HEIMAT

Heimat

Finalmente ho cominciato a vederlo anche io, sistematicamente e con attenzione, approfittando del fatto che i DVD di tutta la serie si possono acquistare in edicola con scadenza quindicinale, ottimamente doppiati in italiano.

Il trailer che ho inserito è invece in tedesco con sottotitoli in inglese.

Assieme ai telefilm americani — l’unica cosa ormai che trovo guardabile in televisione — ci sono un paio di serie che mi piacciono davvero molto — la visione di Heimat costituisce la mia principale occupazione serale.

Con Heimat sono arrivata al quarto film della prima serie (Heimat 1).

Non voglio parlarne adesso, è ancora troppo presto.

Posso solo dire, per ora, che la visione di questo che, con Berlin Alexanderplatz (1980) di Fassbinder, è stato uno dei due grandi eventi cinetelevisivi del decennio 1980-89 e — dicono — una delle serie televisive più apprezzate da Stanley Kubrick, è davvero un’esperienza straordinaria.

Heimat

Chi volesse vedere Heimat e non avesse la pazienza, la costanza o la voglia di andare in edicola ogni quindici giorni, può acquistare tutta la serie direttamente >> qui

Qualche link per saperne di più su quest’opera colossale:

  • La scheda su imdb >>
  • Ottime pagine in italiano sull’ “epopea di Schabbach” >>
  • Su YouTube, stralci di un’intervista al regista e sceneggiatore Edgar Reitz (con traduzione italiana) >>
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Informazioni su gabrilu

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45 risposte a HEIMAT

  1. stephi ha detto:

    la tua “impronta” mi ha fatto venire voglia di affrontarlo, perché in passato mi sono fatta spaventare dalla mole e dal poco tempo che pensavo di avere da dedicarci. Ma andando avanti so che il tempo c’è sempre per le cose che desiderano venirci incontro. Forse il momento è maturo, e poi mi piace l’idea della “con-esperienza”. Ti farò sapere 😉

  2. annaritav ha detto:

    Anche mio marito ha la serie completa e mi ha parlato con entusiasmo di Heimat, dovrò organizzarmi e cominciare a vederlo. Il guaio è che di giorno non faccio mai in tempo a mettermi davanti alla tivù e la sera voglio leggere. Dovrò escogitare qualcosa :-). In questo periodo sto guardando una serie televisiva inglese, Desperate Romantics. Il titolo è orribile, ma l’argomento è la confraternita dei Preraffaelliti e io vado in brodo di giuggiole! Buon fine settimana, Annarita

  3. arden ha detto:

    La prima serie è, secondo me, la migliore: a me è piaciuta tutta moltissimo.
    Le altre sono anche loro belle, ma meno: non manca, in alcuni episodi, qualche momento di pesantezza.

  4. gabrilu ha detto:

    Stephi, Arden, Annarita
    Mi piacerebbe molto creare un “tag” in cui si potesse chiacchierare di Heimat.
    Un Tag (o un thread, fate voi) in cui ciascuno dicesse la sua: chi non l’ha ancora visto, chi l’ha visto ma non tutto, chi l’ha visto tutto per intero e… etc.

    Ma ormai sono diventata troppo pigra per questo tipo di progetti faraonici.
    E poi, so che la gente si stufa.

    Perciò facciamo così: chi ha voglia di scrivere qualcosa su Heimat lo scriva. In pubblico o in privato.

    Io non potrò che essergliene grata, chè Heimat merita.

    Arden
    Non ho dubbi che sulla distanza ci saranno anche momenti di stanca.
    Tutte le grandi opere hanno i loro momenti di stanca. E’ normale, quando si tratta di opere progettate e realizzate sul “lungo tempo”.

    Cmq è bene che mi taccia.

    Per ora ho visto troppo poco e non ho titolo per proferir verbo.

    Anche se quel poco che ho visto fin’ora m’è piaciuto davvero assai.

  5. oyrad ha detto:

    Ma… ma… ma…

    Io… io… non sapevo neppure dell’esistenza di questa serie! O___O
    Dovrò rimediare! Nel frattempo, ti ringrazio molto per averla segnalata 🙂

  6. bruder84 ha detto:

    Appena finito di vedere tutti gli 11 episodi del primo Heimat su dvd.
    Mi mancheranno la nonna Katharina e Maria.
    Sublime

  7. utente anonimo ha detto:

    Non sapevo nulla di questa serie e mi hai molto incuriosita.
    Non ho la pazienza di andare in edicola, ma ho visto su IBS che usciranno a fine Ottobre tre cofanetti.
    Quasi quasi ci faccio un pensierino.
    Come sempre grazie di segnalarci queste chicche.
    Un saluto
    Angelita

  8. gabrilu ha detto:

    Oyrad
    Pensa tu che ero molto perplessa, nel mettere questo post. Pensavo: ma a chi vuoi che interessa? Quelli interessati l’hanno già visto tutti, io sono l’ultimo fanalino di coda.
    E invece… mai dare nulla per scontato.
    Sono davvero contenta se con questa notarella sono riuscita a stimolare la curiosità di chi ancora non conosceva questa serie.
    Però non ti aspettare cose alla Lynch, eh.
    Qui siamo su tutt’altro registro. Ti devi sintonizzare su una lunghezza d’onda completamente diversa. Splendida, ma diversa. Sappilo 🙂

    bruder84
    Eh, si, Katharina e Maria sono due personaggi femminili straordinari interpretati da due attrici straordinarie.
    Ciao 🙂

    Angelita
    I cofanetti erano in vendita già da tempo, li avevo visti mesi da da Feltrinelli poi erano spariti dalla circolazione.
    Adesso evidentemente li stanno rimettendo in vendita.
    Ai tempi non li avevo comprati perchè non volevo impegnarmi “a scatola chiusa” (o per meglio dire “a cofanetti chiusi”). Volevo almento fare un assaggio, prima di decidere di seguire fino in fonodo.
    Ora ho assaggiato e … andrò sicuramente sino in fondo 😉

  9. stephi ha detto:

    http://www.reflections.it/interviste/2005/edgar_reitz/text.htm 

    trovato nelle "recherches   internetiane" (infatti poi te lo ritrovi anche di la dalla Helga Schneider)
    tra l’altro mi sembra un sito molto interessante!
    buona visione e lettura!

  10. stephi ha detto:

    http://www.reflections.it/interviste/2005/edgar_reitz/text.htm 

    trovato nelle "recherches   internetiane" (infatti poi te lo ritrovi anche di la dalla Helga Schneider)
    tra l’altro mi sembra un sito molto interessante!
    buona visione e lettura!

  11. gabrilu ha detto:

    Stephi, grazie per il link all’intervista di Reinz  ( bella,  la foto   )
    L’intervista però non la voglio leggere adesso, me la conservo  per quando avrò finito di vedere almeno Heimat 1.
    A proposito,  sono arrivata  al 9° episodio e confermo che  è bellissimo, devi, devi,  devi vederlo!
    Io ne guardo in media  due episodi alla settimana (un episodio dura mediamente 59 mn tranne eccezioni in cui un  solo singolo episodio  dura  anche   due ore). Non c’è fretta, ed è un ritmo di visione  che si addice a quello  del film 

  12. stephi ha detto:

     uno, avevo voglia di farti un saluto 
    due, ho iniziato a guardare "Heimat" e sono già addicted, anche se ancora molto all’inizio per mancanza di tempo.
    Ma adesso arriva il weekend…

  13. stephi ha detto:

    dimenticavo, nell’intervista linkatati Reitz fa esplicitamente riferimento alla "Recherche…" spiegando ch’era quello il suo riferimento intimo ed ambito! Ma tu hai oramai le antenne sviluppatissime per tuttu ciò che ad essa si collega!
    o lo sapevi? 

  14. utente anonimo ha detto:

    Sono alla terza serie e mi mancano 2 episodi. Non ho il coraggio di finire, devo trovare qualcosa per questo inverno!

  15. gabrilu ha detto:

    Stephi, che bello che ti sembra bello! Sono contenta, ma non poteva  che essere così  
    Non ti affrettare.  Come hai visto,   Reitz  punta sulla  lunga distanza… Richiede non lo scatto del centometrista ma la costanza e il fiato del fondista.   Ma ne riparleremo.
    Ciao

    Anonimo #13
    Benvenuto ad un altro  heimattiano   

  16. stephi ha detto:

     Ho finito il primo capitolo "Fernweh", e quindi sono arrivata (solo) al 1933. che mi si permetta di buttare giù alcuni pensieri:

    Già la parola stessa Fernweh riassume (ed è tipico per il tedesco) in una parola tutto un concetto: in italiano servono più parole per nominarlo: la nostalgia della lontananza, ma ci sta dentro proprio quel consumarsi nella nostalgia di luoghi lontani, o meglio ancora di tutto ciò che non conosciamo.
    e lo personifica lui, Paul, personaggio enigmatico, dolce, animato da un ardore che ci cattura! All’inizio, appena tornato dalla (1°) guerra si distingue subito come punto silenzioso in tutto quel chiacchericio che gli sta intorno. Lui non parla, sogna!

    Se c’è una cosa che apprezzo tantissimo sono i tempi distesi, spianati del racconto che seguono così naturalmente un bisogno fisiologico di pause di riflessione, di "pensarci su", come ci succede realmente nel ns. percorso vitale. Che, per l’appunto non è solo azione, ma anche molta riflessione, sogno( Calderon de la Barca la sapeva lunga!!:-) )

    L’interscambiarsi tra color e B/N è sorprendente ma soprattutto molto poco scontato. Fino adesso lo associo al mondo emotivo, trasognato o sognato dei vari personaggi.
    Scene da antologia, molti, alcuni che mi si sono impressi:
    ° il viaggio in treno di Paul ed Antonia, lei, personaggio che osa a pronunciare e ad azionare i nostri sogni!
    ° Il ritrovamento del cadavere nel bosco mi ha fatto venire in mente Fritz Lang con il suo "M, il Mostro di Duesseldorf",  la macchina da presa indugia sui visi dei circostanti e aumenta a dismisura la tensione nello spettatore!

    E poi la natura che meriterebbe una intera riflessione a parte per come è rappresentata da Reitz così congruo con la concezione tedesca di essa. l’animo si dispiega (come nella famosa poesia di Eichendorff  "Mondnacht") e vola sopra le lande come se tornasse a casa ( …flog durch die stillen Lande als floege sie nach Haus) 

    P.S.: raccomando caldamente un libricino molto utile alla comprensione dell’animo tedesco :
    Piccolo viaggio nell’anima tedesca di Vanna Vannuccini e Francesca Predazzi

  17. stephi ha detto:

     Ho finito il primo capitolo "Fernweh", e quindi sono arrivata (solo) al 1933. che mi si permetta di buttare giù alcuni pensieri:

    Già la parola stessa Fernweh riassume (ed è tipico per il tedesco) in una parola tutto un concetto: in italiano servono più parole per nominarlo: la nostalgia della lontananza, ma ci sta dentro proprio quel consumarsi nella nostalgia di luoghi lontani, o meglio ancora di tutto ciò che non conosciamo.
    e lo personifica lui, Paul, personaggio enigmatico, dolce, animato da un ardore che ci cattura! All’inizio, appena tornato dalla (1°) guerra si distingue subito come punto silenzioso in tutto quel chiacchericio che gli sta intorno. Lui non parla, sogna!

    Se c’è una cosa che apprezzo tantissimo sono i tempi distesi, spianati del racconto che seguono così naturalmente un bisogno fisiologico di pause di riflessione, di "pensarci su", come ci succede realmente nel ns. percorso vitale. Che, per l’appunto non è solo azione, ma anche molta riflessione, sogno( Calderon de la Barca la sapeva lunga!!:-) )

    L’interscambiarsi tra color e B/N è sorprendente ma soprattutto molto poco scontato. Fino adesso lo associo al mondo emotivo, trasognato o sognato dei vari personaggi.
    Scene da antologia, molti, alcuni che mi si sono impressi:
    ° il viaggio in treno di Paul ed Antonia, lei, personaggio che osa a pronunciare e ad azionare i nostri sogni!
    ° Il ritrovamento del cadavere nel bosco mi ha fatto venire in mente Fritz Lang con il suo "M, il Mostro di Duesseldorf",  la macchina da presa indugia sui visi dei circostanti e aumenta a dismisura la tensione nello spettatore!

    E poi la natura che meriterebbe una intera riflessione a parte per come è rappresentata da Reitz così congruo con la concezione tedesca di essa. l’animo si dispiega (come nella famosa poesia di Eichendorff  "Mondnacht") e vola sopra le lande come se tornasse a casa ( …flog durch die stillen Lande als floege sie nach Haus) 

    P.S.: raccomando caldamente un libricino molto utile alla comprensione dell’animo tedesco :
    Piccolo viaggio nell’anima tedesca di Vanna Vannuccini e Francesca Predazzi

  18. stephi ha detto:

     Eh no, sbagliavo, sono arrivata al 1929…

  19. gabrilu ha detto:

    Stephi, avevo intuito  che il significato dl "Fernweh" fosse questo, lo avevo dedotto dal filmato,  ed ora tu confermi.
    Concordo  complessivamente  con le tue considerazioni. Sull’uso misto di BN e colore però,   avevo fatto anche io  le tue stesse riflessioni, ma  ho poi  letto da qualche parte che Reitz  ne dà una spiegazione     abbastanza diversa.

    Da parte mia spero di riuscire a raccogliere le idee e fare un post alla fine del primo ciclo Heimat 1, ma ben vengano anche le osservazioni  in itinere 

    Mi sono annotata il libro  che hai indicato, grazie.

    Per il Mondnacht di  Schumann-Eichendorff  ti propongo quest’altra interpretazione di Fischer Dieskau, che ancora oggi io considero il  più grande  interprete maschile dei Lieder. E’ accompagnato al pianoforte da Sawallisch.
    L’audio è ottimo, peccato però che ci sia un lievissimo difetto di sincronizzazione, ma il filmato è egualmente  bellissimo.  

  20. gabrilu ha detto:

    Stephi, avevo intuito  che il significato dl "Fernweh" fosse questo, lo avevo dedotto dal filmato,  ed ora tu confermi.
    Concordo  complessivamente  con le tue considerazioni. Sull’uso misto di BN e colore però,   avevo fatto anche io  le tue stesse riflessioni, ma  ho poi  letto da qualche parte che Reitz  ne dà una spiegazione     abbastanza diversa.

    Da parte mia spero di riuscire a raccogliere le idee e fare un post alla fine del primo ciclo Heimat 1, ma ben vengano anche le osservazioni  in itinere 

    Mi sono annotata il libro  che hai indicato, grazie.

    Per il Mondnacht di  Schumann-Eichendorff  ti propongo quest’altra interpretazione di Fischer Dieskau, che ancora oggi io considero il  più grande  interprete maschile dei Lieder. E’ accompagnato al pianoforte da Sawallisch.
    L’audio è ottimo, peccato però che ci sia un lievissimo difetto di sincronizzazione, ma il filmato è egualmente  bellissimo.  

  21. stephi ha detto:

     Eh, lo so Dieskau era e rimane un grandissimo della liederistica, ma ho scelto apposta l’altro per fare largo ai giovani ma anche perché questo Goerne è uno promettente, a mio avviso. Un altro degno erede di Dieskau è Thomas Quasthoff. Nella liederistica specialmente è avvolte più contemporaneo, senza per questo deficere nella tecnica. il suo discorso sul canto espressivo è molto interessante e per me nell’ascolto convincente!
    (stasera spero di andare avanti nella visione, oramai la dipendenza è entrata in circolo…)

  22. stephi ha detto:

     PS.: puoi anticiparmi la spiegazione reitziana a proposito dell’uso del B-N/colore? 

  23. gabrilu ha detto:

    Stephi, dell’uso del BN e del colore Reitz parla nell’intervista che ho trovato su YouTube e di cui ho messo  il link alla fine del post.

    Lui dice che  privilegia il BN per i visi, per sottolineare la psicologia dei personaggi mentre invece  adopera il colore per l’ambiente la natura, il contesto.

  24. gabrilu ha detto:

    Stephi, dell’uso del BN e del colore Reitz parla nell’intervista che ho trovato su YouTube e di cui ho messo  il link alla fine del post.

    Lui dice che  privilegia il BN per i visi, per sottolineare la psicologia dei personaggi mentre invece  adopera il colore per l’ambiente la natura, il contesto.

  25. stephi ha detto:

    sono arrivata al 1943, ho finito ieri con "Fronte interno – Heimatfront", e più vado avanti più mi tira dentro. Guarda, Gabriella, che la tua responsabilità in tutto questo è grande tu sei stata la spinta definitiva a muovermi ad affrontarlo e te ne sono molto grata!
    con riferimento al tuo 3d su "la Madonna di Treblinka" mi viene da "cortocircuire" con l’importanza e il peso dello sguardo come mezzo stilistico in Heimat. Straordinario come riesce Reitz a caricare di significato gli sguardi, verso persone, verso oggetti (mi viene in mente lo sguardo gettato da Pauline verso il campanile per vedere l’ora quando suo marito parte per "consegnare la macchina a Hitler").
    Lo sguardo di Eduard quando porta per la prima volta Lucie a casa e non vuole che veda suo padre che sta seminanado.
    lo sguardo che non vede più (ma vede molto) di Mathias.
    Lo sguardo di Lucie che viene "lesinato"…
    Gabriella, tu dove sei?

  26. stephi ha detto:

     mi sia permessa di aggiungere una riflessione più generica che per l’appunto riflette una sensazione che attraversa la mia visione: 

    è come vedere una trama (quasi nella sua accezione tessile) che sottosta al percorso di un popolo (in questo caso quello tedesco) che lo sorregge. Di solito nel ripercorrere un periodo storico gli autori di tale impresa scelgono personaggi o eventi di spicco : Reitz fa diventare emblematica la normalità, persone, gesti, gesta, eventi di tutti giorni e di tutti noi. è come se avesse tessuto un arazzo enorme con fili di lana comune.

    Anche nell’uso dei tempi (una cosa che mi appassiona sempre di più) lui segue tempi fisiologici (quasi aristotelici) e lo percepisco con grande benessere: lascia il tempo ad uno sguardo di espandersi, ad una parola di trovare destinazione, ad una carezza di spiegarsi…

    e poi ci sono cose che per chi è cresciuto in quel paese (la germania per l’appunto) sono immancabili: fate attenzione all’importanza della mela!

    comunque le cose da annotare sarebbero innumerevoli, ma colgo l’invito iniziale di Gabriella a lasciare giù qualche riflessione di percorso, e al contempo ti ringrazio molto per questa possibilità, Gabriella! Buona domenica
     

  27. gabrilu ha detto:

    Stephi, belle le tue considerazioni sugli sguardi… Sono d’accordo con tutte  le tue osservazioni, però a me   — confesso —  è totalmente sfuggita la questione dell’importanza della mela!

    L’ultimo episodio che ho  visto  è "L’Americano" e per la verità, ferme restando tutte le cose positive di cui abbiamo già parlato, che non sto a ripetere e  e che ci sono sempre, è stato il primo episodio che  mi ha lasciato molto perplessa per una serie di cose secondo me  non coerentemente affrontate e risolte. Ho  rilevato  molte incongruenze, in questo episodio.

    Per il resto, adesso posso  cominciare a fare alcune considerazioni di carattere generale.

    Comincio anche ad avere i miei  personaggi preferiti. Almeno, di questa prima generazione.
    Io metto, nell’ordine: Maria e la nonna Katarina ex aequo, Eduard mi sembra un personaggio  parecchio interessante perchè  mi sembra rappresentare quella parte di tedeschi (che ci sono stati)  ingenui e bonaccioni che si sono ritrovati "nazisti per caso". Poi c’è Otto, anche lui un bel personaggio…

    Mi piace molto lo spazio che Reitz dà  al femminile, alla condizione delle donne.  Tutti i personaggi femminili — anche quelli marginali —  sono  bellissimi, molto diversi tra loro e rappresentati con una grande sensibilità. Davvero "il femminile" è trattato con grandissima  perspicacia, delicatezza e profondità.

    Vabbè, per ora mi fermo qui.
    Mi riservo per dopo altre   riflessioni più sostanziose  😉

  28. stephi ha detto:

     ma, non so, forse sto enfatizzando una cosa che comunque mi ha toccato molto, anche perché per me è un elemento che mi rimanda come la madeleine: la mela
    la prima volta mi salta all’occhio nel 1° episodio (sono d’accorda, gabriella, ad esempio la ragazza morta che fine ha fatto?)
    quando si vede Paul che sta bricolando con la sua radio e la macchina da presa si ferma sulla mela accanto al pane imburrato. una merenda classica nostra:  il pane imburrato leggermente salato con la mela, quel mischiarsi di sapori burrosi, salati e fruttati….
    Pauline e Maria negli anni ’50 vanno al cinema (che bella quella scena!) e cosa addentano nel bel mezzo del film: una mela
    Quando si festeggia e non mi ricordo più se Eduard o Kroeber va giù in cantina per prendere una bottiglia di vino ti ricordi il graticcio dove tutte le mele sono spianate, le mele che poi ti aiutano nell’inverno di ricordare l’estate passata…
    non so , ripeto il mio ricordo proustiano può benissimo avermi tradita ma ovunque lui coinvolge tale frutto mi sembra esprima qualcosa di molto "madeleiniano"!

    Eh si, le donne, la mia preferita in assoluto è Katharina, poi si Maria ma ho anche una grande simpatia per Lucie e Martina!

  29. gabrilu ha detto:

    Stephi,  alla decodificazione della mela non ci sarei mai arrivata, da sola!
    La ragazza morta nel primo episodio io l’ho interpretato come un simbolo delle prime avvisaglie delle persecuzioni contro gli ebrei (si dice infatti che la ragazza era  ebrea). Non dunque un elemento narrativo, ma un simbolo, un "segno".
     

  30. stephi ha detto:

     2 novembre, piove, giornata davvero autunnale, giornata regalata di ferie, marito a casa, quale condizione più ideale per procedere nella visione di "Heimat"!

    Doppio appuntamento "L’amore di soldato" e "L’americano".

    Scena centrale e imperdibile: il ritorno di Otto e l’ultima notte con Maria. Mi colpisce la capacità di Reitz di cogliere nelle piccole cose, nelle cose quotidiana siano queste gesti o parole quasi una "poesia esistenziale". E come non  anteporre poi l’invito di Maria ad Otto di entrare nel suo letto per potersi riscaldare con la coperta che offre a Paul dicendogli: "non si possono cancellare 20 anni dicendo ho freddo!"

    Lucie continua a piacermi con questo suo miscuglio inestricabile tra donna quasi bigotta ma con questa Ahnung , questo istinto quasi,  per una dimensione più grande più ampio del mondo, della vita. e poi questo pragmatismo molto "berlinese" (quando arrivano gli americani…)

    Paul torna, faccio fatica a risvegliare l’iniziale simpatia per il suo personaggio. Mi ritrovo nella sfiducia di Maria, ma come sono grata a Reitz della scena così "risolta" nel dubbio, quando lei gli chiede come mai aveva deciso di abbandonare tutto e tutti, e lui semplicemente risponde: non lo so!
    Così succedono le "grandi" scelte della nostra vita! raramente ne siamo coscienti, si segue qualcosa di molto sconosciuto a noi stessi…

    ma poi la natura, il suo ruolo nell’animo tedesco, è lei che costituisce una vera memoria indelebile in noi, e lei che ci s’imprime fino a tessere dei legami che vanno anche oltre quelli personali, forse la vera Heimat è lei…

    Gabriella, dove sei arrivata?

    Non hai idea quanto ti pensi durante questa visione! sei stata la motivazione per finalmente aprire il cofanetto, e che bello…

    P.S.: ovviamento c’è stata una svista nel mio intervento sulla mela. la scena del cinema non si svolge negli anni ’50 ma negli anni’30.

  31. gabrilu ha detto:

    Eh, Stephi,  sono rimasta indietro e tra poco mi supererai di certo. Sono ancora  a L’Americano, perchè poi per motivi vari ho dovuto saltare il mio appuntamento settimanale con Reitz 
    Concordo con tutto quello che hai rilevato tu, ma non mi è piaciuto per niente il "nuovo" Paul: è proprio un’altra persona, sia fisicamente  che come modo di comportarsi. Non è soltanto cambiato — cosa inevitabile ed ovvia  perchè sono passati vent’anni  in cui le sue esperienze sono state diametralmente opposte a quelle dei suoi parenti rimasti a Schabbach — ma non ci ho visto una traformazione, ci ho visto proprio  un’altra persona in cui nulla, ma proprio nulla mi  riportava anche in minima parte al vecchio-giovane Paul.
    Non so se riesco  a spiegarmi…So solo che la cosa mi   è suonata troppo stridente e in qualche modo mi ha rovinato la bellezza dell’episodio.
    Per il resto, te lo ripeto, sono d’accordo con le tue osservazioni.
    Ciao 

  32. stephi ha detto:

     ma si, è un cambiamento quasi irritante, la frattura del personaggio è nettissima : la scena del discorso alla festa, il banchetto, la macchina, l’autista… tutto questo una caricatura dell’americano, ed anche un po’ la raccolta dei luoghi comuni su di esso:  poco sensibile. "tamarro", dimostrativo, plateale… ma perché mai avrà "sacrificato" Paul per questo? Come ho scritto prima, l’unico momento che mi ha minimamente riconciliata è la scena di loro due, Maria e Paul davanti alla tomba di Matthias, dove lei chiede: ma perché tutto questo, perché sei partito per poi tornare così??? e lui, con sincerità da me inaspettata e per questo disarmante, risponde: non lo so!
    ma si rimane in ogni caso molto sbigottiti anche perché il personaggio di Paul apre in maniera così toccante ed enigmatico la saga, poi l’idea da me percepita geniale di toglierlo nello stesso modo enigmatico, lo si vede da dietro che s’incammina lungo la strada, inghiottito dall’incredulità di chi guarda, lo si rivede per quel poco necessario per poterlo collocare in America, ma la sua assenza è così presente, così ingombrante non solo per Maria. e poi mi torna così, che delusione…
    ma, forse, gabriella, ci sta, forse è molto più reale che una persona possa anche non adempiere alle speranza che abbiamo in lui riposte. lui semplicemente de- lude.

  33. stephi ha detto:

     ieri con la bruma novembrina ho finito di vedere  "Hermaennchen", che mi è piaciuto tantissimo, ma proprio tanto! c’è una sensibiità che emana da questa figura così sognante, ingenuo ma determinato dato proprio i suoi sogni e la sua giovinezza che intinge tutto l’episodio e che ha un profumo bertolucciano di "the Dreamers". contiene tutta l’anima "romantica" tedesca nella sua accezione storica e ci sono dei momenti di alta poesia cinematografica (la lettera strappata che con l’insolvenza incrociata si trasforma in fiocchi di neve)

     Beh, rimane Anton che subisce una virata caratteriale poco consono al bambino che fu (un po’ come Paul),  ma rimane il suo forte legame con Maria che minimamente giustifica il suo comportamento.

    comunque bella, molto bella, tenua come un acquarello con contenuti forti e passionali da olio! 

    Un carissmo saluto a te Gabriella!!

  34. gabrilu ha detto:

    Stephi,   si, la scena dei frammenti di lettera che, in dissolvenza, si trasformano in fiocchi  neve è veramente da antologia.
    Io ho finito  di vedere Heimat 1  e l’ultima puntata (il cui titolo in italiano è tradotto con "La festa dei vivi  e dei morti") è semplicemente splendida.
    Un gran bel finale.
    Confermo poi il mio   amore per il personaggio di Maria   e la mia  grandissima ammirazione per Marita Breuer, l’attrice che la interpreta.
    Un volto eccezionale e una bravura strepitosa.
    Ho fatto qualche ricerca su di lei, mi pare di avere capito che è soprattutto attrice di teatro, non ha fatto altri film…

    E adesso sono pronta per Heimat 2.
    Che torna indietro negli anni e riparte dalla storia di Herman…

  35. stephi ha detto:

    trovato Heimat 2 sotto l’albero!
    fine anno berlinese!
    ti penso e mi auguro un’incontro estivo là! che bello che sarebbe…
    Auguri di cuore, Gabriella

  36. gabrilu ha detto:

    Stephi
    Comincerò a vedere Heimat 2 a gennaio, ho voluto mettere un intervallo fra il primo e secondo ciclo.
    Ti confesso che dopo lo splendido Heimat 1 ho un po’ il timore che il secondo non sia all’altezza, ma  vedremo…
    Hai visto che meraviglia il gran finale di Heimat 1, "La festa dei vivi e dei  morti"?

    Anch’io per Natale ho avuto un regalo molto…tedesco!
    Una mia amica sapendo quanto apprezzo Fontane e la Germania del Nord mi ha regalato i due volumoni Meridiani con quasi tutti i romanzi di Theodor Fontane!
    La maggior parte li avevo  già ma in volumetti sparsi,  altri invece sono preziosi perchè in italiano si trovano solo in questi due Meridiani Mondadori.

    Berlin, Berlin…   quasi sicuramente tra aprile-maggio andrò a Dresda e Lipsia: vuoi che non ci infili anche un paio di giorni  berlinesi? 
    Ti farò sapere  per tempo   

  37. ilariaisblogger ha detto:

    Ciao,
    sono capitata ‘per caso’ sul tuo blog proprio per Heimat : ero alla ricerca di informazioni, la mia scuola organizza un corso di cinema-letteratura che ha come soggetto proprio la saga di Reitz…

    In particolare, sto guardando in questi giorni Heimat 2, e devo dire che lo preferisco nettamente al primo, nonostante la mancanza di doppiaggio (ed è un problema, se come me non hai mai studiato tedesco, ma i sottotitoli lo rendono comunque scorrevole.).

    Grazie per aver segnalato le interviste al regista, mi saranno molto utili

    Buona visione, e complimenti per il blog!
    Ilaria

  38. gabrilu ha detto:

    Ilaria,
    non ho ancora cominciato     Heimat 2   ma il tuo parere mi conforta molto.
    Temo sempre che i n.2 dopo i n.1  non siano all’altezza.
    Vedremo.
    Per  le interviste  a Reitz devi ringraziare  Stephi, è lei che mi ha dato la dritta.
    Bellissima l’idea di utilizzare Heimat   per un corso di cinema-letteratura.
    Ciao, grazie  e  a-rileggerci, spero

  39. stephi ha detto:

    pensa, saranno due settimane oramai che abbiamo finito la visione di Heimat 1 e, si, l'ultimo episodio è ancora una volta un vero fuoco d'artificio! ritrovo addirittura un po' del giovane Paul, quello che lasciò così inspiegabilmente il suo paese e che temevo per un secondo svelassero il perché, invece no, per fortuna rimane una di quelle componenti inspiegabile persino forse per colui che se ne andò. Nel suo lutto per Maria lo riconosco…da antologia la scena della casa non più abitata da Maria ma pregna della sua assenza. i figli ci ritornano all'insaputa uno dall'altro ma Anton esce nel giardino e coglie dall'albero la mela!!! ecco che ritorna.chi sa come sarà ritrovarli in Heimat 2….

  40. utente anonimo ha detto:

    sono stato contagiato anch'io da heimat e da questo blogmaurizio

  41. gabrilu ha detto:

    Maurizio,  apprendere   che con qualche mio post  sarei riuscita   a  diffondere un certo tipo di contagio sarebbe per me una grande gratificazione  Ciao e grazie  

  42. utente anonimo ha detto:

    ho finito di vedere l'ultima puntata di heimat 1 e anch'io ho un po di paura di vedere heimat 2 e di rimanere deluso.mi sentivo già così a casa a schabbach che adesso ho paura di andare a muenchen con hermann :-)maurizio

  43. gabrilu ha detto:

    MaurizioAppena avrò completato  la visione di  LOST  sesta stagione  — che ho dovuto sospendere perchè sono partita —     mi deciderò a cominciare Heimat 2   e  a vedere cosa combina  Hermann  a Monaco   Si, anch'io mi  sentivo a casa,  a Schabbach …

  44. Senza ha detto:

    Tornando ad Heimat, nell'estate 2011,  ecco il

    Ritorno a Schabbach:

    e la chiesa di Schabbach:

    E poi, sul Reno, la casa di Hermann e Clarissa:

    sullo sfondo, in basso, Oberwesel

    l'ingresso

    e a un certo punto il silenzio e la solitudine sono rotte dall'arrivo dell'auto dei Simon!!

    Grazie  dell'opportunità di rivedere assieme luoghi cari

  45. gabrilu ha detto:

    #49
    Ma  che meraviglia. Certo per  le foto. Ma soprattutto  per quello che significano.
    E che tutti noi, qui, comprendiamo

    Puro "Reitz-srtyle"   (se posso permettermi)

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