RACCONTARE STORIE

Van Gogh Il tessitore

Vincent van Gogh, Tessitore al telaio, 1884
Kröller-Müller Museum, Otterlo

“[…] la vera ragione per cui preferivo i greci a tutti gli altri popoli […] era per il loro modo di narrare le storie in tutto simile a quello di mio nonno. Quando mio nonno raccontava una storia […] non seguiva un andamento cronologico, sarebbe stato considerato troppo ovvio; al contrario, impiegava un andamento circolare, creando per ogni evento, ogni personaggio menzionato con la sua voce baritonale e cantilenante, una storia nella storia, un racconto all’interno del racconto, così che (come mi spiegò una volta) la vicenda principale non seguiva un filo conduttore, non era costruita un tassello dietro l’altro; piuttosto come una serie di scatole cinesi o di matrioske russe, ogni evento ne conteneva un altro, che a sua volta ne conteneva un altro ancora, e così via.
[…] Le scatole cinesi si aprivano una dopo l’altra ed io, seduto ai suoi piedi, ne contemplavo il contenuto ipnotizzato.
Guarda caso, era proprio questo il modo in cui i greci raccontavano le loro storie.
[…]
Ogni cultura, ogni autore ha un proprio modo di raccontare storie, ed ogni stile schiude ad altri narratori possibilità imprevedibili. Per esempio, da un certo romanziere francese si può apprendere come, in teoria, si possa consacrare la parte centrale di un voluminoso romanzo a una conversazione avvenuta durante un pranzo; da un romanziere americano (ma polacco di nascita) come il dialogo risulti curiosamente quanto pericolosamente indistinguibile dalla narrazione; leggendo un famoso scrittore tedesco si può invece constatare, non senza sorpresa, come in determinate circostanze illustrazioni e fotografie, elementi considerati inappropriati o inconciliabili con testi impegnativi, possano aggiungere spessore alle vicende descritte. E, naturalmente, l’opera di autori greci quali Omero ed Erodoto dimostra che il racconto di una storia non debba necessariamente snodarsi secondo un criterio strettamente cronologico, accadde questo e poi quest’altro”

Daniel Mendelsohn, Gli scomparsi

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7 risposte a RACCONTARE STORIE

  1. stephi ha detto:

     bello l’accostamento tra immagine e citazione. Si, e proprio così che "vivo" la letteratura, spesso, come un accostare ed intrecciare di fili, dal resto anche la lingua "se n’è accorta" della stretta parentela tra scrittura e tessitura: la stoffa. la trama. l’ordito. il filo…
    gabriella, ma la tua"presenza" (fino adesso) informatica mi è di grande spinta: "gli scomparsi", da mesi attendono in pila, poi si sa i libri sono pazienti, ma mi sa che adesso gli faccio saltare un po’ di posti della fila. lo faccio avanzare…

  2. gabrilu ha detto:

    Stephi, sono a metà esatta del libro e per ora ti dico solo questo:  è splendido.
    Sarà molto impegnativo parlarne, quando l’avrò finito.
    La mia lettura procede lentissimamente, perchè ad ogni pagina sento l’esigenza di  fermarmi, sottolineare, prendere appunti…

  3. stephi ha detto:

     sai, cosa mi piace particolarmente poi, questo effetto motivante circa opere veramente cospicui: heimat, gli scomparsi…
    e al marito (in quanto già accanito fan di Dickens)  ho regalato Chuzzlewit, e lui non vede l’ora che arrivino le vacanze natalizie (in parte berlinesi!!)

  4. utente anonimo ha detto:

    Oddio Gabri!!!!!
    Ma cos’è ‘sta meraviglia????:-o

    lo cerco subito!!
    baci infiniti

    Giusi Meister

  5. talpastizzosa ha detto:

    Sto cercando di ritornare alla normalità … comunque il mio blog ha ripreso le attività.

    Ciao ciao

  6. carloesse ha detto:

    Che bel Blog! Sono arrivato qui sulle tracce di Sebald (uno dei miei autori preferiti) e ho trovato una grande corrispondenza di interessi (tra cui Kundera…), ed altre piacevoli "scoperte" (questa ad esempio, della quale attendo resoconto approfondito a lettura ultimata). Credo mi farò di nuovo vivo, è veramente un bel posto!

  7. gabrilu ha detto:

    Stephi, se a tuo marito piace Dickens,  garantito  che si innamorerà di Mr. Picksniff e delle sue due figlie  
    Con Dickens mica ho finito, sai…  Dickens me lo centellino a poco a poco, ma per fortuna  non solo ha scritto molto, ma è anche uno che     che mi piace   rileggere  

    P.S. Vai a Berlino, l’8 e il 9, a goderti i festeggiamenti?  Se si, ti invidio molto. Se solo ci avessi pensato per tempo… 

    Giusi Meister
    Ora che conosco un   po’ i tuoi gusti ed interessi, mi sento di dirti che ti piacerà sicuramente, questo libro  🙂

    Talpa
    Bentornata alla normalità 

    carloesse  i percorsi di lettura  non sono mai casuali (sono convintissima di questo),  ciascuno di noi forma delle vere e proprie costellazioni che si intrecciano con  altre costellazioni affini…

    Per  rimanere sul libro di Mendelsohn: non ti sarà certo sfuggito  che nel  brano  che ho riportato, quando parla del ‘famoso autore tedesco" allude sin troppo chiaramente proprio a Sebald  

    Non sono certa invece di avere individuato i riferimenti all’ "autore francese" (io penso  che si tratti del Zola dell’Assommoir,  in cui  il  lungo capitolo centrale è tutto dedicato ad un pranzo che segna anche un momento  fondamentale di svolta, nella storia) mentre chi sarà mai il "romanziere americano (ma polacco di nascita)" di cui parla? Io penserei a Gombrowickz, di origini polacche ma vissuto in America (però America del Sud, e precisamente  Argentina): sarà lui? Conrad non può essere, perchè era si di origini polacche ma  poi vissuto in Inghilterra, non in America.

    Vabbè, sto divagando…

    Grazie per la visita e per le belle parole. Spero che continuerai a trovarti bene, qui, che  tornerai a  trovarmi  e che non rimarrai deluso 

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