LA MIA ROTE FADEN

Hannover - Rote Faden
Hannover
La “Rote Faden” dipinta sui marciapiedi del centro.
Seguendola si viene condotti in un giro di circa quattro km.
che tocca tutti i punti di principale interesse

Un paio di mesi fa ho ricevuto un messaggio privato da parte di una occasionale frequentatrice di questo blog che, tra le altre cose, si chiedeva e mi chiedeva se anche io abitassi in Germania. Aveva notato una notevole presenza di post su letteratura tedesca, viaggi in Germania realizzati o desiderati. Lei è un’italiana che vive — mi ha scritto — in Germania. Le sarebbe piaciuto parlare dei tedeschi e della Germania tra noi italiane che vivono in Germania.

Le ho detto che sono italiana, che vivo a Palermo ma che questo non mi impedisce di interessarmi alla Germania e… da allora è sparita.

Qualche giorno fa invece, un’altra frequentatrice del blog, italiana che vive a Parigi e che conosce bene il mio amore per la Francia, Parigi, per la cultura ed in particolare la letteratura francese in una mail mi diceva, scherzando: “… ho notato dal tuo blog che negli ultimi tempi hai sviluppato un’insana passione per la Germania…”.

L’aggettivo “insana” era scritto — ovviamente e tengo a ripeterlo — in modo scherzoso.

Però queste due mail molto diverse ma in qualche modo anche abbastanza simili mi hanno fatto un po’ riflettere.

E’ proprio vero infatti quello che le mie due interlocutrici hanno notato, e cioè il sovraffollamento di post sulla Germania, la sua letteratura, la sua storia.

I motivi di ciò sono più di uno, tutti talmente semplici da essere persino banali. Ne elenco solo qualcuno, e non necessariamente in ordine di priorità. Per la serie: “cambiando l’ordine dei fattori… etc.”

  • Innanzitutto mi interessa l’Europa e il ruolo della Germania nella storia e nella cultura europea è stato ed è enorme.
  • Credo di avere una discreta conoscenza della storia e della letteratura italiana e francese che ho sempre amato moltissimo.Per la musica classica sono, invece, sempre stata “tedesca” fino al midollo, la musica francese l’ho, infatti, apprezzata solo molto tardi, e soprattutto per merito di Proust. Che adorava Wagner (e ce ne sarebbe da dire, su questo, ma ora non è il momento) ma prese Faurè e Franck per il suo Vinteuil…Tornando a noi: ad un certo punto mi sono accorta che per quanto riguardava la letteratura tedesca, a parte i grandi classici tipo Kleist, Schiller, Goethe, Mann e qualche altro (che sono ormai,  almeno così voglio ben sperare, Patrimonio Universale dell’Umanità) sconoscevo quasi tutto degli scrittori contemporanei (anche qui, con alcune eccezioni costituite soprattutto da Grass e Böll), che della Germania nazista avevo una conoscenza troppo superficiale, frammentaria ed ormai abbastanza stereotipale; che della Germania divisa (dal Muro) e della DDR sapevo poco o nulla (diciamolo: mi sono scoperta di una ignoranza abissale), che insomma i miei “vuoti” erano colossali.

    Ho perciò deciso di cominciare a cercare di rimediare.

    Inoltre, non ero mai stata in Germania.

    Parigi mi ha attirato sempre come una calamita e quindi tutte le volte che potevo concedermi una gita fuori porta andavo a Parigi.

    Poi c’è la questione della lingua.

  • Non che io sia in grado di parlare correntemente il francese, ohibò (per leggerlo invece non ho problemi) ma insomma quando vado in Francia sono in grado di sostenere un qualche brandello di conversazione, anche se non troppo sofisticata mentre in Germania no e questo mi ha sempre trattenuta.Poi però mi è successo che sono stata per ben due volte a Budapest, splendida città in sono sopravvissuta egregiamente e mi sono detta: “Se sono riuscita a stare quasi un mese in mezzo a persone che parlano quasi esclusivamente l’ungherese, potrò cavarmela anche in Germania”.Mi sono presa di coraggio e l’anno scorso sono partita alla volta di Berlino. Che mi ha incantata (l’ho già scritto e ripetuto sino alla nausea e lo ripeterò ancora), in cui non ho avuto grossi problemi di … sopravvivenza linguistica e da allora ho deciso di vedere quanto più posso, della Germania.

    Non tutta, certo, perchè è enorme e con moltissime città grosse e molto importanti, però almeno le città considerate più significative voglio vederle, mi sono detta.

    E dunque a maggio sono stata a Monaco, e quest’estate Amburgo, Lubecca, Hannover… La prossima volta sarà (almeno lo spero) il turno di Lipsia e Dresda.

    Contemporaneamente, continuo a cercare di approfondire letteratura, cinema, storia. Ho parecchi libri già in lista d’attesa.

    Visitare città come Hannover, Monaco e soprattutto Amburgo dopo aver letto il libro di Sebald   Storia naturale della distruzione …. o La Germania bombardata di Jorg Friedrich significa vederle con occhi davvero molto, molto diversi da quelli di un normale turista.

  • Analogo interesse ed analoga ignoranza ho scoperto avere per la la recente storia e letteratura russa(anche qui, a parte i Grandi Classici che tutti conosciamo).Però Russia e dintorni (il territorio, tanto per intenderci, che fino a ieri era costituito dall’Unione Sovietica) rappresentano un ambito sterminato, e benchè faccia del mio meglio per saperne di più, l’impresa è ancora più ardua e le mie lacune molto più difficili da colmare. Anche se ci provo, eh, ci provo.
  • Il 99% delle mie letture di storia e letteratura italiana e francese risalgono a prima dell’apertura di questo blog, ed è questo il motivo per cui qui non parlo quasi mai di scrittori italiani e poco di scrittori francesi. Almeno, di quelli che prediligo: li ho letti e straletti tutti molto tempo fa. Però è cominciata per me l’epoca feconda delle riletture, e dunque non è escluso che tra poco comincerò ad alluvionare il blog di scrittori francesi ed italiani.E gli inglesi?! Gli inglesi per me costituiscono un mondo a parte, e prima o poi ne parlerò in un “a parte”. Perchè gli inglesi hanno anche loro — come tutti, del resto e per fortuna — una loro specificità che va rispettata.

Ed infine:

  • La scelta che di volta in volta faccio dei libri da leggere o dei film da vedere non è in funzione del blog.Al contrario: sul blog scrivo soltanto dei libri o dei film che vado leggendo (e nemmeno di tutti). Questo significa, ovviamente, che a volte il blog può risultare monocorde e (perchè no?) anche monotono.Ma è così che ho deciso di comportarmi sin dal primo giorno in cui ho aperto il blog, applicando cioè la mia regola personale secondo la quale è il blog che deve servire me, e non io il blog.

    Questo può avere come effetto che i visitatori ad un certo si stufino e non tornino, ma è molto meglio — per me  certamente  ma  credo non solo per me — che io scriva di cose che realmente mi interessano e che non scriva pensando al contatore.

    Se il contatore mi dà buoni numeri ne sono felice, ça va sans dire. Se il contatore cala, mi dispiace ma non sono disponibile a cambiare modalità di postare solo per questo motivo.

Per concludere: credo che  per  parecchio tempo parlerò ancora molto di Germania, di seconda guerra mondiale, di Russia, di ex Unione Sovietica…

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Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
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21 risposte a LA MIA ROTE FADEN

  1. w. ha detto:

    “prese Fauré e Franck per il suo Vinteuil”, dici: non (anche) Saint Saens?

  2. stephi ha detto:

    prima di tutto una delucidazione linguistica: sapevi che il modo di dire “roter Faden” si collega (forse) alle “Affinità elettive” dove Goethe lo coniuga come metafora raccontandoci che il diario di Ottilie viene attraversato da un filo che lega le sue simpatie che la caratterizzano nel suo insieme come nella marina inglese c’era in tutte le corde, sartie ecc. intessuto un vero e proprio filo rosso indissolubile per contraddistinguere la sua appartenenza alla corona. ho trovato assai interessante questa etimologia!

    circa il contenuto non poteva che toccarmi! era proprio questa tua passione germanofila che mi fece svegliare la mia curiosità (devo ammettere in combinazione con la tua “passione” musicale perché ti scoprì da Amfortas;-) ma più che curiosità una apertura molto emotiva come quando qualcuno/a bussa ad una tua porta interiore e la trova già aperta!
    come avevo raccontato un po’ di tempo fa non ho (avevo) un rapporto facile con la mia “tedeschitudine” e riconoscerò sempre il merito e la generosità tutta italiana nell’avermi curata da tale diatriba, ma dopo 24 anni (più o meno metà dei miei anni tutti) di vita passata in questo paese comincio a voler bene alle mie radici. di questo amore nascente addebito molto alla possibilità che mi si è presentata di cambiare punto di vista, e questo inteso letteralmente. spostarsi, cambiare sguardo (una tematica a me molto cara che mi fa amare profondamente la figura di John Berger) mettere distanza tra se e provenienza. In più penso che l’attrazione per l’altro sia questo paese, persona, lingua, letteratura… corrisponda ad una nostra esigenza molto personale di equilibrio. Così è stato per me, l’italianità mi è necessaria e mi ha arricchita moltissimo!
    I tempi sono cambiati e con loro anche mio sguardo su questo vostro/mio paese. Non è più innamorato, è molto più disincantato a volte anche sofferente e bisognoso del ristoro allemanno ma è anche più conscio e in ogni caso rimane molto grato nel poggiarsi sull’Italia per quello che per me è ed è stato!
    ma proprio nell’attuale situazione dove molto di ciò che all’inizio mi incantava non esordisce più questo effetto mi sono necessari, ma proprio vitalmente necessari voci e presenze come la tua, Gabriella, per continuare a credere nelle potenzialità che contrariamente all’attuale apparenza sorreggono questo paese che considero a tutti gli effetti parte di me!

    mi scuso con te per lo spazio da me occupato e ti confesso anche che inizialmente pensavo di scriverti una mail, ma sarebbe bello se (forse) questo sfogo potesse anche servire da apriporta ad un confronto più ampio!

  3. utente anonimo ha detto:

    C’è una cosa, in questo tuo bellissimo post, che mi interessa particolarmente. La voglia di esplorare un Paese in profondità, conoscerne i suoi vari aspetti, culturali, antropologici, gli stili di vita, la letteratura, la musica, oltre che la lingua. E’ una cosa che affascina molto anche me. Io ad esempio non riesco a visitare un paese per due o tre giorni, tanto per dire “sono stato lì”. Riesco a dedicarmi magari a pochi paesi europei, ma per guardarci dentro il più possibile. Poi sì, c’è quel luogo sterminato e abbagliante che si chiama Russia, nel cassetto dei sogni… 🙂
    Bartleboom

    PS: scusa anche me per la lunghezza, ti prendiamo un sacco di spazio stavolta, perché il post lo merita…

  4. amfortas ha detto:

    Hai tutta la mia ammirazione, Gabrilu, perché sei veramente una cittadina del mondo mentre io sono un provincialotto da quattro…euro.
    Mi piacerebbe essere più virtuosamente curioso, ma non ce la faccio perché dovrei superare troppe paure. Però ci sto lavorando, in qualche modo, e piccoli risultati si vedono (piccoli, ma meglio di nulla).
    Per quanto riguarda il blog sono proprio soddisfatto e ho raggiunto il mio equilibrio proprio quando ho deciso di scrivere solo di ciò che m’interessa sul serio e non dell’eventuale audience.
    Purtroppo, anche recentemente, ho visto a che risultati porta uno sguardo eccessivamente puntato sul contatore. Diventa uno scrivere a cottimo, che non rispetta le pause indispensabili anche in questo ambito. Meglio puntare, o almeno cercare di farlo, sulla qualità che sulla quantità.
    Ciao.

  5. stephi ha detto:

    decisamente d’accordo con amfortas, è la qualità e non la quantità che alberga in se la possibilità di durata e sostanza. e la sostanza si sente da entrambi :-))

  6. gabrilu ha detto:

    w.
    Certo, **anche** Saint Saens. Ma non intendevo, qui, analizzare a fondo i musicisti preferiti di P. o cui P. si ispirò per il personaggio di Vinteuil , la sua Sonata ed il Settimino…
    Ciao e grazie

    Stephi grazie come sempre.
    Il significato originario (marina inglese etc.) del “filo rosso”, o “fil rouge” come lo chiamano i francesi lo conoscevo. Non ricordavo invece il passaggio de “Le affinità elettive” riguardante il diario di Ottilia…

    A proposito del rapporto con la propria terra e il proprio paese, io ho, ad esempio, un rapporto mooooolto ambivalente nei confronti dell’Italia (ma la cosa è abbastanza circoscritta a questo particolare momento politico che attraversiamo e che spero spero spero non peggiori ulteriormente) ma soprattutto con la Sicilia e la “sicilinianitudine”, con Palermo e la “palermitanitudine”…
    Amo molto certi aspetti, ne odio terribilmente altri.
    E probabilmente è proprio perchè ci sono dentro fino al collo e sono troppo emotivamente coinvolta che mi riesce meglio guardare altrove. Almeno, in questa fase della mia vita…
    Mi fa sempre piacere leggerti perciò fallo in pubblico e, se e quando vuoi, anche in privato.
    Ciao 🙂

    Bartleboom
    A chi lo dici…
    Detesto il turismo “mordi e fuggi”.
    Detesto correre come una trottola per poter dire “io ci sono stata” e poi non ricordare niente di quello che si è visto ed avere assimilato/metabolizzato lo zero bollito.
    Preferisco vedere poche cose ma bene e possibilmente ragionarci su prima durante e dopo.

    Soprattutto poi detesto le persone che, dopo essere state pochi giorni o al massimo qualche settimana in un Paese diverso dal proprio per storia, cultura, lingua etc. pretendono poi, una volta tornate a casa, di saper tutto e si sentono autorizzate a parlare in termini del tipo: “gli inglesi sono così e colì, i francesi sono colì e colà…i russi ” etc.

    Amfortas eh, eh,abbiamo già assodato che non potremmo mai e poi mai fare un viaggio assieme, noi due, ti ricordi che ne abbiamo parlato? ^__=

  7. stephi ha detto:

    eppure ci deve essere qualcosa, intendo qualcosa iscritto nel nostro DNA, che ci attira reciprocamente quelli del nord a quelli del sud (o viceversa). non provenendo di terre meridionali, è proprio lui, il meridione che m’attira irresistibilmente! La Sicilia fa oramai parte di una nostra (mia e di mio marito) necessità logistica (prevalentemente estiva) e Palermo la ricordo come un’entità molto affascinante e misteriosa della quale posso immaginare tuttavia facilmente anche i versanti esistenziali estremamente duri e difficili. ma insisto, secondo me è la legge del compenso che ci lega! :-))

  8. annaritav ha detto:

    Concordo sulla tua interpretazione del blog, altrimenti si diventa schiavi del contatore e si perde di vista il gusto della scrittura. Chi ti frequenta fedelmente sa che qui può trovare sempre notizie interessanti e stimolanti. Un abbraccio, Annarita

  9. valigiesogni ha detto:

    Già ci tocca sentir parlare di audience e scelte legate all’audience sulle prime pagine di tutti i quotidiani, se poi si comincia pure “ad usare” il proprio blog con l’occhio al contatore, non c’è più speranza!
    Cara Gabrilu, forse il blog potrà anche risultare monocorde per qualcuno, ma per altri è l’opportunità di un diverso punto di vista. Per me, ad esempio, ogni tuo post rappresenta una finestra che si apre su una cultura sconosciuta. Non ho letto buona parte dei libri che menzioni, ho visto pochissimi film tra quelli che citi ma proprio in ciò sta il fascino. I tuoi post, oltre a farmi sentire profondamente ignorante, generano curiosità, mi spingono ad acquistare un libro anziché l’altro. Poco conta se poi li leggerò tra dieci anni, intanto s’è svegliata la curiosità per un nuovo sentiero, snobbato, senza motivo, fino a qualche tempo fa. Ecco, t’ho rubato un sacco di spazio anch’io!
    Grazie per i tuoi splendidi post
    Barbara

  10. sabrinamanca ha detto:

    Compatibilmente con il lavoro e la bimba, in me sta crescendo in modo lento ma costante la voglia di conoscere la Germania. Non ne ho l’idea che ne avevo da ragazzina e che stento a ricordare, l’idea shizofrenica di un ex popolo di pecore assetate di sangue e razzista, insieme a quella dei tedeschi come esseri mal vestiti e insignificanti, che girano per il mondo in sandali.

    Da molti punti di vista, attraverso il luogo dove vivo ora, la Germania mi chiama: attraverso i suoi artisti, attraverso la concezione di etica sociale, attraverso la tendenza a vivere in armonia con l’ambiente.
    Parlo da qualche mese di vedere berlino, e ogni volta aggiungo un giorno al mio viaggio. Abbiamo persino parlato di un soggiorno estivo di due mesi. Si vedrà ma intanto, ti capisco, quanto ti capisco!

  11. dreca ha detto:

    non posso che condividere la tua visione del tuo blog. anche se sono tra i lettori discontinui, quando passo di qui trovo sempre ciò che cerco: la vista di uno sguardo curioso e appassionato.

  12. talpastizzosa ha detto:

    a me piace la Germania perchè mi piacciono i tedeschi… ho l’amante tedesco :)) anche questo potrebbe essere un metodo per conoscere un paese e non solo leggendo libri e ascoltando musica, insomma è più divertente …. Gabriella scherzo…

  13. gabrilu ha detto:

    Stephi
    Attrazione Nord -Sud e viceversa, dici.
    La prima cosa che mi viene in mente è la più banale e riguarda il clima. Chi vive la maggior parte dell’anno con caldo soffocante, siccità, poco verde e tanto giallo etc. ha disperato e fisiologico bisogno anche di verde, fresco, pioggia (e viceversa chi vive quasi sempre nella nebbia, pioggia, freddo ha bisogno di etc.).

    Però ci accontenteremo mica di questo livello di spiegazione, no? ^-^

    Un altro livello credo possa essere individuato nel bisogno di regole, di certezza del diritto ma anche nel bisogno (speculare) di poter scappare ogni tanto dalle troppe regole, dal bisogno in qualche modo di “evadere”, temporaneamente…

    Gli altri livelli sono più profondi, ed ognuno può rispondere, credo, solo per se.
    Io so perfettamente perchè sono attratta dal Nord (per Nord io intendo da Milano in su) ed il perchè riguarda la mia storia personale, la mia infanzia, il mio percorso culturale, i miei bisogni personali…

    Tornando più sul generale: la Sicilia è stata sempre particolarmente amata dai tedeschi (seguiti a ruota da francesi ed inglesi) i quali, giusto per fare un solo esempio, hanno letteralmente “scoperto” e “lanciato” Taormina. Non di rado hanno anche fatto una radicale scelta di vita trasferendosi definitivamente in Sicilia.

    P.S. La prossima volta che cali a Palermo fammelo sapere
    Certo però che se vieni d’estate, più che probabile che non mi trovi perchè io mi sarò (spero) rifugiata al Nord ^____^
    P.P.S. In questi giorni, tanto per dirne una, la “bellissima” Palermo è sepolta da cumuli di immondizia. Quando esco di casa mi tocca far lo slalom. Solo che di questo si parla poco perchè l’amministrazione comunale così come quella regionale è da sempre in mano al centrodestra e il Sindaco è creatura del Papi…

    Annarita
    Hai scelto proprio il termine più adeguato : “interpretazione” del blog.
    Non esiste secondo me un modello unico di “come deve essere un blog”, ognuno — come ha già scritto Amfortas — deve trovare il proprio punto di equilibrio.
    L’importante è non ritenere che proprio modello sia il migliore possibile e non denigrare o sbeffeggiare chi fa scelte differenti. E di robe così, purtroppo ne vedo, in giro.

    Barbara
    Ti ringrazio per il tuo apprezzamento ed in quanto all’ignoranza… tutti noi conosciamo alcune cose, ne ignoriamo altre.
    Ma noi non ci fermiamo mai, siamo sempre curiose e non ci accontentiamo di quanto già sappiamo, non è vero?

    Sabrina
    A proposito dello stereotipo della sbandierata supposta ineleganza dei tedeschi, posso dirti solo quello che ho visto con i miei occhi.

    E cioè che sono rimasta davvero colpita dalla estrema eleganza e raffinatezza dei locali pubblici e dei negozi di Berlino, Amburgo, Hannover. E di come si veste la gente. Eleganza quella vera, non sparata a colpi di griffe e di marchi, non chiassosa. Quella fatta di vestiti semplici ma di ottimo taglio, di uso sapiente di accostamenti dei colori etc.

    In quanto ai famigerati “sandali tedeschi”… beh, nel tempo libero vogliono star comodi, fanno bene e poi… è da tempo che anche io li uso, i “sandali tedeschi”, che sono una meraviglia 🙂

    Dreca sempre un piacere averti qui. Anche io sono una tua frequentatrice ed anche io discontinua. Insomma ci teniamo d’occhio 😉

    Talpa
    Why not, Talpa, why not? Infinite sono le strade che portano all’avvicinamento tra i popoli, e quella che indichi tu può essere senz’altro una delle più piacevoli 😉

    P.S: Ma sbaglio o non ci hai raccontato niente delle tue vacanze? Mi è sfuggito qualcosa? Eppure lo seguo, il tuo blog

    Per tutte/i
    Non preoccupatevi della lunghezza o meno dei vostri commenti/interventi.
    Qui l’unico limite può essere — eventualmente, non so — dato da Splinder, perchè per quanto riguarda me vi assicuro che non ho alcun problema.
    Si può commentare, non commentare, intervenire più volte, starsene zitti in un angolino, essere brevi o lunghi, insomma fate un po’ come vi pare.

  14. talpastizzosa ha detto:

    Ah sicuramente è una via molto piacevole… comunque non ho scritto niente delle mie vacanze perchè devo sentirmi ispirata. Posso dirti brevemente che Barcellona è solo e sempre Gaudì e che Saragozza è una bella città, poco turistica e questo piace molto ad una persona come me :))

  15. stephi ha detto:

    ma sai. gabriella, penso tu centri abbastanza nel secondo punto, ovvero quando chiami in causa il più o meno bisogno strutturale e penso sia tutt’altro che superficiale.
    credo che rispecchi un bisogno profondissimo di tutti noi quel continuo giostrarsi tra libertà e limiti, tra struttura e “caos”, tra individualità e massa anonima e così via, dicendo pure delle banalità, ma a volte le banalità albergano quel nocciolo riconosciuto comunemente come esistente! .-)
    a me dopo un’infanzia ed un’adolescenza passata in Germania necessitava di essere de-liberata da un onnivoro senso di responsabilità che in eccesso può limitarti molto. mi sembrava di entrare in un paese dove le persone non davano troppo peso a questo, il luogo comune della leggerezza nel modo di affrontare la vita mi toglieva montagne dalle spalle così mi sembrava! ma il rifugio da me più apprezzata e che è rimasto intatto fino ad oggi (mentre il mancante senso di responsabilità oggi m’innervosisce:-) è la lingua. Lei per me è stata un enorme potenziale di ri.costruzione al quale devo in modo totale “un’altra possibilità”…
    (mi sa che prima poi ti scriverò davvero una mail) e se dovessi capitare a Palermo ti cercherò…

  16. stephi ha detto:

    p.s.: e comunque per agosto non c’è problema: ci si vede a Berlino :-)))

  17. bamborino ha detto:

    Per la talpastizzosa, sono profondamente convinto che si capisca di più, delle persone, andandoci a letto che guardandole camminare per la strada.

  18. utente anonimo ha detto:

    ciao Gabri!
    condivido pienamente la scelta di approfondire la conoscenza di un paese attraverso i vari modi in cui sa esprimersi la sua cultura. Io sto cercando-come sai- di farlo con altre realtà, e ammetto che è dura. Più leggi più capisci che hai tanta strada davanti. Da un lato questo è meraviglioso, perché sai che potrai ancora a lungo assaporare il gustoso sapore della scoperta, dall’altro è un tantinello frustrante.
    Adoro la letteratura tedesca e stravedo per il tuo blog: avanti così Gabri!;)

    bacisssssss
    Giusi Meister

  19. bamborino ha detto:

    Un problema personale, che ho da quando ho raggiunto, se mai l’ho raggiunta e qualunque cosa ciò voglia dire, l’età della ragione: è possibile pensare alla Germania senza pensare alla Seconda Guerra Mondiale?

  20. gabrilu ha detto:

    Talpa
    Ho un bellissimo ricordo di Barcellona, non conosco Saragozza ed in quanto all'”ispirazione” per scrivere un post… … non posso che essere d’accordo con te 🙂

    Stephi
    Sto già pensando a come strutturare la mia prossima estate. Se tutto va bene e non ci sono imprevisti vorrei tornare in Germania da metà luglio alla fine di agosto (un mese e mezzo, oh, yes!). Vedremo…
    Per adesso…. è meglio che io scaramanticamente mi taccia.

    GiusiMeister
    Fare i conti con la complessità è sempre preferibile al rischio di scadere nella iper-semplificazione, per quanto mi riguarda. Ed anche per te, credo.
    Per il resto… grazie dei complimenti, mi fai arrossire 0__0

    Bamborino
    Non capisco la tua domanda. Che immagino (e spero) sia retorica.
    Perchè mai, pensando alla Germania, si dovrebbe rimuovere/esorcizzare/seppellire il (terribile) ruolo che ha avuto nella Seconda Guerra Mondiale?
    Il problema — almeno, io la vedo così — non è far finta di niente, negare o demonizzare tutto e tutti indiscriminatamente e buttar tutti dentro un calderone genericamente assolutorio e/o accusatorio, ma cercare di approfondire, studiare, tentare di capire (anche se ancora secondo me è troppo presto per riuscire a farlo davvero — ci vorranno almeno altre due generazioni) perchè, in che modo certe cose sono state possibili.

    Il mio blog è sin troppo stracolmo di considerazioni, libri e riflessioni su Germania—-nazismo—- 2WW.

    Per poco che tu mi segua, non puoi non essertene accorto.

    E’ per questo che ho difficoltà a capire il senso vero della tua domanda.

    Ciao 🙂

  21. utente anonimo ha detto:

    ”Fare i conti con la complessità è sempre preferibile al rischio di scadere nella iper-semplificazione, per quanto mi riguarda.”

    verissimo. Che fatica, ma che bello!^___^

    Arrossire? E perchè dovresti? Quel che dico è sotto agli occhi di tutti!:)

    Avremo tante cose di cui parlare davanti ad una bella tazza di tè il prossimo dicembre a Palermo…;)

    baci

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