolata: “Gli orrori della Repubblica di Weimar”.

La prima riga recita: “Dovremmo essere contenti di non esserci stati”. La Repubblica di Weimar fu un fallimento fin dal principio”.

E ancora, più avanti: “Resta un mistero, e non è giustificabile con l’ignoranza, né spiegabile con la mancanza di immaginazione storica, come i posteri abbiano potuto credere che gli anni Venti fossero davvero “dorati”, come vengono chiamati in Germania”.

Tornando a Kurt von Hammerstein, pur non nascondendo la presenza di suoi comportamenti a volte contraddittori o ai limiti dell’ambiguità nei confronti del nazismo, non c’è dubbio che Enzensberger comunque lo ammira molto.

A proposito dell’atteggiamento ne confronti del nazismo, è molto importante, io trovo, quello che Enzensberger scrive nella Terza glossa dal titolo “Il conflitto interiore”.

Ne voglio riportare qualche stralcio. Scrive Enzensberger:

“E’ risaputo che la presa del potere da parte di Hitler incontrò un consenso caloroso non solo all’interno del suo partito. Non si nasce oppositore dei nazisti, bisognava diventarlo; è quello che hanno detto molti anni dopo […] All’inizio, la maggior parte degli ufficiali non era riuscita a sottrarsi al gorgo della “rivoluzione nazionale”. Tra loro c’erano uomini come Claus von Stauffenberg (fucilato il 21 luglio 1944) … [segue tutta la  lista degli uomini dell’ Operazione Walkiria ]”.

Conclude Enzensberger: “Chi rimprovera gli errori politici commessi a coloro che hanno pagato con la vita, soffre di una presunzione a posteriori che non si discosta molto dalla moral insanity”

Un gran bel libro, che sono contenta di aver letto.

Kurt von Hammerstein

Kurt von Hammerstein, nel 1934
© von Hammerstein family archive / Suhrkamp Verlag

Hans Magnus Enzensberger

Hans Magnus Enzensberger
© picture-alliance/ dpa

 

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9 risposte a HAMMERSTEIN, O DELL’OSTINAZIONE – HANS MAGNUS ENZENSBERGER

  1. notterrante ha detto:

    imparo tantissimo dal tuo blog…
    complimenti, sempre…

  2. GiusiMeister ha detto:

    Gabri, non mi crederai, ma come ho scritto anche nel mio commento su anobii, mi è talmente piaciuto questo libro che, appena terminato, ho cominciato a rileggerlo.
    Mi piace immensamente come è scritto, soprattutto, che non sia un romanzo, nonostante la fluidità della scrittura che lo rende estremamente accessibile anche ad un lettore non particolarmente edotto di tutti i molteplici aspetti di quel periodo storico.
    E poi, come hai anche evidenziato tu, è uno sguardo su ciò che è accaduto dietro le quinte e su altre verità. Bellissimo. Ho provato a leggere di Enzensberger anche ‘mausoleum’ che è un libro di poesie abbastanza atipico. Purtroppo, non credo di avere ancora la preparazione necessaria per sbrogliare quella matassa intricatissima di riferimenti e rimandi, però a te lo consiglio, credo che per te potrebbe risultare piuttosto agevole questa operazione!^_^
    baci tanti e buon weekend!:-*

  3. gabrilu ha detto:

    notterrante, allora siamo in due, ad imparare, perchè io non faccio che andare scrivendo dei libri che sto leggendo. E ne scrivo soprattutto per cercare di mettere un po’ d’ordine nella mia testa. Per cercare di strutturare il pensiero, insomma. Tutto qua.

    Mi fa certo piacere però che i miei appunti di lettura possano in qualche modo esser di stimolo anche ad altri.
    Ciao e grazie 🙂

    Cara Giusi, hai fatto bene. Non bisogna mai dire “questo libro dovrei rileggerlo”…. e rimandare. Se si sente questa esigenza bisogna farlo subito, altrimenti si viene travolti da altre letture ed altri interessi e il libro non lo si rilegge più.
    Io per esempio voglio, devo, voglio rileggermi tutto “Vita e destino”, troppo colossale per una lettura sola… (ma questa è un’altra storia).

    Le poesie di Enzensberger non credo che le comprerò, per la semplice ragione che io, ahimè, non sono molto permeabile alla poesia dichiarata come tale. E’ un tipo di codice che non mi è congeniale.
    Ma il discorso non è così semplice come lo sto facendo, in effetti. E’ un po’ più complicato.

    Avevo letto il tuo “non-commento” (o commento interlocutorio) su aNobii e aspetto di leggere quello più meditato che hai promesso.

    Ti seguo, sai, ti seguo. 😉
    E sono esterrefatta dalla quantità di libri che divori e dai gruppi di discussione che metti in piedi.
    Ma dove lo trovi il tempo per stare appresso a tutti? 0__0
    Ciao, bella ^__^

  4. GiusiMeister ha detto:

    Essere seguita da te per me è un onore!:) E non è tanto per ‘sbrodolarti’ che te lo dico. Questo tuo blog è di qualità talmente elevata che già solo qualificarlo come tale è riduttivo.
    L’ho indicato ad altre persone e se ne sono tutte innamorate completamente.
    Vorrei riuscire a fare qualcosa di simile al tuo in riferimento alla letteratura di un certo Paese, e magari te ne parlerò in pvt tra un pò, perchè i tuoi consigli sarebbero preziosissimi, per non parlare dei tuoi pareri:)

    l mio commento-non commento ad ‘Hammerstein’ era quasi dovuto. Infatti, mi sono sentita quasi sommersa da una tale mole di informazioni che qualsiasi parere sarebbe stato parziale. Ci devo riflettere un po’..

    Le poesie di Enzensberger sono non-poesie…magari prova a dare uno sguardo. Io non sono stata in grado di apprezzarle per mancanza di basi, peccato:(

    Maggio è stato meno proficuo per le letture, ho letto tanto Cesare Pavese, e basta.

    ”Vita e destino” lo inizierò, spero, a giugno…ho tenuto in considerazione il tuo consiglio: Grossman va letto al momento giusto. Ecco, credo che questo sia proprio il momento per farlo. Ti confesso che sono molto, ma molto emozionata!!^_^

    I gruppi che ho creato sono solo due, ovvero: Yehoshua e Pamuk. Ma come hai potuto vedere sono un pò fermi..colpa del caldo?;D Sì, speriamo di sì..;)
    Baci tanti e ottima domenica!:-*

  5. gabrilu ha detto:

    Giusi Pensa tu, io di Pavese non ho letto mai nulla, ho provato tanti anni fa a cominciare un suo libro ma non c’è stato verso, mi cadeva dalle mani, non mi “ispirava” e non ho proseguito.
    Oggi, non so perchè, credo che non sia più il suo momento. Parlo per me, ovviamente.
    Conosco però tutto quello che di lui ha scritto Natalia Ginzburg, che lo conobbe assai bene.

    Hai messo in piedi solo due gruppi? A me era sembrato di averne visti di più…
    In quanto alla scarsa partecipazione, tranquilla: è fisiologico che un gruppo di discussione “monografico”, dedicato ad un solo autore abbia pochi interventi. In genere le persone si iscrivono sull’onda dell’entusiasmo, ma poi vengono prese da altri interessi ed è difficile che continuino a dedicarsi seriamente ad un unico autore.
    Mettilo in conto, questo, e non ti scoraggiare.

    Ho provato ad indovinare a quale Paese vorresti (letterariamente) dedicarti, e un paio di ideuzze me le sono fatte. Se e quando vorrai parlarne ti dirò se ho indovinato oppure no 😉

    Ciao 🙂

  6. utente anonimo ha detto:

    Possiedo una copia di questo libro con l’autografo di Enzensberger, pregata spoglia conquistata al Festivaletteratura 2008 di Mantova: ne vado molto orgogliosa 🙂

    Saluti cari, sei sempre grande!
    Elena

  7. utente anonimo ha detto:

    “pregata spoglia”… pardon, pregiata!!

    E.

  8. gabrilu ha detto:

    Cara Elena, i lapsus calami dell’ormai fin troppo (uffachepalle — che noia che barba che noia!) troppo vituperato Freud (fa tanto chic, vituperarlo!) avevano un loro “perchè”.

    In genere, chi lo vitupera non lo ha letto (ma questo è un altro discorso, e non c’entra niente, adesso)

    …Torniamo a noi ed al “qui ed ora”: posso dire che mi è piaciuta assai la cosa della “pregata” spoglia?

    😉

    Ciao

  9. utente anonimo ha detto:

    Ciao a tutti! 🙂
    Anche a me è piaciuto molto questo libro e ne ho parlato un po’ qui (se la cosa interessa…): http://gruppo_lettura.blog.tiscali.it//_Hammerstein_o_dell_ostinazione__di_H__M__Enzensberger_1993405.shtml

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