EVELINA – FANNY BURNEY

Frances BurneyEdward Francisco Burney
Fanny Burney, 1784-85 ca.
National Portrait Gallery

Frances (Fanny) Burney è l’autrice del romanzo di cui voglio parlare oggi e che si intitola Evelina.

Pubblicato anonimo nel 1778 e tradotto ora per la prima volta in edizione italiana dalla casa editrice Fazi a cura di Chiara Vatteroni, Evelina è il primo romanzo dell’allora ventiseienne Frances (Fanny) Burney, considerata oggi, come ricorda Chiara Vatteroni nella sua eccellente postfazione, una delle madri del romanzo inglese e che finalmente si sta riscoprendo anche in Italia dopo secoli di oblio.

Evelina, l’eroina del romanzo,  è una fanciulla di nobile e facoltosa famiglia ma dalla storia personale molto travagliata.
Mr. Evelyn, un inglese, sposa una francese, M.me Duval, da cui ha una figlia, Miss Evelyn. Alla morte di Mr. Evelyn viene affidata per testamento al reverendo Mr. Villars, perchè il padre considerava la moglie inadatta ad occuparsi dell’educazione di una ragazza.

Miss Evelyn sposa Lord Belmont il quale — una volta compreso che non potrà avere accesso al patrimonio della famiglia Evelyn — brucia i documenti che certificano il matrimonio e abbandona Miss Evelyn già incinta e che muore partorendo una bambina.

La piccola Evelina viene affidata al reverendo Villars il quale si occupa di lei finchè non arriva per la fanciulla il momento di fare il suo ingresso nell’alta società londinese. Il titolo originale del romanzo dice infatti che Evelina parla della “storia dell’ingresso di una giovane donna nel mondo”.

Il romanzo inizia quando Evelina, vissuta serenamente fino a quel momento in campagna con il reverendo che ama e rispetta come un padre, riceve un invito per andare a Londra a visitare dei parenti. La ragazza, che ha sedici anni, lascia dunque la campagna per fare il suo ingresso nel “mondo”. Senza grandi speranze per il suo futuro, per la verità, cosiderato che è stata privata di tutta la sua fortuna. A Londra incontrerà la nonna materna, la francese M.me Duval, una donna ricca ma terribilmente rozza e volgare.

Il romanzo è la narrazione delle peripezie di Evelina, dei suoi incontri, delle sue uscite in società, della imbarazzante convivenza con parenti (i Branghton — zio e cugini) dalle maniere assai discutibili e villane.

L’intreccio si sviluppa descrivendo il comportamento maldestro di Evelina che provoca innumerevoli equivoci e piccole catastrofi. Ci sono nel romanzo parecchie pagine decisamente esilaranti, a questo riguardo.

La ragazza — seppure “istruita, sensibile, intelligente”  — appare infatti, come si direbbe oggi, piuttosto “imbranata” perchè l’educazione ricevuta non l’ha preparata a venire catapultata in un mondo — quello dell’alta società di Londra — in cui i particolari sono come ben scrive Chiara Vatteroni “…agghiaccianti: la violenza psicologica in agguato dietro eventi apparentemente innocui come una festa da ballo […] la rapacità dei corteggiatori che sembrano galanti e appassionati, in realtà vere e proprie mine vaganti per la fragilissima reputazione di una donna, costituisce ulteriore motivo di imbarazzo e confusione”

Evelina stessa è consapevole di tutto questo:

“finisco sempre coinvolta in qualche situazione imbarazzante o problematica a causa della mia sventatezza” (p.328)

“Non avvezza alle situazioni nelle quali mi ritrovo, e imbarazzata dalla minima difficoltà, raramente scopro come dovrei comportarmi finchè non è ormai troppo tardi” (p.403)

“Sono nuova al mondo e non avvezza ad agire autonomamente: le mie intenzioni non sono mai volontariamente colpevoli e tuttavia sbaglio sempre!” (p.410)

Il termine di questa sorta di “viaggio iniziatico” in società arriva con l’amore e il matrimonio.

Evelina è una donna e dunque, nonostante gradualmente essa acquisti maggiore padronanza di sè, capacità di giudizio e discernimento, per lei l’obiettivo finale non può che essere il matrimonio e l’affidarsi totalmente al marito, così come da bambina e ragazza faceva dipendere ogni sua decisione e comportamento da un altro uomo, l’amato Reverendo Villars.

Come ben argomenta la Vatteroni Evelina, romanzo epistolare, è un testo molto importante nella storia della letteratura inglese del settecento, anche se per troppo tempo ha occupato solo poche righe nella maggior parte dei manuali specifici e nelle antologie.

Prima di Evelina, Fanny aveva scritto una commedia, ma il padre aveva fatto grandi pressioni su di lei perchè rinunciasse al teatro, considerato allora deleterio per la buona reputazione di una donna.

Fanny Burney temeva il giudizio negativo del padre Charles Burney, che nonostante fosse uomo di cultura, compositore e storico della musica, considerava pericolosa per le fanciulle anche la lettura di romanzi e non permetteva alla figlia di leggerne.

Fanny pubblica  dunque il libro in forma anonima — arrivando persino, per eccesso di precauzione, a ricopiare l’intero manoscritto deformando la propria grafia per renderla irriconoscibile — con la complicità del fratello Charles che fa  da intermediario tra Fanny e l’editore il quale deve inviare tutte le sue comunicazioni a un indirizzo anonimo, presso un caffè…

Il romanzo  ha molto successo.

Un giorno in cui si trova in visita da amici, al padre di Fanny accade di ascoltare alcune persone di cui stima molto il gusto e la saggezza che lodano il romanzo nei termini più entusiasti. Se lo fa prestare per farlo leggere alla figlia. Fanny, imbarazzata, è allora costretta a confessare al padre che è proprio lei l’autrice di quel romanzo…

Ma non c’è solo il successo di pubblico.

Anche la critica ufficiale è entusiasta del libro giudicato frizzante, divertente, piacevole.

Samuel Johnson, in particolare, vede nella Burney l’erede di Richardson e  di Fielding e sottolinea soprattutto le sue doti per la commedia, la verve dei suoi dialoghi, la sua abilità nel costruire una galleria di ritratti di eccentrici, l’abilità nel destreggiarsi in vari modi di parlare tra coloro che appartengono all’aristocrazia e i personaggi delle classi sociali “inferiori” (elementi questi che io però, non essendo in grado di leggere il libro in inglese, non sono purtroppo in condizione di apprezzare).

E’ un racconto in cui il grottesco occupa parecchio spazio. Fanny Burney amava il teatro, e l’impianto teatrale si nota anche in Evelina: nei dialoghi, nelle scene in cui i personaggi si punzecchiano, in cui la loro litigiosità è spinta all’estremo (esempio fra tutti l’accanimento dell’inglese capitano Mirvan nei confronti della francese M.me Duval) o dei violenti litigi all’interno della famiglia Branghton.

Quando si legge Fanny Burney, non si può non pensare a Jean Austen, che amava le sue opere.

Jane  ha reso omaggio  a Fanny in L’Abbazia di Northanger (quando cita gli altri romanzi di Fanny Burney e cioè Cecilia, Camilla, Belinda) e l’eroina del suo romanzo più popolare, Orgoglio e Pregiudizio, può in qualche modo venire accostato  a quello della sedicenne Evelina,  mentre Mr. Darcy non può non ricordare Lord Orville. Tratti di Mr. Willoughby (altro personaggio di Evelina) troviamo in Ragione e Sentimento (1811).

Sono parecchi gli  elementi nel percorso delle due scrittrici che rendono interessante l’accostamento. Provo ad accennarne alcuni.

All’epoca di Fanny, il romanzo è   un genere considerato ancora poco adatto alle donne, per le quali ci si adopera perchè abbiano un’educazione tranquilla, fatta di disegno, di acquerelli, di strimpellate al pianoforte, di passatempi delicati, di ricamo, di cucito. In breve, di tutte quelle cose che formano il carattere delle ragazze per farne delle giovani a modo, pronte per il matrimonio. Le letture vengono  si incoraggiate, ma non tutte le letture.

A quindici anni, sotto la pressione della matrigna, Fanny brucia tutti i suoi scritti. Sogna di essere letta, ma ha paura dello scandalo. La reputazione di una ragazza è così fragile…

Fanny, una volta uscita dall’anonimato, fu molto apprezzata e il suo lavoro fu riconosciuto mentre lei era viva.
Ha conosciuto la popolarità dei propri scritti.
Ma cos’è avvenuto dopo? A poco a poco è scivolata nell’oblio e questa Evelina, ad esempio,  è, che io sappia, l’unica opera di Fanny Burney reperibile in italiano.
Il nome di Fanny Burney è noto prevalentemente agli specialisti di storia della letteratura inglese ma non dice nulla alla maggior parte dei lettori e delle lettrici.

Jane Austen ha conosciuto inizi difficili, poi ha pubblicato con un discreto successo, ha ottenuto ammirazione ed un certo ritorno economico, ma non quanto Fanny.
Tuttavia, Jane Austen è presente nella mente di innumerevoli lettori, i suoi romanzi sono popolari ancora oggi, si trovano facilmente in libreria, sono tradotti in molte lingue, le sue storie hanno avuto parecchie trasposizioni cinematografiche.

Allora.
Ha senso, oggi,  leggere  una Fanny Burney?

Litigi, mancanza di tatto e di educazione, personaggi volgari popolano il romanzo.

Dopo un paio di centinaia di pagine la lettura mi era diventata — devo ammettere francamente — un po’ pesante.
Evelina è dolce, riservata, maldestra. Frequenta una società che la disprezza e che si burla di lei.

Parecchie volte mi sono trovata a chiedermi “…ma perchè  caspita  ‘sta ragazza  non se ne torna in campagna dove viveva serena e felice accanto al suo benefattore, il reverendo Villars?”.

Tuttavia Evelina è un libro che — opportunamente storicizzato e contestualizzato — secondo me merita di esser letto, perchè la Burney resta una testimone privilegiata di un’epoca, un’autrice che proietta un certo sguardo sul suo tempo e che critica la società che la circonda.

Evelina è un documento sulla vita di una donna, una fanciulla timida stretta nella morsa delle convenzioni sociali, confusa e divisa nella sua ricerca della verità nell’apparenza

Fanny Burney non è così accattivante e raffinata come la Austen, ha un senso del grottesco più marcato e un’ironia più corrosiva di quella di Jane e molto probabilmente è proprio questo il motivo per cui Jane Austen è sempre stata molto letta e lo è ancora, mentre Fanny Burney è caduta nel dimenticatoio…Chi può dirlo?

Il Tempo è un grande filtro.

Funny Burney - Evelina
Funny Burney - Evelina

Fanny BURNEY, Evelina, (tit. orig. Evelina or the History of a Young Lady’s Entrance into the World,), a cura di Chiara Vatteroni, p.576, Fazi Editore, Collana Le Porte, ISBN 88-8112-172-7

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11 risposte a EVELINA – FANNY BURNEY

  1. giuseppeierolli ha detto:

    Grazie per questa informazione, gabrilù. Da tempo avevo in mente di leggere la Burney (da quando ho iniziato le mie frequentazioni austeniane) e pensavo di doverlo fare in lingua originale; ora invece posso farlo in italiano. Tra l’altro durante il mio giro nei luoghi austeniani mi sono imbattuto per caso nella sua tomba (o meglio in una lapide commemorativa, perché la tomba vera e propria è andata distrutta), che, ho scoperto, è nella stessa chiesa di Bath dove è sepolto il padre di Jane Austen.
    Qui c’è la foto:
    http://picasaweb.google.it/annver3/Inghilterra2009PrimaParte#5354612204434350402

  2. gabrilu ha detto:

    Giuseppe, sono contenta di aver segnalato qualcosa di utile (e spero anche piacevole).
    Questo volume curato dalla Vatteroni è ottimo e, ripeto,  la sua postfazione è eccellente e molto ricca di notizie biografiche su questa donna che ne ha viste di tutti i colori e che ha avuto una vita movimentatissima  e di spunti critici sulla sua opera letteraria.
    Ma tu  conosci bene l’inglese, al posto tuo un’occhiata al testo originale lo darei, per   apprezzare quella diversità di registri linguistici  evidenziati da Johnson…
    Per quel che ne posso capire io, cmq, la traduzione della Vatteroni è molto buona.
    Grazie per la foto, che avevo visto quando ho guardato tutte le vostre belle foto del viaggio in Inghilterra. Allora però della Burney sconoscevo  tutto, e dunque  a questa foto in particolare non avevo badato molto.
    Ciao e grazie  🙂

  3. utente anonimo ha detto:

    Che miniera affascinante questo blog Gabrilu!  Si lo so che lo sai e che te lo dicono di continuo, ma che vuoi farci, è così!
    Quando ti leggo sento il grande bisogno di avere le giornate fatte di almeno 48 ore, per poter leggere tutti i libri di cui parli…
    Spero almeno di avere una lunga vecchiaia 🙂
    Bart

  4. annaritav ha detto:

    Volevo segnalare la notizia al consorte austeniano, ma vedo che è arrivato prima di me e ha già detto tutto.
    Mi metto in coda anche io per leggere questo romanzo che mi ha incuriosita.
    Buona serata, Annarita

  5. dreca ha detto:

    in questo periodo sto tornando agli scrittori inglesi….in particolare scrittrici, quindi un grandissimo grazie è d’obbligo.

  6. carloesse ha detto:

    Il prologo del romanzo (il matrimonio di Miss Evelyn, la sfortunata mamma di Evelina) mi ricorda molto le tele di William Hogarth del ciclo intitolato Marriage à-la-mode: una vera storia narrata in sette quadri, come peraltro diversi altri suoi cicli di quadri o stampe famosi e meravigliosi, come "A Rake’s Progress" (La carriera di un libertino) che ispirò Stravinskij per l’opera omonima (con libretto del poeta W. Auden, e che per inciso è anche la mia opera lirica preferita in assoluto).
    Hogarth fu un caustico osservatore della società inglese del primo settecento ed un efficacissimo narratore per immagini di quella qui narrata (o forse quella della generazione immediatamente precedente).
    Sarà anche per avere ridestato qui tali mie passioni che metto la Burney (che non conoscevo minimamente) nella lista delle mie future possibili letture (ora però sono molto preso da Mendelsohn, e mi mancano ancora un 300 pagine!)

  7. gabrilu ha detto:

    Bart, Annarita, Dreca
    Grazie 🙂
    Sapete, spesso quando metto post come questo mi dico: "ma a chi vuoi che interessi?" ma siccome io scrivo  soprattutto per mettere un po’ d’ordine nei miei pensieri, tiro dritta.
    E’ poi sempre bellissimo se  scopro che  quello che ha interessato  me  può interessare  anche altri   🙂

    Carloesse
    L’accostamnto con  Hogarth è azzeccatissimo.
     E non solo per il prologo, come dici tu, ma in tutto il romanzo ci sono parecchie  sequenze    veramente "hogarthiane" perchè la Burney   quando vuole sa essere  davvero  feroce, nella sua scrittura.

    Sul sito della Tate Gallery  c’è tutto il ciclo del Marriage à  la mode

    Io trovo molto rispondente al libro In particolare il quadro "The Lady’s death"

    P.S. Non dimenticare che aspetto  le tue considerazioni finali su Mendelsohn, eh!   😉

  8. utente anonimo ha detto:

    Le donne a combattere, da sole, in un mondo di uomini!
    Come al solito hai sviluppato un bell’interesse intorno a questo romanzo. Se poi è dotato anche di ironia, beh, allora può essere una lettura da
    riservarsi per le prossime feste.
    :))

  9. gabrilu ha detto:

    Elisabetta
    Più che ironia c’è sarcasmo, direi.
    Alcune pagine sono terribili, per come la Burney descrive la società londinese del tempo.
    Il paragone  fatto con Hogarth è, ripeto, azzeccatissimo.
    Poi, certo,  ci sono anche molti passaggi che per il nostro modo di pensare di oggi possono apparire  melensi e stucchevoli.
    Ma è per questo che ho detto che, leggendo il libro, bisogna storicizzarlo e contestualizzarlo.
    Ciao e grazie  🙂

  10. Teolino2007 ha detto:

    Ciao! Vorrei approfondire la mia conoscenza di questa scrittrice ma non trovo molto materiale… Tu potresti consigliarmi qualche buon libro o materiale? Grazie! 🙂

  11. gabrilu ha detto:

    @Teolino2007
    Se hai dimestichezza con l’inglese trovi un sacco di roba. Basta Googlare un po’.
    Io sono una ignorantona e devo accontentarmi delle traduzioni italiane che trovo.
    Molta poca roba.
    Buona fortuna e buona lettura a te, dunque. 🙂

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