I PIACERI DELL’ACCHIAPPARELLO

Copertina anteriore

“E’ un’immensa partita a nascondino; l’Europa gioca ai quattro cantoni con l’America mentre i viaggiatori si abbandonano ai piaceri dell’acchiapparello; non appena gli svizzeri sono partiti per Positano o Rapallo, gli italiani prendono il loro posto a Saint Moritz, ed i francesi a Verbier; mentre i californiani visitano il paese di Shakespeare, gli studenti ingl esi vengono ad occupare i sedili vuoti degli auditori di San Francisco. La gente di campagna non viaggia ancora; quando ci si metterà, bisognerà dirigerla sulle città, dove potrà occupare i letti vuoti dei cittadini.”

(Paul Morand, Viaggiare)

Grande viaggiatore per lavoro (era un diplomatico) e per diletto, Morand mescola in questo gradevolissimo librino acute osservazioni sul moderno turismo di massa e ricordi personali sul modo di viaggiare all’inizio del Novecento.

Su questo tema, mi è sembrato delizioso il capitolo “Addio all’Orient Express” ricco di aneddoti sui bizzarri personaggi che popolavano un tempo questo celeberrimo treno.

E poi ci sono i consigli: per esempio questo su com’è utile conoscere le lingue, quando ci si reca all’estero:

“La conoscenza delle lingue straniere permette, in viaggio, di non comunicare con i propri compatrioti”

Mai motivazione mi sembrò più efficace.
Specialmente di questi tempi.
E’ già da un po’ che, quando vado all’estero, mi munisco di barba e baffi finti.

Altri consigli (riportati nel capitoletto “Bagagli”) non mi sono molto utili.

Quelli, ad esempio, sul tema “del fare la valigia”.

Nel far la valigia sono infatti, ormai, una sorta di Maga Houdini: riesco star fuori di casa per più di venticinque giorni solo con una trolley da “bagaglio cabina” (aerea, of course).

…Però suvvia, voglio egualmente riportare qualche consiglio di Morand.

Chi lo sa, magari i suoi consigli possono risultar utili ad altri

“Sapete fare le valigie? Sapete stringere delicatamente gli oggetti gli uni contro gli altri, in modo da evitare di trovare sopra quelli che erano sotto e viceversa?”

“Ricordate, acquistando una valigia, che nel corso di un lungo viaggio ci sarà sempre un momento in cui sarete costretti a portarvela da voi stessi”

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10 risposte a I PIACERI DELL’ACCHIAPPARELLO

  1. talpastizzosa ha detto:

    “La conoscenza delle lingue straniere permette, in viaggio, di non comunicare con i propri compatrioti” capito da sola su una spiaggia croata dove mi spacciai per croata (io bassa 1.60) davanti a dei tedeschi che si lamentavano di una rumorosa famiglia napoletana!! In questi momenti io non sono italiana e chiamatemi pure vigliacca ma non m’interessa. La maggior parte degli italiani (non tutti sia chiaro) sono rumorosi…

  2. gabrilu ha detto:

    Guarda Talpa, tocchi un tasto, ma un tasto… Meglio lasciar perdere, va.
    In questo particolare momento storico, poi, andare all’estero sapendo che il resto del mondo ci vede rappresentati istituzionalmente da certi figuri è proprio seccante (uso un eufemismo) 0__0

  3. PhileasFogg ha detto:

    Perfettamente d’accordo. C’è da vergognarsi… soprattutto in questi giorni. Qualunque altra nazionalità mi sembra preferibile!

  4. amfortas ha detto:

    Questo post (o meglio, forse, questo librino?) tocca un tasto dolentissimo per il qui scrivente Amfortas.
    Sono un pessimo viaggiatore, sempre stato. Sono in imbarazzo quando mi devo muovere da casa, mi ritrovo smarrito anche in luoghi che conosco a menadito dopo lunga frequentazione. Ho terrore dell’aereo, detesto il treno, piango sui traghetti. Sopporto solo l’autombile ed esclusivamente se guido io. Ho un problema di controllo, lo so benissimo. Mi preparo nei minimi particolari e mi rimprovero aspramente nel caso mi succeda un imprevedibile imprevisto. Metto ansia ai miei eventuali (e puoi immaginare, rari) compagni di viaggio.
    Dopo un po’ che sono arrivato mi rilasso ma è già ora di tornare a casa ed affrontare il viaggio di ritorno.
    Non ho mai contribuito al turismo di massa neanche quando mi recavo in posti gremiti dalla bella gente (?). Mi alzavo all’alba per non avere contatti. In teatro rifuggo come la peste i ricevimenti per la stampa e quindi mi sono guadagnato la fama di orso.
    Non è una brutta fama, tutto sommato, perché, magari dopo un po’, la gente ti lascia in pace.
    Nonostante tutto ciò sono riuscito a parlare in inglese con una coppia di tedeschi che voleva convincermi che Jonas Kaufmann fosse il più grande tenore di sempre.
    Insomma, alla fine mi muovo un pochino, ma quando torno a casa mi sento sempre come un reduce.
    E non posso neanche sperare di migliorare con gli anni, ormai 🙂
    Ciao gabrilu.

  5. stephi ha detto:

    Amfortas, sono troppo curiosa del contenuto della tua risposta in inglese. deducendo che ti “sbottoni” molto difficilmente la risposta doveva premerti molto! facci sapere se hai voglia! 🙂

  6. gabrilu ha detto:

    PhileasFogg
    Beh, proprio qualunque no, però io una lista di almeno cinque o sei ce l’avrei.
    Certo cmq che è proprio un brutto momento, questo…

    Amfortas
    Mi hai fatto morire dal ridere. Ti ho proprio “visto” su aereo, treno, traghetto.
    Mi hai convinta: adesso so che con te non viaggerei mai, scusami eh ma mi hai fatto venire l’ansia solo a leggerti ^__^
    In quanto all’orsaggine invece mi sento molto solidale con te.
    Per esempio, tanto per rimanere in tema: a me piace moltissimo viaggiare ***da sola***.
    La maggior parte dei miei amici si stupisce molto di questo, io invece me la passo divinamente.

    Stephi
    Mi associo alla tua richiesta.
    Conosco Amfortas solo dalla rete e non di persona, ma da quel poco che mi sento di aver capito di lui, sono sicura che se lo toccano dov’è il suo debole riesce ad argomentare di lirica anche in Cinese e in Venusiano 😉
    Ciao 🙂

  7. amfortas ha detto:

    Rispondo volentieri alla richiesta di chiarimenti.
    Dovete sapere che l’episodio a cui faccio riferimento si svolse in un palco della Fenice di Venezia. Trasferta sfortunata, ne scrissi anche in una delle mie consuete recensioni semiserie, perché Jonas Kauffman, che avrebbe dovuto interpretare Romeo nell’opera di Gounod, rinunciò all’ultimo momento. Non l’ho mai sentito dal vivo e avevo speso una fortuna quasi esclusivamente per lui. Inoltre, avevo acquistato il biglietto molti mesi prima, e siccome sono rincoglionito non ho fatto caso che la recita d’esordio cadeva l’ultima domenica di Carnevale, a Venezia appunto. Potete immaginare la mia gioia: una città che non mi piace, affollata comunque e io odio la gente, nel giorno in cui la stessa oltre ad ammassarsi ritiene indispensabile essere maleducata e vestirsi in modo intollerabile.
    La coppia di tedeschi aveva ricevuto i biglietti come benefit, erano due dirigenti di non ricordo quale importante azienda farmaceutica, e stravedevano per il loro Jonas. Il quale, appunto, non c’era. Il tenore che lo sostituì non cantò male ma i due coniugi sarebbero stati scontenti anche se ci fosse stato Alfredo Kraus redivivo. Al secondo intervallo mi chiesero come mai prendessi appunti e risposi che ero un giornalista. Apriti cielo! “Hai sentito Kauffman come Cavaradossi?” “Hai sentito K. quale Lohengrin?” ecc ecc. Insomma in tutti i ruoli K. , a giudizio dei signori, era il miglior tenore di sempre. Ad un certo punto ho pensato fossero i genitori, o almeno parenti stretti. Ovviamente ribattevo: “Sì, però Kraus, sì però Corelli, sì però Windgassen”, ma non c’era nulla da fare.
    Giuro, e qui mi vergogno molto, che a un certo punto mi sono inventato di aver sentito Kauffman in una Tosca dagli esiti catastrofici, tali da farmi abbandonare la recita dopo un “Lucevan le stelle” cantato dal loro mito in modo insopportabile. Alla fine dello spettacolo sono usciti dal palco senza salutarmi e nel foyer ho visto che m’additavano a un loro conoscente d’aspetto inquietante. Sono corso al primo vaporetto e mi sono confuso tra le maschere ghignanti.
    Ciao a voi, buon fine settimana 🙂

  8. gabrilu ha detto:

    Amfortas

    (ovvio che parlo per me. Stephi — se ne ha voglia — dirà la sua)

    Me lo sono goduto proprio, questo tuo raccontino.
    Mi ha fatto pensare a cosette analoghe che ho combinato pure io, di tanto in tanto…

    Vabbe’ va, magari un giorno o l’altro lo faccio pure io, un bell’outing operistico.

    TIE’

    ^__^

    P.S: In ogni caso grassie.

  9. annaritav ha detto:

    Il vantaggio di arrivare buoni ultimi è quello di godersi tutti insieme i commenti degli intervenuti :-p
    Mi sono divertita molto, a partire dal post e poi giù giù fino alla fine.
    Che altro dirvi, se non che siete una compagnia favolosa?
    Salutissimi, Annarita

  10. gabrilu ha detto:

    Annarita
    Bentornata! Lo sai che è sempre un piacere averti qui 🙂

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