PROUST OU LES INTERMITTENCES DU COEUR – ROLAND PETIT

Roland Petit Proust DVD
Roland Petit, Proust (ou Les intermittences du coeur), Balletto in due Atti e tredici Quadri.
Principali interpreti Manuel Legris; Eleonora Abbagnato; Hervé Moreau; Mathieu Ganio; coreografia Roland Petit; Orchestra Opéra National; The Paris Opera Ballet, 102 min., Anno 2007, Ducale Music, 2008

Trasporre in immagini À la recherche du temps perdu di Marcel Proust è sempre stato il sogno di illustri registi.

Qualcuno ci ha provato, qualcun altro ha lavorato anni per farlo ma poi non l’ha fatto.

Grandi sceneggiatori si sono messi all’opera, grandi costumisti si sono dati da fare. Tutti sono sempre stati concordi nel ritenere ardua l’impresa e comunque, sempre gli spettatori sono rimasti in qualche modo delusi.

Però quello che (ancora?) non è riuscito a fare un grande regista, a mio parere è riuscito a farlo un grande coreografo.

Il coreografo si chiama Roland Petit, che nel 2007 realizzò per l’Opéra national de Paris un balletto in due Atti e tredici Quadri intitolato Proust ou les intermittences du coeur .

Nel suo balletto Petit non realizza una mera trasposizione del romanzo attraverso la danza, ma sceglie diverse sequenze della storia dello sterminato romanzo.

Trasforma queste sequenze in tredici quadri ed interpreta magnificamente l’atmosfera proustiana che avvolge cinque personaggi de Alla ricerca del tempo perduto: Albertine, il Narratore da giovane, Morel, Monsieur de Charlus e Saint Loup.

E’ un balletto che mi ha emozionato profondamente, perchè per la prima volta ho visto un artista che non è uno scrittore o un critico, ma un artista delle immagini riuscire a penetrare nel cuore stesso del complesso universo proustiano facendo — come ha scritto qualcuno, purtroppo non ricordo chi — “danzare i sentimenti”.

Le scene (i tableaux) si succedono senza continuità apparente ma animate dal medesimo soffio poetico: la prima parte del balletto è centrata sulla felicità della coppia e dell’amore, la seconda sulla rottura e sulla morte.

Lo spettacolo fornito dai cinque danzatori solisti circondati dal corpo di ballo è veramente emozionante.

Le musiche sono quelle tanto amate da Proust, e delle quali tanto parla non solo nelle pagine della RTP ma nel Jean Santeuil, nell’epistolario, negli articoli di giornale.

Su YouTube ho trovato alcuni ottimi video che riportano stralci di questo balletto.

Segnalo quelli che mi sono piaciuti di più e consiglio di fare come ho fatto io, e cioè di scaricarli per poterli conservare e vederli tranquillamente off line senza l’assillo e/o le interruzioni dovute all’ampiezza di banda del collegamento Internet.

Questo Tableau è intitolato “Le combat des anges” e in esso vediamo “l’angelo” Saint Loup sedotto da “il diavolo” Morel e il loro divenire amanti.

Si tratta di un pas de deux che non finisce di incantarmi (l’avrò sinora visto almeno una cinquantina di volte e continuo a riguardarmelo) per la grande carica di erotismo, per l’assoluta bellezza delle composizioni visive (ogni fotogramma è da incorniciare), per la meravigliosa dimostrazione che per rappresentare l’erotismo (etero od omo, come in questo caso) non è affatto necessario essere volgari.

Per la bravura degli interpreti, ovviamente.

In questo video, Saint Loup è Mathieu Ganio (étoile de l’Opéra) mentre Morel è interpretato da Stéphane Buillon.

La musica è l’ Elegia op.24 per violoncello e orchestra di Gabriel Faure.

Ovviamente non so cosa Petit avesse in mente, allestendo questo tableau ma a me, guardandolo, ha fatto venire in mente il passaggio in cui Proust scrive:

Il est possible que Morel, étant excessivement noir, fut nécessaire à Saint-Loup comme l’ombre l’est au rayon de soleil. (Marcel Proust, RTP, Le Temps retrouve)

Nello scrigno dei gioielli di YouTube ho pescato altri Tableaux.

  • Proust Ballet – Monsieur de Charlus face à l’insaisissableIn questo, vediamo Monsieur de Charlus che si innamora di Morel, lo vediamo corteggiare il violinista. La musica scelta da Petit è quel Quartetto per Archi op.131 di Beethovenche Proust amava al punto tale che una notte mandò a chiamare il Quartetto Poulet per farselo suonare casa propria.La scelta musicale di Petit e la bravura dell’ étoile Manuel Legris ci restituiscono tutte le sfumature di quel complesso, affascinante personaggio che è il Barone di Charlus e tutto questo Petit lo ottiene tenendo d’occhio — anche se non le cita direttamente — le fondamentali pagine dell’incontro sessuale tra Monsieur de Charlus ed il farsettaio    Jupien nella parte iniziale  di Sodoma e Gomorra.

    Guardate bene, vi prego, i saltelli di M. de Charlus/Legris dal 3.28 in poi…

    Facendo questo, Petit realizza perciò una duplice operazione di “spostamento” e di “condensazione”. Due operazioni tipicamente proustiane.

  • Proust Ballet – Monsieur de Charlus vaincu par l’impossibleAncora Manuel Legris che interpreta M. de Charlus.
    Qui lo vediamo nel momento in cui scopre la depravazione, i tradimenti, la meschinità del suo giovane amante e protégé, il violinista Morel
    La musica è la Havanaise per violino e orchestra di Camille Saint-Saëns
  • Proust Ballet – Les enfers de Monsieur de CharlusE che dire di questo? Le pagine del Tempo ritrovato in cui, nel bordello maschile tenuto da Jupien, il Narratore assiste non visto alle pratiche masochiste cui si sottopone il Barone di Charlus.
    Terribili, ma anche grottesche ed incredibilmente comiche.Sono tra le pagine più divertenti della RTP.

    Petit ha colto in pieno quest’aspetto, trascurato da più (sappiamo che quando si tratta di Proust in genere si vedono solo biancospini, cappellini, tazze da the e madeleinettes… sappiamo, sappiamo…), e ce lo restituisce alla grande.
    La musica è la Marcia Eroica di Camille Saint-Saëns

Il Proust di Roland Petit è — finalmente!!!! — un Proust senza svenevolezze, senza deliqui, senza parasoli e cappellini.

E’ un Proust duro, grottesco, fustigante, terribilmente erotico, lucido, meraviglioso.

Il Proust che piace a me.

Roland Petit
Roland Petit
©2002 Francis Giacobetti/HFA
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https://nonsoloproust.wordpress.com
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12 risposte a PROUST OU LES INTERMITTENCES DU COEUR – ROLAND PETIT

  1. oyrad ha detto:

    Riuscire ad affrontare la complessità, e la “terribilità” della “Recherche” attraverso l’icasticità espressiva della danza: a dir poco geniale. Una operazione ad alto rischio… eppure riuscitissima…

    Meraviglioso!

    Io non sono un esperto di balletto… ma ho trovato tutto questo davvero entusiasmante!

    Grazie Gabrilù! ^_______^

    PS – anche le foto di Roland Petit che hai messo a chiusura del post sono splendide… specialmente quella in cui sorride.

  2. gabrilu ha detto:

    Oyrad
    Neanche io sono esperta di balletti, ma quando le cose raggiungono certi livelli qualitativi si impongono e basta, e c’è poco di che essere esperti… 🙂
    Mi fa piacere che tu abbia apprezzato.
    E poi… Roland Petit è davvero un grandissimo artista, e preferisco celebrarlo adesso piuttosto che domani
    Ciao 🙂

  3. Moher66 ha detto:

    La Recherche in un film, no, spero non venga mai realizzato.
    Concordo sulla necessità di recuperare il Proust acuto osservatore, ironico, pungente e luciferino accanto al Proust fragile e preda del proprio inconscio, infinitamente più declamato.
    Il balletto forse è veramente l’unico modo di rendere tanta complessità. E’ bellissimo.
    Faure, e il violoncello.. non credo esista un suono più intenso, e che sappia scendere più in profondità.
    Non mi sorprende che queste musiche fossero tra le preferite di Proust.
    Un caro saluto
    Elena

  4. gabrilu ha detto:

     Elena
    Film dalla RTP ne sono stati realizzati tre, e per dirti la verità quello di Ruiz non mi era dispiaciuto, era molto originale.
    In fondo al mio post trovi un link ad  alcune pagine  su Proust e il cinema che sono sul mio sito, se hai voglia di approfondire.
    Ciao  🙂

  5. galadriel2068 ha detto:

    L’ha ribloggato su galadriel2068e ha commentato:
    un artista delle immagini, un romanzo… e il genio coreografico di Petit ci incanta mille volte

    • gabrilu ha detto:

      galadriel2068
      grazie per aver ribloggato il post sono molto contenta che tu abbia apprezzato questo balletto del grande Roland Petit.
      Spettacolo straordinario, non c’è che dire.
      Ciao e a rileggerci, spero 🙂

      • galadriel2068 ha detto:

        Grazie a te per aver scritto questo post. Purtroppo ho dovuto rinunciare allo spettacolo che attendevo (per inciso il gala di Roberto Bolle di qualche giorno fa), ma alcune amiche presenti mi hanno confermato la bellezza di questo pezzo… attendo altre occasioni! A rileggerci presto. Monica

  6. galadriel2068 ha detto:

    che bella rassegna… grazie! vedrò presto dal vivo il pdd, e sono molto emozionata. che musica…

  7. dragoval ha detto:

    Il tableau è bellissimo.
    Direi perfetto . E la cosa più straordinaria- e interessante- è il titolo, assieme a molta parte della coreografia in cui i movimenti dei ballerini sono perfettamente speculari .
    Eh.
    Piuttosto, mi ha colpito molto ciò che dici relativamente alla lettura -dei più- della Recherche come semplice romanzo in/di costume (ridotto appunto a cappellini e tazze da thè). Un po’ come leggere Guerra e pace per la descrizione della battaglia, Anna Karenina per Levin che falcia il grano o Il Gattopardo per la scena del ballo. Ma davvero la ricezione di Proust da parte del lettore medio è questa?…..O_o

    • gabrilu ha detto:

      Dragoval ehm… tossetta imbarazzata.
      Io di Guerra e Pace ho sempre apprezzato *** soprattutto*** le parti della guerra. Le descrizioni delle battaglie, i ragionamenti che Tolstoij fa sulla guerra, i momenti in cui i personaggi principali (Bolkonskij, Bezuchov etc.) si trovano in situazioni di guerra. Bolkonskij a Borodino , per esempio. Ma anche Bezuchov, con tutte le traversie, e insomma tutti i personaggi che si trovano in situazioni di guerra.

      … O dici che dovrei invece apprezzare maggiormente il sadismo misogino del Nostro e il come parla delle donne nel suo romanzo (prima tutte tutte belle e affascinanti, ma dagli un po’ di pagine e te le ritrovi tutte per un motivo o per l’altro giù nella polvere, non ne salva manco una, eh), di come descrive Natasha, i suoi errori e di come si compiace nel descrivere il trasfomarsi di Natasha in orrenda ed insopportabile matrona?
      Non so.
      ciaociao

      P.S. D’altra parte è stato lui, mica io, a scaraventare Anna sotto un treno, eh? 🙂

      • dragoval ha detto:

        Certo, ma – ammesso e non concesso che le pagine dedicate alla guerra siano quelle più apprezzate, non credo che Guerra e pace si possa ridurre ad un trattato di strategia militare, ad una sorta di versione russa del De bello gallico . Sarebbe assurdo almeno quanto, appunto, ridurre la recherche ad una serie interminabile di descrizioni di soirées e matinées .
        Quanto alla misoginia di Tolstoj, diamine, avevo sempre pensato anch’io che i personaggi femminili dei suoi romanzi fossero odiosi, ma no, non l’avevo mai colto, questo aspetto. E sai perché? Perché probabilmente ho sempre letto – erroneamente- Tolstoj attraverso la lente dei romanzi di Dostoevskij . Per me Anna Karenina è sempre stata una sorella di Nastas’ja Filippovna, e avevo sempre pensato che il finale del romanzo fosse in qualche modo l’esito tragico e inesorabile della sua eroica lotta contro le convenzioni sociali, destinata fatalmente alla sconfitta.
        Non avrei mai immaginato che l’avesse scaraventata sotto il treno per tutt’altro motivo.
        Così come non capisco come vada a finire sempre che, da qualsiasi punto si parta, compreso un adattamento coreutico di Proust, noi si finisca sempre a discutere di Tolstoj e/o Dostoevskij 😀

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