MARTIN CHUZZLEWIT – CHARLES DICKENS

Martin Chuzzlevit
Charles DICKENS, Martin Chuzzlewit, (tit. orig. The Life and Adventures of Martin Chuzzlewit), traduz. Bruno Oddera, Nota introduttiva di Piero Bertolucci, p.1289, Adelphi, Collana Gli Adelphi n.317, 2007, ISBN 9788845922145

Da quando, pochi anni fa, ho cominciato a leggere Dickens nelle edizioni italiane (finalmente!) integrali, i suoi libri hanno conquistato un posto privilegiato negli scaffali della mia libreria e la lettura di opere di cui sinora sconoscevo persino l’esistenza costituisce una ricchissima fonte di piacere e gran divertimento.

Questo Martin Chuzzlewit, pubblicato — credo per la prima volta in Italia — da Adelphi in un tomone di circa milleduecento pagine, è decisamente uno dei suoi libri meno conosciuti dai lettori italiani.

Ma chi decide di prendere in mano questo volumone senza lasciarsi spaventare dalla sua lunghezza e comincia a leggerlo comodamente seduto in poltrona o su un divano (non permettendo la sua mole di affrontarlo standosene sdraiati come ad esempio in genere a me piace fare con i romanzi) ha davanti a se ore ed ore di divertimento assicurato e ringrazierà ancora una volta le Divinità della Letteratura per averci regalato uno scrittore come Charles Dickens.

Martin Chuzzlewit, come quasi tutte le opere di Dickens, uscì per la prima volta a puntate. Per l’esattezza, le puntate furono in tutto 19 con cadenza mensile negli anni 1843 e 1844; ciascuna di esse costava uno scellino ed era composta di 32 pagine di testo e illustrazioni di Phiz.

Iniziare questo Dickens è come imbarcarsi per una lunga  e bella navigazione. Ci si installa nelle sue mille e passa pagine, si attraversa un oceano, si salta da un continente ad un altro, si passa alternativamente dall’Inghilterra all’America, ci si inoltra in una strepitosa galleria di personaggi dipinti in maniera così viva che molti di loro ci appaiono spesso più reali di persone reali.

Nella famiglia Chuzzlewit, ci viene spiegato nel primo capitolo, sono sempre stati presenti due tratti distintivi: i suoi membri sono egoisti ed ostinati.

Dickens aveva intenzione di scrivere sul frontespizio dell’edizione: “Scena: la vostra casa. Personaggi: voi stessi.” ma se ne astenne perché riteneva che sarebbe stata una cosa “troppo vera” perché i lettori la sopportassero.

Nel romanzo non si può individuare un unico protagonista ma in compenso i Martin Chuzzlewit del titolo sono ben due… e tutti e due egoisti e ostinati. Il vocabolo che entrambi pronunciano più spesso (almeno fino a tre quarti del libro) è “Io”.

Abbiamo infatti il vecchio Martin Chuzzlewit, il nonno, il quale ricco, ostinato ed egoista ama molto suo nipote Martin Chuzzlewit ma lo caccia di casa perchè il ragazzo — anche lui ostinato ed egoista —si è innamorato di Mary, l’ orfana diciassettenne che si prende cura del vecchio.

Ci sono poi Anthony Chuzzlewit e suo figlio Jonas, che per mettere le mani sull’eredità non arretra davanti a nessuna nefandezza; il buono, onesto Tom Pinch “spirito semplice e cuor puro” e la sua dolce e graziosa sorellina Ruth, Mark Tapley, l’uomo più felice della terra che cerca sempre di cacciarsi in situazioni orribili per mettere alla prova la sua capacità di rimanere allegro sempre e nonostante tutto; John Westlock, il leale amico di Tom…

Sarebbe davvero troppo lungo fare l’elenco dettagliato di tutti i personaggi del romanzo. Dico solo che più si va avanti nella lettura più ci si inoltra in un mondo letteralmente brulicante di caratteri spettrali, grotteschi, rappresentati con una forza descrittiva tale che a volte sembrano balzare letteralmente fuori dalle pagine del libro.

I personaggi più formidabili del romanzo però sono decisamente, a mio parere, Mr. Pecksniff e Mrs. Gamp.

Il mellifluo, viscido Mr. Pecksniff è una superba figura di ipocrita e di melensa canaglia.

Mr. Pecksniff è corredato di due figlie: Cherry dal mento lungo e Mercy dal naso rosso, antipatiche e detestabili quanto il padre.

Martin Chuzzlewit - Phiz

I Chuzzlewit riuniti attorno Mr. Pecksniff
e le sue figlie Mercy e Charity

Mrs. Gamp invece è una donna che di mestiere assiste gli anziani malati (oggi la chiameremmo badante), fa la levatrice, l’infermiera e si occupa di sistemare i cadaveri per metterli nella bara ma che — sporca, avida, pigra, semi alcoolizzata e brutale — è odiosamente indifferente sia ai misteri della nascita che a quelli della morte.

Martin Chuzzlewit

A casa di Mrs. Gamp

Due personaggi, Mr. Pecksniff e Mrs. Gamp, che da soli valgono tutto il romanzo. Straordinarie creazioni del genio di Dickens, per i quali egli “inventa” un linguaggio cui il traduttore Bruno Oddera è riuscito a restituire, in italiano, tutta l’eccentricità e la potenza esilarante.

Le scene del romanzo in cui compaiono Mr. Pecksniff e Mrs. Gamp sono pagine di grande vaudeville nel senso più alto del termine e il   comportamento di questi personaggi, i loro discorsi suscitano un formidabile miscuglio di ilarità e di indignazione.
I luoghi del romanzo sono la Londra dickensiana che ormai ci è familiare ma anche un villaggio a una giornata di diligenza dalla capitale e… gli Stati Uniti d’America. Si, perchè il giovane Martin — diseredato dal nonno — e Mark Tapley ad un certo punto vi si recano per cercare fortuna.

E’ l’occasione questa, per Dickens, di descrivere il “Nuovo Mondo” ed i suoi abitanti.

Dickens stesso era stato in America parecchi mesi appena l’anno prima e ne aveva ricavato una pessima impressione. Attacca quindi l’America con una ironia crudele, con una satira feroce della quale poi si scusa in un postscriptum alla fine del romanzo.

In questo turbinio di personaggi e di luoghi tutto va a gran velocità, la tensione (e l’attenzione del lettore) non cede mai, i colpi di scena si moltiplicano, la sapientissima scansione dei capitoli ci lascia sempre con la voglia irrefrenabile di voltar pagina per vedere ciò che succede in quella seguente, coppie di innamorati si formano ed altre coppie rompono il loro legame, ci sono assassini ed arresti…

Insomma e per farla breve: come dicevo all’inizio, il divertimento è assicurato, perchè non dobbiamo dimenticare lo stile di Dickens e la disinvoltura con cui maneggia umorismo (e qui di humor ne troviamo a palate), lirismo, poesia, abilità nella costruzione dei dialoghi.

Martin Chuzzlewit - Phiz

Tom Pinch lascia la casa di Mr. Pecksniff

Al suo amico e biografo John Forster Dickens aveva scritto: « Voi sapete con una certezza pari alla mia che io ritengo “Martin Chuzzlewit” la mia opera senza confronti migliore, sotto innumerevoli aspetti. Martin Chuzzlewit - PhizChe io sono cosciente delle mie forze come mai prima d’ora. Che io ho la certezza che, se la salute mi assisterà, conserverò un posto nel cuore dei miei lettori anche se cinquanta scrittori iniziassero a scrivere domani stesso. »

Chesterton, da parte sua, dette di Martin Chuzzlewit questo giudizio: « In tutta la sua vita Dickens non è mai stato folgorante come in queste pagine »

Se penso a tutti i romanzi di Dickens che ho letto sin’ora (e cominciano ad essere quasi tutti, me ne mancano solo tre) mi accorgo che è davvero difficile per me stabilire una graduatoria, e tutto sommato non mi interessa nemmeno molto, provarci. Ciascuno di essi presenta infatti delle specificità che me lo fanno amare.

Dickens è sempre immenso, le sue gallerie di personaggi sempre strepitose, quando prendi in mano un suo libro ti ripeti per l’ennesima volta che saper scrivere non è roba da qualunque pennivendolo o pennivendola di locali ed attuali premi letterari.

Dickens sta sempre lì a ricordarti che si può anche scrivere a cottimo e a puntate in feuilleton, ma che per fare questo e rimanere un long seller non solo nei decenni ma nei secoli occorre non solo mestiere, professionalità, abilità di manovalanza ma anche… genio.

Il romanzo contiene anche, come ho accennato, una feroce satira contro gli Stati Uniti, perchè il viaggio che Dickens vi aveva fatto mesi prima lo aveva deluso profondamente.

Nel Martin Chuzzlewit gli Americani sono visti come truffatori, ipocriti, venali e superbi. La stampa è vista come bugiarda e piena di “errori”. La Repubblica è descritta come “mutilata e zoppa, piena di piaghe e ulcere, falsa illusione per ciò che riguarda gli occhi e quasi senza speranza per il senso, al punto che i suoi migliori “amici” girano la testa da questa ripugnante creatura con disgusto”.

L’istituzione della schiavitù ripugna profondamente a Dickens, che l’attacca in parecchie pagine e scrive tra l’altro: “così le stelle ammiccano alle sanguinose strisce e la Libertà si cala il suo berretto sugli occhi.”

Anni dopo però, nel 1868, Dickens scrisse un Postscriptum in cui specifica che in occasione del pranzo offerto in suo onore il giorno sabato 18 aprile del 1868, avvenuto a New York e organizzato da duecento rappresentanti di tale Stato egli ritirò le accuse mosse agli Americani.

Egli sostiene poi di aver notato dei grandi cambiamenti morali, materiali, urbani, di sensibilità nei confronti delle città antiche, di distribuzione delle terre e della stampa, si scusa per eventuali gravi inesattezze che ha riscontrato; inoltre, afferma di non stare scrivendo un altro libro polemico verso gli Americani, come alcuni sostenevano, e garantisce di stare riferendo in Inghilterra questi suoi pensieri.

Importante la precisazione che troviamo verso la fine del Postscriptum. Dickens scrive infatti:

“Questa testimonianza, finchè vivrò, e finchè i miei discendenti avranno diritti legali sulle mie opere, dovrà essere ristampata come appendice ai miei due libri nei quali ho parlato dell’America. E in questo senso darò disposizioni e le farò rispettare, non soltanto per affetto e per gratitudine, ma in quanto lo ritengo doveroso per un ovvio senso della giustizia e dell’onore”.

Nell’edizione italiana Adelphi sono presenti 38 illustrazioni dell’edizione originale di “Chapman e Hall”, di Londra, realizzate da Phiz, uno dei più importanti disegnatori delle opere di Dickens.

Martin Chuzzlevit

Phiz (Hablot K. Browne)
Il frontespizio di Martin Chuzzlewit di Charles Dickens
1844

Queste immagini che ho inserito nel post le ho prese dal ricchissimo sito www.victorianweb.org

  • Un ottimo sito dedicato a Dickens (in inglese) >>
  • Il libro >>

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
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5 risposte a MARTIN CHUZZLEWIT – CHARLES DICKENS

  1. annaritav ha detto:

    Bene ho fatto, dunque, a non spaventarmi di fronte alla mole del tomone in libreria. Lo metto in cima alla pila, pericolante, dei libri di prossima lettura. Il tuo post è illuminante, come sempre! Salutissimi, Annarita

  2. gabrilu ha detto:

     Annarita
    Proprio oggi ho visto da Feltrinelli    "America"  (le note del viaggio) e credo proprio lo comprerò domani, poi    ho ordinato   altri   tre libri di Dickens di cui uno che deve essere una vera chicca 🙂

  3. utente anonimo ha detto:

    Non ho mai letto niente di Dickens .-( anche se a casa ho questo, La piccola Dorrit e Casa desolata.
    Visto che li hai letti tutti, da quale mi consigli di cominciare ?
    Ciao
    Angelita

  4. utente anonimo ha detto:

    Letto quasi niente di Dickens, ma è uno di quegli autori che da sempre mi riprometto di leggere. E ovviamente il tuo post mi spinge ancora di più a cominciare…
    Bartleboom

  5. gabrilu ha detto:

    Angelita e Bartleboom,  visto che  avete   la grande fortuna  di avere ancora  tutta davanti  a voi la goduria dei libri di Dickens,  innanzitutto una cosa: solo edizioni integrali, mi raccomando!

     Dickens è stato sin troppo selvaggiamente sforbiciato e mutilato, in passato. Lo facevano  per darlo in pasto ai bambini con la scusa che in parecchi suoi libri si parla di bambini e di Natale.
    Ma Dickens ***NON*** è scrittore per bambini!

    In particolare per Angelita: tra i tre che hai già in casa, tieni presente che  questo Martin è spassosissimo, La piccola Dorrit mescola  spasso, ironia e satira a pagine decisamente strappalacrime (ma di altissimo livello, veh, ricordiamoci che parliamo di Dickens!) e Casa desolata è considerato, assieme a Il nostro comune amico tra  i suoi romanzi più maturi, di struttura più "moderna" ma anche tra i più complessi, perciò scegli tu.

    Su La piccola Dorrit ho scritto un post che se ti va di leggere trovi qui

    http://nonsoloproust.splinder.com/post/12979996/LA+PICCOLA+DORRIT+-+CHARLES+DI

    Su Casa desolata non c’è nulla sul blog perchè è uno di quelli che letto prima di  aprire il blog (ma è venuto il tempo di rileggerlo).

    In ogni caso, da qualunque libro si cominci, con D. si casca sempre bene, però ripeto la raccomandazione: solo edizioni integrali! 

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