DISPERAZIONE – VLADIMIR NABOKOV

Vladimir Nabokov Disperazione
Vladimir NABOKOV, Disperazione (tit. orig. inglese Despair), traduz. Davide Tortorella, p.226, Adelphi, Collana Biblioteca Adelphi, 2006, ISBN 9788845920943

La storia ci viene raccontata in prima persona da uno strano personaggio che si chiama Hermann Hermann (come l’eroe di Lolita si chiamerà Humbert Humbert), incredibilmente infatuato della propria persona, parecchio stravagante (“furfante nevrotico” lo definisce Nabokov nella prefazione) e… profondamente ridicolo.

Hermann è un russo di ascendenza tedesca, vive a Berlino, si occupa di una azienda di cioccolato (che va piuttosto male), è sposato con Lydia, una emigrata russa carina, non molto intelligente (secondo Hermann) ma che ha il grandissimo merito, ai suoi occhi, di essere totalmente acquiescente e disponibile rispetto qualunque cosa Hermann le dica di fare o non fare.

Nel maggio del 1930 Hermann si reca a Praga per affari ed è nella città di Kafka che, nel corso di una passeggiata sulle colline, incontra un barbone di nome Felix (“Felix, il felice”) in cui egli ravvisa stupefatto le sue identiche fattezze.

Felix è, insomma, il suo sosia: lui e Felix sono “due, ma con una faccia sola”.

Hermann che, come abbiamo visto, si trova in difficoltà economiche, escogita un piano criminale: uccidere il sosia, vestirlo con i propri abiti, farne ritrovare il cadavere e far incassare alla moglie il premio dell’assicurazione, raggiungendola poi all’estero e godendosi il denaro sotto un’altra identità.

Raccontata così, a prima vista la storia  potrebbe sembrare    semplicemente una delle tante varianti sul tema dell’uomo che si finge morto per poter ricominciare la propria vita (a me per esempio  viene subito in mente  Il fu Mattia Pascal di Pirandello), e probabilmente Nabokov ha anche voluto “giocare” con questo tema narrativo.

Probabilmente — così come La vera vita di Sebastian Knight ha la forma apparente della detective story — con Disperazione Nabokov ha anche, secondo me, voluto “giocare” con il genere “thriller”, di cui Disperazione presenta — se si riassume la trama in poche righe — alcune di quelle che normalmente vengono considerate le caratteristiche principali di questo filone narrativo.

Ricordo le esilaranti, spassosissime pagine di La vera vita di Sebastian Knight in cui Nabokov riassume uno dei libri scritti dal protagonista Knight e cioè il romanzo La sfaccettatura prismatica.

Come il romanzo di Knight che — scrive tra l’altro Nabokov — “non è solo un’amena parodia dello scenario di un racconto poliziesco: è anche la maliziosa imitazione di molte altre cose”, anche Disperazione non è solo una parodia di un romanzo thriller perchè, come al solito, nei romanzi di Nabokov la trama non è che un pretesto e nel libro c’è molto di più.

Ovviamente, questa storia di sosia fa subito saltare sulla sedia anche i cultori di Dostoevskij, ma sospetto che li faccia saltar su soprattutto per l’indignazione.

Tutto Disperazione è infatti costellato di tremende bordate che testimoniano lo scarsissimo apprezzamento di Nabokov nei confronti di Dostoevskij.

Scarsissimo apprezzamento che personalmente io condivido in pieno (si, si, lo so di essere in assoluta minoranza e che quando dico questo devo indossare giubbotto antiproiettile ed elmetto protettivo…) ma che tante antipatie se non addirittura odi furibondi ha procurato a Nabokov da parte dei fans di colui che Nabokov in Disperazione chiama sprezzantemente “il vecchio polveroso Dusty”.

I passaggi cui si fa riferimento al Dosto sono talmente tanti che non mi è possibile citarli tutti. Mi limito alle parole di Hermann a proposito del suo primo incontro con Felix:

“C’è qualcosa di un po’ troppo letterario nel nostro dialogo, un sapore di conversazioni torturanti in quelle bettole teatrali dove Dostoevskij è di casa; ancora un po’ e potremmo udire il sibilante sussurro della falsa umiltà, il respiro ansimante, le ripetizioni di avverbi ipnotici – e il resto verrebbe a ruota, tutto il mistico contorno tanto caro a quel famoso autore di polizieschi russi.”

Ma su Vladi e Dusty mi fermo qui, perchè il tema “Vladimir Nabokov e Fedor Dostoevskij” meriterebbe di esser trattato a parte ed a fondo. Cosa che, chissà, prima o poi cercherò di fare.

In Disperazione ritroviamo poi, anche qui, alcuni dei leit-motiv più ricorrenti nell’opera di Nabokov.
Non mi dilungo nemmeno su questi, perchè ne ho già parlato abbondantemente a proposito di altri suoi romanzi.

D’altra parte, gli appassionati di Nabokov — che sono ormai in numero sempre crescente, cosa di cui mi rallegro assai — conoscono benissimo la maestria, il funambolismo verbale, la prosa scintillante (non mi viene in mente altro aggettivo che possa rendere la mia idea) con cui Nabokov volteggia tra i temi dello specchio, del doppio, del riflesso (“La mia fantasia, bramosa di ripetizioni, rispecchiamenti, maschere” p.87).

Non si può che rimanere catturati ed affascinati dall’incredibile racconto di Hermann, ci sono momenti in cui tutto appare così deliziosamente ridicolo da esser tentati di credere che Nabokov ci stia prendendo in giro.

Ma ecco, proprio nel momento in cui pensiamo che non può essere vero che Hermann faccia quel tipo di ragionamenti … ecco che l’autore Nabokov interviene per dirci che “L’invenzione artistica contiene ben più verità intrinseca della vita reale” (p.139).

E allora proseguiamo nella lettura, e continuiamo pagina dopo pagina sempre in bilico tra la risata e la costernazione.

L’ho già detto altre volte ma sono costretta a ripetermi: Vladimir sa manipolare (termine che non uso, in questo momento, con una valenza negativa) alla grande il proprio lettore e riesce a fargli provare esattamente ciò che lui vuole e nel momento in cui lui lo vuole.

E quando crediamo di essere stati così arguti da indovinare qualcosa in anticipo, non passa molto tempo che ci accorgiamo che è stato lo stesso Nabokov a sussurrarci quel sospetto all’orecchio.

Tanto per dirne una: sarà poi proprio vero che Felix somiglia così tanto ad Hermann da essere il suo sosia? O non si tratta solo di una fissazione di Hermann?

Mi rendo conto però che le mie sono tutte parole inutili: i testi dei grandi scrittori non è possibile riassumerli o raccontarli, occorre leggerli, ed io sarei enormemente soddisfatta se solo riuscissi a far venir voglia, a qualcuno che passasse di qua e non avesse ancora letto nulla di Nabokov, di leggere qualcuno dei suoi romanzi.

Perchè in Nabokov c’è, a dispetto delle maschere, delle parodie, dei camuffamenti, un grandissimo amore per la letteratura e questo amore deve essere considerato, per chi si accosta a questo grande autore, un vero e proprio principio “a priori”:

“Innanzitutto, adottiamo (non solo per questo capitolo, ma in generale) il seguente motto: La Letteratura è Amore. Adesso possiamo continuare.”, scrive Nabokov in Disperazione.

Vladimir Nabokov aveva 33 anni quando scrisse — in russo — la prima versione di Disperazione. Era il 1932 e Nabokov si trovava a Berlino (“dove un’altra mostruosità aveva cominciato ad annunciarsi con il megafono”).
Fu a Berlino che nel 1936 il romanzo fu pubblicato per la prima volta da una casa editrice émigré dopo che il testo era già comparso a puntate, nel 1934, a Parigi. Come i lettori di Nabokov sanno, le sue opere del primo periodo, quelle scritte in russo, venivano pubblicate sotto lo pseudonimo di Vladimir Sirin (o Sirin-Nabokoff).

In seguito, lo stesso Nabokov tradusse in inglese il romanzo con il titolo Despair, poi in francese (titolo La Méprise).
Nabokov aveva idee molto precise e talvolta originali a proposito della traduzione di un’opera letteraria ed è per questo che il titolo si modifica da una versione all’altra (il titolo francese infatti, se lo traduciamo in italiano, suona come “Lo sbaglio”, “L’errore”).

Inoltre, da una versione all’altra, nel corso delle varie ri-edizioni, l’autore non esitava ad apportare modifiche anche sostanziali tanto che, come lui stesso dice, è possibile, paragonando le edizioni russa, inglese e francese, trovare differenze, aggiunte e tagli.

La prima edizione inglese non ebbe successo, e fu poi profondamente riveduta negli anni ’60.

E’ su questa versione che è stata realizzata la traduzione in italiano di Davide Tortorella.

All’epoca della seconda revisione del testo inglese, Nabokov era ormai uno scrittore celebre, l’autore cui Lolita aveva dato il successo mondiale.

Lui e la moglie Véra curavano con molta attenzione la ristampa delle prime opere e a ciascuna di esse Nabokov antepose delle prefazioni che ne raccontavano la genesi, l’iter editoriale e l’accoglienza della critica e del pubblico.

Detto per inciso: queste prefazioni sono tutte, a mio avviso, dei veri gioielli stilistici.

Sono spesso anche esilarantissime e meriterebbero di venir lette ed analizzate anche a prescindere dai singoli testi cui si riferiscono ma su questo non è adesso il momento di soffermarsi.

La Prefazione di Disperazione, scritta a Montreux nel 1965, è costituita da circa quattro pagine che sono un vero e proprio fuoco d’artificio.

Nabokov racconta, tra l’altro, come una bomba tedesca distrusse tutte le giacenze della prima edizione inglese, di cui rimase solo la copia da lui posseduta e fu anche per questo motivo che la seconda versione inglese e quella francese vennero rivedute e modificate.

A proposito delle differenze presenti nelle varie stesure, Nabokov scrive:

“Ho rivisto Otcjanie da cima a fondo […] so […] come sarei stato felice ed emozionato nel 1935 se avessi potuto leggere in anticipo questa versione del 1965. L’adorazione estatica di un giovane scrittore per quel vecchio scrittore che egli sarà un giorno è la più lodevole forma di ambizione. Quest’adorazione non è reciproca in quanto il soggetto più anziano nella sua più vasta biblioteca, pur rievocando con nostalgia un palato naturale e occhi senza cataratta, riserva solo un’impaziente alzata di spalle al confusionario principiante della sua giovinezza”

Sono rimasta talmente estasiata da queste quattro pagine che mi accorgo che sarei tentata di ricopiarle per intero il che, evidentemente, non è il caso di fare.

Mi limito a citare la chiusa della Prefazione, in cui, a proposito del protagonista Hermann, Nabokov scrive:

“Non ricordo che cosa ne è stato di lui in seguito, Dopotutto, nel frattempo sono passati altri quindici libri e un numero doppio di anni. Non ricordo nemmeno se il suo progetto di girare quel film sia mai andato in porto”

Nella pagina precedente, paragonando Hermann Hermann e Humbert Humbert aveva scritto:

“Si somigliano solo nel senso in cui possono somigliarsi due draghi dipinti dallo stesso artista in differenti periodi della sua vita. Sono entrambi furfanti nevrotici, eppure in Paradiso c’è un sentiero verdeggiante dove Humbert ha il permesso di passeggiare una volta l’anno al crepuscolo: mentre l’Inferno non concederà ad Hermann la libertà sulla parola”.

Nel 1978 il regista tedesco Rainer Werner Fassbinder diresse il film Despair (titolo tedesco Eine Reise ins Licht) tratto dal romanzo di Nabokov.

Despair Fassbinder

Gli interpreti erano Dirk Bogarde (Hermann Hermann), Andréa Ferréol (Lydia Hermann), Klaus Löwitsch (Felix).

Non ho visto il film e dunque non posso parlarne. Su di esso ho letto giudizi molto controversi.

Su YouTube c’è questo lungo stralcio.
E’ in inglese con sottotitoli in…ehm… serbo croato. Però ci si può fare egualmente, io credo, un’idea dell’impostazione di Fassbinder.
Mi è sembrata molto interessante la musica della colonna sonora, per quel poco che ho potuto vedere/sentire.

Despair Fassbinder
Despair Fassbinder
  • Il libro >>
  • Il film di Fassbinder su imdb >>
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20 risposte a DISPERAZIONE – VLADIMIR NABOKOV

  1. utente anonimo ha detto:

    Vorrei ringraziarti per aver segnalato un mio scritto recente. Ho letto con gusto questa esemplare recensione del romanzo di Nabokov, che però non ho ancora letto. Gli spunti che fornisci, i rimandi ad altri luoghi letterari, sono tanti. Mi vengono in mente alcune somiglianze, o meglio dovrei dire divergenze, significative con “William Wilson”, un racconto di Poe (anche nella scelta del nome, non trovi?). Penso anche a Sarmago. E, parlando di coincidenze, nel libro di cui ho parlato sul mio blog”, “Il libro perduto” di Bettiza, la critica a Dostoevskij ha molto spazio. Conoscevo la definizione ironica che ne ha dato Nabokov, ma ignoravo da dove provenisse.
    Condivido il tuo amore per le prefazioni, sono d’accordo sul fatto che alcune siano piccoli gioielli letterari indipendenti dal testo, e anche molto altro. Per qualche tempo mi sono occupato proprio di studiare le parti paratestuali dei libri e ho fatto delle scoperte sorprendenti.
    Ora vado a vedere la clip di Fassbinder.
    Ciao,

    Gioacchino

  2. gabrilu ha detto:

    Gioacchino
    A me piace segnalare/linkare cose che leggo in rete e che mi sono piaciute.
    Ovviamente le mie scelte non possono che essere spudoratamente soggettive, e limitate ai siti ed ai blog che leggo.
    Sicuramente mi sfuggono milioni di post e di articoli che mi piacerebbero assai ma ehu me misera nessuno di noi può leggere ogni giorno nemmeno un milionesimo di quello che offre la rete, per cui…

    — Sul tema del doppio, ed in particolare al “William Wilson” … beh, Nabokov era un estimatore di Poe, tant’è che s’è persino preso la briga di tradurlo nella sua amatissima lingua russa, perciò il tuo collegamento mi pare calzi a pennello…

    — Su Vladi e Dusty per ora mettiamo tra parentesi, d’accordo?

    Chè il tema è troppo ghiotto, e mica ce lo possiamo bruciare in tre righe, eh 🙂

    — Paratesti: come ti capisco come ti capisco.
    Sono vere miniere di informazioni.
    In Nabokov, poi, sono miniere con pilastri di cemento armato ed intonaci di amianto. Fondamentali.

    — Che te ne è parso della clip di Fassbinder?
    Io adoro Dirk Bogarde, senza se e senza ma. Anche nei film “alimentari” (e qualcuno lo ha fatto pure lui, eh, ne sono consapevole.

    Con Fassbinder funziono invece a corrente dis-continua alternata (nel senso che ci sono cose di lui che mi piacciono enormemente ed altre che rigetto in toto) e non sono sicurissima che mi andrebbe di vederlo per in intero, ‘sto suo “Despair”.
    A te che impressione ha fatto?

  3. utente anonimo ha detto:

    Ho cercato di ricordare se avessi mai visto un film di Fassbinder, ma temo di no. Il cinema mi interessa molto, ma purtroppo non ho molti mezzi: anni fa restavo sveglio fino all’alba per vedere “Fuori orario” su Rai Tre. La clip di “Disperazione” mi ha lasciato una grande curiosità. La musica e il passaggio non forzato tra i momenti dialogici e quelli di introspezione danno l’impressione che si tratti di un’unica scena, senza soluzione di continuità. Tanti particolari, tanti sotto-testi. Grazie per l’ottimo suggerimento di visione.

    Gioacchino

  4. utente anonimo ha detto:

    Pare che il commento appena postato sia andato perso. Forse è solo in fase di moderazione: riprovo… Ho cercato di ricordare se avessi mai visto un film di Fassbinder, ma temo di no. Il cinema mi interessa molto, ma purtroppo non ho molti mezzi: anni fa restavo sveglio fino all’alba per vedere “Fuori orario” su Rai Tre. La clip di “Disperazione” mi ha lasciato una grande curiosità. La musica e il passaggio non forzato tra i momenti dialogici e quelli di introspezione danno l’impressione che si tratti di un’unica scena, senza soluzione di continuità. Tanti particolari, tanti sotto-testi. Grazie per l’ottimo suggerimento di visione.

    Gioacchino

  5. gabrilu ha detto:

    Gioacchino
    I commenti qui non sono moderati. Per mia fortuna non ho avvertito mai, almeno sinora, necessità di farlo.
    E’ solo che ogni tanto Splinder ritarda un po’ a farli comparire, tutto qui.
    Succede spesso anche con i commenti che lascio io, e spesso anche con la pubblicazione dei post.
    Ci tenevo a precisarlo, per te e per tutti
    Ciao e a presto 🙂

  6. matisse ha detto:

    Io lo so come va a finire con la Disperazione. Non c’è altro. Grazie. Adesso vengo fuori.

    Un preneur de vue

  7. gabrilu ha detto:

    matisse, “una comunicazione di servizio”: ti ho spedito adesso una mail (tu sai perchè) ma non sono sicura che l’indirizzo sia quello giusto. Fammi sapere! 🙂

  8. matisse ha detto:

    Lo era, come ora saprai 🙂

  9. utente anonimo ha detto:

    Mio Dio!!… Sono proprio curiosa di sapere perché tu e Nabokov ce l'avete su con Dostoevskij…..:|

  10. utente anonimo ha detto:

    Scusa,ho dimenticato di firmarmi….Dragoval

  11. gabrilu ha detto:

    Dragovalinnanzitutto piacere di vederti qui  Per quanto riguarda il   Dusty,  gentile a dire "tu e Nabokov", ma io più modestamente mi sento di dire "Nabokov ed io"  :-)…Ma parlando seriamente:  posso solo dirti che tutti i motivi per cui la maggior parte dei romanzi di Dusty mi irritano e mi innervosiscono me li sono  trovati un giorno  scritti, esposti, sciorinati  ed argomentati da   Nabokov  in una delle sue  lezioni di letteratura russa, ma  sarebbe proprio impossibile riassumerli adesso qui  nello spazio di un commento.Mi sono trovata così in sintonia con  tutto quello che N. scrive in quelle pagine, le ho condivise così  totalmente che,   da quel giorno, mi sono sentita meno sola  Ciao,   grazie ed a presto, spero   🙂

  12. utente anonimo ha detto:

    Noo,non puoi farmi questo….. e le "Lezioni di letteratura russa sono anche uscite da quel dì fuori catalogo…..Comunque, se non altro almeno SO dove andare a cercare le (vostre) impietose crotiche contro il mio povero  Dostoevskij…Un saluto e a prestissimo

  13. utente anonimo ha detto:

    Ehm… critiche e non crotiche, ovvio… e sono sempreDragoval

  14. gabrilu ha detto:

    DragovalTra  "critiche" e  "crotiche"   potremmo  (che  ne dici?)  trovare una mediazione con le… "cotiche"  Per il resto… ti rispondo con  Fernando  Pessoa  quando scrive che"Ogni cosa a suo tempo ha il suo tempo"Ciao e grazie 🙂

  15. utente anonimo ha detto:

    Premesso che le cotiche sono sempre cosa gradita, magari in compagnia dei fagioli  e ovviamente con un bel po' di piccante….   ho trovato un sunto del giudizio di Nabokov  su Dostoevskij in un post di  Facebook….Naturalmente, aspetto fiduciosa che  la pia casa editrice che sicuramente avrà acquistato i diritti delle "Lezioni"  ci conceda il grande favore di una ristampa… anche perché, al momento, le loro quotazioni sul mercato dei libri usati superano i cento euro…. e aspetto fiduciosa anche un tuo contributo, al tempo, naturalmente.

  16. gabrilu ha detto:

    DragovalQuanti libri importantissimi sono spariti dalla circolazione! E non penso solo a questi di Nabokov.Però in compenso siamo sommersi da pile di volumi che non valgono nemmeno la carta su cui vengono stampati…Per tornare a Nabokov: io darei non so cosa per poter  leggere le sue "Lezioni sul Don Chisciotte" (oggi  ancora più introvabile delle lezioni di letteratura americane e di letteratura russa).Finirò per comprarmi il volumone  "Littératures"  in francese in cui c'è tutto ma proprio tutto.

  17. utente anonimo ha detto:

    Lo troveresti sul solito link di comprovendolibri al solito prezzo proibitivo.Dragoval

  18. gabrilu ha detto:

    Dragovalevidentemente non mi sono spiegata.Non sono una bibliomane alla Kien (giusto per   canettianamente intenderci).Se in italiano un   libro non lo trovo  guardo oltre  e  cerco altrove.Purtroppo, accidenti a me alla mia ignoranza, non sono in grado  di leggere in inglese (perchè se ne fossi capace, sai   il baffo che mi farebbero   tutte  'ste   case editrici italiane  che non ripubblicano Naboov  però i vesponi  e le acciairie   si)…. Però leggo il francese, e siccome i francesi  pubblicano di tutto e di più,  il  Nabokov di cui sopra me lo comprerò  in francese.Et de hoc  satis 

  19. utente anonimo ha detto:

    Scusami tanto,ero davvero convinta che ci tenessi ad averlo in italiano.Chiedo veniaDragovalps Effettivamente a volte le politiche editoriali a me appaiono incomprensibili, a volte anche suicide

  20. gabrilu ha detto:

    DragovalGrazie, invece, per il tuo suggerimento. Non siamo solo io che tu che  ci leggiamo, ci leggono anche altri, e sono sicura che sul link che ci hai fornito ci si sono  già   fiondati in tanti 

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