FANCIULLE IN FIORE

Jean Beraud Bd St Denis
Jean Béraud
Parigi, il Boulevard St. Denis

 

Ne L’assommoir di Émile Zola pubblicato nel 1877 compare quella che sarà poi la protagonista di uno degli altri capolavori del ciclo dei Rougon – Macquart: Nana, figlia di Gervaise Macquart ed Henri Coupeau.

C’è un brano, nel cap. XI de L’Assommoir, in cui Zola descrive Nana ancora quindicenne che, con alcune sue coetanee tra cui l’amica Pauline forma una vera e propria “banda” di fanciulle che va a scorazzare nei boulevard parigini.

Parecchi anni dopo Marcel Proust, ne Alla ricerca del tempo perduto e precisamente in All’ombra delle fanciulle in fiore pubblicato nel 1919, descrive la prima volta in cui il Narratore vede il gruppo di ragazzine tra le quali ci sono Albertine e la sua amica Andrée che, come una piccola “banda”, si diverte a passeggiare e correre lungo la diga di Balbec.

Sono rimasta colpita da alcune analogie (ma anche significative differenze) presenti nei due brani. Analogie e differenze tanto più interessanti in quanto si trovano in libri di due grandissimi scrittori che sulla natura e la funzione della scrittura e dell’arte avevano idee diametralmente opposte…

Inserisco anche il testo originale francese non solo per l’ovvio motivo che quando è possibile è sempre meglio gustarsi i testi in lingua originale, ma anche perchè nelle traduzioni italiane l’analogia di alcuni termini usati si perde.

I grassetti sono miei.

Émile Zola, L’assommoir, cap. XI

Elles venaient de se glisser dans la rue et de gagner les boulevards extérieurs. Alors, toutes les six, se tenant par les bras, occupant la largeur des chaussées, s’en allaient, vêtues de clair, avec leurs rubans noués autour de leurs cheveux nus. Les yeux vifs, coulant de minces regards par le coin pincé des paupières, elles voyaient tout, elles renversaient le cou pour rire, en montrant le gras du menton. Dans les gros éclats de gaieté, lorsqu’un bossu passait ou qu’une vieille femme attendait son chien au coin des bornes, leur ligne se brisait, les unes restaient en arrière, tandis que les autres les tiraient violemment ; et elles balançaient les hanches, se pelotonnaient, se dégingandaient, histoire d’attrouper le monde et de faire craquer leur corsage sous leurs formes naissantes. La rue était à elles ; elles y avaient grandi, en relevant leurs jupes le long des boutiques ; elles s’y retroussaient encore jusqu’aux cuisses, pour rattacher leurs jarretières.

Boulevaard Rochechouart
Il Boulevard Rochechouart in una cartolina d’epoca

 

Au milieu de la foule lente et blême, entre les arbres grêles des boulevards, leur débandade courait ainsi, de la barrière Rochechouart à la barrière Saint-Denis, bousculant les gens, coupant les groupes en zigzag, se retournant et lâchant des mots dans les fusées de leurs rires. Et leurs robes envolées laissaient, derrière elles, l’insolence de leur jeunesse ; elles s’étalaient en plein air, sous la lumière crue, d’une grossièreté ordurière de voyoux, désirables et tendres comme des vierges qui reviennent du bain, la nuque trempée.

Nana prenait le milieu, […] Elle donnait le bras à Pauline, […] Et comme elles étaient les plus grosses toutes les deux, les plus femmes et les plus effrontées, elles menaient la bande, elles se rengorgeaient sous les regards et les compliments. Les autres, les gamines, faisaient des queues à droite et à gauche, en tâchant de s’enfler pour être prises au sérieux.

Le ragazze erano sgattaiolate in strada e corse a raggiungere i boulevard esterni. Là, tenendosi tutte e sei a braccetto, occupando la strada quanto era larga, passeggiavano nei loro vestitini chiari, a testa coperta, i capelli annodati da bei nastri. Con la coda degli occhi vivacissimi lanciavano occhiatine così in tralice. Vedevano tutto, e rovesciando all’indietro, ad ogni scoppio di riso il collo, mostravano il grasso della gola. In quei grossi scoppi di allegria, ogni qualvolta passava un gobbo o una vecchia sostava ad aspettare il suo cane alla cantonata, la fila delle sei ragazze si spezzava; alcune rimanevano indietro, mentre le altre davano loro energici strattoni, e tutte avevano un gran dimenare i fianchi, si raggomitolavano, si sbracciavano tanto, da richiamare l’attenzione della gente e da far scricchiolare il busto sotto le forme nascenti. La strada era loro; vi erano diventate grandi tirandosi sù le sottanelle davanti alle botteghe; ancora adesso se le tiravano sù, e fino al grosso delle cosce, per riallacciare le giarrettiere. In mezzo alla folla lenta e scialba, fra gli alberi rachitici dei boulevard, scorrazzavano così dalla barriera di Rochechouart alla barriera di Saint-Denis, urtando la gente, fendendo i capannelli a zig-zag, voltandosi indietro e gettando qualche parola in mezzo a quelle grandi esplosioni di risate. E le loro vesti svolazzanti si lasciavano dietro l’insolenza della gioventù. Si esibivano così all’aria aperta, in piena luce, con la volgare grossolanità di gente di malaffare, desiderabili e tenere vergini che tornano grondanti dal bagno grondanti d’acqua dalla testa ai piedi.

Nanà stava sempre in mezzo alle altre […] Dava il braccio a Paolina […] E siccome erano loro due le più attempate, le più donne e le più sfrontate, guidavano la compagnia, impettendosi sotto gli sguardi e i complimenti; le altre, le monelle, facevano coda a destra e a sinistra

(Traduzione di Luigi Galeazzo Tenconi, BUR Classici Moderni)

Marcel Proust, À la recherche du temps perdu, À l’ombre des jeunes filles en fleurs

Seul, je restai simplement devant le Grand-Hôtel à attendre le moment d’aller retrouver ma grand’mère, quand, presque encore à l’extrémité de la digue où elles faisaient mouvoir une tache singulière, je vis s’avancer cinq ou six fillettes, aussi différentes, par l’aspect et par les façons, de toutes les personnes auxquelles on était accoutumé à Balbec, qu’aurait pu l’être, débarquée on ne sait d’où, une bande de mouettes qui exécute à pas comptés sur la plage, — les retardataires rattrapant les autres en voletant, — une promenade dont le but semble aussi obscur aux baigneurs qu’elles ne paraissent pas voir, que clairement déterminé pour leur esprit d’oiseaux.

Cabourg, la diga
Cabourg. La diga e il Grand Hôtel in una cartolina d’epoca

 

Une de ces inconnues poussait devant elle, de la main, sa bicyclette; deux autres tenaient des «clubs» de golf; et leur accoutrement tranchait sur celui des autres jeunes filles de Balbec, parmi lesquelles quelques-unes il est vrai, se livraient aux sports, mais sans adopter pour cela une tenue spéciale. […]

Telles que si, du sein de leur bande qui progressait le long de la digue comme une lumineuse comète, elles eussent jugé que la foule environnante était composée d’êtres d’une autre race et dont la souffrance même n’eût pu éveiller en elles un sentiment de solidarité, elles ne paraissaient pas la voir, forçaient les personnes arrêtées à s’écarter ainsi que sur le passage d’une machine qui eût été lâchée et dont il ne fallait pas attendre qu’elle évitât les piétons, et se contentaient tout au plus si quelque vieux monsieur dont elles n’admettaient pas l’existence et dont elles repoussaient le contact s’était enfui avec des mouvements craintifs ou furieux, précipités ou risibles, de se regarder entre elles en riant. […]

Mais elles ne pouvaient voir un obstacle sans s’amuser à le franchir en prenant leur élan ou à pieds joints, parce qu’elles étaient toutes remplies, exubérantes, de cette jeunesse

Da solo, me ne restai semplicemente ad aspettare davanti al Grand- Hôtel il momento di andare incontro alla nonna, quando, quasi ancora all’estremità della diga dove animavano, muovendosi, una macchia singolare, vidi avanzarsi cinque o sei ragazzine, tanto diverse per aspetto e comportamento da tutte le persone cui eravamo avvezzi a Balbec, quanto, sbarcato da chissà dove, uno stormo di gabbiani che avessero compiuto – con i ritardatari intenti a raggiungere gli altri svolazzando — una passeggiata il cui scopo, chiaramente definito nella loro testa d’uccelli, fosse rimasto oscuro ai bagnanti, a loro volta del tutto ignorato dai volatili.
Una delle sconosciute spingeva davanti a sé, con la mano, la sua bicicletta; alte due reggevano delle mazze da golf: e il loro abbigliamento contrastava nettamente con quello delle altre ragazze di Balbec , fra le quali ce n’era sì qualcuna che si dedicava agli sport, ma senza per questo adottare una speciale tenuta […]

Esattamente come se, dall’interno del loro gruppo che, simile ad una luminosa cometa, procedeva lungo la diga, avessero deciso che la folla circostante era composta d’esseri di un’altra razza, nei cui confronti nemmeno la sofferenza avrebbe potuto destare in loro un sentimento di solidarietà. Davano l’impresssione di non vederla, costringendo le persone ferme a farsi da parte come al passaggio di una macchina lanciata dalla quale non bisognava attendersi che schivasse i pedoni, e tutt’al più, se qualche anziano signore, la cui esistenza non ammettevano e dal cui contatto rifuggivano, scappava con gesti di timore o di rabbia, ma precipitosi o grotteschi, si limitavano a guardarsi tra loro ridendo […]

Ma non potevano scorgere un ostacolo senza divertirsi a superarlo di slancio o a piedi giunti, giacchè erano tutte esuberanti, traboccanti di […] giovinezza

(Traduzione di Giovanni Raboni, Mondadori)

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Citazioni, Francia, Libri e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a FANCIULLE IN FIORE

  1. utente anonimo ha detto:

    Gabrilù, mi chiedo sempre se sia [interamente] vero che in fondo Albertine era Albert… [come scrivi tu qui].

    Jacqueline

  2. gabrilu ha detto:

    Ah, Jacqueline, mi vuoi trascinare sulla vexata quaestio della sessualità di Proust? Beh, io un’idea me la sono fatta da tempo, ed anche molto precisa.
    Io  la penso come Tadiè  (era soprattutto un voyeur e un onanista) e come Raymonde Coudert  e Julia Kristeva (era psicologicamente bisessuale ed ermafrodito).
    Si straparla e si versano fiumi di inchiostro sull’omosessualità maschile (Sodoma)  nella RTP, ma si glissa molto (troppo)  sull’ossessione  che il Narratore   ha  per l’omosessualità femminile (Gomorra).
    Sarà mica un caso che ben due volumi della RTP  parlano  quasi solo ed esclusivamente dei Misteri di  Gomorra?

    Bonne nuit    🙂

  3. utente anonimo ha detto:

    Complimenti! Un post bellissimo, con una scelta di testi davvero suggestiva.
    Un’opione diversa però ce l’ho sulla vexata quaestio.
    Che Albertine sia un personaggio femminile, non ci sono dubbi. Personalmente però credo che ci sia poco da spaccare il capello in quattro. La sua radice autobiografica – che certo si può pure contestare, come del resto si può sempre fare in ogni opera letteraria – non è un correlativo femminile. Al di là della quasi omonimia, Albertine è la reincarnazione di Albert, quell’Albert là. Alessandro

  4. gabrilu ha detto:

    Alessandro, se vogliamo spaccare il capello in quattro dal punto di vista squisitamente biografico, è ormai acclarato (visto che la stesura di A l’ombre… richiese parecchi anni in cui nella vita di Proust accaddero molte cose significative  tra cui la più importante   l’amore per Alfred  Agostinelli e la   morte di questi)   che nel personaggio femminile di Albertine confluiscono molte persone: Alfred Agostinelli, appunto. Ma anche Albert Nahmias,  e  gran parte dei "segretari"  che si succedettero ad Agostinelli (lo "svedese", ad es.)  nonchè parecchi  giovinotti che  P. incontrava quando andava ancora  d’estate  a Cabourg. 

     Nel personaggio di Albertine e nella descrizione di alcune serate trascorse dalla ragazza  nella camera del  Narratore a Parigi troviamo  anche alcuni elementi che appartengono all’amicizia di Proust con Marie Nordlinger  (nella primissima stesura della RTP mi pare di ricordare che addirittura Albertine non si chiamava Albertine ma Marie…dovrei andare a controllare ma in questo momento non posso).
    Ma forse non è il caso che io mi dilunghi troppo, qui ed ora.
    In fondo,   a noi   basta sapere che il personaggio femminile di Albertine ha avuto una genesi molto complessa ma poi, dal punto  di vista quisitamente estetico letterario tutto quello che sta dietro Albertine — importante per uno studio sulla genesi del romanzo —   credo debba importare, tutto sommato, poco. Godiamoci  la lettura del libro…

    Ti ringrazio per il commento anche perchè mi fornisce l’occasione  per dire che  ho scelto di accostare queste due pagine non solo per le analogie ma soprattutto per le differenze che presentano i due testi.
    Le differenze sono meno evidenti delle analogie ma  non sono poche  nè meno importanti. Sarebbe molto interessante soffermarcisi per  approfondirle.
     
    Ciao  🙂

  5. utente anonimo ha detto:

    Accetto le tue precisazioni.
    Colgo l’occasione per correggere la mia affermazione iniziale: i complimenti non sono solo per post, ma per tutto il blog. Che è veramente bello tutto quanto. E si legge con un autentico piacere intellettuale, sia per la scelta dei soggetti, che per la qualità della scrittura.
    Alessandro

  6. gabrilu ha detto:

    Alessandro,  da  cosa  nasce cosa. Da considerazione nasce considerazione.
    Le tue osservazioni   hanno fatto riflettere me. Le mie considerazioni  spero abbiano  fatto riflettere te.
    A presto a   ri-dialettizzare, dunque. Ciao    🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...