L’OCA DI GERVAISE

Maria Shell Gervaise

L’Assommoir di Émile Zola è un romanzo potente e pullulante di sequenze memorabili.
Uno dei miei romanzi preferiti in assoluto, uno dei migliori del ciclo dei Rougon Macquart e un capolavoro della letteratura occidentale dell’Ottocento.

E’ la storia dell’ascesa e della caduta di Gervaise Macquart che, da poverissima lavandaia sedotta e abbandonata da Lantier con due figli avuti da lui, riesce lavorando duro a riscattarsi socialmente e a diventare un’agiata borghese ma che poi, trascinata dal marito Coupon, sprofonda inesorabilmente nell’abiezione e nell’alcoolismo.

Questo romanzo durissimo, magnifico, crudele, magmatico e ribollente ha una struttura interna molto solida ed una ferrea simmetria.

Il momento centrale della storia occupa un intero capitolo, il VII, e descrive il grande pranzo offerto da Gervaise ad alcuni vicini, parenti e alle sue lavoranti per festeggiare il proprio compleanno.

Se i primi sei capitoli mostrano la fase emergente della bella, dolce, buona lavandaia, gli ultimi sei mostrano la fase discendente, lo sgretolamento della personalità di Gervaise, il suo diventare una sorta di capro espiatorio e vittima sacrificale del gruppo che la circonda.

Il giorno del grande pranzo è l’ultimo felice nella storia di Gervaise: da quel momento, per lei che un tempo aveva detto a Coupeau: “Il mio ideale sarebbe di lavorare tranquilla, di avere sempre un tozzo di pane e un buco un po’ più decente per dormire […] un letto, un tavolino, due seggiole e nient’altro […] tirar sù  i miei figlioli, farne dei bravi ragazzi” e soprattutto di non esser mai bastonata […] tutto qui, vedete, tutto qui” comincia la discesa agli inferi della degradazione e dell’abbrutimento.

Nella “gran mangiata” che Gervaise offre ai suoi invitati e che Zola descrive da par suo, l’oca arrosto rappresenta il momento culminante, il simbolo del successo di Gervaise.

Le immagini che ho utilizzato per illustrare alcuni stralci di questo VII capitolo sono tratte dal film  Gervaise di René Clément del 1956 in cui Gervaise è magistralmente interpretata da Maria Schell, che per questo film ottenne la Coppa Volpi come migliore attrice protagonista al Festival di Venezia del 1956.

La traduzione del testo di Zola è di Luigi Galeazzo Tenconi. Mi sono presa però la libertà di lasciare i nomi delle persone in francese, perchè proprio non sopporto leggere “Gervasia” al posto di “Gervaise”…

Maria Shell

Le signore […] tutte attorniarono la casseruola e stettero a vedere, grandemente interessate, Gervaise e mamma Coupeau che pescavano il bestione. E subito scoppiò un grande clamore; vi si distinguevano le voci stridule e i salti di gioia dei ragazzi.
Fu un ingresso trionfale, Gervaise portava l’oca, le braccia tese, la faccia sudata, tutta raggiante d’un largo sorriso silenzioso. Le donne la seguivano anch’esse

Gervaise Rene Clement

 Quando l’oca fu sulla tavola, enorme, rosolata e tutta grondante sugo, non l’attaccarono subito. Era come un diffuso stupore, una sorpresa piena di rispetto; la tavolata ne era rimasta senza fiato. Se la mostravano l’un l’altro con strizzatine d’occhi, con cenni della testa. Corpaccio! che matrona quell’oca, che cosce! e che pancia!

Gervaise Rene Clement

Chi è che taglia? “No, no, io no! E’ troppo grossa, mi fa paura.” […] Finalmente la signora Lerat , con voce quanto mai suasiva, propose: “Tocca al signor Poisson… Ma certo, proprio al signor Poisson”
E siccome pareva che i commensali non capissero, aggiunse con un che di ancora più lusinghiero nella voce:
“Certo, tocca al signor Poisson. E’ abituato ad adoperare le armi, lui”.
E passò alla guardia di città il coltello da cucina.
Tutti ebbero un cortese sorriso di contentezza e di approvazione. Poisson, militarmente, annuì con un cenno di testa e attirò l’oca davanti a sé. I suoi vicini, Gervaise e la Boche, si scostarono perchè potesse muovere i gomiti. Tagliava adagio, con gesti larghi, gli occhi fissi sull’oca come per inchiodarla in fondo al piatto. Quando sprofondò il coltello nella carcassa, che crocchiò, Lorilleux ebbe uno slancio di patriottismo. Gridò: “Eh! se fosse un cosacco!”

Gervaise Rene Clement
Gervaise Rene Clement
Gervaise Rene Clement
Gervaise Rene Clement

Poisson riservava una sorpresa: a un tratto, inferse un ultimo colpo, e la parte posteriore della bestia si separò e rimase dritta, con la groppa in aria: era il boccone dei preti. Allora, l’ammirazione deflagrò. Soltanto gli ex militari sapevano essere tanto cortesi in società.

Gervaise Rene Clement
Gervaise Rene Clement

Fu davvero un’eccezionale battaglia di forchette, quella. Nessuno della brigata ricordava di avere mai avuto un’indigestione simile sulla coscienza.

Gervaise Rene Clement
Gervaise Rene Clement

Gervaise, enorme, appoggiata sui gomiti, inghiottiva grossi bocconi di polpa, senza parlare per timore di perdere una masticata, ed era soltanto un po’ di soggezione per via di Goujet: la imbarazzava alquanto mostrarsi golosa come una gatta.

Povera Gervaise. La sua storia è ad una grande svolta, ma lei non lo sa.

Noi però lo sappiamo, che non la vedremo mai più ridere, sorridere e mangiare così.

  • Scheda del film di René Clément su imdb >>

 

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13 risposte a L’OCA DI GERVAISE

  1. utente anonimo ha detto:

    Avevo giusto voglia in questi giorni di buttarmi in un romanzone. Ecco che il tuo post mi ha tolto l’imbarazzo della scelta (appena finisco i due o tre russi avanguardisti che ho tra le mani..)
    Il tuo blog è sempre di più una miniera preziosa..
    Bartleboom

  2. gabrilu ha detto:

    Bartleboom
    Uhmf.
    Mumble mumble.

    Quel termine  "romanzone"  che hai adoperato   mi suona un pizzico denigrativo…Mi sbaglio?
    Spero di si, spero  di essermi sbagliata.
    Guarda che ci sono mica  solo  i russi, in letteratura, eh, Bart

    Ciao da gabrilu che di Russia, URSS&Co.  è — come ben sai — grande estimatrice  —  e che  di  quella letteratura  fa   — come anche questo ben   sai —  scorpacciate non male, non male…

    Però c’è anche dell’altro, al mondo…

    Bacioni 
     

  3. carloesse ha detto:

    Hai fatto bene: "Gervasia" proprio non si può leggere.
    Quanto al termine "romanzone" sì, potrebbe avere anche una valenza leggermente denigratoria, ma non sempre, non con un significato necessariamente spregiativo. L’800 è epoca di "romanzoni", ma tra essi si trovano capolavori della letteratura: penso al romanzo vittoriano (Jane Austen p.es.) ,  a Balzac, a Tolstoj (Guerra e Pace è un "romanzone"?).
    Recentemente ho trovato l’utilizzo del termine "romanzone" anche per "Le correzioni" di Frenzen (a sproposito?).
    Sicuramente è un romanzone "I pilastri della terra " di Follett (che lessi con grande passione), e ancor di più lo sono i libri di Carlos R. Zafòn (ho letto finora solo "L’ombra del vento", che non mi è per nulla dispiaciuto, e forse leggerò presto "Marina").
    E i romanzi di Eco ("Il nome della Rosa" , "Il pendolo di Facoult")?

  4. carloesse ha detto:

    Ops! Sorry per il "Facoult" (lapsus)

  5. utente anonimo ha detto:

    No no, romanzone non voleva essere affatto denigrativo, anzi! E’ che da diverso tempo sto leggendo soprattutto racconti o storie brevi, e sento il bisogno di tuffarmi in un’affresco, in un romanzo vero (romanzone in quel senso volevo dire).
    E poi lo so bene che non ci sono solo i russi, amo moltissimo anche i francesi ad esempio (di Zola ho letto in passato solo un paio di libri, ma sono un balzacchiano impenitente, e adoro Hugo, lasciando stare la rive gauche dei miei anni giovanili…)
    Insomma, finisco i fiori del male russi (una raccolta di racconti di vari autori curata da Erofeev) e mi butto sull’Assomoir con grande piacere (e con il tuo post a far da segnalibro)
    un abbraccio
    Bart

  6. oyrad ha detto:

    Mi è venuta una gran voglia di leggere il libro di Zola… e di mangiarmi un’oca arrosto, al forno, bella croccante fuori e succulenta dentro… MMMMMMMMM…

    Cercherò di non fare le due cose contemporaneamente….

    Bellissimo Gabrilù! Grazie e a presto!
    Oy
     

  7. utente anonimo ha detto:

     Anch’io amo i romanzoni come questo, in modo particolare di Zola  segnalo Germinal, Teresa Raquin, e Le ventre de Paris.
    Se volete andare ad oriente (estremo) proporrei Yukio Mishima :
    La quadrilogia del mare.
    Il falconiere

  8. amfortas ha detto:

    Non ho letto il libro, e vista la catasta di volumi in attesa non posso neanche dire che lo leggerò. Ho visto il film, però, parecchi anni fa e mi piacque molto.
    Il motivo principale è che in qualche modo, la trama ricorda molto la storia di una mia lontana parente, di cui si persero le tracce in Francia, tanti anni fa.
    La montagna incantata rientra tra i romanzoni, vero? No, perché lo sai che è il mio libro di culto, e ogni volta che posso appicicargli un accrescitivo mi si stampa un sorriso in volto.
    Ciao 🙂

  9. yasmina08 ha detto:

    Blog molto interessante, mi permetto di inserirlo nel mio bookmark…

    Così come inserisco Zola nelle mie lacune da colmare 😉

    alessandra

  10. gabrilu ha detto:

    carloesse, sul termine "romanzone" utilizzato da Bartleboom  ci ho giocato un po’
    Tra i titoli che hai citato, oltre quelli ormai consacrati come  classici della letteratura, posso dirti che anche io ho apprezzato  parecchio  "I pilastri  della terra" di Follett, che in genere  viene — secondo me a torto — piuttosto snobbato.
    Non è un gran capolavoro,  d’accordo,  ma ho trovato interessantissimo ed istruttivo  l’intreccio della storia dei singoli personaggi con la storia della costruzione di una cattedrale gotica, che percorre tutto il romanzo.
    Follett possiede serietà professionale, mestiere, serietà nel documentarsi, gradevolezza di scrittura. Cose tutte da apprezzare.

    Per quanto riguarda i due libri di Eco che citi, li ho letti e riletti e mi piacciono    moltissimo,  anche se non credo  per la verità che Eco possa definirsi un romanziere, anche quando scrive  romanzi (sembra un gioco di parole ma nelle mie intenzioni non lo è). Lui piuttosto gioca (detto in termini positivi, eh) con la tecnica del romanzo e quando lo fa escono quasi sempre cose egregie. Quasi, perchè non tutti i romanzi di Eco mi  piacciono. Alcuni li ho trovati molto noiosi…

    Bartleboom lo so, lo so che lo intendevi in questo senso. Ti ho solo "sfruculiato un po’" 
    Anch’io sono una balzacchiana di provata fede. Fin’ora non ho parlato di Balzac perchè  la maggior parte dei suo libri li ho letti parecchi anni fa, ma, decisamente,  è arrivata   l’ora  per me di riprenderlo in mano seriamente.
    In quanto a  "cambiare aria", ogni tanto ci vuole: pensa tu che dopo tutti i libri  bellissimi ma tremendissimi che  ho letto negli ultimi mesi ieri ho preso in mano un romanzo di una scrittrice inglese del Settecento (no, non è  la Austen  😉 di cui nulla sapevo e ancora nulla so. Ma sentivo l’esigenza di  cambiare radicalmente  registro, almeno per il momento.

    Oyrad io ti ci vedo, sai,  con un cosciotto d’oca in una mano e uno Zola nell’altra 
    Stai attento però a non far ungere troppo le pagine del libro, chè il grasso d’oca è tremendo …

    Il falconiere, di Zola ormai ho letto praticamente tutto, ed alcuni dei suoi libri li ho anche riletti. Di importante mi rimane ormai solo  "Germinal", che mi conservo come si fa con le bottiglie di vino buono  🙂
    Purtroppo ci sono almeno un paio di romanzi che io trovo straordinari ma  che oggi non sono reperibii in italiano: "La curée" e "Pot-bouile". Quest’ultimo, in particolare, trovo che sia la rappresentazione più feroce che io abbia mai letto del mondo della medio-alta borghesia francese ai tempi del Secondo Impero.

    Amfortas, lo so, lo so che il tuo livre de chevet è  La montagna incatata. Piace molto anche a me  e l’ho letto più volte. Oggi come oggi però le parti  dei colloqui tra Settembrini e Naphta mi sembrano molto, troppo datate e noiose. Tutto il resto però rimane una meraviglia.

    Sai una cosa? Mi sarei immaginata che il tuo  Mann preferito fosse quello del "Doktor Faustus", visto che lì la musica è protagonista  quasi assoluta…

    Alessandra
    Grazie per la visita. Vedrai, Zola è difficile che possa deluderti.
    Ciao e arrivederci, spero  🙂

  11. dragoval ha detto:

    Al banchetto di Gervaise sembra quasi fare da crudele e singolare contrappunto questo brano di Nana , in cui Zola riprende in altro contesto l’immagine dell’oca arrosto, con Nana che compiaciuta della propria bellezza, si crogiola davanti al fuoco , facendo schermo al calore col dar volta ora su un fianco ora sull’altro:
    Per Dio! Come scotta, questo fuoco! Mi devo girare. Mi cuocerò il fianco sinistro, ora».
    Mentre presentava il fianco al fuoco, le venne in mente una cosa buffa, e si prese in giro da sé, allegramente, felice di vedersi così grassa e rosea, nel riflesso delle braci.
    «Sembro proprio un’oca, vero?… Sì, un’oca allo spiedo… Mi giro, mi rigiro… Cuocio nel mio stesso grasso».

    Certamente i parigini contemporanei di Zola, artefici dello straordinario successo de L’assommoir , non avranno mancato di cogliere l’allusione 😉

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