L’ORIGINALE DI LAURA – VLADIMIR NABOKOV

Nabokov L'originale di Laura
Vladimir NABOKOV, L’originale di Laura (Morire è divertente), tit. orig. The Original of Laura (Dying Is Fun), a cura di Dmitri Nabokov, traduz. dall’inglese di Anna Raffetto, p. 160, Adelphi, Biblioteca Adelphi n.551, ISBN 978-88-459-2448-4

9000 parole circa.
138 di quelle schede in cartoncino Bristol che Nabokov utilizzava per comporre i suoi testi.

Le schede venivano conservate in scatole per scarpe e, nella fase finale della composizione, una volta assemblate secondo l’ordine definitivo, venivano dettate da Vladimir alla moglie Véra che le batteva a macchina.

Del suo metodo di scrittura Nabokov ha parlato spesso in varie interviste, alcune delle quali raccolte nel volume Intransigenze.

Possiamo vederlo scartabellare tra le sue famose schede anche in questo video che avevo trovato su YouTube e di cui avevo parlato >> qui

In questo caso, sfogliando il volume Adelphi che ci troviamo tra le mani, siamo ancora nella fase della gestazione. Davanti a quella che a me viene da chiamare “L’Incompiuta” di Nabokov.
Le schede, infatti, non sono state ancora assemblate, il Maestro non ha avuto il tempo e l’opportunità di dare la smazzata finale al suo mazzo di carte, di dar loro l’ordine definitivo voluto dal creatore.

Noi lettori ci troviamo perciò davanti a qualcosa che ci fa si intuire una struttura possibile (ma quella che noi intuiamo sarà poi quella che avrebbe, alla fine, stabilito Nabokov?) e  qualcuna delle idee fondamentali che l’accompagnano.

Il libro si compone infatti delle riproduzioni fotografate delle schede non ancora assemblate, la loro lettura diventa una sorta di gioco letterario che comunque lascia col fiato mozzo davanti all’ultima “carta” del mazzo: l’ultima scheda che contiene soltanto una lista di verbi sinonimi di “annullamento” ed una parola indecifrabile, cancellata dalla matita di Nabokov.

Cliccate sull’immagine: vederla ingrandita merita.

L'originale di Laura

Questa lista di sinonimi acquista la sua importanza leggendo tutte le schede.

Si capisce che il personaggio principale è Philip Wild, un intellettuale obeso che sta per perdersi in una triangolazione amorosa (simile a quella dei primi romanzi russi di Nabokov) la cui giovane moglie, Flora, e qualcuno che forse si chiama Eric sono gli altri componenti.

Intuiamo che Eric non deve essere l’unico amante di Flora, ma si distingue dagli altri perchè sta scrivendo un romanzo intitolato La mia Laura che descrive nei dettagli la loro relazione.

Teniamo presente, che — come opportunamente ci ricorda la traduttrice italiana Anna Raffetto — in inglese Laura si pronuncia Lóra.

Non si tratta di un dettaglio secondario, perchè sappiamo quanto Nabokov “giocasse” con le parole, il loro suono, le assonanze, le dissonanze.

Lóra ha una sonorità molto vicina a Flora e…ma guarda… anche  a la Lo di Lolita? Lóra come insieme di Lolita e di Flora (che, tra parentesi, ha moltissimi elementi in comune con Lolita: età, aspetto fisico, sensualità…)

Flora è, dunque, l’originale di Laura. Ma chi è veramente?

Nabokov L'originale di Laura

Ne L’originale di Laura mancano molti pezzi del puzzle che non permettono di completarlo o, per restare in metafora, mancano molte carte da gioco del mazzo; quel che abbiamo in mano non può essere assemblato nemmeno provvisoriamente: il manoscritto è appena abbozzato e incompiuto in modo irrimediabile e non deliberato.

Quel che capiamo è che Philip cerca di vendicare la propria umiliazione pubblica e letteraria ammirando La mia Laura come un capolavoro letterario e, per delle ragioni che non risultano chiare, si impegna in un processo psicologico di annullamento di se reso possibile da uno smisurato sforzo di volontà.

Il suo obiettivo è riuscire ad annullare il suo corpo, pezzo per pezzo, attraverso il pensiero e questo processo — appena abbozzato nelle schede che abbiamo in mano — sarebbe stato reso evidente e fisicamente visibile in tutte le sue fasi nelle pagine del libro completato in cui spazi vuoti e bianchi avrebbero sostituito le parole e il testo sarebbe scomparso progressivamente.

Il testo scritto, il testo cartaceo metafora del corpo umano degradato dalla vecchiaia e dalla malattia.

Come sempre, è presente il gioco di rimandi e di rispecchiamenti a cominciare dalle allusioni a personaggi di precedenti romanzi di Nabokov: un certo Hubert H. Hubert (“un inglese avanti negli anni ma ancor vigoroso […] il suo nome, falso senza alcun dubbio, era Hubert H. Hubert”) fa una breve apparizione e, maldestramente, cerca di molestare Flora. Ma lei di difende, Hubert indietreggia e poi… semplicemente muore non diventando mai il diabolico Humbert Humbert di Lolita

Altro esempio: Flora partecipa ai corsi di un professore di letteratura russa “un uomo dall’aria derelitta annoiato a morte dalla sua materia”) che pone durante le sue lezioni le stesse questioni che Nabokov amava discutere durante i suoi corsi e i suoi seminari di letteratura russa.

Come se, in qualche modo, Nabokov abbia voluto giocare a cancellare le proprie creazioni. Che però per fortuna — pensiamo noi suoi affezionati lettori — rimangono indelebili.

Certo, nonostante l’obiettiva impossibilità di poter leggere il testo di Nabokov nella forma compiuta che lui gli avrebbe dato, non c’è dubbio che la “morte per auto-soppressione” di Philip Wild abbozzata da un Nabokov vecchio e malato e prossimo lui stesso alla morte non può lasciare indifferenti.

Specialmente se teniamo conto che il sottotiolo de L’originale di Laura —- che è sia il titolo del romanzo di Eric (personaggio creato da Nabokov) che il titolo dello stesso romanzo di Nabokov che, come altre volte in passato, gioca a scrivere un romanzo su un romanzo —- recita “Morire è divertente”

Un tentativo di Nabokov, forse, di esplorare quanto più possibile la propria imminente disintegrazione: la nostra consapevolezza di lettori di quanto già egli fosse malato e sofferente quando compilava queste schede rendono di fatto straziante leggere i passaggi —- altrimenti decisamente allegrissimi ed esilaranti — dei tentativi (sempre fallimentari, d’altronde) di Philip Wild e che rimangono spesso in bilico tra il ridicolo e il grottesco/serio.

L’idea che mi sono fatta dunque io, di questo L’originale di Laura è che il nucleo tematico fondamentale sarebbe stato quello di una morte annunciata — quella del suo autore — che viene esorcizzata attraverso un libro sull’ auto-soppressione

Il volume Adelphi contiene una lunga, circostanziata e per molti versi commovente introduzione di Dmitri Nabokov in cui egli racconta il contesto in cui il padre scrisse l’abbozzo del romanzo e argomenta le motivazioni che dopo tanti anni hanno alla fine condotto lui, suo figlio, a pubblicare —- e quindi esporre al giudizio critico del pubblico un romanzo appena abbozzato e che il padre, poco prima di morire, aveva chiesto che venisse distrutto.

La decisione presa da Dmitri di pubblicare le bozze del romanzo ha visto formarsi due schieramenti pro e contro scatenatissimi ed agguerritissimi.

Non voglio entrare nei dettagli di questa polemica.

Personalmente, se ragiono in termini generali e di principio, sono decisamente dalla parte di quanto scriveva Milan Kundera ne I testamenti traditi (di cui ho già riportato uno stralcio >> qui e ne Il sipario (ne ho parlato >> qui

So anche, per averlo letto da qualche parte, che nella prefazione alla sua traduzione inglese dell’ Eugene Onegin di Puskin Nabokov ha scritto (cito a memoria, scusatemi):

“Un artista dovrebbe distruggere senza pietà i suoi manoscritti dopo la pubblicazione, per non indurre dei mediocri universitari a pensare che è possibile comprendere i misteri di un genio studiando delle versioni che egli ha eliminato. Nell’arte, gli obiettivi ed i piani non contano nulla, a contare sono solo i risultati”

Quindi, conoscendo da tempo la controversia sull’opportunità di pubblicare o meno i frammenti di questo ultimo romanzo di Nabokov ho sempre sperato che Dmitri rispettasse la volontà dichiarata di suo padre.

Le cose non sono mai però semplici come vorremmo che fossero e mi rendo conto che altro è discettare di queste cose in linea di principio e dall’esterno, altra cosa è essere il figlio di uno scrittore come Nabokov ed esser caricato di questo tipo di responsablità.

A questo punto perciò rispetto la decisione di Dmitri del quale tutti conosciamo l’amore e il rispetto per il padre e la madre Véra, la sua cultura, la profonda conoscenza dell’opera paterna alla quale ha in passato anche dato importanti contributi con traduzioni, introduzioni, apparati di note etc.

Insomma la decisione non è stata certo presa in maniera avventata da un erede ignorante e inconsapevole delle problematiche legate ad una decisione di questo tipo.

Il volume Adelphi è curatissimo, sono riprodotte fotograficamente pagina per pagina tutte le schede manoscritte da Nabokov seguite dalla traduzione italiana di Anna Raffetto (non dev’essere stato un lavoro facile, il suo, complimenti).

Confesso che mi ha commossa vedere la grafia di Nabokov, le schede manoscritte e confrontarle con la traduzione.

La trama del romanzo, come ho già detto, si può solo intuire, ma quello che importa è che ogni singola frase è comunque sfolgorante — la voglia di citarne alcune è fortissima ma davvero mi sarebbe difficile scegliere quali — ed è inevitabile chiedersi che cosa mai sarebbe diventato questo romanzo se Nabokov avesse avuto il tempo per terminarlo.

Giusto o sbagliato che sia stato pubblicare queste schede, ormai la decisione è stata presa, il volume pubblicato ed io, da parte mia, lo consiglio caldamente.

Non a tutti, però, perchè chi non ha mai letto nulla di Nabokov non saprebbe che farsene.

Lo consiglio agli altri, a chi già conosce bene Nabokov, il suo mondo, il suo stile di scrittura. A tutti coloro (e sono tantissimi, per fortuna!) che sono in grado di cogliere i riferimenti, gli ammiccamenti, i riferimenti autobiografici.

  • Scheda del  libro >>

Informazioni su gabrilu

https://nonsoloproust.wordpress.com
Questa voce è stata pubblicata in Libri e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

21 risposte a L’ORIGINALE DI LAURA – VLADIMIR NABOKOV

  1. utente anonimo ha detto:

    L’annunciata pubblicazione postuma dell’ultimo manoscritto di Nabokov ci aveva messo in agitazione fin dalle prime voci intorno all’evento che si andava profilando. Da quel che ora sembra di capire dalla presentazione di questa curatissima – come sempre, del resto – scheda, noi fan del grande scrittore ne avremo di che restare alquanto delusi. Non si tratta dunque di un testo vero e proprio, per quanto ancora allo stato di una prima, primissima stesura, ma soltanto del lavoro preparatorio intrapreso dall’autore. Un po’ come se visionassimo gli studi e i disegni di un pittore e non avessimo di fronte l’affresco che aveva in mente di realizzare. Ora, fatta salvo il valore di un erede come il figlio, persona di tutto rispetto, ed ammessi pure tutti  i diritti dei filologi e dei critici cosiddetti genetisti, c’è da restare un po’ freddi sull’operazione come tale. Per carità, il problema è vecchio e in Italia ce lo si è riproposto in anni più o meno recenti con Pasolini e Moravia.E non ha una soluzione a priori: a volte la scelta è felice, altre no. Temo che questa volta c’è andata male. Che poi si voglia aggiungere un altro tomo allo scaffale nabokoviano con quest’edizione dell’Adelphi, d’accordo. Ma insomma…
    Alessandro

  2. utente anonimo ha detto:

    ciao, mi piacerebbe sapere cosa ne pensi dell’interesse dell’autore per l’entomologia.
    Grazie

    Adriano Berizzi

  3. matisse ha detto:

    Annullare, cancellare una parola tra tutte quelle che definiscono il primo verbo, è come aggiungere gesto e azione al pensiero.
    Lo trovo di una tenerezza estrema.
    Il libro l’ho comprato subito anch’io. Non ho quasi il coraggio di sfogliarlo.
    Un bacione
    matisse

  4. gabrilu ha detto:

    Alessandro
    Delusi?!
    Tutto dipende, ancora una volta, dal tipo di approccio.
    Io sono  ormai  una grande fan  Nabokov (e questo credo che i miei Happy Few  l’abbiano già ormai abbondantemente capito).
    Ma non sono rimasta  "delusa", per la semplice ragione che sapevo benissimo  che non avrei avuto davanti  un testo  compiuto e del  quale il suo autore  poteva assumersi piena e totale responsabilità, ma l’embrione, gli accenni di  un qualcosa su cui sarebbe stupido  oltre che inutile cercare di esercitare qualunque operazione "critica" nel senso che comunemente  diamo a questo termine.

    C’è una bella frase nella prefazione di Dmitri Nabokov che  mi  è piaciuta enormemente e che voglio riportare testualmente. Lui scrive, parlando di "L’originale di Laura", che si tratta di

    "un capolavoro embrionale  i cui bozzoli di genio  cominciavano a  trasformarsi in crisalide  qua e là sulle onnipresenti schede".

    E infine, a proposito della propria  decisione di pubblicare queste schede, dice, rispondendo a chi gli chiede:

    "Ma perchè, signor Nabokov, perchè realmente si è deciso a pubblicare Laura?

    Ebbene, sono un bravo ragazzo e, avendo notato che dappertutto la gente mi dà del tu in quanto si immedesima nel "dilemma di Dmitri", ho pensato che sarebbe stato gentile alleviare le tribolazioni di tanti".

    Adriano Berizzi
    Io mi accontento di quello che a questo  proposito lo stesso Nabokov ha detto in svariate occasioni e che trovo molto ben sintetizzato in quel passaggio della sua autobiografia "Parla, ricordo" in cui scrive:

    "Scoprii nella natura i piaceri non utilitari che cercavo nell’arte. L’una e l’altra essendo una forma di magia, l’una e l’altra essendo un gioco in cui si aggrovigliano incanto e soperchieria"

    Ciao e grazie  🙂

    Matisse
    Ti capisco, ho avuto anch’io le stesse perplessità.
    Ma ormai il libro  c’è, e chi ama  Nabokov non può non leggerlo.
    Ciao cara, e bacioni   🙂

  5. giuseppeierolli ha detto:

    Questo post mi ha fatto subito pensare a un libro di Nabokov che ho comprato qualche giorno fa a New York (ero andato per una mostra su Jane Austen): <i>Lectures on Literature</i>, dove ci sono sette lezioni che Nabokov tenne alla Cornell University alla fine degli anni ’40 su Austen, Dickens, Flaubert, Stevenson, Proust e Kafka, corredate da numerose immagini delle schede che Nabokov preparava per le lezioni. Ho iniziato a leggere quella su <i>Mansfield Park</i> di Jane Austen, dove, oltre alla prima pagina del romanzo con le annotazioni a margine di Nabokov, ci sono sette schede che rivelano un’estrema cura nella comprensione dei dettagli, anche minimi, dell’opera. Sono tutte interessanti e sarebbe troppo lungo parlare di tutte. Una però la voglio citare (è qui: http://www.jausten.it/scheda_nabokov_mp.jpg). Nel romanzo a un certo punto tutti i Bertam, compresa la nipote povera Fanny, vanno in visita a Sotherton, la residenza di Mr Rushworth, il fidanzato di Maria Bertram. Qui di disperdono, si ritrovano, e capitano molte cose che poi avranno un seguito nella storia. Nabokov fa un disegno della tenuta (la casa e il parco) e annota i fatti essenziali: la direzione presa da Maria, da Julia e da Mr Rushworth, la posizione del cancello chiuso e di altri ingressi, il punto dove Julia incontra Mrs Norris e Mrs Rushworth, e così via (insieme ad altre cose che ancora devo decifrare). Insomma, ci permette un colpo d’occhio immediato sulla scena e sui fatti, con brevi annotazioni che poi, ovviamente, svilupperà nel testo. Qualcosa che mi ha fatto pensare a una tua frase in un commento al post su <i>Intransigenze</i>: "…la sua estetica letteraria, che era per la costruzione, non per la spontaneità". D’accordo, qui ci troviamo di fronte a un saggio, ma i saggi degli scrittori sempre letteratura sono.
    P.S. Secondo me il figlio ha fatto benissimo a pubblicare le schede. Nabokov non voleva? be’, gli scrittori ragionano da scrittori, i lettori possono pensarla diversamente.

  6. giuseppeierolli ha detto:

    PP.SS. Ho detto sette lezioni e poi ne ho citate sei: manca Joyce.

  7. utente anonimo ha detto:

    D’accordo, allora. Mi fido del parere dell’esperta e comprerò subito l’edizione adelphiana senza leggerla con alcun pregiudizio. Concordo pienamente con quanti hanno difeso l’azione svolta da amici e familiari irrispettosi delle ultime volontà di autori troppo severi con sé stessi, se non animati addirittura dalla voglioa di sparire nel nulla insieme con le loro opere. Se Max Brod avesse dato retta a Kafka, avremmo perduto buona parte dei suoi capolavori, a cominciare dagli "Aforismi di Zurau". E non parliamo del famoso baule di Pessoa: se Gaspar Simoes non l’avesse aperto, che cosa sapremmo di questo grande poeta del Novecento? Insomma, fin dai tempi di Virgilio, abbiamo più di una ragione per essere grati a chi aveva avuto accesso a un testo e lo ha pobblicato dopo la morte del suo autore e anzi contro la sua volontà. Figuriamoci dunque se io voglio contestare l’operazione a Dimitri, cui già dobbiamo la riscoperta più di vent’anni fa dell’"Incantatore". Resto comunque del parere che un conto è dare alle stampe un’opera già fatta, per quanto ancora non riveduta, un altro è recuperarne il lavoro preliminare. Certo, il desiderio di noi lettori – per dirla con Barthes – di ritrovarci di fronte all’autore così come lo vorremmo, resta immutato. Ma la filologia ci insegna che in tal caso i nostri criteri devono essere un po’ più prudenti.
    Ciò detto, anch’io non vedo loro di conoscere questa Laura!
    Alessandro

  8. gabrilu ha detto:

    Giuseppe
    Eh.
    Se poi pensiamo che Nabokov   in una delle sue lezioni  sulla letteratura russa, quella dedicata a Tolstoj dice  —- e lo argomenta con dovizia di particolari — che   per capire Anna Karenina  si deve conoscere l’esatta composizione dei treni russi   dell’800  e com’era fatto un sigolo scompartimento  che e per parlare della Metamorfosi di Kafka fa tutto uno studio sulla planimetria di casa Samsa…  abbiamo chiaro con chi abbiamo a che fare 

    Non so l’edizione che stai leggendo tu delle lezioni americane (immagino una in inglese).

    In quella che posseggo io (Garzanti Elefanti) John Updike racconta, nell’introduzione,  che quando Edmund Wilson rispose a Nabokov  — che gli aveva chiesto consiglio su  quali romanzieri europei centrare le sue lezioni alla Cornwell — inserendo nella lista  anche Jane Austen, Nabokov  recalcitò assai, non ritenendola  una scrittrice chissacchè.
    Poi però si convinse…

    A proposito della tua dimenticanza su Joyce: io, che lo detesto, mi ci fiondo, su questa tua dimenticanza, e mi illudo si sia  trattato di un  bel grasso e grosso  lapsus freudiano.

    Ma ahimè lo so che non è così: davanti a Joyce e al Dusty tutti  a sbavare, e  quando io mi azzardo a dire che si però vabbè  però mica…cioè insomma…   ecco che devo temere di venire azzannata  alla jugulare  

    Scherzo, eh.
    Però mica tanto 

    Alessandro
    Punto primo
     io non sono un’esperta di N. ma soltanto un’appassionata neofita che, come tutti i neofiti di questo mondo in qualsiasi campo,   tendono  troppo spesso ad essere più realisti del re

    Punto Secondo
    Sono d’accordissimo con te nella distinzione che  fai su un approccio di lettura critico su un’opera postuma ma cmq compiuta  (tu hai citato molti validissimi es.) e un approccio  più squisitamente filologico- genetico.

    L’importante è, quando ci si trova danti a un testo come questo proposto   da Dmitri e Adelphi, avere piena  e onesta  consapevolezza del modo con cui ciascuno di noi si accosta ad esso.

    Ciao e grazie

     

  9. carloesse ha detto:

    Sinceramente sono ancora perplesso, e non so se comprerò e leggerò il libro. Sicuramente non è fra le mie priorità, ma ritengo che non vada preso e letto come fosse un romanzo, o neanche solo un semplice abbozzo di esso, ma puramente come un documento. Un interessante documento che a prima vista mi pare edito con una grande cura e amore per l’interessato. Sotto questa luce l’operazione del figlio Dmitri mi pare onesta e per nulla "traditrice" delle volontà del padre (o almeno un tradimento "leale").

  10. giuseppeierolli ha detto:

    Sì, l’edizione è in inglese, ma credo sia lo stesso testo di quella Garzanti, visto che c’è la prefazione di Updike con il botta e riposta tra Wilson e Nabokov su Jane Austen.
    Per Joyce: niente lapsus freudiano! È una delle cinque stelle più brillanti del mio cielo di lettore (insieme a Austen, Dickinson, Proust e Shakespeare – in ordine alfabetico), ma non mi azzarderei mai ad azzannare nessuno! ogni lettore ha il sacrosanto diritto di detestare chi vuole, anche il più classico dei classici.

  11. amfortas ha detto:

    Premetto che questo splendido post mi conferma (se mai ce ne fosse stato bisogno) che aver segnalato il tuo blog come il migliore su Splinder per la letteratura, è stata una scelta giustissima.
    Anche a me piace molto Nabokov, come sai, ma impegno molto del mio tempo libero in altro settore e non sono competente come te.
    Però è bello leggere di tanta passione, e credo che si possa parlare di amore filologico per l’Autore. Lo stesso amore che ha portato, solo per fare un esempio, alla riscoperta di tante opere liriche misconosciute o quasi scomparse: Tancredi di Rossini, per fare uno tra i tanti nomi possibili.
    Ci sono altre convergenze da sottolineare.
    Come sai la Scala quest’anno apre con la Carmen di Bizet e le discussioni su quale versione sarà allestita, hanno già infiammato gli appassionati: la Oeser, con recitativi o altre con dialoghi parlati? Qual è la versione giusta, quella che non tradisce la (presunta!) volontà del compositore?
    Insomma, ritrovo nel tuo scritto tanti temi che ogni giorno, nelle discussioni, affronto con i melomani.
    Interessante anche la dsiquisiazione sul nome, Flora, che a me come sai ricorda più che altro una compagna di sventure più fortunata della più famosa Violetta.
    Ciao!

  12. gabrilu ha detto:

    carloesse, non è mica obbligatorio, leggerselo!
    Ognuno di noi ha delle priorità di lettura, come è giusto che sia.
    Ciao  🙂

    Giuseppe
    In realtà con Joyce   non ho argomentato. E io detesto tutti quelli che  su  un libro o su  un autore sentenziano  senza argomentare.
    Prima o poi mi esporrò al pubblico ludibrio cercando di dire perchè Joyce  a me non piace (tranne nei Dubliners, eh, quelli si).
    (Sugli "azzannamenti", ti ho detto che scherzavo, neh?)

    Amfortas
    Cos’è  ‘sta storia di splinder? Nulla so.
    Cmq grazie, mi hai fatto arrossire.
    Ciao  🙂

  13. utente anonimo ha detto:

    Stavo aspettando, era solo questione di giorni questo post.. 🙂

  14. amfortas ha detto:

    Gabrilu, è una piccola cosa, nel contesto della quale, purtroppo, mi sono pure autocelebrato (ma tu capirai il senso dell’autosegnalazione).
    Ecco qui.
    Ciao.

  15. gabrilu ha detto:

    Francesca/AnnaBanti
    eh eh 

    amfortas 

  16. utente anonimo ha detto:

    Mi piace così tanto che a volte rileggo ad alta voce a beneficio di un fantasma o di un riflesso chiuso nella mia stanza. Ho provato ad offrire a qualcuno l’opportunità di ascoltarmi recitare – e per un po’ ho (in)trattenuto una ragazza che pareva interessata passeggiando con lei su campi variamente digradanti e tenendo davanti a me una copia di Fuoco Pallido aperta alle diverse pagine dell’immedesimazione mentale (sorrido ammiccante) – ma infine ogni tentativo si è esaurito non per mia volontà: la ragazza in questione si è dimenticata di chiedermi di continuare. Peccato. (Le nostre ombre ancora camminano, senza di noi…)

  17. gabrilu ha detto:

    blogspiritato, scusami ma mi  sono  molto divertita ad  immaginare  la scena di te  che avanzando a larghe falcate (ci sta bene, no?  un   "avanzando a larghe falcate")    declami ad alta voce  Fuoco pallido aspettandoti che la fanciulla al tuo fianco ti segua   (in tutti i sensi)  e per giunta  estatica   

    A parte gli scherzi: è sempre impresa rischiosa e delicata, io credo, proporre ad un altro — foss’anche  la nostra innamorata o il nostro innamorato —   la nostra lettura ad alta voce di un libro prediletto.
    C’è il rischio che la pro-posta diventi una … im-posta e che, come dici tu con un’immagine  che mi evoca tanto John Donne (è un complimento, veh!) le ombre comincino a camminare senza di noi…
    Ciao  🙂

  18. utente anonimo ha detto:

     Penso di essere stato tra i primi a comprarlo, pressando i commessi de La Feltrinelli prima ancora che avessero il tempo di tirar fuori le copie del libro dal magazzino per esibirle. E sono felicissimo dell’avvenuta pubblicazione.
    Nabokov è il mio grande amore letterario. Ora che, di lui, mi mancano solo tre romanzi e un libro di racconti posso dirlo con assoluta certezza.
    E’ stato un incanto per me, nato quando lui era già trapassato, vivere l’attesa di quest’uscita, febbrilmente, ed è stato altrettanto incantevole sfogliare quelle pagine.
    Ovvio, non si possono trarre conclusioni riguardo alla versione definitiva di ciò che si intuisce, ma anche qui sta il bello. 
    Immaginazione che vaga, senza meta, nel figurarsi le possibili divergenti destinazioni di quelle parole abbozzate ma già potenti, di quella dissolvenza cercata dal protagonista che è lo stesso destino di questo romanzo in fieri.
    Credo sia dannatamente meglio che quelle righe possano essere esplorate da chi lo ama piuttosto che essere rinchiuse per sempre in una oscura e inaccessibile gabbia.
    No?
    stè

  19. gabrilu ha detto:

    stè
    Bella la tua considerazione "Credo sia dannatamente meglio che quelle righe possano essere esplorate da chi lo ama piuttosto che essere rinchiuse per sempre in una oscura e inaccessibile gabbia.
    No?"

    A questo punto, e a cose fatte, non posso che essere d’accordo con te.
    Ah, e a  proposito: anch’io sono stata credo la prima qui alla Feltrinelli di  Palermo ad acquistare il volume…  
    Ciao  🙂

  20. utente anonimo ha detto:

    Spiacente ragazzi ma il titolo di primo acquirente credo lo meriti il sottoscritto. Perdonate lo spirito competitivo. Dopo aver forzato la pesante porta d’ingresso tutta vetro ed esser stato interrogato dal commesso ho aspettato che egli consultasse un foglio («L’originale di Laura? Sì credo sia disponibile fammi controllare…») Ci troviamo a Milano, nella libreria Adelphi, comunicante con la sede della casa editrice. Sì, era disponibile, ragazzi: il foglio da quel giorno autorizzava a vendere. Il mio sguardo eccitato lo seguì dirigersi nei pressi ombrosi di un bancale e prelevarne dalla sommità frusciante di cellophane la prima copia. Non era di facile lettura, mi venne detto mentre le mie dita ne entravano in possesso. Ho letto Ada fu la risposta che trovai lì per lì. Conosco il suo stile. Il mio interlocutore aveva letto Ada? Appena fuori annusai le pagine e lessi la prefazione la quale mi accompagnò fino alla stazione Cadorna…

    Ardalion

  21. gabrilu ha detto:

    Ardalion
    vabbè, mettiamola in questo modo: si  evince che  in  tre città diverse, tre partecipanti a questo blog  sono stati tra i primissimi a mettere le mani su Laura, va bene così?   ^__^

    Anche io ho divorato   immediatamente  in itinere  l’introduzione di Dmitri. Letteralmente in itinere, visto che me la sono letta  sull’autobus che mi portava dalla Feltrinelli  di Via Cavour in Palermo a casa mia… 
    ^__^

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...