DAI TACCUINI DI GUERRA DI VASILIJ GROSSMAN – LA RITIRATA DEL 1941

Russian soldiers 1941

I Taccuini di guerra di Vasilij Grossman non sono stati ancora pubblicati in italiano, perciò la traduzione dal testo francese (che a sua volta è una traduzione dall’originale russo) è mia.

Molto dilettantesca ed artigianale, mi rendo conto, ma la potenza della scrittura di Grossman è tale che — di questo sono certa — riesce ad emergere comunque.

LA RITIRATA DEL 1941

Bombardieri tedeschi 1941

Ottobre 1941. Dopo la distruzione di Gomel da parte dei tedeschi, la 50° Armata dell’esercito sovietico comandata dal generale Petrov al seguito del quale si trova Grossman è in rotta, in fuga verso il sud, bombardata dagli aerei tedeschi e incalzata dai carri armati di Guderian che mette in atto una grande operazione di accerchiamento per abbattere Kiev.

Grossman annota ciò che vede di questa gigantesca ritirata in pagine che si stenta a credere siano soltanto appunti presi al volo e non ancora rielaborati.

Pensavo di sapere che cosa fosse una ritirata, ma una cosa simile non solo non l’avevo mai vista, ma non ne avevo la minima idea. L’Esodo! La Bibbia! Le vetture avanzano disposte in otto file; in un urlare straziante, dozzine di camion cercano contemporaneamente di tirarsi fuori dal fango. Enormi mandrie di montoni e di mucche vengono spinte per i campi; cigolano carrette trainate da cavalli, migliaia di carri ricoperti di teloni impermeabili colorati, di legno compensato, di latta, con dentro sfollati venuti dall’Ucraina; ancora più lontano marciano masse di gente a piedi cariche di sacchi, fagotti, valige. Non è una corrente, non è un fiume, è il lento movimento di un oceano che si riversa, un movimento che si sviluppa per parecchie centinaia di metri a destra e a sinistra. Da sotto le tettoie che ricoprono i carri spuntano teste bionde e brune di bambini, le barbe bibliche dei vecchi Ebrei, quelle rovinate dei contadini, i copricapi dei nonni ucraini, ragazze e donne dai capelli neri. E che serenità nei loro occhi, che saggezza nel loro dolore, che senso del destino, di una catastrofe mondiale!

Sfollati sovietici 1941

La sera, da sotto molti strati di nuvole blu scuro, nere e grige, appare il sole. I suoi raggi sono larghi, enormi, percorrono lo spazio tra cielo e terra come nei quadri di Gustave Doré che rappresentano le terribili scene bibliche dell’arrivo sulla Terra delle celesti forze vendicatrici. In questi larghi raggi gialli, il movimento dei vecchi, delle donne con i neonati in braccio, delle mandrie di montoni, dei soldati assume una grandezza ed una tragicità tale che per alcuni momenti l’illusione di essere stati trasportati ai tempi delle catastrofi bibliche è completa.

Tutti guardano il cielo, non nell’attesa della venuta del Messia, ma nell’attesa dei bombardieri tedeschi. Improvvisamente delle grida: “Eccoli! Arrivano, arrivano!”

Molto in  alto nel cielo, con un movimento lento e perfettamente regolato, navigano a triangolo dozzine di aerei, si dirigono dalla nostra parte. Dozzine, centinaia di persone si precipitano sotto i camion, saltano fuori dalle cabine e corrono in direzione della foresta. Come una peste che si scatena, il panico si impadronisce di tutti, la folla di coloro che corrono aumenta di secondo in secondo.

E,  al disopra della folla, il grido penetrante di una donna: “Fifoni, fifoni, sono solo  gru che volano!”. Confusione.

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Le immagini:

  • Inverno del 1941. Soldati sovietici combattono gli invasori tedeschi
  • Aerei da guerra tedeschi in volo per bombardare le città sovietiche, 22 giugno 1941
  • Una colonna di sfollati dopo l’invasione tedesca del territorio sovietico nel giugno del 1941
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4 risposte a DAI TACCUINI DI GUERRA DI VASILIJ GROSSMAN – LA RITIRATA DEL 1941

  1. librista ha detto:

    Pagina bellissima, infarcita di rimandi ebraici (esodo, Bibbia, vecchi ebrei …), Grossman dimostra già in quegli anni la propria consapevolezza ebraica! Bell’assaggio per chi ha la sfortuna di non conoscere ancora Grossman.
    Ancora qualche giorno e sarò a questo libro. Ora sono preso dalla scrittura di Pierre Michon.
    A presto ciao

  2. gabrilu ha detto:

    librista
    Aspetto  un   tuo post  sui  Taccuini ed anzi, se   quando lo metti  dovesse sfuggirmi (può capitare)  segnalamelo.

    Io fra poco attacco   le 600 e passa pagine  di   Per una giusta causa (la prima parte di  Vita e Destino). In francese, perchè ovviamente  in italiano  non c’è  

    Ciao  🙂

  3. librista ha detto:

     

    Commento spero interessante. La pagina con le annotazioni di G. che proponi  l’ho trovata utilizzata  nel romanzo breve "Il popolo è immortale", qui G. cambia ambientazione, trasforma (o trasfigura) le sue osservazioni in letteratura (pur mantenendone il lato comico)  ed entra poi nella pagina attraverso il commissario Bogariov-Grossman.

    E’ mattina presto, i soldati si preparano, sono in ritirata ma oggi finalmente attacheranno i tedeschi. Grossman ferma il racconto degli avvenimenti  e con bellissime parole riflette e osserva: 

    "E’ straordinaria l’impressione che la guerra lascia nell’animo dell’uomo. La pace eterna della natura è eclissata dalle immagini cui da vita la guerra. Per questo, agli uomini che si trovavano ancora in camicia gli sembrava che le nuvolette leggere in cielo erano segni di esplosioni di proiettili antiaereo; che i lontani pioppi erano alte colonne di fumo nero e terra, sollevate dalle bombe degli aerei; che gli stormi di cicogne in volo erano squadre di aerei da guerra in ordinata formazione di volo; che la nebbia della valle era il fumo dei villaggi in fiamme, che i boschetti lungo la strada erano una colonna di camion camuffati con rami di alberi in attesa del segnale di partenza. Più di una volta Bogariov aveva sentito dire all’ora del crepuscolo, durante gli attacchi aerei: “Guardate, i tedeschi hanno lanciato un bengala rosso”. E la comica risposta: “Ma che bengala, è lo splendore del tramonto!”. Più di una volta i lontani sprazzi di luce di una calda serata di estate erano scambiati per lampi di artiglieria. E quando dal bosco immobile ad est dei corvi neri si alzavano rapidi in volo, a Bogariov e ai suoi compagni gli sembrò che fossero aerei che volavano in ordine sparso.
    Che diavolo! – esclamò Nevtulov -. Si dovrebbe proibire ai corvi di volare prima di un attacco tedesco." (da Il popolo è immortale p.102, in Años de guerra, mia veloce traduz.)

    ciao
     

  4. gabrilu ha detto:

    Librista,
    grazie per la traduzione, il  brano che riporti è    molto interessante.
    Anche perchè qui  il materiale originale si può certamente individuare ma   è davvero **molto**  elaborato.

     Nell’analogo brano di Per una giusta causa invece la trasposizione  dai Taccuini è    quasi letterale: G. però ha eliminato  (ed è  proprio  questo  che secondo me  è molto significativo)    le "barbe bibliche dei vecchi ebrei", le esclamazioni "L’Esodo! La Bibbia!" e il riferimento a Gustave Dorè  "che rappresentano le  terribili scene bibliche".
    Per il resto ha lasciato tutto immutato.
    Grazie,  per me  è un grande arricchimento  questo tipo di scambi.

    P.S. Certo che ci piace davvero molto Grossman, eh, per andarlo ad inseguire tanto pazientemente  in tante lingue diverse…   

    P.P.S. Metterò  presto  altri stralci dai Taccuini, almeno un paio sicuramente.

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