LO SCHERZO

Alex ColvilleAlex Colville
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Mendel Art Gallery Collection, Saskatoon (Canada)

Ho riletto in questi giorni, dopo tanti anni, Lo scherzo di Milan Kundera.

Nella Praga del ’48, in pieno regime filosovietico, lo studente Ludvik invia alla sua ragazza una cartolina in cui, per scherzo, scrive:

L’ottimismo è l’oppio dei popoli. Lo spirito sano puzza di imbecillità! Viva Trockij!

La sua vita ne verrà stravolta.

Una commissione di studenti suoi ex amici lo espelle dal Partito, lo esclude dall’Università, Ludvik viene mandato a lavorare in miniera in una compagnia di “Neri”, uno speciale reparto militare costituito da “nemici della rivoluzione”.

Molti anni dopo, l’odiato Zemánek, il suo ex amico un tempo comunista fervente, quello che aveva presieduto la commissione studentesca che aveva sancito la rovina di Ludvik gli dice, parlando delle nuove generazioni (il grassetto è mio):

“Mi piacciono proprio perchè sono diversi. Amano il loro corpo. Noi lo trascuravamo. Amano viaggiare. Noi siamo sempre rimasti inchiodati allo stesso posto. Amano l’avventura. Noi abbiamo sprecato la vita a far riunioni. Amano il jazz. Noi imitavamo senza successo il folklore. Si dedicano egoisticamente a se stessi. Noi volevamo salvare il mondo. In realtà, col nostro messianismo, c’è mancato poco che non lo distruggessimo, il mondo. Forse loro, col loro egoismo, lo salveranno”

Ludvik, dal canto suo, riflette sul fatto che

“tutta la storia della mia vita aveva avuto origine da un errore, dal brutto scherzo della cartolina, da quel caso, da quell’assurdità. E sentii con terrore che le cose nate per errore sono tanto reali quanto le cose nate a ragione e per necessità […] Nessuno rimedierà alle ingiustizie commesse, ma tutte le ingiustizie saranno dimenticate”

A volte le date sono davvero importanti.

Kundera scrisse questo libro nel 1965.

Venne pubblicato in Cecoslovacchia nel 1967.

Venne poi pubblicato in Francia in pieno ’68 con una prefazione di Aragon mentre nel frattempo in Cecoslovacchia il libro veniva ritirato dalla circolazione.

Kundera nel ’75 si trasferì in Francia, dove da allora risiede.

I suoi ultimi libri li ha scritti in francese.

Io lessi per la prima volta Lo scherzo negli anni Novanta.

Il libro di Kundera era una finestra sull’attualità. Di cosa succedesse davvero a Praga e nei cosiddetti “Paesi dell’Est” si sapeva ancora poco, per molti La Grande Illusione esisteva ancora e il romanzo di Kundera lasciava molta gente interdetta.

Dopo Lo scherzo ho letto quasi tutto quello che di Kundera è arrivato in Italia. Del Kundera romanziere i libri che preferisco sono questo e La vita è altrove.

Rileggere Lo scherzo oggi, a vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, dopo essere stata due volte a Praga (la prima volta subito dopo l’implosione dell’URSS, la seconda volta due anni fa) è stato come leggere due libri uguali ma diversi.

Durante la ri-lettura mi ha accompagnato il ricordo di un altro libro, scritto anni dopo quello di Kundera: L’orgia di Praga di Philip Roth , di cui avevo parlato >> qui.

E’ incredibile quanto influisca, nel nostro modo di leggere un libro, la conoscenza che direttamente o indirettamente crediamo di avere del suo contesto di riferimento.

La rilettura de Lo scherzo non mi ha delusa, tutt’altro. Mi è piaciuto quanto e forse di più della prima volta.

Ma è come se avessi letto un libro diverso.

De Lo scherzo posseggo ancora questa vecchia, cara edizione >>

L’immagine che ho inserito nel post  è quella che compare sulla copertina del volume Adelphi.

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21 risposte a LO SCHERZO

  1. utente anonimo ha detto:

    Ciao, Gabriella. A proposito di date, mi ricollego al mio ultimo commento sul tuo blog, a proposito del libro di Matthews. Mi sono reso conto, leggendo questo post, che, a meno che non parliamo di classici, siamo anche noi lettori a creare per alcuni romanzi certi sfasamenti cronologici, certe distanze, che inevitabilmente trasformano gli argomenti di un romanzo – attuali all’epoca della loro scrittura o pubblicazione – in argomenti storici. Non so se sia il Romanzo (o certi suoi esempi), duttile e adatto per sua natura a travalicare le epoche, o se siano i Lettori, così bravi da riuscire in un attimo ad assorbire l’impatto del "C’era una volta…". Nel caso di Kundera, la sottotrama dei suoi romanzi di solito è così densa e l’atmosfera storica così onirica da non richiedere particolari sforzi anche al lettore più pigro (o più rigoroso). Il problema, comunque, se non è storico è almeno culturale, quando ci troviamo a leggere romanzi che rispecchiano fenomeni e stili di una precisa realtà geografica lontana dalla nostra. Ultimamente mi trovo impelagato nell’impresa impossibile (per me, almeno) di immaginare lo stereotipo del lettore italiano, non perché mi interessino questioni di costume, ma per capire quale sia la realtà letteraria italiana al di là delle classifiche commerciali, dei premi e delle mode.  

    Gioacchino

  2. carloesse ha detto:

    Finalmente riesco a commentare. Una scritta minacciosa compariva sullo schermo ad ogni tentativo di scrivere sui blog di splinder (tutti quelli che frequento) da venerdì, e solo oggi sono riuscito a scoprire che ogni tanto va ripulita la memoria cache di expolorer (questo per tutti quelli che avessero riscontrato lo stesso problema).

  3. carloesse ha detto:

    E ora veniamo dunque al post.
    Ricordo che alcuni anni dopo aver letto Lo scherzo vidi al cinema il film "Papà è in viaggio d’affari", uno dei primi film di Kusturika (il secondo per l’esattezza), che era delizioso. E mi fece tornare alla mente questo libro: anche qui c’era un destino che viene travolto da una battuta (qui una barzelletta, se non ricordo male) e da una delazione (in questo caso di una donna delusa e vendicativa) per mettere in luce la tragicommedia quotidiana dei paesi del socialismo reale.
    Anche io lo considero forse il più bello tra i libri di Kundera. Lo lessi negli anni 80, subito dopo L’insostenibile leggerezza dell’essere (che fu un libro di grande successo in quegli anni, anche grazie ad Arbore e a Quelli della notte, dove veniva spesso citato – da D’Agostino mi pare – anche se con intento ironico e un po’ cialtronesco – che era lo stile, e il pregio, di quella trasmissione). Di Kundera mi innamorai subito e lessi appena possibile anche le prime traduzioni del Valzer degli Addii e del Libro del riso e dell’oblio, allora pubblicati da Bompiani prima di essere poi riediti per Adelphi. Ma la stessa freschezza e la fluidità narrativa dello Scherzo non la trovai più in nessuno degli altri romanzi, neanche nel pur notevole La vita è altrove.
    Trovai incantevoli invece i suoi saggi sul romanzo, così facili da leggere, così discorsivi e appassionanti, contrariamente a tanta saggistica letteraria colta ed erudita, ma incapace di trasmettere l’emozione della lettura. Avventurarsi nella storia del romanzo come in un romanzo stesso. Questo è quanto di più bello lasciatomi da Kundera.

  4. utente anonimo ha detto:

    Ho letto questo libro e mi piacque ma devo essere sincera fino in fondo, a me sembra strano che un tizio sotto regime comunista scriva una frase proprio da imbecille, insomma il libro regge su un improbabile gesto di una persona. Avete mai parlato con persone che hanno vissuto sotto un regime (di qualsiasi colore) leggere dei libri non è sufficiente.

  5. carloesse ha detto:

    @anonima #4:
    Personalmente non ritengo fosse una frase da imbecille. Avventato scriverla, sicuramente, e affidarla alla posta. Ma chi non è avventato nella sua adolescenza?
    E tutti coloro che finirono in carcere, o ebbero comunque la vita sconvolta , per una barzelletta, una semplice battuta, una frase buttata là, da una delazione di chiunque, anche anonima, di cui le storie narrate da chi  nei paesi del socialismo reale ci viveva? (Kundera e Kusturica ci vivevano, l’uno in Cecoslovacchia, l’altro nella Jugoslavia "titoista" o "titina").
    Sicura che il gesto "imbecille" sia così improbabile?
    Io lo trovo invece emblematico della voglia di affermare una volontà di sentirsi vivi ed esistenti anche in un sistema idiota e ottuso (come tutti i sistemi totalitari, o tutti i fondamentalismi, del resto) e totalmente privo di quel senso dell’umorismo di cui invece l’uomo qualunque è spesso (graziaddio) dotato.
    Per questo parlavo di "tragicommedia quotidiana" nel mio commento precedente. E di questo senso del "tragicomico" sono ricchissime proprio le opere degli scrittori che in quei sistemi hanno vissuto, come Kundera, come Kusturica, come Hrabal. O come oggi l’iraniana Marjane Satrapi (Persepolis), che da un altro paese totalitario e fondamentalista proviene.

  6. carloesse ha detto:

    Sorry: nella frase finale del mio ultimo commento per "scrittori" intendevo "autori": Kusturica , come noto, è un cineasta e la Satrapi una fumettista.

  7. gabrilu ha detto:

    Gioacchino
    Le riletture sono, secondo me, importantissime.
    Rappresentano la prova provata  di quanto ciascuno di noi  mette  di se stesso nel libro che sta leggendo.
    La prova provata di quanto il lettore partecipi attivamente alla formazione di senso del testo che sta leggendo.
    Nel caso, in particolare, de "Lo  scherzo",  per quanto mi riguarda ha giocato molto il fatto che quando l’ho letto per la prima volta tutto stava ancora avvenendo  più o meno  in tempo reale. 
    Rileggendolo  oggi, assieme al romanzo di Kundera ho  inevitabilmente  ri-letto  anche parti della mia vita, il  modificarsi  di molte   mie idee.
    Però ancora una volta io penso che  il  Tempo è il Filtro e il giudice più  efficace, perchè se un libro  che ci è piaciuto venti anni fa ci ripiace ancora adesso,  anche se per motivi magari diversi, vuol dire che ha una sua  reale solidità interna, vuol dire che  è abbastanza complesso e stratificato da sopportare i tipi di approccio più diversi.

    Carloesse
    Anch’io cominciai   con "L’insostenibile leggerezza dell’essere" e poi  mi spolverai a tappeto  uno dietro  l’altro tutti  i libri di K. che andavano arrivando in Italia.
    Oggi come oggi Kundera lo apprezzo sempre tutto, ma quello che amo di più e che considero un vero e proprio mio punto di riferimento è il Kundera saggista, più che il romanziere.
    Adoro K. quando parla di musica  di letteratura.

    Anonimo #4
     Arrivo tardi, e   avrei   ben poco da aggiungere a quello che ti ha  già  detto  Carloesse e che condivido in pieno.

    Se proprio volessi aggiungere qualcosa a quello che ha già detto lui,  direi che poi, certo,  nel testo narrativo di K.  la famosa/famigerata  cartolina è, certo,  anche uno strumento di strategia narrativa, perchè da quel  piccolo/grande gesto apparentemente insignificante si  mette in moto  poi tutta la macchina romanzesca.

  8. bamborino ha detto:

    Consapevole di assumermi il rischio di diventare impopolare e consapevole altresì della definitiva permanenza di questo commento nel blog, dichiaro senza vergogna che, letto questo romanzo, ho deciso che del resto della sua produzione potevo anche fare a meno. Un sorridente saluto.

  9. utente anonimo ha detto:

    Qui al lavoro ho spesso momenti di fiacca e se trovo un vivace commento come questo ultimo di Bamborino mi rianimo, augurandomi che ne segua qualcosa di interessante. Non sarò io a dar seguito perché non ho letto Kundera. Di questo scherzo trovo molto bello il disegno di copertina.

  10. gabrilu ha detto:

     Bamborino A volte, quando scrivo un post o lascio un commento in un  blog altrui,  mi succede  di pensare: ".. e  mmò chissà che putiferio che suscito" oppure ".. ed ora chissà cosa penseranno di me".Il 90% delle volte  non succede proprio  nulla  ed   il tutto si traduce nello sperimentare   un gelido  ma salutare bagno di realtà ed un  sano ridimensionamento del mio Ego. Mi accorgo infatti   che  quello che scrivo o che faccio non è  —  giustamente — al centro delle attenzioni dell'universo mondo. Riguardo al contenuto del tuo commento,  vorrei risponderti con una citazione  tratta da  un  libro   di Milan  Kundera.  Il capitoletto  che contiene il brano citato   si intitola  "La lettura è lunga, la vita  è breve":" Parlo con un amico, uno scrittore francese; insisto perchè legga Gombrowicz. Quando, qualche tempo  dopo, lo incontro, è imbarazzato "Ti ho dato retta ma, francamente, non capisco il tuo entusiasmo". "Che cosa hai letto?"  " […omissis…]    […] Dico al mio amico:  […]  "Devi leggere  […omissis…] !Il suo sguardo è malinconico: Mio caro, la vita davnti a me si accorcia. La quantità di tempo che avevo destinato al tuo autore si è esaurita"  (Milan Kundera, Il sipario, Adelphi, p.109)Ho citato Kundera per due motivi (a parte la pertinenza che a me sembra aver trovato  tra quello che lui   scrive  e ciò di cui  stiamo  in questo momento parlando):** perchè so che apprezzi molto le citazioni  ** perchè   hai dichiarato di non  voler leggere più nulla di Kundera, e dunque  io posso      citarlo  impunemente  Ciao  🙂

  11. bamborino ha detto:

    Però, tesoro, così non vale, e non si capisce. Bisogna spiegare che il mio commento a Kundera è lo stesso che hai fatto tu a Raymond Carver. 

  12. gabrilu ha detto:

    Bamborino beh, ma  non  è giusto  che tu faccia scontare al povero   Kundera la mia colpa di non  amare Carver 

  13. bamborino ha detto:

    Non gli faccio scontare niente. Il fatto è che Lo scherzo l'ho letto vent'anni fa, e avevo pensato quello che ho scritto nel commento.

  14. utente anonimo ha detto:

    Proposto (grazie a te) in un percorso su intelletuali e potere.Cosa ne dici?Dragovalps Sai che i ragazzi non avevano mai sentito parlare di Kundera…chi?!?!?

  15. gabrilu ha detto:

    Dragoval"Intellettuali   e potere"?, diciBeh, good luck.Che i ragazzi non abbiano   mai sentito il problema di "intellettuali e potere"  non mi sconvolge più di tanto  (son poche, ormai,   le  cose che riescono a sconvolgermi).Azzardo  un'ipotesi:   tutti  'sti ragazzotti  sono   tutti ,   per caso,   "classe 1994"?Così, tanto per dire

  16. utente anonimo ha detto:

    Indovinato…Tra tanti autori possibili, Kundera mi sembrava adatto, dal momento che, a quanto pare, il concetto di letteratura "europea" è ancora lungi dall'affermarsi…Se poi ti capitasse di leggere le nuove indicazioni nazionali dei licei per lo studio della letteratura…di letteratura europea nemmeno l'ombra,ma è raccomandatissimo lo studio di Carducci…..Dragoval

  17. gabrilu ha detto:

    Dragovalnon ho la minima intenzione  di leggere alcunchè di "nuove indicazioni nazionali  dei licei per lo studio della letteratura".  Non ho fatto niente di male  per meritarmi questo. Mi basta  già vedere i tiggi e leggere i giornali    Una delle ***pochissime***  poche cose buone che mi sento di aver fatto nella/della mia vita è  di aver tenuto   **sempre*** accuratamente al di fuori  i miei interessi letterari  da qualsiasi velleità, mestiere, professione e qualsivoglia   piccola o grande  cosa  che potesse  minimamente odorare di professionale.Ciao  🙂

  18. utente anonimo ha detto:

    Classe'94. Già. Quando si dice la coincidenza….
    Letto, "Lo scherzo". L'avevo abbandonato e l'ho ripreso. La seconda metà del libro l'ho pressoché divorata.  Cronaca di una morte annunciata (di Jaroslav). Cronaca di una vendetta mancata (di Ludvìk). Perché l'unica assoluta forma di vendetta è il tempo, che ci travolge tutti condannando le azioni eroiche e quelle malvage, il singolo e la storia, alla stessa sorte.
    E davvero, guardandole attraverso la lente del tempo, persino le nostre piccole tragedie personali, le ingiustizie subite, acquistano una coloritura grottesca e patetica più che tragica.  E' questo, lo scherzo. Di pessimo gusto. Davvero di pessimo gusto.
    Dragoval

  19. Micky11 ha detto:

    L’articolo è abbastanza piatto e invece di suscitare interesse, riduce a risposte come quelle patetiche riscontrate nei commenti. Tuttavia, coloro che egoisticamente stavano salvando il mondo comunista sono gli stessi che ora lo stanno distruggendo. Rileggere il libro va bene, ma rileggerlo significa rimodularlo e riadattarlo a un contesto che ha perso il suo tocco di magia, morto nei cambiamenti troppo veloci dei tempi. Leggo cose tipo eeeeh “ma che scherzo è?” Oppure “hmmm, come si potevano scrivere robe del genere nel comunismo?” Beh, il libro del signor Kundera fu subito tolto dalle vetrine, quindi qualcuno che le scriveva esisteva, cioè Kundera stesso. Leggete altro per favore, meglio per tutti.

  20. sallymaya ha detto:

    Io l’ho letto da poco. Un bel capolavoro. Bellissima anche la sua recensione.

  21. sallymaya ha detto:

    L’ha ribloggato su unblogliberoe ha commentato:
    Bellissimo libro e bellissima recensione

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